Lettera
ai catechisti della parrocchia per l’infanzia
Da quello che ho scritto nei giorni scorsi
emerge che la realtà delle nostre collettività di fede nazionali è tutt’altro
che pacificata. Le novità pongono dei problemi e su di essi ci si
divide. Ma non è questo ciò che è più grave. Il problema dei problemi è che non ci dimostriamo capaci di dialogare
sulle questioni controverse. Semplicemente ci si divide. Ci cerca allora di
ritrovarsi solo tra gente che la pensa nello stesso modo. Si vuole essere in
molti per svalutare il peso sociale delle altre posizioni. “Vedete quanti siamo?”. Ci
si affibbiano disinvoltamente accuse di eresia, da un lato, e di ignoranza dall’altro.
Ci si polarizza intorno ai propri particolari punti di riferimento, persone e idee.
Non dobbiamo pensare, però, che questa
situazione sia nuova per la nostra
esperienza di fede di sempre. Anzi, a ben vedere, questa è stata da sempre la normalità. Fin dalle origini l’agàpe, il lieto convito in cui ce n’è
per tutti e nessuno resta escluso, è
stata poco praticata anche se molto proclamata. Fin dall’inizio, quando si
era poche decine di migliaia, le nostre collettività si sono manifestate
piuttosto bellicose. Fiorirono scritti contro
quelli e contro quegli altri. In essi
alcuni santi uomini si dimostrarono di una violenza verbale incredibile. Tutto
questo, a ben vedere, fa parte della nostra Tradizione, dico quella con la “T”
maiuscola, quella che si ritiene normativa per la fede. E tuttavia certi
atteggiamenti, ad esempio il duro anti-ebraismo di diversi Padri della Chiesa,
li abbiamo superati. Oggi adottiamo un altro linguaggio, ma non da molto.
La situazione in cui ci troviamo può incidere
anche nell’iniziazione religiosa dei fanciulli che si fa in parrocchia. A lungo
è stato l’ultimo settore sottratto al metodo proposto dagli amici
neocatecumenali. Negli ultimi anni ho visto che la situazione stava cambiando,
con l’abbandono di molte storiche catechiste, alcune delle quali avevano
iniziato ai tempi di mia madre, negli anni ’70. E proprio in questo periodo si
è cominciato a manifestare un forte calo degli iscritti. Lascio a voi decidere
se tra i due fatti vi sia una relazione. Di cose come queste è importante che
discutiate tra voi. E’ l’indicazione che danno gli specialisti di catechetica e
che troviamo, ad esempio, nella nota
dell’Ufficio catechistico nazionale della C.E.I del 1991 con cui vennero
presentati i nuovi catechismi, i nuovi libretti, per il catechismo
dei fanciulli e dei ragazzi.
Catechismo e programmazione catechistica
23. La
programmazione dell'itinerario di iniziazione cristiana sollecita i catechisti
e la comunità a riflettere di anno in anno su come rendere sempre più valida ed
efficace la catechesi e la pastorale. I criteri di base da tenere presenti sono
gli stessi di ogni programmazione, ossia di un'azione pensata e vagliata prima
di passare all'azione.
I criteri e le linee della
programmazione dovranno essere attentamente discussi e stabiliti insieme dai
catechisti all'inizio dell'anno catechistico. I catechismi stessi offrono
spunti per questo lavoro. Essi invitano, tra l'altro, a tenere presente, nella
dovuta considerazione:
- la reale situazione di
partenza dei fanciulli e dei ragazzi che vivono nella parrocchia e la
situazione delle loro famiglie; il loro livello di fede, di cultura, le
principali esigenze, problemi, necessità di ordine antropologico, culturale ed
ecclesiale;
- la determinazione delle mete
educative più urgenti per la loro formazione quali emergono dalla analisi della
situazione e dai traguardi di vita cristiana e di eventuale celebrazione
sacramentale che si intende collocare al centro dell'impegno di catechesi;
- la precisazione delle tappe
dell'anno catechistico: dal tempo della accoglienza delle famiglie per
l'iscrizione, alla giornata della catechesi in cui i catechisti ricevono il
mandato parrocchiale, i fanciulli e ragazzi e le loro famiglie sono presentati
alla comunità e si dà inizio alla catechesi; alle tappe celebrative che devono
scandire gli itinerari (le consegne), alle previste celebrazioni penitenziali
fino alla celebrazione della messa di prima comunione o del sacramento della cresima;
- la preparazione dei
catechisti stabilita secondo tempi, contenuti e obiettivi programmati fin
dall'inizio;
- la scelta dei catechismi, di
eventuali sussidi didattici di animazione per rendere l'incontro di catechesi
interessante e ricco di esperienze e di vita con i fanciulli e ragazzi;
- la verifica degli obiettivi e
delle scelte fatte. È opportuno fissare
bene i momenti in cui durante l'anno catechistico ci si confronta sulle
difficoltà e sulle prospettive positive emerse nello svolgimento del programma
stabilito.
Durante
questo lavoro di programmazione e di concreta attuazione, è importante lasciare
la porta aperta al dono che viene dall'alto, alla novità dello Spirito e a
quanto egli suggerisce, oltre che alla stessa necessaria creatività del
catechista e alla sua abilità di fare della catechesi un atto vivo, sempre
interessante e nuovo. La programmazione catechistica infatti non si esaurisce
nella tecnica, anche la più sofisticata e perfetta, ma abbisogna sempre della
preghiera e dell'ascolto dello Spirito, il vero e primo educatore alla fede dei
piccoli.
So che nel vostro catechismo non utilizzate
quei libretti proposti dalla C.E.I., che sono stati studiati
secondo un disegno coerente con i principi del rinnovamento della catechesi che si è deciso di attuare dal 1971. Pensate
se sia il caso, dal prossimo anno, di adottarli.
Si legge in quella nota:
[…] questa nota
in continuità con le indicazioni offerte dal documento base Il rinnovamento
della catechesi, intende accompagnare e favorire l'accoglienza e un'adeguata
utilizzazione del Catechismo per l'iniziazione cristiana dei fanciulli e dei
ragazzi nei suoi quattro volumi Io sono con voi, Venite con me, Sarete miei
testimoni, Vi ho chiamati amici.
È
importante, infatti, comprendere e valorizzare tali testi, nella catechesi
viva, all'interno del progetto catechistico italiano; e, insieme, con una
sapiente attenzione ai destinatari, alle esigenze poste dal contesto di nuova
evangelizzazione, agli elementi di novità presenti nella nuova edizione degli
stessi testi.
Tra l’altro, adottare quei libretti ha un grande vantaggio: essi sono pubblicati gratuitamente sul sito
WEB <www.educat.it>. Un papà e
una mamma, ma gli stessi ragazzi del catechismo, li possono sfogliare con il
loro smart phone (che ai tempi nostri
è tra le mani anche dei più piccoli).
In un
momento in cui è necessario riorientare la catechesi parrocchiale per l’infanzia penso
che adottare quei libretti e ragionare sui consigli che vengono dati per
la loro utilizzazione potrebbe aiutare.
Cercate di essere sinceri davanti a voi
stessi: chi è, oggi, il vostro referente
per la catechesi per l’infanzia che fate per la parrocchia?
Se è il catechista della vostra comunità
neocatecumenale, state sbagliando. Forse qualcuno è d’accordo con quello che
scrivo e potrebbe pensare di prendere me come riferimento. E sbaglierebbe anche
lui. C’è qualcuno più grande di me e dei
vostri catechisti neocatecumenali. Il vostro riferimento deve essere il
vescovo e colui che lo rappresenta tra noi, il parroco. Ragionare in questo
modo aiuta molto a superare certe difficoltà, perché su questo principio in
genere si è d’accordo, almeno a parole. Cerchiamo di metterlo in pratica.
Qui a Roma, poi, abbondiamo di vescovi. Del resto,
siamo a Roma! C’è il Papa, che è,
come dire, il nostro vescovo in capo
e padre universale delle persone di fede,
ma poi c’è anche il suo vicario, il card. Vallini e poi c’è il vescovo ausiliare
di settore. A volte però, ad onta di questa dovizia
episcopale, mi pare che la voce di quei santi uomini fatichi un po’ a
giungere tra noi. Dobbiamo rinnovarci, è il compito fondamentale
della persona di fede. Lo dobbiamo fare nella linea dei nostri vescovi, i
nostri maestri nella fede. Il nuovo parroco viene tra noi per aiutarci in
questo. Ma non può fare tutto da solo.
Rinnovare
significa anche fare diversamente. In che
cosa ritenete che si debba cambiare?
La prima cosa: non organizzate il catechismo come una lezione scolastica.
Il fondamento del rinnovamento della
catechesi attuato in Italia dal 1971 è basato proprio sul passare da un
metodo che consisteva nella trasmissione di pillole
di dottrina ad uno che si basa sulla trasmissione di un’esperienza di fede. Questo va fatto subìto, senza rimandarlo a quando i vostri bimbi
cresceranno e appariranno più simili a voi adulti e, allora, forse, tenterete,
in genere senza molto successo mi pare, di coinvolgerli in una comunità
neocatecumenale. In questo modo troppi
rimangono fuori, c’è troppo scarto.
Il Papa ha detto che questo scarto non ci
deve essere.
E’ scritto nella nota di cui sopra:
Si auspica pertanto che in ogni parrocchia venga costituito sotto la guida del sacerdote, un gruppo di adulti (in primo luogo i catechisti, genitori, educatori...) competenti e
rappresentativi, con il compito di
definire e promuovere un progetto globale di iniziazione cristiana. Tale
piano dovrà da un lato essere rivolto a
interessare e coinvolgere gli stessi fanciulli e ragazzi ed efficacemente
promuovere la loro crescita nella fede, e dall'altra dovrà rivolgere una particolare cura verso i genitori e l'intera
comunità perché accolgano e
accompagnino i piccoli lungo il cammino adoperandosi fattivamente alla loro
catechesi e formazione cristiana.
A questo unitario progetto dovranno fare
riferimento tutti quegli ambiti che a vario titolo e in molteplici modi si
interessano dell'educazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi (dalla
famiglia, ai gruppi, associazioni e movimenti, alla scuola di religione, ai
gruppi del tempo libero...) così da favorire quella visione unitaria e ordinata dei misteri della fede, della storia e
della vita, necessaria per la crescita armonica della persona.
Il
catechismo in quanto strumento di
comunione pastorale costituisce il più autorevole sostegno a tale progetto
pastorale.
Il
punto di riferimento, il motore dell’azione catechistica deve essere l’intera comunità, non un suo
gruppo particolare anche se particolarmente volenteroso. Bisogna quindi parlare
tra noi, e innanzi tutto trovare, una
lingua comune. E poi i vostri bambini, ora, subìto, devono trovare posto nella
nostra comunità parrocchiale, devono muoversi
in parrocchia come a casa loro, e fare in parrocchia quello che i bambini
fanno e devono fare, innanzi tutto, quindi, giocare. Il gioco è vita vera per un bambino, una cosa molto seria non uno
sciocco passatempo tra una lezione e l’altra. E poi il bambino del catechismo deve avere un posto
privilegiato nella nostra liturgia, forse il
più potente fattore educativo alla fede che c’è. Fatene dei chierichetti.
Date loro una divisa di cui essere fieri e che li faccia riconoscere e stimare
dagli adulti. Questo è parte del
catechismo! I genitori vedranno che
stimate i loro figli, ne saranno orgogliosi e si accosteranno di più alla
parrocchia, si sentiranno più coinvolti in essa.
E’ quello che è successo domenica sera, al
bellissimo concerto dei ragazzi dell’Accademia
degli ostinati, nella chiesa parrocchiale. C’erano dei musicisti poco più
grandi dei vostri bambini del catechismo e suonavano benissimo. A volta ci
dimentichiamo di ciò che può dare un bimbo, anche senza essere un prodigio tipo
Mozart bimbo. C’erano tanti genitori e tanta altra gente. La musica ci ha
uniti: ha veicolato emozioni potenti e la vita degli esseri umani è intrisa di
emozioni. Al centro c’erano i ragazzi e intorno tutti gli altri. E ad un certo
punto è stata percepibile, tutt’intorno, quella che definiamo comunione, che è unità di spiriti nella
reciproca stima. I ragazzi si sentivano stimati, ma anche i genitori, perché da
loro erano usciti quei ragazzi. E tutti si era felici che ci fossero ragazzi e genitori
così. Questa è una liturgia. Così
dovrebbero essere le nostre liturgie di fede.
Un ultimo consiglio: fate cantare i vostri ragazzi! Di molte cose mi sono dimenticato
della mia infanzia, ma non dei canti. Il primo giorno tra i lupetti mi fecero cantare e ancora
ricordo quei canti.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli