Lettera
ai catechisti della parrocchia per l’infanzia
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| Pagina del libro Bibbia per i piccoli, illustrato da Piet Worm, del 1963. Un brano della Genesi |
L’estraneità della gente alla fede
corrisponde in genere ad un modo di presentare la fede che la rende estranea
alla vita della gente. E’ un errore che si fa con gli adulti ma anche con i
bambini.
Ma parlare
della fede in modo che non sembri estranea alla vita delle altre persone non è
facile.
Innanzi tutto ci sono veramente troppe cose da
spiegare.
Per
quanto uno possa tentare di immaginare la quantità di ciò che è stato scritto
in materia di fede, il risultato sarà sempre molto al di sotto della realtà.
Questo ci deve indurre ad un atteggiamento di grande umiltà nel parlare agli
altri di argomenti di fede. D’altra parte si tratta di un compito che rientra
tra i doveri di una persona di fede, perché non si crede solo per sé stessi,
per utilità propria, ma come credenti si è impegnati a manifestare la nostra
fede agli altri, e anche a parlarne.
I problemi più grossi sorgono quando si tenta
di usare testi biblici, perché non sempre chi li presenta ne ha una conoscenza
sufficientemente approfondita. Essa si raggiunge con molti anni di paziente
consuetudine con essi.
Ci sono però degli strumenti che possono
aiutare in questo.
Nella biblioteca di catechesi di mia madre, risalente ai suo studi di catechetica
degli anni ’70 all’Ateneo Salesiano (come si chiamava all’epoca), trovo ad
esempio un libro divulgativo di Alfred Läpple, Dalla Bibbia alla catechesi, EDB, 1979, che insegna a utilizzare il
testi sacri nella catechesi.
Scrive quell’autore (pag.71):
Nella scuola elementare si dovrà tener
presente che tra il secondo e il terzo anno avviene il passaggio dall’«età
delle fiabe» alla fase del realismo critico. Per questo momento dello
sviluppo, nel quale il fanciullo guarda con scetticismo le favole e tutta la
realtà che non può verificare e mostra un crescente interesse per la realtà dei
fatti, tra tutti e quattro i vangeli quello di Marco risulta il più indicato.
Infatti conserva ancora una forma antica della comprensione di Cristo ancora
«libera da riflessioni dogmatiche» (Joseph Schmid) per cui descrive con
semplicità l’aspetto umano e storico di Gesù, come ad esempio le espressioni
dei suoi sentimenti, senza nascondere i problemi
Poco prima scrive:
Il
vangelo di Marco non psicologizza, non usa quasi mai discorsi indiretti. I
personaggi descritti non esprimono i loro pensieri e i loro sentimenti
attraverso discorsi complicati e verbosi, ma col loro agire.
Avevate
mai pensato che i vostri bambini del catechismo hanno uno spirito critico e che non si lasciano imbambolare con storie
raccontate come favole?
Cerco di lanciare la memoria molto indietro
nel tempo, per recuperare i ricordi di me bambino del catechismo, qui, nelle
stesse aule in cui voi fate il vostro catechismo. Ma non riesco a recuperare nulla
di biblico. Ma sicuramente me ne avranno parlato.
Eppure per la mia Prima Comunione una mia zia
di Bologna mi regalò una raccolta di testi biblici che mi ha seguito per tutta
la vita, tanto che in questo momento l’ho ancora tra le mani. Si trattava di
tre libretti intitolati La Bibbia per i
piccoli, con una sintesi del Primo e del Nuovo Testamento, illustrati molto bene da Piet Worm,
editi nel 1963 da Salani Editore. Li si trova ancora solo su ebay.
Qui sopra ne ho incollato alcune pagine.
Non è necessario che un bambino abbia tutto un
libro così. Sceglietene uno simile e, di volta in volta, fate delle fotocopie a
colori di una pagina con una figura, in modo che ogni bimbo, uscendo dal
catechismo, abbia un foglio con qualche riga biblica su cui meditare nelle
settimana successiva, guardando l’immagine.
Quei libretti mi piacquero veramente molto.
Innanzi tutto per le figure che accompagnavano i testi. A due facciate a
colori, contornate in giallo oro (ciò che me le faceva ritenere particolarmente
preziose), si alternavano due facciate in toni di grigio. E mi dispiaceva molto
che non fossero tutte a colori. All’epoca era una cose che si faceva anche sui Topolino: due facciate a colori e due in
bianco e nero.
I
testi di quei libretti, che sintetizzavano tutta la Bibbia, li imparai presto a
memoria, leggendoli e rileggendoli, e ci sognai sopra, come per tutta la vita
mi è capitato di fare, richiamando alla mente le scene delle figure. Mi
rimasero impressi profondamente e tutte le conoscenze bibliche che poi sono
riuscito ad assimilare nella mia vita si radicarono su quella prima esperienza
di lettura.
Dunque, sulla base delle mia esperienza di
bimbo, ritengo che sia effettivamente
possibile usare testi biblici nella catechesi, anche se il mio ricordo di quei
tempi è legato solo a quei libretti, non a qualcosa che mi fu insegnato a
catechismo.
E, sempre sulla base della mia esperienza del
catechismo per la Prima Comunione, osservo un’altra cosa: mentre gran parte degli
insegnamenti dottrinali e morali ricevuti allora si sono persi crescendo, e in
genere sono stati sostituiti da versioni più aggiornate o anche da versioni
semplicemente diverse, quel primo
contatto con i testi biblici che ho sopra ricordato è transitato integralmente
all’età adulta. E questo come per forza propria. Fu la risposta a domande che
all’epoca mi ponevo e fu esauriente: poi fu solo arricchito, completato,
confermandomi nella prima impressione. Ecco l’importanza di una
familiarizzazione precoce con quei testi! Tenete conto che i vostri bambini sanno leggere! E’ una grande
opportunità, da non sprecare. Pensate che a metà Ottocento la grande
maggioranza della popolazione italiana era analfabeta.
Però bisogna usare i testi giusti, accostati a
figure suggestive, e, soprattutto, cercare di fare uno sforzo per approfondire
la propria conoscenza personale dei brani biblici. Insomma, bisogna perderci un
po’ di tempo. Ma è poi veramente tempo perso? Fatevi consigliare dai
sacerdoti un testo come quello del Läpple, che ho sopra citato (che purtroppo non
è più in commercio) e tenetelo sempre
tra le mani. Ogni giorno leggetene un pezzettino. Poi, lo stesso giorno, ma in
un altro momento, rileggetelo ancora. E il giorno successivo, dopo avere letto
un altro pezzettino, ritornate su quello del giorno precedente. Segnatevi tutto
quello che non comprendete bene e cercate di capirne il significato facendo
ricerche sul WEB. E se ancora vi riesce ostico, chiedete consiglio ai sacerdoti
della parrocchia.
E
abbiate rispetto del libro santo. La nostra fede deriva da lì, ma è ancora
tutta da scoprire. Impegnarsi in meditazioni bibliche è sempre un’avventura.
Certe volte dei testi sacri si fa un uso superficiale, per
ingenerare generici buoni sentimenti o, peggio, supponendo che siano un po’
come manuali per trovare la soluzione
ad ogni problema spicciolo della vita. Non servono a questo! Ad esempio, si
apre a caso il testo sacro, come si usava fare nel Medioevo, e vi si ritrova sempre la conferma di quanto
già si pensava su un certo argomento: è perché in realtà quello che si può
ricavare dalla lettura non lo si ritiene veramente importante, tanto, qualunque
cosa vi sia scritta, si ha già in mente ciò che bisogna pensare e fare.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli





