mercoledì 20 gennaio 2016

Lettera ai catechisti della parrocchia per l’infanzia

Lettera ai catechisti della parrocchia per l’infanzia

Pagina del libro Bibbia per i piccoli, illustrato da Piet Worm, del 1963. Un brano della Genesi


   L’estraneità della gente alla fede corrisponde in genere ad un modo di presentare la fede che la rende estranea alla vita della gente. E’ un errore che si fa con gli adulti ma anche con i bambini.
  Ma parlare della fede in modo che non sembri estranea alla vita delle altre persone non è facile.
 Innanzi tutto ci sono veramente troppe cose da spiegare.
  Per quanto uno possa tentare di immaginare la quantità di ciò che è stato scritto in materia di fede, il risultato sarà sempre molto al di sotto della realtà. Questo ci deve indurre ad un atteggiamento di grande umiltà nel parlare agli altri di argomenti di fede. D’altra parte si tratta di un compito che rientra tra i doveri di una persona di fede, perché non si crede solo per sé stessi, per utilità propria, ma come credenti si è impegnati a manifestare la nostra fede agli altri, e anche a parlarne.
  I problemi più grossi sorgono quando si tenta di usare testi biblici, perché non sempre chi li presenta ne ha una conoscenza sufficientemente approfondita. Essa si raggiunge con molti anni di paziente consuetudine con essi.




 Ci sono però degli strumenti che possono aiutare in questo.
 Nella biblioteca di catechesi di mia  madre, risalente ai suo studi di catechetica degli anni ’70 all’Ateneo Salesiano (come si chiamava all’epoca), trovo ad esempio un libro divulgativo di Alfred Läpple, Dalla Bibbia alla catechesi, EDB, 1979, che insegna a utilizzare il testi sacri nella catechesi.
 Scrive quell’autore (pag.71):
 Nella scuola elementare si dovrà tener presente che tra il secondo e il terzo anno avviene il passaggio dall’«età delle fiabe» alla fase del realismo critico. Per questo momento dello sviluppo, nel quale il fanciullo guarda con scetticismo le favole e tutta la realtà che non può verificare e mostra un crescente interesse per la realtà dei fatti, tra tutti e quattro i vangeli quello di Marco risulta il più indicato. Infatti conserva ancora una forma antica della comprensione di Cristo ancora «libera da riflessioni dogmatiche» (Joseph Schmid) per cui descrive con semplicità l’aspetto umano e storico di Gesù, come ad esempio le espressioni dei suoi sentimenti, senza nascondere i problemi
  Poco prima scrive:
Il vangelo di Marco non psicologizza, non usa quasi mai discorsi indiretti. I personaggi descritti non esprimono i loro pensieri e i loro sentimenti attraverso discorsi complicati e verbosi, ma col loro agire.
 Avevate mai pensato che i vostri bambini del catechismo hanno uno spirito critico e che non si lasciano imbambolare con storie raccontate come favole?





Cerco di lanciare la memoria molto indietro nel tempo, per recuperare i ricordi di me bambino del catechismo, qui, nelle stesse aule in cui voi fate il vostro  catechismo. Ma non riesco a recuperare nulla di biblico. Ma sicuramente me ne avranno parlato.
 Eppure per la mia Prima Comunione una mia zia di Bologna mi regalò una raccolta di testi biblici che mi ha seguito per tutta la vita, tanto che in questo momento l’ho ancora tra le mani. Si trattava di tre libretti intitolati La Bibbia per i piccoli, con una sintesi del Primo e del Nuovo Testamento, illustrati molto bene da Piet Worm, editi nel 1963 da Salani Editore. Li si trova ancora solo su ebay.
 Qui sopra ne ho incollato alcune pagine.
 Non è necessario che un bambino abbia tutto un libro così. Sceglietene uno simile e, di volta in volta, fate delle fotocopie a colori di una pagina con una figura, in modo che ogni bimbo, uscendo dal catechismo, abbia un foglio con qualche riga biblica su cui meditare nelle settimana successiva, guardando l’immagine.
 Quei libretti mi piacquero veramente molto. Innanzi tutto per le figure che accompagnavano i testi. A due facciate a colori, contornate in giallo oro (ciò che me le faceva ritenere particolarmente preziose), si alternavano due facciate in toni di grigio. E mi dispiaceva molto che non fossero tutte a colori. All’epoca era una cose che si faceva anche sui Topolino: due facciate a colori e due in bianco e nero.
 I testi di quei libretti, che sintetizzavano tutta la Bibbia, li imparai presto a memoria, leggendoli e rileggendoli, e ci sognai sopra, come per tutta la vita mi è capitato di fare, richiamando alla mente le scene delle figure. Mi rimasero impressi profondamente e tutte le conoscenze bibliche che poi sono riuscito ad assimilare nella mia vita si radicarono su quella prima esperienza di lettura.
 Dunque, sulla base delle mia esperienza di bimbo, ritengo che sia  effettivamente possibile usare testi biblici nella catechesi, anche se il mio ricordo di quei tempi è legato solo a quei libretti, non a qualcosa che mi fu insegnato a catechismo.
 E, sempre sulla base della mia esperienza del catechismo per la Prima Comunione, osservo un’altra cosa: mentre gran parte degli insegnamenti dottrinali e morali ricevuti allora si sono persi crescendo, e in genere sono stati sostituiti da versioni più aggiornate o anche da versioni semplicemente diverse, quel primo contatto con i testi biblici che ho sopra ricordato è transitato integralmente all’età adulta. E questo come per forza propria. Fu la risposta a domande che all’epoca mi ponevo e fu esauriente: poi fu solo arricchito, completato, confermandomi nella prima impressione. Ecco l’importanza di una familiarizzazione precoce con quei testi! Tenete conto che i vostri bambini sanno leggere! E’ una grande opportunità, da non sprecare. Pensate che a metà Ottocento la grande maggioranza della popolazione italiana era analfabeta.
 Però bisogna usare i testi giusti, accostati a figure suggestive, e, soprattutto, cercare di fare uno sforzo per approfondire la propria conoscenza personale dei brani biblici. Insomma, bisogna perderci un po’ di tempo. Ma  è poi veramente tempo perso? Fatevi consigliare dai sacerdoti un testo come quello del   Läpple, che ho sopra citato (che purtroppo non  è più in commercio) e tenetelo sempre tra le mani. Ogni giorno leggetene un pezzettino. Poi, lo stesso giorno, ma in un altro momento, rileggetelo ancora. E il giorno successivo, dopo avere letto un altro pezzettino, ritornate su quello del giorno precedente. Segnatevi tutto quello che non comprendete bene e cercate di capirne il significato facendo ricerche sul WEB. E se ancora vi riesce ostico, chiedete consiglio ai sacerdoti della parrocchia.
 E abbiate rispetto del libro santo. La nostra fede deriva da lì, ma è ancora tutta da scoprire. Impegnarsi in meditazioni bibliche è sempre un’avventura.
 Certe volte  dei testi sacri si fa un uso superficiale, per ingenerare generici buoni sentimenti o, peggio, supponendo che siano un po’ come manuali per trovare la soluzione ad ogni problema spicciolo della vita. Non servono a questo! Ad esempio, si apre a caso il testo sacro, come si usava fare nel Medioevo, e  vi si ritrova sempre la conferma di quanto già si pensava su un certo argomento: è perché in realtà quello che si può ricavare dalla lettura non lo si ritiene veramente importante, tanto, qualunque cosa vi sia scritta, si ha già in mente ciò che bisogna pensare e fare.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli