mercoledì 20 gennaio 2016

Lettera ai catechisti della parrocchia

Lettera ai catechisti della parrocchia

  C’è  un lungo documento dei nostri capi religiosi che spiega che cosa ci si attende da voi. Si chiama Direttorio Generale per la Catechesi  ed è stato diffuso nel 1997 dalla Congregazione per il clero, un organismo della Curia Vaticana, l’insieme degli uffici che aiuta il Papa nel suo ministero. E’ un vero e proprio libro di 148 pagine che potete leggere e copiare sul WEB a questo indirizzo:
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cclergy/documents/rc_con_ccatheduc_doc_17041998_directory-for-catechesis_it.html
 E’ scritto nel gergo teologico e per capirlo occorre quindi aver avuto una formazione teologica di base, un livello minimo di conoscenza dei contenuti della fede come ci si aspetta che sia conseguito nel percorso scolastico attraverso l’insegnamento della religione. E’ un risultato che tuttavia molto raramente si riesce a ottenere  perché di solito non si riesce più ad apprezzare il grande valore culturale della fede religiosa e allora da un lato la si confonde con la semplice dottrina, l’esposizione di certe affermazioni di contenuto religioso senza alcuna mediazione che ne faccia capire la relazione con la vita concreta delle persone, e dall’altra con un semplice stile di vita che può piacere o non piacere ma sul quale si ritiene inutile discutere. Allora gli alunni, nell'ora di religione, sono spesso distratti e irrequieti e così si privano di una cosa molto preziosa, della quale però non riescono a capire il valore, come accade per certi quadri di grandi maestri che vengono ritrovati in mano ai rigattieri, scambiati per cianfrusaglie (e chi ne capisce il vero valore e li compra per quattro soldi poi diventa ricco). In generale è proprio la cultura che non ha un buon mercato popolare nella società di oggi, non si capisce a che serve, la si ritiene un insieme di inutili arzigogolamenti concettuali, lontani dalla vita di tutti i giorni, dedicati a una congrega di specialisti un po’ fissati, e si cerca di assimilare costumi e idee di maggiore utilità pratica, ad esempio il farsi furbi, una certa scaltrezza  e disinvoltura nei rapporti umani, il sapersi fare largo in società, l’apparire  per vendersi meglio sul mercato delle competenze, il saper fare nei limiti in cui serve per inserirsi in una qualche organizzazione che dà lavoro, e poi anche costruirsi una personalità affascinante  per l’altro sesso per avere successo in amore e conquistare una certa fama di conquistatore/conquistatrice. Di tutto questo è fatta l’immagine dell’adulto di successo e in questo la mentalità di oggi non differisce, in fondo, da quella di sempre che ritroviamo addirittura anche nelle più antiche narrazioni bibliche.
 Quel documento è destinato a tutte le nostre collettività di fede del globo e ha trovato molte specificazioni in documenti successivi dei nostri capi religiosi nazionali, a molti livelli, nazionali e locali. Vuole essere più di una riflessione dotta sui temi della catechesi, ha infatti un valore specificamente normativo, come indicato dal titolo di Direttorio, un termine obsoleto che viene utilizzato quasi solo in religione e che corrisponde fondamentalmente al concetto moderno di linee-guida, vale a dire raccomandazioni basate sull’esperienza sul campo che devono essere seguite con una certa elasticità, per adattarle al caso concreto, e che consistono in ciò che ci si attende che faccia un esperto  in certi casi della vita quando non esistano buoni motivi per prendere una via diversa. Ma in realtà quel  Direttorio ha anche un valore specificamente autoritativo, perché non solo definisce ciò che ci si attende che si faccia, ma anche ciò che, con autorità,  si vuole  che sia fatto. Differisce da una norma, ad esempio da quelle contenute nel codice di diritto canonico, perché ha carattere più programmatico e definisce principi generali che ci si attende, e anche si vuole, che siano ulteriormente sviluppati in un lavoro di base, appunto con una certa elasticità, a seconda delle situazioni concrete: e del resto non potrebbe essere che così trattandosi di un documento rivolto a una generalità universale di popoli.
 La diffusione di documenti simili venne prevista dai saggi del concilio nel decreto Cristo Signore sull’ufficio pastorale dei vescovi:
44. [..]Si redigano altresì sia uno speciale direttorio per la cura pastorale di particolari ceti di fedeli, tenute presenti le diverse situazioni delle singole nazioni o regioni, sia un direttorio per l'istruzione catechistica del popolo, nel quale si tratti non solo dei principi fondamentali di questo insegnamento, ma anche dell'orientamento e della elaborazione dei libri relativi a questa materia. Anche nel redigere tali direttori si abbiano presenti le osservazioni formulate dalle commissioni e dai padri conciliari.
 Si tratta di un testo destinato principalmente ai vescovi, ma anche ai catechisti, come indicato nella  sua Prefazione.
 11.I destinatari del Direttorio sono principalmente i Vescovi, le Conferenze Episcopali e, in generale, quanti, sotto il loro mandato e presidenza, hanno responsabilità nel campo catechistico. E' ovvio che il Direttorio può essere un valido strumento per la formazione dei candidati al sacerdozio, per la formazione permanente dei presbiteri e per la formazione dei catechisti.
  Un  primo orientamento che vi vorrei segnalare, tra i tanti che quel documento contiene, è proprio quello dell’esigenza di una programmazione  del vostro lavoro.  E’ un testo del 1997 e siamo nel 2016, sono passati quasi vent’anni dalla sua diffusione e tante cose sono cambiate nella società di oggi da allora. Arrivò dopo quasi trent’anni dalla diffusione di un precedente analogo documento, nel 1971. Sarebbe venuta l’ora di aggiornarlo? E’ comunque una base di partenza per capire come organizzare il vostro lavoro, i principi che si vorrebbe che venissero considerati nel programmarlo.
 Ecco, ad esempio, un brano che riguarda questo argomento:
245. Più concretamente: si dovrà abilitare il catechista e in particolar modo colui che si dedica a pieno tempo alla catechesi, a saper programmare nel gruppo di catechisti l'azione educativa, ponderando le circostanze, elaborando un piano realistico e — dopo la realizzazione — a valutarlo criticamente. Deve essere capace di animare un gruppo, utilizzando con discernimento le tecniche dell'animazione di gruppo che offre la psicologia.
Questa capacità educativa e questo saper fare con le conoscenze, attitudini e tecniche che comporta, « vengono acquistate meglio se sono date di pari passo con lo svolgersi del loro impegno apostolico (per esempio, durante le riunioni in cui vengono preparate e verificate le lezioni di catechismo) ».
Il traguardo o la meta ideale è quella, secondo cui i catechisti dovrebbero essere i protagonisti del loro apprendimento, mettendo la formazione sotto il segno della creatività e non solo della mera assimilazione di regole esterne. Perciò la formazione deve essere molto vicina alla pratica: bisogna partire da quella per arrivare a questa.

 Ma anche in altre parti del Direttorio si fa riferimento all’esigenza di una programmazione, per rendere il lavoro della catechesi coerente e organico. E una parte del lavoro di programmazione  è quella che consiste nella verifica dei risultati conseguiti, nel decidere se essi corrispondano alle finalità che ci si proponeva e nel concordare le modifiche al lavoro futuro se questa revisione rimanda un’immagine insoddisfacente di ciò che si è fatto. Non ci deve mai rassegnare all’insuccesso e continuare con strategie e metodi che si sono rivelati inefficaci. Bisogna partire dalla pratica, insegna il Direttorio: è vero, ma bisogna anche saper imparare dalla pratica.
  Che cosa ci insegna la pratica del nostro catechismo parrocchiale degli anni scorsi? Rifletteteci su. Non è tempo perso.
 Se pensate che occorra cambiare qualche cosa, in che cosa lo si può fare? E se ritenete che si debba cambiare qualche cosa, ma non avete idea di come farlo, dove e a chi si può chiedere come farlo?

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli