Lettera ai catechisti
della parrocchia
C’è un lungo documento dei nostri
capi religiosi che spiega che cosa ci si attende da voi. Si chiama Direttorio Generale per la Catechesi ed è stato diffuso nel 1997 dalla Congregazione per il clero, un organismo
della Curia Vaticana, l’insieme degli uffici che aiuta il Papa nel suo
ministero. E’ un vero e proprio libro di 148 pagine che potete leggere e
copiare sul WEB a questo indirizzo:
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cclergy/documents/rc_con_ccatheduc_doc_17041998_directory-for-catechesis_it.html
E’ scritto nel gergo teologico e
per capirlo occorre quindi aver avuto una formazione teologica di base, un
livello minimo di conoscenza dei contenuti della fede come ci si aspetta che sia
conseguito nel percorso scolastico attraverso l’insegnamento della religione. E’
un risultato che tuttavia molto raramente si riesce a ottenere perché di solito non si riesce più ad
apprezzare il grande valore culturale della fede religiosa e allora da un lato
la si confonde con la semplice dottrina,
l’esposizione di certe affermazioni di contenuto religioso senza alcuna mediazione che ne faccia capire la
relazione con la vita concreta delle persone, e dall’altra con un semplice stile di vita che può piacere o non
piacere ma sul quale si ritiene inutile discutere. Allora gli alunni, nell'ora di religione, sono spesso distratti e irrequieti e così si privano di una cosa molto preziosa, della quale però non riescono a capire il valore, come accade per certi quadri di grandi maestri che vengono ritrovati in mano ai rigattieri, scambiati per cianfrusaglie (e chi ne capisce il vero valore e li compra per quattro soldi poi diventa ricco). In generale è proprio la
cultura che non ha un buon mercato popolare nella società di oggi, non si
capisce a che serve, la si ritiene un
insieme di inutili arzigogolamenti
concettuali, lontani dalla vita di tutti i giorni, dedicati a una congrega di
specialisti un po’ fissati, e si
cerca di assimilare costumi e idee di maggiore utilità pratica, ad esempio il farsi furbi, una certa scaltrezza e disinvoltura
nei rapporti umani, il sapersi fare largo
in società, l’apparire per vendersi meglio sul mercato delle
competenze, il saper fare nei limiti
in cui serve per inserirsi in una qualche organizzazione che dà lavoro, e poi
anche costruirsi una personalità
affascinante per l’altro sesso per
avere successo in amore e conquistare una certa fama di conquistatore/conquistatrice. Di tutto questo è fatta l’immagine
dell’adulto di successo e in questo
la mentalità di oggi non differisce, in fondo, da quella di sempre che
ritroviamo addirittura anche nelle più antiche narrazioni bibliche.
Quel documento è destinato a
tutte le nostre collettività di fede del globo e ha trovato molte
specificazioni in documenti successivi dei nostri capi religiosi nazionali, a
molti livelli, nazionali e locali. Vuole essere più di una riflessione dotta
sui temi della catechesi, ha infatti un valore specificamente normativo, come
indicato dal titolo di Direttorio, un
termine obsoleto che viene utilizzato quasi solo in religione e che corrisponde
fondamentalmente al concetto moderno di linee-guida,
vale a dire raccomandazioni basate
sull’esperienza sul campo che devono essere seguite con una certa elasticità,
per adattarle al caso concreto, e che consistono in ciò che ci si attende che
faccia un esperto in certi casi della vita quando non esistano
buoni motivi per prendere una via diversa. Ma in realtà quel Direttorio ha anche un
valore specificamente autoritativo, perché non solo definisce ciò che ci si
attende che si faccia, ma anche ciò che, con autorità, si vuole che sia fatto. Differisce da una norma, ad esempio da quelle contenute
nel codice di diritto canonico, perché ha carattere più programmatico e definisce principi generali che ci si attende, e
anche si vuole, che siano
ulteriormente sviluppati in un lavoro di base, appunto con una certa
elasticità, a seconda delle situazioni concrete: e del resto non potrebbe
essere che così trattandosi di un documento rivolto a una generalità universale
di popoli.
La diffusione di documenti
simili venne prevista dai saggi del concilio nel decreto Cristo Signore sull’ufficio pastorale dei vescovi:
44. [..]Si redigano altresì sia uno speciale
direttorio per la cura pastorale di particolari ceti di fedeli, tenute presenti
le diverse situazioni delle singole nazioni o regioni, sia un direttorio per
l'istruzione catechistica del popolo, nel quale si tratti non solo dei principi
fondamentali di questo insegnamento, ma anche dell'orientamento e della
elaborazione dei libri relativi a questa materia. Anche nel redigere tali
direttori si abbiano presenti le osservazioni formulate dalle commissioni e dai
padri conciliari.
Si
tratta di un testo destinato principalmente ai vescovi, ma anche ai catechisti,
come indicato nella sua Prefazione.
11.I destinatari del Direttorio sono principalmente i Vescovi, le Conferenze Episcopali e, in generale, quanti, sotto il loro mandato e presidenza, hanno responsabilità nel campo catechistico. E' ovvio che il Direttorio può essere un valido strumento per la formazione dei candidati al sacerdozio, per la formazione permanente dei presbiteri e per la formazione dei catechisti.
11.I destinatari del Direttorio sono principalmente i Vescovi, le Conferenze Episcopali e, in generale, quanti, sotto il loro mandato e presidenza, hanno responsabilità nel campo catechistico. E' ovvio che il Direttorio può essere un valido strumento per la formazione dei candidati al sacerdozio, per la formazione permanente dei presbiteri e per la formazione dei catechisti.
Un primo orientamento che vi vorrei segnalare, tra i tanti che quel documento
contiene, è proprio quello dell’esigenza di una programmazione del vostro
lavoro. E’
un testo del 1997 e siamo nel 2016, sono passati quasi vent’anni dalla sua
diffusione e tante cose sono cambiate nella società di oggi da allora. Arrivò
dopo quasi trent’anni dalla diffusione di un precedente analogo documento, nel
1971. Sarebbe venuta l’ora di aggiornarlo? E’ comunque una base di partenza per
capire come organizzare il vostro lavoro,
i principi che si vorrebbe che
venissero considerati nel programmarlo.
Ecco,
ad esempio, un brano che riguarda questo argomento:
245. Più concretamente: si dovrà abilitare il
catechista e in particolar modo colui che si dedica a pieno tempo alla
catechesi, a saper programmare nel gruppo di catechisti l'azione educativa,
ponderando le circostanze, elaborando un piano realistico e — dopo la
realizzazione — a valutarlo criticamente. Deve essere capace di animare un
gruppo, utilizzando con discernimento le tecniche dell'animazione di gruppo
che offre la psicologia.
Questa capacità educativa e questo saper fare con le conoscenze,
attitudini e tecniche che comporta, « vengono acquistate meglio se sono date
di pari passo con lo svolgersi del loro impegno apostolico (per esempio,
durante le riunioni in cui vengono preparate e verificate le lezioni di
catechismo) ».
Il traguardo o la meta ideale è quella, secondo
cui i catechisti dovrebbero essere i protagonisti del loro apprendimento,
mettendo la formazione sotto il segno della creatività e non solo della mera
assimilazione di regole esterne. Perciò la formazione deve essere molto
vicina alla pratica: bisogna partire da quella per arrivare a questa.
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Ma
anche in altre parti del Direttorio
si fa riferimento all’esigenza di una programmazione,
per rendere il lavoro della catechesi coerente e organico. E una parte del lavoro
di programmazione è quella che consiste
nella verifica dei risultati conseguiti, nel decidere se essi corrispondano
alle finalità che ci si proponeva e nel concordare le modifiche al lavoro
futuro se questa revisione rimanda un’immagine insoddisfacente di ciò che si è
fatto. Non ci deve mai rassegnare all’insuccesso e continuare con strategie e
metodi che si sono rivelati inefficaci. Bisogna
partire dalla pratica, insegna il Direttorio:
è vero, ma bisogna anche saper imparare
dalla pratica.
Che
cosa ci insegna la pratica del nostro catechismo parrocchiale degli anni
scorsi? Rifletteteci su. Non è tempo perso.
Se
pensate che occorra cambiare qualche cosa, in che cosa lo si può fare? E se
ritenete che si debba cambiare qualche cosa, ma non avete idea di come farlo,
dove e a chi si può chiedere come farlo?
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli