giovedì 28 gennaio 2016

Lettera ai catechisti della parrocchia per l’infanzia

Lettera ai catechisti della parrocchia per l’infanzia


 Nella liturgia dei nostri tempi ci sono molti più brani biblici di un tempo.  E anche nella catechesi. Ma di solito si fatica a renderne il senso complessivo. C’è poi anche un cattivo costume che spinge a leggerli solo come ricette di  vita spicciola. Invece, naturalmente c’è molto altro. Ma non è facile spiegarlo
 Nel Direttorio  sulla catechesi del 1997 troviamo, ad esempio, formule come la seguente:

Il mandato missionario di Gesù
34. Gesù, dopo la sua risurrezione, inviò da parte del Padre lo Spirito Santo perché compisse dal di dentro l'opera della salvezza e stimolasse i discepoli a continuare la sua propria missione nel mondo intero, come egli a sua volta era stato inviato dal Padre. Egli fu il primo e il più grande evangelizzatore. Annunciò il Regno di Dio, come nuovo e definitivo intervento divino nella storia e definì questo annuncio «il Vangelo », cioè la buona notizia. A esso dedicò tutta la sua esistenza terrena: fece conoscere la gioia di appartenere al Regno, le sue esigenze e la sua « charta magna », i misteri che racchiude, la vita fraterna di coloro che vi entrano, e la sua pienezza futura.”

che mi pare molto efficace in questo senso.
  Anche i documenti del Concilio Vaticano 2° sono pieni di formule simili, tanto che il papa Montini li definì come  il catechismo dell’età  moderna.
 Gli specialisti di catechetica, la disciplina che studia sistematicamente la catechesi, vale a dire l’attività di iniziazione ed educazione alla fede, sostengono che, nella formazione religiosa, non si tratta di evocare un mondo  diverso, ma di approfondire il senso di quello in cui si vive. Lo si fa facendo memoria delle esperienze di fede bibliche e di quelle della tradizione delle nostre collettività religiose. Tra le une e le altre ci sono le nostre vite: l’approfondimento prosegue parallelo.
 Ma, come sappiamo, ci sono molti problemi per quanto riguarda il versante biblico e ce ne sono ancora di più su quello della tradizione, che implicherebbe fare i conti con la nostra storia bimillenaria di fede. Di quest’ultima in genere non si tratta nella catechesi, quindi viene a mancare un importante termine di paragone. Il papa Wojtyla, chiamandoci al lavoro che definì di purificazione della memoria, ci stimolò a prenderne consapevolezza. Questo implica riconoscere il molto male che c’è stato in quella storia: a volte farne memoria appare insopportabile. Il ricordo della nostra storia non è ancora pacificato: certe ferite sono ancora aperte.
 Il problema emerge con chiarezza confrontando le narrazioni di storia della Chiesa ancora negli scorsi anni ’70 e quelle di oggi. Le prime appaiono fortemente attestate in difesa. Tutto viene letto nell’ottica papista anche riferendosi a tempi in cui l’istituzione papale era veramente molto diversa da quella di oggi, tanto che, ad esempio, in due concili ecumenici decisivi come quelli di Nicea e Costantinopoli, in Oriente nel Quarto secolo, il papa non era presente e nel secondo non mandò neppure suoi legati. E, certamente, l’ingenuo papismo contemporaneo, costruito intorno alle fascinose personalità dei regnanti religiosi e tanto diffuso nelle nostre collettività, non aiuta.
 Ma questo problema interessa chi si occupa della formazione dei bambini? Io penso di sì, se non altro perché, come sicuramente avete potuto osservare un bambino in terza e quarta elementare può porre domande che rievocano i grandi temi teologici dei primi secoli,  “perché il male?”, “Chi è la Trinità?” “Della stessa natura, simile, o che cosa e chi?”.  Affrontandoli avremo modo di fare tirocinio di un modo di affrontare i problemi che possa riscattarci da quel molto male di cui dicevo che si è prodotto tra noi fin dai primi secoli quando si trattò di affrontare varie obiezioni in materia di fede.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli