Lettera
ai catechisti della parrocchia per l’infanzia
Nella liturgia dei nostri tempi ci sono molti
più brani biblici di un tempo. E anche
nella catechesi. Ma di solito si fatica a renderne il senso complessivo. C’è
poi anche un cattivo costume che spinge a leggerli solo come ricette di vita spicciola. Invece, naturalmente c’è
molto altro. Ma non è facile spiegarlo
Nel Direttorio
sulla catechesi del 1997 troviamo,
ad esempio, formule come la seguente:
“Il mandato missionario
di Gesù
34. Gesù, dopo la sua risurrezione,
inviò da parte del Padre lo Spirito Santo perché compisse dal di dentro l'opera
della salvezza e stimolasse i discepoli a continuare la sua propria missione
nel mondo intero, come egli a sua volta era stato inviato dal Padre. Egli fu il
primo e il più grande evangelizzatore. Annunciò il Regno di Dio, come nuovo
e definitivo intervento divino nella storia e definì questo annuncio «il
Vangelo », cioè la buona notizia. A esso dedicò tutta la sua esistenza
terrena: fece conoscere la gioia di appartenere al Regno, le sue esigenze e la
sua « charta magna », i misteri che racchiude, la vita fraterna di coloro che
vi entrano, e la sua pienezza futura.”
che mi pare molto efficace in questo
senso.
Anche i documenti del Concilio Vaticano 2° sono pieni di formule simili,
tanto che il papa Montini li definì come il catechismo dell’età moderna.
Gli specialisti di catechetica, la disciplina
che studia sistematicamente la catechesi, vale a dire l’attività di iniziazione
ed educazione alla fede, sostengono che, nella formazione religiosa, non si
tratta di evocare un mondo diverso, ma di approfondire il senso di
quello in cui si vive. Lo si fa facendo memoria delle esperienze di fede
bibliche e di quelle della tradizione delle nostre collettività religiose. Tra
le une e le altre ci sono le nostre vite: l’approfondimento prosegue parallelo.
Ma, come sappiamo, ci sono molti problemi per
quanto riguarda il versante biblico e ce ne sono ancora di più su quello della
tradizione, che implicherebbe fare i conti con la nostra storia bimillenaria di
fede. Di quest’ultima in genere non si tratta nella catechesi, quindi viene a
mancare un importante termine di paragone. Il papa Wojtyla, chiamandoci al
lavoro che definì di purificazione della
memoria, ci stimolò a prenderne consapevolezza. Questo implica riconoscere
il molto male che c’è stato in quella storia: a volte farne memoria appare
insopportabile. Il ricordo della nostra storia non è ancora pacificato: certe
ferite sono ancora aperte.
Il problema emerge con chiarezza confrontando
le narrazioni di storia della Chiesa ancora negli scorsi anni ’70 e quelle di
oggi. Le prime appaiono fortemente attestate in difesa. Tutto viene letto nell’ottica
papista anche riferendosi a tempi in
cui l’istituzione papale era veramente molto diversa da quella di oggi, tanto
che, ad esempio, in due concili ecumenici decisivi come quelli di Nicea e
Costantinopoli, in Oriente nel Quarto secolo, il papa non era presente e nel
secondo non mandò neppure suoi legati. E, certamente, l’ingenuo papismo contemporaneo, costruito intorno alle fascinose personalità dei regnanti religiosi e tanto diffuso
nelle nostre collettività, non aiuta.
Ma questo problema interessa chi si occupa
della formazione dei bambini? Io penso di sì, se non altro perché, come
sicuramente avete potuto osservare un bambino in terza e quarta elementare può
porre domande che rievocano i grandi temi teologici dei primi secoli, “perché
il male?”, “Chi è la Trinità?” “Della stessa natura, simile, o che cosa e chi?”. Affrontandoli avremo modo di fare tirocinio
di un modo di affrontare i problemi che possa riscattarci da quel molto male di
cui dicevo che si è prodotto tra noi fin dai primi secoli quando si trattò di
affrontare varie obiezioni in materia di fede.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in
San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli