Lettera
ai catechisti della parrocchia per l’infanzia
Cari catechisti, vi è stato affidato un
compito molto importante, ma avete poco tempo per condurlo a termine. Questo
rende necessaria una programmazione. Ne dovete discutere con il parroco, con i
preti della parrocchia che sono stati incaricati di curare il settore di cui vi
state occupando e tra voi. Gli specialisti di catechetica consigliano anche di
programmare momenti di verifica dell’efficacia del lavoro che si sta svolgendo,
sia in corso d’opera, sia alla fine. L’obiettivo dovrebbe essere quello di
consentire a tutti i bambini del catechismo di fare un’esperienza
significativa di fede e, in questo contesto, di cominciare a prendere
consapevolezza di alcune narrazioni che si fanno in religione e di acquisire
una certa dimestichezza con alcune celebrazioni liturgiche, in particolare con
la Messa e il sacramento dell’Eucaristia e con il sacramento della Riconciliazione-Penitenza.
Ma non c’è solo questo. Bisogna anche costruire le premesse per un lavoro
futuro, che dovrebbe proseguire per tutta la vita: un costante approfondimento
dei temi della fede seguendo lo sviluppo della persona e i fatti della sua vita
e della società in cui è inserita. Questo per evitare il paradosso che gli
esperti di catechetica rilevano, vale a dire che in molte vite la catechesi di iniziazione, quella di cui vi state
occupando, non «inizia» ma «conclude». Bisogna quindi lavorare per mantenere uniti
nella fede alle nostre collettività religiose tutti i bambini che vi sono
stati affidati, per tutta la loro vita. I momenti di verifica dovrebbero
servire anche a prendere consapevolezza di errori che si sono fatti, per
imparare dall’esperienza, che è il modo in cui in genere si cresce in ogni lavoro che si fa sugli altri.
In base alla mia personale esperienza di
bambino del catechismo, vissuta per tre anni qui nella nostra parrocchia tra il
1964 e il 1966, in tempi certo tanto
diversi da quelli di oggi e anche in un quartiere delle Valli molto diverso e
per molti aspetti più accogliente per i bambini di come è adesso, posso
individuare alcuni errori da non ripetere.
Innanzi tutto non bisogna dare per scontato
che un bambino dell’età di quelli che vi sono stati affidati sia in grado di
trarre da un testo sacro, in particolare dalla lettura di un brano evangelico, un
particolare significato religioso e poi anche una lezione e un orientamento per
la sua vita. Anzi, in genere non riuscirà a farlo. Bisogna guidarlo in questo.
E questo anche se sa leggere. Ricordate che si tratta di un lavoro in cui
spesso falliscono anche gli adulti.
Le Scritture sono testi che ci arrivano dall’antichità.
Ci sono rese più accessibili dalle traduzioni nella nostra lingua, ma fanno
riferimento a realtà storiche, fatte di cultura, politica e religione, e a società che non sono le nostre di oggi.
Mantengono una validità universale come veicoli di fede, certo, ma vanno sempre
contestualizzate e spiegate. Ciò in particolare quando le si propone a dei
bambini, che solo molto più avanti negli anni, e alcuni forse mai,
conquisteranno un accostamento veramente personale ai testi biblici. Del resto questo era già
chiaro nei tempi antichi in cui quei testi si formarono. Considerate, ad esempio, l’episodio evangelico
dell’apparizione ai discepoli di Emmaus che si legge nel Vangelo secondo Luca (Lc 24
13-34) in cui fu necessario ricevere la spiegazione
di testi biblici per capire il senso
degli eventi, e allora i discepoli descrissero l’esperienza che avevano vissuto
come quella di un fuoco nel cuore. E
noi, come abbiamo proclamato ieri a Messa, siamo stati battezzati in Spirito santo e fuoco: il fuoco
è, come ci ha spiegato ieri sera il celebrante a Messa, la passione che mettiamo nella
nostra fede e che poi costruisce un certo modo di stare insieme e di intendersi
in religione, quindi di essere collettività fraterna nella fede.
Bisogna poi tenere conto che i bambini dell’età
di quelli che vi sono stati affidati non hanno le stesse capacità di
introspezione degli adulti. Quindi poi, quando pretendiamo di far risuonare in loro le Scritture, vale
a dire che i bambini sappiano autonomamente vagliare la loro vita alla luce dei
testi sacri, rimaniamo delusi. Consiglio di evitare di farlo, per non
scoraggiarli. Dobbiamo rispettare le tappe del loro sviluppo psicologico. Anche
in questo lavoro vanno guidati, ma con molta prudenza, perché voi non avete le
competenze cognitive e pratiche in materia di psicologia per intervenire in
profondità sui bambini, e tentando di farlo da apprendisti stregoni potreste
fare molto danno. Abituatevi quindi a rispettare sempre l’interiorità dei
bambini e non pretendete mai che vi rivelino di sé più di quello che
spontaneamente sono disposti a fare. In caso che sorgano problemi, parlatene
con i sacerdoti, i quali hanno ricevuto una formazione più approfondita e
specifica.
C’è sicuramente, poi, necessità di quella che viene chiamata alleanza educativa tra le famiglie e i
catechisti, ma il catechismo non è finalizzato a sostenere l’autorità dei
genitori. Abbiatelo ben chiaro. Anzi, in prospettiva, la fede matura che si
spera i vostri bambini ad un certo punto raggiungano approssimandosi ai vent’anni
dovrà rendersi autonoma anche da quell’autorità, come da ogni altra autorità
terrena, per sapervi resistere dove dovesse contrastare con i principi di
fede. Vale a dire che l’obbedienza ai genitori non è un valore a sé, in religione: lo può diventare se è
manifestazione di affetto, rispetto e di collaborazione familiare, per cui in
famiglia ci si vuole bene e si dà il proprio contributo al bene comune, in
particolare seguendo la via indicata dagli adulti in ciò in cui loro sono più
esperti e mira al bene comune. Quindi l’obbedienza
si inserisce nel quadro religioso
del comandamento religioso dell’onorare
e non viceversa. Vi possono anche essere forme di obbedienza ai genitori disonoranti,
come quando i genitori comandano qualcosa di cattivo, e ciò accade più spesso
di quanto si pensi, e non solo in certe realtà degradate.
In particolare non bisogna indurre nei
bambini l’idea che il sacramento della Riconciliazione-Penitenza sia collegato
all’autorità dei genitori, per cui il prete in quell’atto liturgico sia una
specie di loro mandatario e che poi vada a riferire loro tutti i segreti che
gli vengono confidati. Questo è piuttosto difficile, perché i bambini, quando
si chiede loro di fare un elenco di mancanze, di solito cominciano con le
disobbedienze e marachelle verso i genitori, che, tra l’altro, di solito non
mettono mai in questione l’onorare,
quindi non raggiungono mai la materia grave,
perché un bambino dell’età di quelli che vi sono affidati ama e rispetta sinceramente
i propri genitori, anche se qualche volta disobbedisce loro e anche li fa
disperare, alla Giamburrasca. Invece
non riescono di solito a vedere alcun male in ciò che fanno nelle loro società
di bambini, e invece il male in quegli ambienti c’è sempre e può anche generare molta sofferenza. Lo avrete potuto
sicuramente osservare anche nell’ora scarsa in cui ogni settimana vivete
insieme con i bambini del catechismo. Bisogna aiutare i bambini a prenderne
consapevolezza, perché è lì che poi si può innestare un discorso di conversione adatto a loro, alle loro
esperienze. Anche loro cambiando possono cambiare
il mondo attorno a loro, ma anche loro, come tutti noi, hanno bisogno dell’aiuto
soprannaturale per riuscirci veramente, ed è questo che si invoca nel sacramento della
Riconciliazione-Penitenza. E nel volto degli altri si manifesta quello dell’Eterno e
questo è il fondamento religioso dell’infinita loro dignità umana. Ma questo
non è scontato per un bambino che sta affrontando le sue prime esperienze di socializzazione
fuori della famiglia. Quello è il momento in cui gli altri stanno emergendo nel suo mondo, ma non sono ancora ciò che
costituiscono per un adulto. I vostri bambini stanno cominciando a fare
esperienza dell’amicizia, da cui poi
scaturirà anche quella dell’amore. Con
quest’ultima, nella maggior parte dei casi, non hanno alcuna personale familiarità
e invece essa è molto importante in religione, perché costituisce uno dei
principali modelli secondo i quali si cerca di capire la benevolenza
del Creatore verso di noi, di rendercene un’idea.
Tra i vostri compiti c’è quello di preparare
i bambini alla Prima Confessione,
quindi ad accostarsi per la prima volta al sacramento della
Riconciliazione-Penitenza. Esso è molto delicato, perché si vive in un tempo di
generale disaffezione per queste pratica liturgica che invece è ritenuta molto
importante dai nostri maestri nella fede. Bisogna costituire le premesse perché
i bambini riescano a continuare ad accostarvisi con fiducia per tutta la loro
vita.
Se però voi lo legherete troppo all’autorità
dei loro genitori, i vostri bambini, crescendo e raggiungendo l’età in cui inevitabilmente si acquisisce autonomia dai genitori, lo
rifiuteranno.
Ai tempi nostri, questo sacramento, che
storicamente è stato a lungo inserito in
un cupo quadro di polizia ideologica per
conseguire un penetrante controllo sociale del gregge, viene oggi presentato,
di solito, in termini conformi al quadro di fede, con forte accentuazione
comunitaria, scaturito dall’ultimo Concilio. Ma bisogna considerare che i
principi normativi che lo regolano sono ancora in gran parte quelli che furono
introdotti nel Cinquecento, in un’epoca tanto diversa dalla nostra, anche in
religione. Di ciò potrete convincervi facendo attenzione alle citazioni bibliografiche
contenute nella parte del Catechismo della Chiesa Cattolica che riguardano la
materia.
Per quanto mi riguarda, da giovane ho ristrutturato il mio personale modo di accostarmi al
sacramento studiando due documenti che furono diffusi negli scorsi anni
Ottanta: la relazione “Riconciliazione e
penitenza”, del 1982, della Commissione Teologica Internazionale (un
ufficio collegiale consultivo della Curia vaticana), che trovate sul WEB all’indirizzo
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_1982_riconciliazione-penitenza_it.html
e
l’esortazione apostolica Riconciliazione
e penitenza, del 1984, del papa Wojtyla, che trovate all’indirizzo
http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_02121984_reconciliatio-et-paenitentia.html
In un
prossimo post mi propongo di sviluppare alcune riflessioni
in merito.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli