L’importanza
della realtà sociale dell’esperienza di fede
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| da Emilio Alberich, La catechesi oggi - Manuale di catechetica fondamentale, LDC, 2001,pag.40 |
Nella
tabella che potete leggere qui sopra, che
ho tratto dal libro La catechesi oggi -
manuale di catechetica fondamentale, del salesiano Emilio Alberich,
Elledici 2001 (tuttora in commercio) potete vedere sintetizzata la realtà
sociale delle nostre collettività di fede sotto il profilo dell’azione che si
propongono di svolgere in società. Noterete che l’attività propriamente di catechesi, vale a dire di iniziazione e
formazione religiosa, viene inserita in soli tre ambiti: quello dell’impersonare
un modello di vita di fede (la testimonianza) e della formazione religiosa per
il battesimo e per la vita sociale all’interno
delle collettività di fede. Questo schema è insufficiente come progetto di
azione, anche se fotografa bene
quello che di questi tempi ci si propone di fare come società di fedeli, quindi l’ideologia corrente, che è ancora
piuttosto distante da ciò che esiste veramente. Infatti l’attività di
formazione religiosa, quindi l’attività catechistica in senso specifico,
dovrebbe estendersi a tutti gli ambiti dell’azione collettiva e, in particolare, a
quelli relativi alla vita nella più ampia società in cui le nostre collettività
sono immerse e comprendere, ad esempio, anche la politica, la compartecipazione
democratica al governo della società, che nell’ideologia democratica contemporanea
espressa nelle costituzioni degli stati, non si limita al momento del voto per
scegliere dei rappresentanti. Questo perché tutto
ciò che si muove al di fuori degli spazi specificamente religiosi ha un
importante significato religioso, per cui, ad esempio, si è riconosciuto
(Giovanni Battista Montini) che la
politica è la più alta forma di carità. Ma ci sono altri temi come questi che
dovrebbero essere compresi nell’iniziazione religiosa, come la promozione della
dignità della donna e la giustizia sociale e
suoi strumenti. O come la realtà del mercato o l’influsso delle attività
umane sull’ambiente. Tutto ciò è stato trattato, ad esempio, nella recente
enciclica del nostro vescovo e padre universale, Laudato si. Egli, con la sua
autorità di supremo capo religioso, ne ha evidenziato il significato religioso
anche con spunti propriamente teologici. E’ significativo cogliere le citazioni
contenute in quel documento: ragionandoci su si capisce bene che si tratta di
un’impostazione senza veri precedenti antichi nella nostra storia di collettività
di fede: si tratta infatti sostanzialmente di un portato della rivoluzione progettata dall’ultimo concilio.
L’altro
giorno ho pubblicato l’immagine di alcune pagine del catechismo della mia
infanzia, quello che imparai a memoria in quarta elementare: in base a questo
fu valutata la mia preparazione a ricevere la Prima Comunione. Perché un uomo
come me, di quasi sessant’anni, ha ancora tra le mani il catechismo di quando
aveva otto anni? Il bambino che siamo stati rimane nell’adulto che siamo
diventati: è così anche per me. La fede personale è radicata nell’infanzia,
quando si è avuta una formazione religiosa a quell’età. La si apprende come da
una madre ed essa rimane radicata dentro la persona come tutto ciò che da madre
a figlio piccolo passa. Al di là delle pillole di teologia che contiene, quel
catechismo rimanda all’esperienza fondativa della mia fede, da me vissuta nella
nostra parrocchia, ai tempi di don Vincenzo e dei suoi strepitosi viceparroci.
Capisco bene però, al di là della venerazione che circonda quei miei primi
tempi di esperienza sociale della fede, che da bambino ragionavo da bambino, ma che da
adulto devo essere diverso, anche se, per la verità, non mi sento di
abbandonare del tutto la fede vissuta nella mia infanzia: però da adulto mi
serve di più, non mi basterebbe, per fare ciò che si attende da me in società,
ciò che ho appreso da bambino. Ma forse devo riconoscere che anche da bambino occorreva
fare un lavoro più esteso per prepararmi al lavoro da laico di fede in società.
Ciò appunto che ricevetti tra gli scout della vicina parrocchia degli Angeli
Custodi. Tra gli scout si prende molto sul serio l’impegno in società, anche
quello dei bambini: non si è mai troppo piccoli per cose come queste. Però
anche lì mancò qualcosa: non mi fu spiegato a fondo, come meritava e si doveva,
l’alto valore religioso di ciò che si fa in società, al di fuori degli spazi
propriamente liturgici. Anche se l’ideologia scout ha proprio questo alla sua
base: essa fonda infatti un’esperienza altamente etica. Occorreva però farlo
emergere in termini più espliciti. Ma ciò che fu molto importante era che se ne
faceva tirocinio, non ci si limitava a proclamare certi principi. Fare
tirocinio significa sperimentare ed anche adattare alla propria esperienza
concreta. Questo manca del tutto, di
solito, nella catechesi come oggi la si concepisce, anche di quella che si
considera più avanzata.
E’ un lavoro, quello che ho descritto, che
occorre fare perché siamo in tempi di riforma ed essa riguarda anzitutto l’esperienza
sociale della fede. Si vorrebbe infatti realizzare, scrive Alberich nel testo
che ho citato, “un nuovo modello di cristiano, un nuovo stile di comunità, un progetto rinnovato di Chiesa” (pag.36). Non si tratta, però di eseguire ordini dall’alto, ma di contribuire democraticamente, nella partecipazione effettiva, responsabile,
solidale, in una parola con un termine che oggi si è riscoperto “sinodale”, a scoprire la possibilità
concreta di una nuova realtà, la sua fattibilità
e utilità sociale, e le vie per
costruirla che non sono del tutto definite. Si avanza come esploratori alla
scoperta di nuovo mondo. Bisogna però
essere preparati al
nuovo. Siate pronti!, è il motto degli scout.
Ma ritornerò molto su questi temi in successivi
interventi.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte
Sacro, Valli
