mercoledì 23 dicembre 2015

L’AC e la parrocchia al centro della riunione di ieri

L’AC e la parrocchia al centro della riunione di ieri

1.  Ieri si  è tenuta l’ultima riunione del gruppo parrocchiale di AC per quest’anno. Ci si incontrerà nuovamente il 12 gennaio 2016, alle ore 17, in sala rossa.
  Abbiamo costruito il presepe vivente, secondo il modello proposto tanto tempo fa da Lorenzo Daniele e che abbiamo rimesso in auge: ognuno ha portato una statuina del presepio e, collocandola tra le altre, ha espresso un pensiero e un auspicio tratti dalla nostra esperienza.
 E’ intervenuto anche il parroco che ha parlato del Natale, dell’AC e della parrocchia.
 Il Natale mette al centro dell’attenzione religiosa una famiglia e viene vissuto in famiglia. Anche l’AC è come una famiglia, con una spiritualità e un afflato profondi.
  Le persone che vengono in AC, ha detto,  devono sentirsi come in famiglia, a casa. Per questo bisogna rendere l’AC bella, viva, attraente, in modo che ci si stia bene.
  La Chiesa è la casa di Dio tra gli esseri umani e l’AC è al cuore di questa casa.  Vi sta per svolgere delle funzioni che si riassumono nel collaborare con i vescovi nell’edificazione di quella casa.
  Bisogna essere orgogliosi di appartenere all’AC, ha concluso il parroco.
 2. In parrocchia si sta pensando di costituire e sviluppare vari gruppi per esperienze sociali animate dalle persone delle età di cui oggi siamo un po’ carenti, diciamo la fascia 18-45. Si pensa di indurle chiedendo anche la collaborazione di persone che hanno vissuto attività analoghe e che sono venute ad abitare non lontano da noi. Possono essere utilizzate nella fase di induzione. Ma sarà importante che quei gruppi siano poi, nella fase di esercizio  a regime, una realtà partecipata in misura maggioritaria dalla gente delle Valli. Infatti il nuovo che si progetta non deve risolversi in un’altra conquista della parrocchia da parte di gente di fuori. Deve mantenere la sua forte connotazione locale, espressione delle Valli.
  Che fare in un’esperienza associativa come quella?  In realtà spesso non se ne ha un’idea precisa e si finisce con lo stare troppo sulle spalle del clero. Ecco che allora anche i laici più anziani possono essere utili per fornire degli spunti, sulla base della loro passata esperienza.
 Si tratta di attività da organizzare intorno alle feste della nostra fede, che ancora coincidono con le festività civili, innanzi tutto la domenica. Nei giorni feriali la gente attiva non ha tempo.
 Non bisogna pensare di dover progettare gruppi che esauriscano totalmente le esigenze sociali di una persona. La gente a cui ci rivolgiamo, laici di fede nella fase attiva della loro vita compresa tra il termine degli studi liceali e il pensionamento, deve rimanere integrata, partecipe e operante nella società civile in cui è immersa per svolgere il compito che in religione ci si aspetta da lei.
  Nello stesso tempo il lavoro che si fa nel campo della fede dovrà portare a costruire nella vita delle persone quello che oggi viene definito atteggiamento e che è un’impostazione generale nelle scelte di vita, da quelle di famiglia, a quelle professionali e quelle politiche: la fede religiosa ne deve essere il centro. Ciò richiede fare tirocinio nel riflettere sulle scritture sacre, nella liturgia, nell’analisi della situazione esistenziale in cui la nostra società si trova, in tutti i suoi molti aspetti.
   Si dovrà rifuggire da creare gruppi di autocoscienza religiosa e dal mettere al centro della riflessione comune i casi particolari dei partecipanti, secondo una moda che è piuttosto diffusa nella società del nostro tempo e che vediamo messa in scena in molte rubriche televisive. Al centro di tutto dovrà esserci la società del nostro tempo e il nostro impegno in essa.
 Si tratterà di attività di formazione, compresa l’autoformazione, preghiera e di tirocinio. Ma non ci si dovrà preoccupare di produrre qualcosa di altro, come parrocchia: il lavoro che ci si aspetta da un laico si svolge in società, al di fuori della parrocchia. E l’esperienza  sociale, il ritrovarsi per ragionare, pregare e ogni altra attività che in comune si riuscirà a fare, è parte di quel tirocinio e quindi l’inizio di ciò che si dovrà fare partecipando alla società del nostro tempo. Essa sarà infatti esperienza sociale propriamente  religiosa  anche se vissuta ragionando anche sulla storia, la politica, la società del nostro tempo, a partire dalla realtà sociali in cui siamo immersi, vale a dire le Valli.
 Si scoprirà che il tempo è poco, non basterà mai.
 Il senso di completezza, di pienezza, sarà dato attraverso la liturgia, la quale appunto a questo serve: a rendere manifesta una realtà beata che  è già ora presente, ma  non ancora pienamente realizzata, sebbene nella fede possa essere colta.  
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli