L’AC e la parrocchia al centro della
riunione di ieri
1. Ieri
si è tenuta l’ultima riunione del gruppo
parrocchiale di AC per quest’anno. Ci si incontrerà nuovamente il 12 gennaio
2016, alle ore 17, in sala rossa.
Abbiamo
costruito il presepe vivente, secondo
il modello proposto tanto tempo fa da Lorenzo Daniele e che abbiamo rimesso in
auge: ognuno ha portato una statuina del presepio e, collocandola tra le altre,
ha espresso un pensiero e un auspicio tratti dalla nostra esperienza.
E’
intervenuto anche il parroco che ha parlato del Natale, dell’AC e della
parrocchia.
Il Natale
mette al centro dell’attenzione religiosa una famiglia e viene vissuto in
famiglia. Anche l’AC è come una famiglia, con una spiritualità e un afflato
profondi.
Le persone
che vengono in AC, ha detto, devono sentirsi
come in famiglia, a casa. Per questo bisogna rendere l’AC bella, viva,
attraente, in modo che ci si stia bene.
La Chiesa è
la casa di Dio tra gli esseri umani e l’AC è al cuore di questa casa. Vi sta per svolgere delle funzioni che si
riassumono nel collaborare con i vescovi nell’edificazione di quella casa.
Bisogna
essere orgogliosi di appartenere all’AC, ha concluso il parroco.
2. In
parrocchia si sta pensando di costituire e sviluppare vari gruppi per
esperienze sociali animate dalle persone delle età di cui oggi siamo un po’ carenti,
diciamo la fascia 18-45. Si pensa di indurle chiedendo anche la collaborazione
di persone che hanno vissuto attività analoghe e che sono venute ad abitare non
lontano da noi. Possono essere utilizzate nella fase di induzione. Ma sarà
importante che quei gruppi siano poi, nella fase di esercizio a
regime, una realtà partecipata in misura maggioritaria dalla gente delle
Valli. Infatti il nuovo che si progetta non deve risolversi in un’altra conquista della parrocchia da parte di
gente di fuori. Deve mantenere la sua forte connotazione locale, espressione
delle Valli.
Che fare in
un’esperienza associativa come quella?
In realtà spesso non se ne ha un’idea precisa e si finisce con lo stare
troppo sulle spalle del clero. Ecco che allora anche i laici più anziani
possono essere utili per fornire degli spunti, sulla base della loro passata
esperienza.
Si tratta di
attività da organizzare intorno alle feste della nostra fede, che ancora
coincidono con le festività civili, innanzi tutto la domenica. Nei giorni
feriali la gente attiva non ha tempo.
Non bisogna
pensare di dover progettare gruppi che esauriscano totalmente le esigenze
sociali di una persona. La gente a cui ci rivolgiamo, laici di fede nella fase
attiva della loro vita compresa tra il termine degli studi liceali e il pensionamento,
deve rimanere integrata, partecipe e operante nella società civile in cui è
immersa per svolgere il compito che in religione ci si aspetta da lei.
Nello
stesso tempo il lavoro che si fa nel campo della fede dovrà portare a costruire
nella vita delle persone quello che oggi viene definito atteggiamento e che è un’impostazione generale nelle scelte di
vita, da quelle di famiglia, a quelle professionali e quelle politiche: la fede
religiosa ne deve essere il centro. Ciò richiede fare tirocinio nel riflettere
sulle scritture sacre, nella liturgia, nell’analisi della situazione
esistenziale in cui la nostra società si trova, in tutti i suoi molti aspetti.
Si dovrà
rifuggire da creare gruppi di
autocoscienza religiosa e dal mettere al centro della riflessione comune i
casi particolari dei partecipanti, secondo una moda che è piuttosto diffusa nella
società del nostro tempo e che vediamo messa in scena in molte rubriche
televisive. Al centro di tutto dovrà esserci la società del nostro tempo e il
nostro impegno in essa.
Si tratterà
di attività di formazione, compresa l’autoformazione, preghiera e di tirocinio.
Ma non ci si dovrà preoccupare di produrre qualcosa di altro, come parrocchia: il lavoro che ci si aspetta
da un laico si svolge in società, al di fuori della parrocchia. E l’esperienza sociale, il ritrovarsi per ragionare,
pregare e ogni altra attività che in comune si riuscirà a fare, è parte di quel
tirocinio e quindi l’inizio di ciò
che si dovrà fare partecipando alla società del nostro tempo. Essa sarà infatti
esperienza sociale propriamente religiosa anche se vissuta ragionando anche sulla
storia, la politica, la società del nostro tempo, a partire dalla realtà
sociali in cui siamo immersi, vale a dire le Valli.
Si scoprirà
che il tempo è poco, non basterà mai.
Il senso di
completezza, di pienezza, sarà dato attraverso la liturgia, la quale appunto a
questo serve: a rendere manifesta una realtà beata che è già
ora presente, ma non ancora pienamente realizzata, sebbene
nella fede possa essere colta.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente
Papa - Roma, Monte Sacro, Valli