La
consegna delle tessere dell’AC - Grandi opportunità nei sotterranei
1.
Al termine della Messa delle nove si è svolto il rito della benedizione delle
tessere dell’AC. Presentandolo all’assemblea il parroco ci ha definiti il suo braccio destro. Vorremmo proprio
esserlo, di cuore.
Nella sala rossa è seguito un piccolo
rinfresco, nel corso del quale i soci hanno ricevuto le tessere dal parroco.
Uno dei nuovi soci è un piccolissimo,
il neonato Matteo, nipote del presidente e figlio della nostra socia Chiara: la
tessera è stata ritirata dalla mamma.
Ci sono stati diversi nuovi soci. Per uno di
essi si è trattato, però, di un ritorno: aderì per la prima volta nel 1950.
Il parroco si è augurato che la nostra
attività si sviluppi, associando anche gente più giovane, dell’età per l’ACR, e
che si operi sempre in quello spirito di collaborazione nella chiesa locale, in
unità di pensiero e azione con i vescovi e i parroci, che caratterizza la
nostra esperienza.
Parlando al Papa, l’assistente generale
dell’AC ha detto che vogliamo essere come l’asinello che portò Gesù a
Gerusalemme per la sua ultima Pasqua, quel giorno in cui fu osannato dalla
folla. Lo abbiamo visto insieme, in un filmato che il presidente ha proiettato
prima della consegna delle tessere.
Direi però che per gli apostoli, i suoi
inviati, di oggi noi vorremmo essere di più: dei veri amici. Così sia.
2.
Nel corso della riunione sono andato con don Remo, mia moglie e mia figlia
maggiore a visitare il grande spazio sotterraneo, più o meno delle dimensioni
della metà della vecchia chiesa, che è rimasto dopo la realizzazione della
nuova. Ristrutturato e attrezzato a sala musica/cinema/convegni potrebbe
contenere, penso, circa quattrocento persone. E’ il più vasto spazio pubblico
coperto del quartiere non adibito a supermercato. Potrebbe essere il centro
delle attività culturali per ricollegarci alla gente del quartiere. Va
sgomberato dei residui dei vecchi lavori edili e messo a norma, con uscite di
sicurezza e via dicendo. Dovrà superare la visita della commissione per i
pubblici spettacoli. Ci vorranno un bel po’ di soldi. Ma, in prospettiva,
merita di pensarci e di farlo.
Attualmente, in attesa di farci qualcosa ad uso collettivo, è stato
concesso in uso a privati, per varie esigenze. Sembra che ci sia qualche
difficoltà a individuare chi siano esattamente. Si ha necessità di contattarli
per metterli al corrente di ciò che c’è da fare. Bisogna fare urgentemente alcuni
lavori per mettere in sicurezza alcune zone. Per evitare pericoli per i non
addetti ai lavori bisognerà chiudere gli accessi. Le persone che attualmente
utilizzano il locale sono pregate di prendere contatti con il parroco, portando
con loro tutti i documenti in loro possesso che si riferiscano al loro utilizzo
di quello spazio coperto. In prospettiva dovranno pensare ad un’altra sistemazione.
Guardando con gli occhi della fede ciò che
rimane della grande chiesa sotterranea della mia infanzia, che io amavo e
rispettavo come luogo sacro, vedendolo, così, trasfigurato, non com’è ora ma come potrebbe diventare, vedo il
tanto bene, le tante belle attività, che può contenere. Soprattutto l’arte in
tutte le sue manifestazioni e poi la cultura. Entrambe sono potenti veicoli della fede.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
