martedì 8 dicembre 2015

La consegna delle tessere dell’AC - Grandi opportunità nei sotterranei

La consegna delle tessere dell’AC - Grandi opportunità nei sotterranei

La chiesa parrocchiale alle nove di oggi: candele dell'Avvento


1. Al termine della Messa delle nove si è svolto il rito della benedizione delle tessere dell’AC. Presentandolo all’assemblea il parroco ci ha definiti il suo braccio destro. Vorremmo proprio esserlo, di cuore.
 Nella sala rossa è seguito un piccolo rinfresco, nel corso del quale i soci hanno ricevuto le tessere dal parroco. Uno dei nuovi soci è un piccolissimo, il neonato Matteo, nipote del presidente e figlio della nostra socia Chiara: la tessera è stata ritirata dalla mamma.
 Ci sono stati diversi nuovi soci. Per uno di essi si è trattato, però, di un ritorno: aderì per la prima volta nel 1950.
  Il parroco si è augurato che la nostra attività si sviluppi, associando anche gente più giovane, dell’età per l’ACR, e che si operi sempre in quello spirito di collaborazione nella chiesa locale, in unità di pensiero e azione con i vescovi e i parroci, che caratterizza la nostra esperienza.
  Parlando al Papa, l’assistente generale dell’AC ha detto che vogliamo essere come l’asinello che portò Gesù a Gerusalemme per la sua ultima Pasqua, quel giorno in cui fu osannato dalla folla. Lo abbiamo visto insieme, in un filmato che il presidente ha proiettato prima della consegna delle tessere.
  Direi però che per gli apostoli, i suoi inviati, di oggi noi vorremmo essere di più: dei veri amici. Così sia.
2. Nel corso della riunione sono andato con don Remo, mia moglie e mia figlia maggiore a visitare il grande spazio sotterraneo, più o meno delle dimensioni della metà della vecchia chiesa, che è rimasto dopo la realizzazione della nuova. Ristrutturato e attrezzato a sala musica/cinema/convegni potrebbe contenere, penso, circa quattrocento persone. E’ il più vasto spazio pubblico coperto del quartiere non adibito a supermercato. Potrebbe essere il centro delle attività culturali per ricollegarci alla gente del quartiere. Va sgomberato dei residui dei vecchi lavori edili e messo a norma, con uscite di sicurezza e via dicendo. Dovrà superare la visita della commissione per i pubblici spettacoli. Ci vorranno un bel po’ di soldi. Ma, in prospettiva, merita di pensarci e di farlo.
 Attualmente, in attesa  di farci qualcosa ad uso collettivo, è stato concesso in uso a privati, per varie esigenze. Sembra che ci sia qualche difficoltà a individuare chi siano esattamente. Si ha necessità di contattarli per metterli al corrente di ciò che c’è da fare. Bisogna fare urgentemente alcuni lavori per mettere in sicurezza alcune zone. Per evitare pericoli per i non addetti ai lavori bisognerà chiudere gli accessi. Le persone che attualmente utilizzano il locale sono pregate di prendere contatti con il parroco, portando con loro tutti i documenti in loro possesso che si riferiscano al loro utilizzo di quello spazio coperto. In prospettiva dovranno pensare ad  un’altra sistemazione.
 Guardando con gli occhi della fede ciò che rimane della grande chiesa sotterranea della mia infanzia, che io amavo e rispettavo come luogo sacro, vedendolo, così, trasfigurato, non com’è ora ma come potrebbe diventare, vedo il tanto bene, le tante belle attività, che può contenere. Soprattutto l’arte in tutte le sue manifestazioni e poi la cultura. Entrambe sono potenti  veicoli della fede.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli