Vivere
nella fede i cambiamenti sociali
Dalla
rubrica Il pensiero del giorno, in
onda su Radio Rai 1 alle ore 5:50 circa, (riascoltabile sul sito
www.ilpensierodelgiorno.rai.it)
Puntata
del 14 ottobre 2015
In
studio Alberto Melloni, storico del cristianesimo, direttore della Fondazione
per le scienze religiose di Bologna
“Al Sinodo dei vescovi c’è stata una
discussione piuttosto intensa sulla distinzione tra dottrina e pastorale. Da
una parte si dice «la dottrina non
deve cambiare, non può cambiare», dall’altra si dice «le soluzioni che vanno trovate per
persone che vivono condizioni difficili, come divorziati e risposati, devono
essere unicamente pastorali».
In realtà dopo il Vaticano 2° questa distinzione non funziona più come
prima. Prima si immaginava che la dottrina fosse una specie di cubo immobile,
un oggetto inerte, che semplicemente andava posto là dove andava messo e poteva
gravare sulle spalle di chiunque senza nessun problema. Dopo il Vaticano 2° invece si è capito che
quando una dottrina non è capace di includere l’essenza stessa del messaggio di
Gesù, la sua presenza di riconciliazione, di salvezza, di misericordia, come
dice oggi spesso papa Francesco, quella dottrina va rivista, non perché sia
moderno o perché sia sbagliata, ma perché diventa un ostacolo rispetto all’accesso
al Vangelo, anziché essere un accesso al Vangelo stesso. Per cui la questione della pastorale non è
quella di fare del marketing
religioso o diffondere grazie a buon mercato, ma quello di comprendere più a
fondo la dottrina.
Papa Giovanni lo diceva con una frase molto bella: «non è il Vangelo che
cambia, siamo noi che cominciamo a comprenderlo molto meglio».
E
in Sinodo questo sta accadendo.”
Puntata del 16 ottobre 2015
in studio Marinella Perroni, docente al
Pontificio Ateneo Sant’Anselmo
“L’evangelista Luca stupisce a volte per
il suo pacato realismo. E’ l’unico degli evangelisti a elaborare una parola di
Gesù sullo scandalo e a impedire così di scadere in un tanto facile quanto
inutile moralismo.
Scrive Luca: «Disse ai suoi discepoli: ‘E’
inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui a causa del quale
avvengono!’»
Cosa
sono gli scandali? E chi sono i piccoli che tanto stanno a cuore a Gesù?
Siamo troppo abituati a confinare gli scandali nella sfera dei costumi
sessuali e a identificare i piccoli
con i bambini.
In realtà gli scandali sono gli impedimenti con cui alcuni rendono
difficile ad altri il rapporto con Dio. Sono lacci e lacciuoli con cui viene
impedito ad alcuni di credere in lui e di ricevere il suo perdono.
Gli scandali sono quelle parole, quelle leggi,
dottrine, con cui troppo spesso coloro che si ritengono giusti impediscono ai piccoli di sentire anche come propria la
casa di Dio. I piccoli allora sono i non
addetti ai lavori, quelli che a nessun titolo possono pensare di stare al
centro dell’istituzione religiosa, del culto, della dottrina.
Il Papa ha chiesto perdono a nome della Chiesa
per gli scandali ed è stato un atto di giustizia.
La vera rivoluzione avverrà però quando i piccoli non saranno tenuti
fuori, quando anche a loro verrà permesso di prendere la parola, di avere anche
loro una parola teologica da dire,
una parola su Dio.
Una Chiesa che non sa ascoltare i piccoli dà scandalo.”
La teologia e la dottrina non
sono più solo una cosa da preti e capi religiosi del clero. Da quando è diventato così?
Da quando i laici, con lo sviluppo delle democrazie di popolo, sono stati
chiamati al lavoro di influire sulle società del loro tempo secondo gli ideali
religiosi. Si è sviluppato così un pensiero sociale della nostra fede che è
stato determinante negli spettacolari sviluppi teologici e dottrinali che hanno
portato al Concilio Vaticano 2° e oltre. Esso non è semplicemente l’applicazione
di principi dottrinali, di derivazione teologica, formulati dai nostri capi
religiosi del clero, anche se può apparire superficialmente che lo sia, perché
a scadenze sempre più ravvicinate viene per così dire promulgato, vale a dire diffuso
ufficialmente, in documenti di valore normativo dei capi religiosi. Da dove
trae origine? Origina dall’esperienza di fede della gente, che trova voce in un
laicato colto non più impedito da lacci e lacciuoli clericali ad
esprimersi. Esso, con sempre maggiore rilevanza dagli scorsi anni ’70, trova
posto anche nei centri di alta cultura religiosa, nelle università religiose, ed è così fonte di una cultura religiosa
rinnovata. Ora ha un suo piccolo spazio,
ma con un uditorio popolare potenzialmente assai vasto, nella rubrica Il pensiero del giorno su Radio Rai 1.
Può essere interessante, per i laici, accostarvisi. Non costa fatica: si tratta
di un pensiero espresso in pochi
minuti. Ma è molto profondo. Parlano anche preti e religiosi, ma
prevalentemente laici. Non siamo molto abituati, nelle realtà di base come è la
nostra parrocchia, a confrontarci serenamente da laici e tra laici su questioni
religiose. Ci aspettiamo sempre la parola conclusiva del prete. Eppure è
proprio dalla nostra esperienza di vita di fede, non da quella dei preti e dei
religiosi, che sono sorte le maggiori esigenze di cambiamenti.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli