martedì 20 ottobre 2015

Vivere nella fede i cambiamenti sociali

Vivere nella fede i cambiamenti sociali

Dalla rubrica Il pensiero del giorno, in onda su Radio Rai 1 alle ore 5:50 circa, (riascoltabile sul sito www.ilpensierodelgiorno.rai.it)

Puntata del 14 ottobre 2015
In studio Alberto Melloni, storico del cristianesimo, direttore della Fondazione per le scienze religiose di Bologna

 “Al Sinodo dei vescovi c’è stata una discussione piuttosto intensa sulla distinzione tra dottrina e pastorale. Da una parte si dice «la dottrina non deve cambiare, non può cambiare», dall’altra si dice «le soluzioni che vanno trovate per persone che vivono condizioni difficili, come divorziati e risposati, devono essere unicamente pastorali».
  In realtà dopo il Vaticano 2° questa distinzione non funziona più come prima. Prima si immaginava che la dottrina fosse una specie di cubo immobile, un oggetto inerte, che semplicemente andava posto là dove andava messo e poteva gravare sulle spalle di chiunque senza nessun problema.  Dopo il Vaticano 2° invece si è capito che quando una dottrina non è capace di includere l’essenza stessa del messaggio di Gesù, la sua presenza di riconciliazione, di salvezza, di misericordia, come dice oggi spesso papa Francesco, quella dottrina va rivista, non perché sia moderno o perché sia sbagliata, ma perché diventa un ostacolo rispetto all’accesso al Vangelo, anziché essere un accesso al Vangelo stesso.  Per cui la questione della pastorale non è quella di fare del marketing religioso o diffondere grazie a buon mercato, ma quello di comprendere più a fondo la dottrina.
  Papa Giovanni lo diceva con una frase molto bella: «non è il Vangelo che cambia, siamo noi che cominciamo a comprenderlo molto meglio».
 E in Sinodo questo sta accadendo.”

Puntata del 16 ottobre 2015
in studio Marinella Perroni, docente al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo

“L’evangelista Luca stupisce a volte per il suo pacato realismo. E’ l’unico degli evangelisti a elaborare una parola di Gesù sullo scandalo e a impedire così di scadere in un tanto facile quanto inutile moralismo.
 Scrive Luca: «Disse ai suoi discepoli: ‘E’ inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui a causa del quale avvengono!’»
 Cosa sono gli scandali? E chi sono i piccoli  che tanto stanno a cuore a Gesù?
  Siamo troppo abituati a confinare gli scandali nella sfera dei costumi sessuali e a identificare i piccoli con i bambini.
  In realtà gli scandali sono gli impedimenti con cui alcuni rendono difficile ad altri il rapporto con Dio. Sono lacci e lacciuoli con cui viene impedito ad alcuni di credere in lui e di ricevere il suo perdono.
 Gli scandali sono quelle parole, quelle leggi, dottrine, con cui troppo spesso coloro che si ritengono giusti impediscono ai piccoli di sentire anche come propria la casa di Dio.  I piccoli  allora sono i non addetti ai lavori, quelli che a nessun titolo possono pensare di stare al centro dell’istituzione religiosa, del culto, della dottrina.
 Il Papa ha chiesto perdono a nome della Chiesa per gli scandali ed è stato un atto di giustizia.
  La vera rivoluzione avverrà però quando i piccoli  non saranno tenuti fuori, quando anche a loro verrà permesso di prendere la parola, di avere anche loro una parola teologica da dire, una parola su Dio.
  Una Chiesa che non sa ascoltare i piccoli dà scandalo.”

  La  teologia e la dottrina non sono più solo una cosa da preti e  capi religiosi del clero. Da quando è diventato così? Da quando i laici, con lo sviluppo delle democrazie di popolo, sono stati chiamati al lavoro di influire sulle società del loro tempo secondo gli ideali religiosi. Si è sviluppato così un pensiero sociale della nostra fede che è stato determinante negli spettacolari sviluppi teologici e dottrinali che hanno portato al Concilio Vaticano 2° e oltre. Esso non è semplicemente l’applicazione di principi dottrinali, di derivazione teologica, formulati dai nostri capi religiosi del clero, anche se può apparire superficialmente che lo sia, perché a scadenze sempre più ravvicinate viene per così dire promulgato, vale a dire diffuso ufficialmente, in documenti di valore normativo dei capi religiosi. Da dove trae origine? Origina dall’esperienza di fede della gente, che trova voce in un laicato colto non più impedito  da lacci e lacciuoli clericali ad esprimersi. Esso, con sempre maggiore rilevanza dagli scorsi anni ’70, trova posto anche nei centri di alta cultura religiosa, nelle università religiose,  ed è così fonte di una cultura religiosa rinnovata.  Ora ha un suo piccolo spazio, ma con un uditorio popolare potenzialmente assai vasto, nella rubrica Il pensiero del giorno su Radio Rai 1. Può essere interessante, per i laici, accostarvisi. Non costa fatica: si tratta di un pensiero espresso in pochi minuti. Ma è molto profondo. Parlano anche preti e religiosi, ma prevalentemente laici. Non siamo molto abituati, nelle realtà di base come è la nostra parrocchia, a confrontarci serenamente da laici e tra laici su questioni religiose. Ci aspettiamo sempre la parola conclusiva del prete. Eppure è proprio dalla nostra esperienza di vita di fede, non da quella dei preti e dei religiosi, che sono sorte le maggiori esigenze di cambiamenti.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli