mercoledì 21 ottobre 2015

Riunione del 20-10-15 - “sulla parrocchia”

Riunione del 20-10-15  - “sulla parrocchia”

Dai documenti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965):

-dalla Costituzione Sacrosanto Concilio,  sulla liturgia, n.42
 “Poiché nella sua Chiesa il vescovo non può presiedere personalmente sempre e ovunque l’intero suo gregge, deve costituire necessariamente dei gruppi di fedeli, tra cui hanno un posto preminente le parrocchie organizzate localmente e poste sotto la guida di un pastore che fa le veci del vescovo; esse infatti rappresentano in certo modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra.”

-dal Decreto Sull’apostolato, n.10:
“La parrocchia offre un luminoso esempio di apostolato comunitario, fondendo insieme tutte le diversità umane che vi si trovano e inserendole nell’universalità della Chiesa. I laici si abituino ad agire nella parrocchia in stretta unione con i loro sacerdoti; apportino alla comunità della Chiesa i propri problemi e quelli del mondo, nonché le questioni concernenti la salvezza degli uomini, perché siano esaminati e risolti con il concorso di tutti; diano, secondo le proprie possibilità, il loro contributo a ogni iniziativa apostolica e missionaria della propria famiglia ecclesiale.
 Coltivino costantemente il senso della diocesi, di cui la parrocchia è come la cellula, pronti sempre, all’invito del loro pastore, ad unire le proprie forze alle iniziative diocesane.

  Nella riunione di ieri abbiamo discusso della parrocchia.
  Ho brevemente ricordato, sulla base del libro di Bruno Bonomo sul nostro quartiere, Il quartiere delle Valli - Costruire Roma nel secondo dopoguerra,  e della mia personale esperienza, fin all’inizio degli anni ’60, la storia della nostra parrocchia, le varie sue ere. Costituita nel 1956, al termine della prima urbanizzazione del quartiere Valli, nella parrocchia prevalse inizialmente la componente costituita da militari della Marina e dalle loro famiglie. Giunsero poi, prevalentemente da altre parti di Roma, molte giovani famiglie e la parrocchia ne divenne presto l’anima. Fu per molto tempo un attivo centro di promozione culturale e sociale, oltre che religiosa, frequentatissimo anche da tanti giovani.  Nacque in parrocchia il Comitato di quartiere, per la promozione umana del quartiere. Attività proseguita poi con l’azione sociale e politica per la difesa del pratone e dei pini di via Val Padana. In questa fase furono protagonisti alcuni viceparroci molto amati, tra i quali don Nino Miraldi, che abbiamo commemorato alcuni giorni fa. Verso la fine degli anni ’70, nel clima di contrasto a quelli che venivano considerati eccessi di vivacità conciliare, le cose cambiarono. “In Chiesa si viene per pregare,  il resto si fa fuori”, venne detto ai fedeli. E’ a quell’epoca che il quartiere iniziò a separarsi dalla parrocchia, durante gli anni ’80. In parrocchia non ebbero più eco le azioni sociali per la difesa del verde pubblico che animarono il quartiere. Cambiò molta parte del personale catechistico, alcuni cessarono di frequentare la parrocchia, a volte emigrando verso altre parrocchie. La metamorfosi verso la parrocchia come è ora si produsse negli anni ’80, fino ad arrivare, a partire dagli anni ’90, alla situazione attuale, di sostanziale estraneità della parrocchia al quartiere, con la parrocchia trasformata in una federazione di comunità, in una  comunità di comunità, in cui quella assolutamente prevalente non ha sostanzialmente alcun vero legame con il territorio, ma è a partecipazione elettiva. Attualmente la nostra è sentita nel quartiere come una parrocchia neocatecumenale, in cui va solamente chi condivide quella particolare spiritualità e accetta di assoggettarsi al particolare metodo  di ascesi praticato da quel gruppo.
   Abbiamo proposto alcune affermazioni sulla parrocchia che trovate di seguito trascritte  e ci siamo chiesti quali rispondessero all’immagine della nostra parrocchia ideale. Alcuni hanno indicato nella numero 3 (di San Giovanni Crisostomo) e nella numero 5 (di papa Francesco) quelle che ritenevamo più vicine alla propria concezione di parrocchia. Vi è stato chi  non ha riconosciuto in nessuna il proprio ideale di parrocchia. Diversi altri hanno detto che si riconoscevano in più di una. Infine vi è stato chi ha centrato l’attenzione sulla figura del parroco, vedendolo come il pastore che va per le vie del quartiere alla ricerca del gregge disperso.
   Si è discussa  l’idea che la parrocchia sia  la  comunità delle comunità di chi ci vuole andare, dovunque abiti. Essa per altro è profondamente divergente dal modello che troviamo rappresentato nei documenti normativi che riguardano la parrocchia. La parrocchia è costituita essenzialmente per da gente che abita vicino, lo dice l’etimologia della stessa parola, che richiama il concetto di “abitare vicino”. Ciò anche se, per la comunione che vi è tra le parrocchie della diocesi, è senz'altro ammissibile una quota di immigrazione, che però non è sostenibile se viene ad alterare profondamente e stabilmente il rapporto con il quartiere. Le parrocchie sono  piantate nei quartieri, nelle borgate, in ogni comunità di persone che abitano vicine, come loro anima collettiva. Non sono essenzialmente comunità di elezione, in cui  si sceglie di andare, così come non lo è la diocesi, di cui le parrocchie sono cellule. Ma, soprattutto, la parrocchia non  è una federazione di comunità, bensì  il luogo in cui le diversità si fondono. Non è il condominio di varie vie o cammini di spiritualità,  in cui ciascuno va per la sua strada cercando di guadagnarsi uno spazio, a volte a spese degli altri, e nel migliore dei casi senza dar troppo fastidio agli altri. Concepita così la parrocchia sarebbe  solo  un coacervo di gente che va e gente che viene, senza conoscersi veramente e senza nemmeno volere farlo, appunto un punto di passaggio, una struttura di servizio, per dirigersi al gruppo di elezione, rimanendo estranei agli altri e diffidenti nei loro confronti. Un non luogo  come sono gli aeroporti o le stazioni ferroviarie. L’aver concepito così la parrocchia ha portato alla situazione attuale, molto seria. La gente del quartiere ha scelto  di andare altrove. Al posto di molti di quelli che in parrocchia dovevano starci come a casa propria è arrivata altra gente da fuori, in elezione.  Essa però  non è veramente  legata alla parrocchia, in cui non vive realmente, ma ad un certo gruppo che la abita e che ha scelto di frequentare, a volte abbandonando la propria parrocchia di zona. Un gruppo che richiama gente da fuori e che non si rivolge principalmente alla gente del quartiere. Poiché quel gruppo è divenuto, dagli anni 90, predominante in parrocchia, venendo ad assimilarla, è come se la parrocchia avesse perso le sue caratteristiche fondamentali, l'essere fatta da  e per  la gente che abita in una certa zona e per la fusione delle  varie identità particolari, delle diversità umane, prendendo in tal modo congedo dal quartiere.
  L’assistente ecclesiastico ci ha poi proposto alcune riflessioni sul Vangelo della Messa di domenica prossima, anche traendo spunto dal dibattito che poco prima si era svolto sulla parrocchia. Trovate di seguito trascritte le letture bibliche della prossima Messa domenicale.
 Infine abbiamo provato il canto che, nelle prossime due settimane,  proporremo all’assemblea di imparare nel corso delle Messe domenicali animate dal nostro gruppo di AC: E sono solo un uomo. Ne trovate trascritto di seguito il testo, che si trova anche sul libretto parrocchiale dei canti.


Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli