Riunione
del 20-10-15 - “sulla parrocchia”
Dai
documenti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965):
-dalla
Costituzione Sacrosanto Concilio, sulla liturgia, n.42
“Poiché
nella sua Chiesa il vescovo non può presiedere personalmente sempre e ovunque l’intero
suo gregge, deve costituire necessariamente dei gruppi di fedeli, tra cui hanno
un posto preminente le parrocchie organizzate localmente e poste sotto la guida
di un pastore che fa le veci del vescovo; esse infatti rappresentano in certo
modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra.”
-dal
Decreto Sull’apostolato, n.10:
“La parrocchia offre un luminoso
esempio di apostolato comunitario, fondendo insieme tutte le diversità umane
che vi si trovano e inserendole nell’universalità della Chiesa. I laici si
abituino ad agire nella parrocchia in stretta unione con i loro sacerdoti;
apportino alla comunità della Chiesa i propri problemi e quelli del mondo,
nonché le questioni concernenti la salvezza degli uomini, perché siano
esaminati e risolti con il concorso di tutti; diano, secondo le proprie
possibilità, il loro contributo a ogni iniziativa apostolica e missionaria
della propria famiglia ecclesiale.
Coltivino costantemente il senso della
diocesi, di cui la parrocchia è come la cellula, pronti sempre, all’invito del
loro pastore, ad unire le proprie forze alle iniziative diocesane.
Nella riunione di ieri abbiamo discusso della
parrocchia.
Ho brevemente ricordato, sulla base del libro
di Bruno Bonomo sul nostro quartiere, Il
quartiere delle Valli - Costruire Roma nel secondo dopoguerra, e della mia personale esperienza, fin all’inizio
degli anni ’60, la storia della nostra parrocchia, le varie sue ere. Costituita
nel 1956, al termine della prima urbanizzazione del quartiere Valli, nella parrocchia prevalse
inizialmente la componente costituita da militari della Marina e dalle loro
famiglie. Giunsero poi, prevalentemente da altre parti di Roma, molte giovani
famiglie e la parrocchia ne divenne presto l’anima. Fu per molto tempo un attivo
centro di promozione culturale e sociale, oltre che religiosa, frequentatissimo
anche da tanti giovani. Nacque in
parrocchia il Comitato di quartiere, per la promozione umana del quartiere. Attività proseguita poi con l’azione sociale e politica per la difesa del pratone e dei pini di via Val Padana. In
questa fase furono protagonisti alcuni viceparroci molto amati, tra i quali don
Nino Miraldi, che abbiamo commemorato alcuni giorni fa. Verso la fine degli
anni ’70, nel clima di contrasto a quelli che venivano considerati eccessi di
vivacità conciliare, le cose
cambiarono. “In Chiesa si viene per
pregare, il resto si fa fuori”, venne detto ai
fedeli. E’ a quell’epoca che il quartiere iniziò a separarsi dalla parrocchia,
durante gli anni ’80. In parrocchia non ebbero più eco le azioni sociali per la
difesa del verde pubblico che animarono il quartiere. Cambiò molta parte del
personale catechistico, alcuni cessarono di frequentare la parrocchia, a volte
emigrando verso altre parrocchie. La metamorfosi verso la parrocchia come è ora
si produsse negli anni ’80, fino ad arrivare, a partire dagli anni ’90, alla
situazione attuale, di sostanziale estraneità della parrocchia al quartiere,
con la parrocchia trasformata in una federazione
di comunità, in una comunità di comunità, in cui quella assolutamente
prevalente non ha sostanzialmente alcun vero legame con il territorio, ma è a
partecipazione elettiva. Attualmente la nostra è sentita nel quartiere come una
parrocchia neocatecumenale, in cui va
solamente chi condivide quella particolare spiritualità e accetta di
assoggettarsi al particolare metodo di ascesi praticato da quel gruppo.
Abbiamo proposto alcune affermazioni sulla parrocchia che trovate di
seguito trascritte e ci siamo chiesti
quali rispondessero all’immagine della nostra parrocchia ideale. Alcuni hanno
indicato nella numero 3 (di San Giovanni Crisostomo) e nella numero 5 (di papa
Francesco) quelle che ritenevamo più vicine alla propria concezione di
parrocchia. Vi è stato chi non ha riconosciuto in nessuna il proprio ideale di parrocchia. Diversi altri hanno detto che si riconoscevano in più di una.
Infine vi è stato chi ha centrato l’attenzione sulla figura del parroco, vedendolo
come il pastore che va per le vie del quartiere alla ricerca del gregge
disperso.
Si è discussa l’idea che la parrocchia sia la comunità delle comunità di chi ci vuole
andare, dovunque abiti. Essa per altro è profondamente divergente dal modello
che troviamo rappresentato nei documenti normativi che riguardano la
parrocchia. La parrocchia è costituita essenzialmente per e da gente che abita
vicino, lo dice l’etimologia della stessa parola, che richiama il concetto di “abitare vicino”. Ciò anche se, per la comunione che vi è tra le parrocchie della diocesi, è senz'altro ammissibile una quota di immigrazione, che però non è sostenibile se viene ad alterare profondamente e stabilmente il rapporto con il quartiere. Le parrocchie sono piantate nei
quartieri, nelle borgate, in ogni comunità di persone che abitano vicine, come
loro anima collettiva. Non sono essenzialmente comunità di elezione,
in cui si sceglie di andare, così come non lo è la
diocesi, di cui le parrocchie sono cellule. Ma, soprattutto, la parrocchia non è una federazione
di comunità, bensì il luogo in cui le diversità si fondono. Non è il
condominio di varie vie o cammini di
spiritualità, in cui ciascuno va per
la sua strada cercando di guadagnarsi uno spazio, a volte a spese degli altri,
e nel migliore dei casi senza dar troppo fastidio agli altri. Concepita così la
parrocchia sarebbe solo un coacervo di gente
che va e gente che viene, senza conoscersi veramente e senza nemmeno volere
farlo, appunto un punto di passaggio, una struttura di servizio, per dirigersi
al gruppo di elezione, rimanendo estranei agli altri e diffidenti nei loro
confronti. Un non luogo come sono gli aeroporti o le stazioni
ferroviarie. L’aver concepito così la parrocchia ha portato alla situazione
attuale, molto seria. La gente del quartiere ha scelto di andare altrove. Al posto di molti di quelli che in
parrocchia dovevano starci come a casa propria è arrivata altra gente da fuori,
in elezione. Essa però non è veramente legata alla parrocchia, in cui non vive realmente, ma ad un certo gruppo che la abita e che ha scelto di frequentare, a volte abbandonando la propria parrocchia di zona. Un gruppo che richiama gente da fuori e che non si rivolge principalmente alla gente del quartiere. Poiché quel gruppo è divenuto, dagli anni 90, predominante in parrocchia, venendo ad assimilarla, è come se la parrocchia avesse perso le sue caratteristiche fondamentali, l'essere fatta da e per la gente che abita in una certa zona e per la fusione delle varie identità particolari, delle diversità umane, prendendo in tal modo congedo dal quartiere.
L’assistente ecclesiastico ci ha poi proposto
alcune riflessioni sul Vangelo della Messa di domenica prossima, anche traendo
spunto dal dibattito che poco prima si era svolto sulla parrocchia. Trovate di
seguito trascritte le letture bibliche della prossima Messa domenicale.
Infine abbiamo provato il canto che, nelle prossime due settimane, proporremo
all’assemblea di imparare nel corso delle Messe domenicali animate dal nostro
gruppo di AC: E sono solo un uomo. Ne
trovate trascritto di seguito il testo, che si trova anche sul libretto
parrocchiale dei canti.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


