giovedì 8 ottobre 2015

Uscire dagli schemi per volersi bene

Uscire dagli schemi  per volersi bene

Dal film Mia Madre, del regista Nanni Moretti, uscito quest’anno:

1 - Giovanni, alla sorella Margherita “Margherita, fai qualcosa di nuovo, di diverso! Rompi almeno un tuo schema!  Uno su duecento! Non riesci ogni tanto a lasciarti andare? Ad essere un po’ leggera? Dai…

2- Vittorio a Margherita, con la quale da qualche giorno non convive più: “A te non importa niente che tua figlia sia stata male. A te importa soltanto che lei non te l’ha detto e tu non te ne sei accorta.”
          Margherita: “Ma che dici?”
Vittorio: “Tu pensi di essere attenta, ma pensi solo a te stessa. Tu non ti accorgi di niente! Non ti accorgi che le persone ti evitano? Ti prendono a piccole dosi perché non sono serene a stare con te. Non ti va mai bene niente, Margherita. Anche sul lavoro, ti rovini sempre tutto e rovini tutto anche agli altri.”
Margherita: “Purtroppo questo è stato sempre il mio modo di lavorare…”
Vittorio: “No, questo è stato sempre il tuo modo di vivere. Tu vivi così e obblighi chi ti vuole bene a vivere così.

3-      Margherita: “Vittorio mi ha detto delle cose tremende su di me.”
         Giovanni (con tono scherzoso): “Come osa?”
Margherita: “Mi ha detto delle cose terribili sui miei rapporti con gli altri… Poi io c’ho pensato, eh… Erano così esatte, così giuste… E anche… su come tratto le persone… Ha ragione.  Eppure è strano, perché nessuno me le ha mai dette?”
Giovanni: “Mmm…”
Margherita: “Me le hai dette?”
Giovanni annuisce.
Margherita: “Come mai non le ho capite? … Va beh…”

 Il regista Nanni Moretti è quasi un mio coetaneo, ha avuto problemi di salute analoghi ai miei, è cresciuto in una Roma dove anch’io mi sono formato e, a un certo punto della vita, in un quartiere che anch’io frequentato. Ho visto tutti i suoi film. Nel tempo, e credo sia accaduto a molti altri, mi sono abituato a considerarlo quasi come il fratello maggiore che non ho mai avuto, essendo io il figlio maggiore della mia famiglia e anche il maggiore dei nipoti dei miei nonni.
  Ho notato che in ogni suo film ha inserito battute molto profonde, che penso rivolte innanzi tutto a lui stesso, ma poi anche alla sua generazione.  Le sentiamo profonde perché parlano con verità di noi stessi. Sopra ne ho trascritte alcune tratte dall’ultimo suo film, Mia Madre, che ho trovato bellissimo, coinvolgente, ma anche duro, perché appunto comunica verità dure.
 “Mi  ha detto cose terribili … Eppure erano così esatte, così giuste”, dice ad un certo punto, in quel film, la regista Margherita, un personaggio che nell’opera appare quasi come una controfigura dello stesso Moretti.
  E’ venuto tra noi mons. Chiavarini, da fuori, e ci ha detto che bisogna volersi bene. Ecco: dall’esterno appariamo, noi più assidui della vita parrocchiale, come persone che non si vogliono bene. E’ terribile per persone che danno così tanta importanza al volersi bene; perché la nostra è la fede dell’agàpe, del volersi bene. Ma è anche così esatto, così giusto. E’ vero: non ci vogliamo bene. E non riusciamo a volercene.
  Noi dell’AC abbiamo del risentimento. Perché? Perché siamo ridotti a un piccolo resto  di anziani e sappiamo che questo è conseguito a una scelta precisa. Sappiamo anche quale spreco è stato. Con l’AC in queste condizioni si è persa tanta occasione di bene, di crescita delle persone. E così rimaniamo imprigionati in questo schema del risentimento, del rancore. Abbiamo sviluppato una mentalità da assediati, e forse anche di esuli, da quando il gruppo, in una parrocchia con tanti locali!, non ha neppure più una propria sede. Ci vogliono assorbire, pensiamo: per rimanere noi stessi dobbiamo chiuderci, fortificarci, rendere corazzata la nostra esperienza associativa. E’ accaduto anche agli antichi israeliti, al tempo dell’egemonia dell’ellenismo.
 Ma anche dall’altra parte è così. Si segue un cammino, un metodo rigoroso di ascesi, e sembra che non si sia capaci di andare oltre  quello. Tutto ciò che non è coerente con quello schema scompare, si perde la capacità di apprezzarlo e anche solo di avvedersene. Si va avanti, si pensa di risplendere della luce dell’agàpe e di avere la stima della gente del quartiere… Ma è veramente così? “Non ti accorgi che le persone ti evitano? Ti prendono a piccole dosi perché non sono serene a stare con te. Non ti va mai bene niente…”  è la battuta del film di Moretti. Non è in fondo questo il vostro problema con il quartiere?, direi a quelli del gruppo maggiore della nostra parrocchia, se potessi veramente, ad  un certo punto, parlare loro, come non mi è mai capitato di poter fare. Anche loro mi sembra che abbiano sviluppato un po’ una mentalità da assediati e che si siano corazzati a difesa. E questo perché pensano che il mondo intorno li voglia assimilare. Ma, in fondo, non è proprio così: il mondo intorno li ignora, semplicemente. Ma loro sembrano, a loro volta, ignorarlo. Accade questo quando ci si concentra troppo su se stessi. “Tu pensi di essere attenta, ma pensi solo a te stessa. Tu non ti accorgi di niente!”, è un'altra battuta del film Mia Madre.
 E’ possibile cambiare? Tornare a volerci bene? Forse. Ma occorre uscire dai nostri schemi, dalle prigioni in cui ci siamo voluti chiudere a difesa.
 “…fai qualcosa di nuovo, di diverso! Rompi almeno un tuo schema! Rompi almeno un tuo schema! Uno su duecento! Non riesci ogni tanto a lasciarti andare? Ad essere un po’ leggera? Dai…”
 Ma qui non si tratta di essere leggeri, ma di riscoprire e praticare stili di vita conformi alle idealità che professiamo. Non è sempre stato facile farlo in religione. Ieri mattina, nella rubrica mattutina  Il pensiero del giorno, ci si stupiva dell’intensità con cui storicamente si  è stati capaci di odiarci tra seguaci di una fede che ha al centro l’agàpe.
  Nell’aprile del ’97 san Karol Wojtyla, durante il suo ministero di nostro padre universale, fece uno storico viaggio in Bosnia, da poco uscita da un atroce conflitto che aveva opposto collettività caratterizzate anche da diverse fedi religiose: cattolici e ortodossi, cristiani e musulmani. Il 13 aprile celebrò messa nello stadio di Sarajevo, la capitale della nazione bosniaca. La sua omelia fu centrata su un versetto della prima lettera di Giovanni: “Abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto” (1 Gv 2,1). La terminò con queste parole, con le quali anch’io termino questo post, invocando dal santo la sua intercessione per renderci capaci, in parrocchia,  di cambiare come è necessario e doveroso:
“Carissimi Fratelli e Sorelle! Quando nel 1994 desideravo intensamente venire qui tra voi, facevo riferimento a un pensiero che s’era rivelato straordinariamente significativo in un momento cruciale della storia europea: «Perdoniamo e domandiamo perdono». Si disse che non era quello il tempo. Forse che quel tempo non è ormai giunto?
  Ritorno oggi dunque a questo pensiero e a queste parole, che voglio qui ripetere, affinché possano discendere nella coscienza di quanti sono uniti dalla dolorosa esperienza della vostra città e della vostra terra, di tutti i popoli e le nazioni dilaniate dalla guerra: «Perdoniamo e domandiamo perdono». Se Cristo deve essere il nostro avvocato presso il Padre, non possiamo non pronunciare queste parole. Non possiamo non intraprendere il difficile, ma necessario pellegrinaggio del perdono, che porta ad una profonda riconciliazione.
 «Offri il perdono, ricevi la pace», ho ricordato nel Messaggio di quest’anno per la Giornata  Mondiale della Pace; ed aggiungevo: «Il perdono, nella sua forma più vera e più alta, è un atto di amore gratuito», come lo fu la riconciliazione offerta da Dio all’uomo mediante la croce e la morte del suo Figlio incarnato, il solo Giusto. Certo, «il perdono, lungi dall’escludere la ricerca della verità, la esige», perché «presupposto essenziale del perdono e della riconciliazione è la giustizia». Ma resta sempre vero che «chiedere e donare perdono è una via profondamente degna dell’uomo».
  Mentre oggi appare chiaramente la luce di questa verità,
  i miei pensieri si rivolgono a te, Madre di Cristo crocifisso e risorto,
 A Te che sei venerata e amata in tanti santuari di questa terra provata.
 Impetra per tutti i credenti il dono di un cuore nuovo!
 Fa’ che il perdono, parola centrale del Vangelo, divenga qui realtà.
 Saldamente aggrappata alla croce di Cristo,
 la Chiesa riunita oggi a Sarajevo Ti chiede questo.
 o Clemente, o Pia,
 Madre di Cristo e Madre nostra,
 o dolce Vergine Maria!
 Amen”.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli