mercoledì 7 ottobre 2015

Riscoprire le feste cristiane

Riscoprire le feste cristiane

  In parrocchia stiamo vivendo una fase di passaggio caratterizzata da un avvicendamento tra parroci, come avviene in genere nella società quando si raggiungono certi limiti di età. Ha cominciato a lavorare da noi mons. Remo Chiavarini, il nuovo parroco che ci  è stato inviato dal vescovo. Alcuni si aspettano cambiamenti, altri li temono. Nessuno è stato preparato a quello che sta accadendo. Questo aumenta i timori, perché, in genere, si ha paura dell’ignoto. Poteva andare diversamente, ma non è stato. Ora però bisogna guardare al futuro, fare progetti. Sotto certi aspetti il  maggior pregio del passato è che, appunto, è passato, è trascorso, e ci si apre al futuro, ai tempi nuovi. Il passato non ci deve dominare. Ne possiamo fare memoria per trarne un insegnamento.
  Nell’immediato bisogna far recuperare fiducia alla gente nella possibilità di una serena convivenza delle diversità nella parrocchia. Il modo in cui si è attuato l’avvicendamento al vertice parrocchiale non ci aiuta. Non si è annunciato in alcun modo l’arrivo del nuovo parroco e non se ne è spiegata la ragione, la quale è molto semplice: come dovunque in società c’è chi, ad un certo punto della vita, lascia ed  altri subentra. Perché si diventa anziani, perché la società e le esigenze mutano. Se anche un Papa ha ritenuto necessario un avvicendamento che non dipendesse dalla fine della sua vita, perché si sentiva troppo anziano e non più in grado di fare ciò che serviva al suo grande popolo di fede, perché in fondo si sentiva uomo di un altro tempo e si stavano prospettando tempi nuovi e nuove pressanti esigenze che richiedevano forze più giovani, quanto più anche ad ogni livello delle nostre collettività di fede dobbiamo convincerci che tutti, nel momento in cui riceviamo un certo mandato, un certo incarico, una qualche responsabilità, dobbiamo essere consapevoli che si tratta di funzioni che avranno un termine, ad un certo punto. E’ una cosa tanto semplice, che corrisponde all’esperienza di tutti: infatti tutti quando iniziano un lavoro sanno che verrà il momento del pensionamento e che, allora, a quel tempo, potranno continuare ad essere utili in altro modo.
  E’ cambiato il prete che presiede la nostra collettività. Può essere l’occasione per riflettere su come siamo, come collettività di fede piantata nel quartiere Valli. E per fare progetti per il futuro, perché viviamo in tempi nuovi e quando ciò accade è più facile gettare lo sguardo avanti.
  In realtà ci conosciamo poco. E il quartiere ci conosce poco. Per conoscerci meglio e per conoscere altra gente bisogna crearne l’occasione. Il tempo giusto è quello delle feste cristiane, innanzi tutto la domenica.
  Il tempo festivo non deve essere solo il tempo dei preti, ma il tempo della collettività di fede. Nei giorni feriali il tempo non c’è, per coloro che lavorano e studiano. La domenica e gli altri festivi, sì. Non ha senso, in un’ottica di fede, sprecarlo poltrendo a letto fino a mezzogiorno. Creiamo occasioni di incontro nei giorni festivi, soprattutto per i più giovani, la mattina, il pomeriggio e la sera. Facciamo festa insieme, incontriamoci. Nei giorni festivi la gente che vive del quartiere esce e in zona non ha punti di incontro. Fa la sua passeggiata al pratone, ma poi, se vuole  fare festa, deve andare altrove. Diamole la possibilità di fare festa in parrocchia e di farla in una prospettiva religiosa.
  Nei progetti a lunga scadenza occorre pensare, in quest’ottica, a lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici parrocchiali, che in molti punti ne hanno urgente bisogno. Dobbiamo creare ambienti accoglienti per incontrare la gente del quartiere. Ma c’è di più da fare: bisogna creare altri grandi spazi per riunire la gente. Rendere fruibili il teatro e progettare qualcosa per i grandi ambienti sotterranei che sono rimasti dopo la realizzazione della nuova chiesa parrocchiale, le cui fondamenta hanno impegnato solo più o meno la metà della vecchia chiesa. Serviranno fondi, sono impegni che richiedono uno sforzo collettivo importante, di massa: serve quindi più gente che si affezioni alla parrocchia.
 Se una persona non vive nel quartiere e ci viene solo perché in parrocchia c’è un qualche gruppo di tendenza a cui aderisce e che ha sede da noi, forse di tutto quello che ho scritto non sente bisogno. Nei festivi se ne sta vicino casa sua. Per uno che vive in zona è diverso.
  Quando Giorgio La Pira, da sindaco di Firenze, inaugurò il nuovo quartiere popolare dell’Isolotto,  invitò i sacerdoti della nuova parrocchia a  fare feste, a fare molto feste. Nella festa ci si incontra lietamente e si acquisisce fiducia negli altri, nella possibilità di una convivenza pacificata con la gente intorno. Questa è anche la dimensione religiosa dell’agàpe, che è importantissima nella nostra fede e che richiama, appunto, l’idea di un convito festoso in cui nessuno sia escluso.
 Ecco, è questa dimensione di festa che mi pare manchi in questi giorni.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli