Riunione del 13-10-15 - Notizie dal Consiglio pastorale
1. Ieri, di nuovo nella sala rossa, si è tenuta la seconda riunione infrasettimanale del gruppo di AC, dopo la sospensione estiva. Abbiamo affrontato i temi della casa e del quartiere, che è la casa della collettività locale. Come consideriamo la nostra casa? un ambiente con finestre sul mondo infinito? Un posto dove si è sempre accolti? Il luogo decisivo della vita, dove di impara a ricevere e a dare amore? Un posto dove si può stare in pace? Il posto dove si può finalmente stare soli, avanti ad uno schermo, e si fanno sempre le stesse cose, con la sensazione però che ci manchi qualcosa o qualcuno? Un posto dove siamo vissuti tra strilli, discussioni continue, lacrime e male parole? Ognuno ha detto la propria, secondo la propria esperienza di vita.
La prossima riunione la dedicheremo alla parrocchia, a come si è sviluppata dalla sua fondazione. Seguiremo la narrazione del libro di Bonomo sul quartiere, che ne tratta, e proporremo i nostri ricordi. Sarà anche l’occasione per fare progetti per il gruppo e per la parrocchia e per capire che possiamo fare in questa delicata fase della nostra collettività religiosa, suggerendo iniziative.
Si è quindi meditato, con l’aiuto dell’assistente, sulle letture bibliche di domenica prossima, 29° del Tempo ordinario: Is 53,10-13; Sal 32; Eb 4,14-16; Mc 10,35-45.
2. Si sono avute notizie del Consiglio pastorale, tenuto ieri, con la partecipazione di molti sacerdoti e di tante altre persone, quasi tutte appartenenti al Cammino neocatecumenale. C’era il presidente del gruppo di AC. Mancavano i rappresentanti di diversi altri gruppi della parrocchia. La sensazione così è stata che il Consiglio pastorale coincida con l’organizzazione neocatecumentale, del resto secondo i passati indirizzi della parrocchia.
Perché mancavano i rappresentanti degli altri gruppi? Sono stati avvisati della riunione? L’impressione è che ci sia stata una carenza in questa attività.
Chi e quanti sono i membri del Consiglio pastorale? Capirlo credo sia un problema. E’ necessario fare chiarezza. Un'organizzazione troppo numerosa è controproducente. E’ stato deliberato, e approvato dal vescovo ausiliare, il regolamento del Consiglio pastorale? A mia memoria non lo si è mai comunicato ai fedeli della parrocchia. E’ in quel regolamento che dovrebbe essere scritto quanti devono essere i membri del Consiglio pastorale, chi ne fa parte di diritto (ad esempio i preti e i diaconi della parrocchia), chi ne deve far parte in rappresentanza dei gruppi, chi deve essere eletto dall’assemblea parrocchiale e quanti membri possono essere nominati dal parroco al di fuori delle categorie prima menzionate. L’impressione è che la designazione di membri da parte del parroco sia stata preponderante e sia caduta in massima parte su persone dell’organizzazione neocatecumenale. Quindi poi la parrocchia è divenuta, nel giro di oltre trent’anni, veramente un po’ come una sorta di parrocchia neocatecumenale, non una parrocchia in cui operano, collegate armoniosamente alle altre componenti, anche le Comunità neocatecumenali. In questo deve vedersi l’origine dei problemi della parrocchia con quartiere, del quale inizialmente era veramente l’anima. Infatti i metodi e la spiritualità molto particolari dei neocatecumenali hanno permeato e caratterizzato la parrocchia finendo per separarla dal quartiere, perché non vanno bene per tutti.
Si è persa memoria di elezioni di membri del Consiglio pastorale da parte dell’assemblea parrocchiale. Eppure lo Statuto dei Consigli pastorali della diocesi, promulgato (=diffuso ufficialmente) dal vescovo il 1 gennaio 1994, le prevede. Penso che, se si fosse votato, dopo un periodo di adeguata preparazione, ciò avrebbe portato in Consiglio pastorale le altre componenti della vita religiosa del quartiere. Ma non lo si è fatto per un tempo lunghissimo.
Il Consiglio pastorale, si legge in quello Statuto, è “l’organo di partecipazione responsabile dei fedeli alla vita e alla missione della parrocchia; esso rappresenta l’intera comunità parrocchiale nell’unità della fede e nella varietà dei suoi carismi e ministeri”. Possiamo dire che l’attuale Consiglio pastorale corrisponda a questo obiettivo, a questa missione?
Dalle Comunità neocatecumenali è venuta la richiesta di continuare. Se ciò vuole dire che le persone che vi fanno parte potranno continuare a riunirsi e praticare la loro spiritualità, sempre però sotto la supervisione dell’apostolo che ci è stato mandato dalla diocesi, perché ogni cosa deve farsi secondo gli indirizzi del vescovo, perché non dovrebbero continuare? Se però si vuole dire che la parrocchia deve continuare ad essere così come è diventata e ora la vediamo, allora no, veramente no!, non si può continuare così. Bisogna dare un taglio netto a tutto ciò che in passato si è fatto di sbagliato. La gente fugge, per la catechesi dei più piccoli, verso altre parrocchie, verso San Frumenzio, dove pure sono insediate Comunità neocatecumenali, e verso il Redentore: questo si sente dire in giro. E ne abbiamo prova dal numero veramente esiguo, rispetto solo a pochi anni fa, dei bimbi iscritti per la preparazione alla Prima Comunione.
Probabilmente non tutti si rendono conto dell’enormità di ciò che è accaduto. Di una parrocchia che non è più in sintonia con il quartiere al quale era stata mandata. Di giovani che non hanno mai potuto avere esperienza, nella nostra parrocchia, di tante cose belle e gioiose in cui quelli della mia generazione sono stati coinvolti. Essi ne sono stati privati, capite?, e hanno dovuto andarsele a cercare altrove, se hanno voluto farle, se i genitori gliene hanno parlato appassionandoli, facendogliene sentire il desiderio. Qui non si tratta di togliere, in qualche caso senz'altro di correggere, ma essenzialmente di aggiungere molto, in modo che si possa essere gente di fede non in un solo modo, secondo un solo metodo e cammino, ma nei tanti bellissimi modi in cui si può esserlo in religione, per poi gioire tutti insieme di tutto questo pluralismo di opzioni che poi si scoprirà essere pur sempre la nostra fede di sempre, così come nella natura, tanto antica, vediamo tanta diversità e novità che però, tutta insieme, compone la bella casa di tutti, con tanti colori, suoni, odori, ed è bello essere sorpresi dal nuovo che ci si presenta, da un fiore o un animale o un panorama mai visti prima.
Bisogna ripartire da zero, nel ricollegare la parrocchia alle Valli.
In questa situazione di emergenza è necessario, a mio parere, che il parroco faccia uso dell’autorità che gli spetta. Ma sarebbe meglio, forse, avere un provvedimento straordinario del vescovo ausiliare. La prima cosa da ristrutturare è il Consiglio pastorale. Secondo lo Statuto dovrebbe durare tre anni. Penso che quello in carica, se così ancora si può dire, sia abbondantemente scaduto. Il Consiglio pastorale va interamente rinnovato. Vi partecipino i sacerdoti, i diaconi, un rappresentante per ogni gruppo organizzato in parrocchia (uno per tutti i neocatecumenali e il presidente di ciascuno degli altri gruppi), un esperto del consiglio affari economici, il coordinatore del centro sociale, e coloro che il parroco incaricherà di coordinare i comitati specifici per ristrutturare ogni attività della parrocchia, a partire dalle varie forme di catechesi. Si programmino le elezioni dei membri elettivi del Consiglio pastorale, determinando il numero di questa componente in modo che sia realmente rappresentativa della comunità parrocchiale, ad esempio nel numero di quindici, non di più per consentire un effettivo dibattito nel Consiglio (in un Consiglio troppo numeroso ciò non può avvenire). E’ opportuno che queste elezioni avvengano dopo un periodo di intensa attività per riportare la gente del quartiere in parrocchia, senza superare la pausa estiva, per non perdere l’efficacia di questo lavoro. Si potrebbe pensare al mese di maggio, periodo di intensa spiritualità per le pratiche mariane.
L’emergenza che a me pare gravissima è quella dei contenuti della catechesi. Qui, l'ho scritto altre volte, non ce la possiamo fare con le nostre forze. L’assimilazione della catechesi parrocchiale a quella neocatecumenale è stata troppo intensa e quella neocatecumenale non va bene per tutti, lo ripeto. Il parroco dovrebbe, a mio parere, richiedere o reclutare collaboratori da fuori che formino d’urgenza, con lezioni qui in parrocchia e tirocini, una nuova generazione di catechisti, secondo gli indirizzi dell’ufficio catechistico della diocesi. E’ assolutamente necessario evitare che chi si accosta alla catechesi in parrocchia sia spinto necessariamente verso le Comunità neocatecumenali: quest’ultima deve essere solo una delle opzioni possibili. Deve essere evidente, e ora non lo è, che la catechesi della parrocchia non coincide con quella neocatecumenale. E’ quindi necessario che tutti i front office, i punti dell’organizzazione parrocchiale di primo contatto con la gente che viene da fuori, siano coordinati da persone che agiscano secondo gli indirizzi del parroco, non di quelle Comunità.
In particolare è necessario curare l’accoglienza dei genitori dei bambini che ci vengono portati per la Prima Comunione. Essi, per almeno dieci anni da quando vengono da noi per quell’esigenza, saranno i nostri più validi collaboratori nel portare la fede ai loro figli. Non dobbiamo perdere nessuno di loro.
In mezzo a questo panorama di notevole gravità, dai giovani neocatecumenali è venuta la più bella e valida proposta, in Consiglio pastorale: quella di realizzare una sala di studio nella grande biblioteca parrocchiale, dove i giovani possano andare per molte ore al giorno, con tanti libri a disposizione. E’ però sorto un problema. La biblioteca è chiusa e il nuovo parroco sembra che non ne abbia la chiave.
Allego di seguito:
-Statuto dei Consiglio parrocchiale della Diocesi di Roma;
-traccia di riflessione sulla casa proposta nella riunione di ieri del gruppo di AC;
-letture bibliche della Messa di domenica prossima
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli



