Messa di insediamento
di mons. Remo Chiavarini, don Remo
Questa sera si è celebrata la Messa con la
liturgia per l’insediamento del nuovo parroco, mons.Remo Chiavarini. Ha
celebrato il vescovo ausiliare del settore Nord, mons. Guerino De Tora, insieme
ai parroci della 9° Prefettura e ad altri preti e diaconi. Ho contato venti
sacerdoti e cinque diaconi. La chiesa era molto affollata. Erano venuti anche
fedeli della parrocchia dell’Addolorata, dove mons. Chiavarini ha prestato
servizio in precedenza.
Il vescovo, prendendo spunto dalle letture bibliche della Messa, ci ha
spiegato chi è il parroco: è il capo e la guida della parrocchia. Egli, fedele
agli ideali religiosi, è colui che serve e che dà la vita per la sua comunità.
Siamo stati invitati ad accogliere mons.
Chiavarini come nostro nuovo pastore.
Mons. De Tora ha ricordato il lungo ministero del precedente parroco,
don Carlo Quieti, il quale, obbediente alle norme canoniche, ha rinunciato al
mandato dopo aver compiuto settantacinque anni.
Un parroco, ha detto il vescovo, presiede all’unità
della parrocchia, tanto importante in tempi di grandi novità come quello che
stiamo vivendo.
Mons. De Tora ci ha invitati a non temere i
cambiamenti. Ci si deve aggiornare, secondo l’imperativo dell’ultimo Concilio
ecumenico, per rispondere alla novità dei tempi, conservano però ciò che di
buono è stato fatto in passato.
Le grandi migrazioni umane, che caratterizzano
la stagione storica in corso, portano gente nuova. Non dobbiamo temerla. A
volte, per sentirci sicuri, tagliamo i panni addosso alla persona e con la
lingua facciamo molto danno agli altri. Dobbiamo saperci aprire alla gente
nuova.
Al termine della Messa mons. Chiavarini, don Remo, come lo chiameremo familiarmente d’ora in poi, ha tenuto
un breve discorso. Ha ricordato che,
quando prestava servizio in una parrocchia vicino a piazza Bologna, c’era un
gruppo di universitari fuori sede che animava la Messa del sabato sera. Tra
loro anche un giovane siriano, musulmano. Ad un certo punto quello studente
disse che doveva tornare in Siria a sposarsi. Non conosceva la fidanzata, gliel’aveva
scelta la famiglia. Andò in Siria, accompagnato da due italiani del gruppo di
universitari che aveva frequentato, e si sposò. I due giovani italiani
tornarono magnificando la moglie, una bellissima donna. Sicuramente, dissero,
se il ragazzo siriano se la fosse scelta lui, non avrebbe trovato una moglie
così bella. Per don Remo è stato un po’ così anche per lui, quando il suo
vescovo, nell’aprile scorso, gli chiese di venire a San Clemente come parroco.
Un matrimonio combinato. Ma si augura di fare un’esperienza simile a quel
ragazzo siriano.
Il nuovo parroco ha ricordato i suoi
precedenti incarichi come viceparroco e parroco. Iniziò la sua missione di prete nella
parrocchia di San Saturnino, che anch’io frequentai da ragazzo quando andavo al
liceo Giulio Cesare. In particolare ha salutato i parrocchiani dell’ultima
parrocchia che ha guidato, l’Addolorata, ricordando che là aveva ben 180
bambini che frequentavano il catechismo per la Prima Comunione e tanti ragazzi
all’oratorio parrocchiale.
Ha salutato i confratelli parroci, confidandoci che con loro è veramente
amico. “Si può essere amici anche tra
preti, sapete!”, ci ha detto scherzosamente.
Che cosa serve alla parrocchia?, ci ha
chiesto. Volersi bene e volere bene al Signore, ha risposto.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli