sabato 17 ottobre 2015

Messa di insediamento di mons. Remo Chiavarini, don Remo

Messa di insediamento di mons.  Remo Chiavarini,  don Remo

 Questa sera si è celebrata la Messa con la liturgia per l’insediamento del nuovo parroco, mons.Remo Chiavarini. Ha celebrato il vescovo ausiliare del settore Nord, mons. Guerino De Tora, insieme ai parroci della 9° Prefettura e ad altri preti e diaconi. Ho contato venti sacerdoti e cinque diaconi. La chiesa era molto affollata. Erano venuti anche fedeli della parrocchia dell’Addolorata, dove mons. Chiavarini ha prestato servizio in precedenza.
  Il vescovo, prendendo spunto dalle letture bibliche della Messa, ci ha spiegato chi è il parroco: è il capo e la guida della parrocchia. Egli, fedele agli ideali religiosi, è colui che serve e che dà la vita per la sua comunità. Siamo stati invitati ad accogliere  mons. Chiavarini come nostro nuovo pastore.
  Mons. De Tora ha ricordato il lungo ministero del precedente parroco, don Carlo Quieti, il quale, obbediente alle norme canoniche, ha rinunciato al mandato dopo aver compiuto settantacinque anni.
 Un parroco, ha detto il vescovo, presiede all’unità della parrocchia, tanto importante in tempi di grandi novità come quello che stiamo vivendo.
 Mons. De Tora ci ha invitati a non temere i cambiamenti. Ci si deve aggiornare, secondo l’imperativo dell’ultimo Concilio ecumenico, per rispondere alla novità dei tempi, conservano però ciò che di buono è stato fatto in passato.
 Le grandi migrazioni umane, che caratterizzano la stagione storica in corso, portano gente nuova. Non dobbiamo temerla. A volte, per sentirci sicuri, tagliamo i panni addosso alla persona e con la lingua facciamo molto danno agli altri. Dobbiamo saperci aprire alla gente nuova.
  Al termine della Messa mons. Chiavarini, don Remo, come lo chiameremo familiarmente d’ora in poi, ha tenuto un  breve discorso. Ha ricordato che, quando prestava servizio in una parrocchia vicino a piazza Bologna, c’era un gruppo di universitari fuori sede che animava la Messa del sabato sera. Tra loro anche un giovane siriano, musulmano. Ad un certo punto quello studente disse che doveva tornare in Siria a sposarsi. Non conosceva la fidanzata, gliel’aveva scelta la famiglia. Andò in Siria, accompagnato da due italiani del gruppo di universitari che aveva frequentato, e si sposò. I due giovani italiani tornarono magnificando la moglie, una bellissima donna. Sicuramente, dissero, se il ragazzo siriano se la fosse scelta lui, non avrebbe trovato una moglie così bella. Per don Remo è stato un po’ così anche per lui, quando il suo vescovo, nell’aprile scorso, gli chiese di venire a San Clemente come parroco. Un matrimonio combinato. Ma si augura di fare un’esperienza simile a quel ragazzo siriano.
 Il nuovo parroco ha ricordato i suoi precedenti incarichi come viceparroco e parroco.  Iniziò la sua missione di prete nella parrocchia di San Saturnino, che anch’io frequentai da ragazzo quando andavo al liceo Giulio Cesare. In particolare ha salutato i parrocchiani dell’ultima parrocchia che ha guidato, l’Addolorata, ricordando che là aveva ben 180 bambini che frequentavano il catechismo per la Prima Comunione e tanti ragazzi all’oratorio parrocchiale.
  Ha salutato i confratelli parroci, confidandoci che con loro è veramente amico. “Si può essere amici anche tra preti, sapete!”, ci ha detto scherzosamente.
 Che cosa serve alla parrocchia?, ci ha chiesto. Volersi bene e volere bene al Signore, ha risposto.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli