Una
visione realistica delle cose
Per sviluppare un’azione sociale efficace è
necessario avere una visione realistica dell’ambiente umano in cui si vuole
influire. Non sempre in religione si riesce ad averla. La grande potenza degli
ideali religiosi può finire per ostacolarla. Eppure nella fede religiosa
occorre tenere uniti Cielo e terra. Cercare l’invisibile nel mondo visibile
senza smarrirsi.
Ci rendiamo conto delle difficoltà che
abbiamo nei rapporti con il quartiere. La tentazione può essere quella di
affrontarli con metodi solo introspettivi, guardando a noi stessi, facendone
essenzialmente una questione morale. Siamo stati cattivi, egoisti, chiusi agli
altri, ed ecco che ci succede. Ma le cose non stanno proprio così.
Il male è anche fuori di noi, nella società in
cui siamo immersi. E ogni sforzo che si è fatto in parrocchia per distaccarsene
è moralmente valido, apprezzabile, anche se socialmente inefficace o poco
efficace. Non è questo il punto.
Una persona ha voluto seguire il metodo
spirituale insegnato da un santo? Bene. Un’altra si è assunta impegni di
perfezionamento molto esigenti in un piccolo gruppo molto coeso di
perfezionandi? Bene anche questo.
Ora, però, noi dobbiamo aggiungere qualcosa a
tutto questo. Senza però disconoscere il bene che è stato fatto.
E dico questo in particolare con riferimento
ai migliori tra noi, ai sacerdoti della parrocchia, la cui vita è stata sempre
esemplare. Sono persone che si sono molto spese per gli altri, per la fede, con
costanza e continuità. Ci hanno ammaestrati e sorretti come da loro ci si
attendeva. Siamo stati piuttosto noi laici ad aver mancato in qualche cosa. Ed
esattamente in ciò che da noi ci si attendeva, l’azione sociale nel grande
mondo intorno alla parrocchia e lo sforzo per capirlo realisticamente.
Ho parlato dell’anima del quartiere Valli che
talvolta si è manifestata e che è una cosa buona. Ma nel quartiere c’è anche il
male, molto male. C’è violenza: tre omicidi negli ultimi dieci anni. C’è la
criminalità organizzata: le rovine del bar Valley,
ex Paranà, nel cuore di via Val Padana stanno a
dimostrarlo. C’è traffico di stupefacenti, c’è gente che si perde. Non sono
cose solo degli ultimi tempi. Risalgono addirittura alle origini dell’urbanizzazione di
questa periferia romana e si sono aggravate negli anni '70. Bisogna renderci conto che, nello sforzo di aprirci al
quartiere, verremo a confrontarci con questo male, a contrastarlo. Farlo
richiede una formazione specifica, rende necessario impratichirsi del Cielo
come della terra. Il quartiere è la terra in cui ci è stato dato di vivere in
questo tempo, uno dei principali ambienti umani in cui possiamo influire. Non
dobbiamo disperare di poterlo cambiare, non lo ha fatto neanche don Miraldi nel
suo disperato Brasile, la fede ci sorregge in questa speranza oltre ogni
disillusione, ma non dobbiamo neanche illuderci che sia come non è e che, una
volta cambiati noi, la via sia in discesa, che cambi anche tutto quello che
vive intorno a noi. Possiamo molto migliorarlo, ma solo con un’azione sociale illuminata dalla fede,
creando relazioni virtuose e agendo con le altre persone di buona volontà.
Questo sì. Ma sarà un lavoro duro. La prima cosa da fare è cercare di capire la
nostra gente meglio di come abbiamo fatto e di avere la passione di farlo.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli