lunedì 28 settembre 2015

Una visione realistica delle cose

Una visione realistica delle cose

  Per sviluppare un’azione sociale efficace è necessario avere una visione realistica dell’ambiente umano in cui si vuole influire. Non sempre in religione si riesce ad averla. La grande potenza degli ideali religiosi può finire per ostacolarla. Eppure nella fede religiosa occorre tenere uniti Cielo e terra. Cercare l’invisibile nel mondo visibile senza smarrirsi.
  Ci rendiamo conto delle difficoltà che abbiamo nei rapporti con il quartiere. La tentazione può essere quella di affrontarli con metodi solo introspettivi, guardando a noi stessi, facendone essenzialmente una questione morale. Siamo stati cattivi, egoisti, chiusi agli altri, ed ecco che  ci succede. Ma le cose non stanno proprio così.
 Il male è anche fuori di noi, nella società in cui siamo immersi. E ogni sforzo che si è fatto in parrocchia per distaccarsene è moralmente valido, apprezzabile, anche se socialmente inefficace o poco efficace. Non  è questo il punto.
  Una persona ha voluto seguire il metodo spirituale insegnato da un santo? Bene. Un’altra si è assunta impegni di perfezionamento molto esigenti in un piccolo gruppo molto coeso di perfezionandi? Bene anche questo.
 Ora, però, noi dobbiamo aggiungere qualcosa a tutto questo. Senza però disconoscere il bene che è stato fatto.
 E dico questo in particolare con riferimento ai migliori tra noi, ai sacerdoti della parrocchia, la cui vita è stata sempre esemplare. Sono persone che si sono molto spese per gli altri, per la fede, con costanza e continuità. Ci hanno ammaestrati e sorretti come da loro ci si attendeva. Siamo stati piuttosto noi laici ad aver mancato in qualche cosa. Ed esattamente in ciò che da noi ci si attendeva, l’azione sociale nel grande mondo intorno alla parrocchia e lo sforzo per capirlo realisticamente.
 Ho parlato dell’anima del quartiere Valli che talvolta si è manifestata e che è una cosa buona. Ma nel quartiere c’è anche il male, molto male. C’è violenza: tre omicidi negli ultimi dieci anni. C’è la criminalità organizzata: le rovine del bar Valley, ex Paranà,  nel cuore di via Val Padana stanno a dimostrarlo. C’è traffico di stupefacenti, c’è gente che si perde. Non sono cose solo degli ultimi tempi. Risalgono addirittura alle origini dell’urbanizzazione di questa periferia romana e si sono aggravate negli anni '70. Bisogna renderci conto che, nello sforzo di aprirci al quartiere, verremo a confrontarci con questo male, a contrastarlo. Farlo richiede una formazione specifica, rende necessario impratichirsi del Cielo come della terra. Il quartiere è la terra in cui ci è stato dato di vivere in questo tempo, uno dei principali ambienti umani in cui possiamo influire. Non dobbiamo disperare di poterlo cambiare, non lo ha fatto neanche don Miraldi nel suo disperato Brasile, la fede ci sorregge in questa speranza oltre ogni disillusione, ma non dobbiamo neanche illuderci che sia come non è e che, una volta cambiati noi, la via sia in discesa, che cambi anche tutto quello che vive intorno a noi. Possiamo molto migliorarlo, ma solo  con un’azione sociale illuminata dalla fede, creando relazioni virtuose e agendo con le altre persone di buona volontà. Questo sì. Ma sarà un lavoro duro. La prima cosa da fare è cercare di capire la nostra gente meglio di come abbiamo fatto e di avere la passione di farlo.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli