venerdì 18 settembre 2015

Un libro sul nostro quartiere

Un libro sul nostro quartiere

  Anni fa fu pubblicato un libro sul nostro quartiere, fatto di storia e di sociologia. L’autore è Bruno Bonomo, il titolo è Il quartiere delle Valli - Costruire Roma nel secondo dopoguerra.  E’ edito dall’editore Franco Angeli, nella collana Semi di storia. L’ultima ristampa è del 2007. Ne ho letto l’anteprima (alcune pagine) su Google libri.  Figura come ancora come acquistabile su IBS e l’ho ordinato.
 Narra di cose che sapevo e di altre  che non sapevo, accadute prima che nascessi o quando ero troppo piccolo per conoscerle, o quando vivevo distrattamente nel quartiere.
 Parla anche della nostra parrocchia, che negli anni ‘60/70, insieme alla locale sezione del PCI, era l’unica agenzia di socializzazione. Nel quartiere non c’erano cinema, né libreria (la situazione non è cambiata). Più avanti si costituì un comitato di quartiere molto attivo.    Si racconta anche della genesi della nostra parrocchia, fin dai tempi quanto era insediata in locali a destinazione commerciale a piazza Capri. Bonomo ricostruisce la realizzazione edilizia del quartiere e la sua composizione sociale. All’inizio la gran parte delle famiglie erano di militari o di impiegati pubblici e si erano trasferite qui da noi provenendo da altre zone di Roma e del Lazio.
  Non c’erano ragioni per cui da altri quartieri si venisse da noi a passeggiare, per cui le Valli rimasero a lungo un microcosmo a sé, una specie di borgata, centrata su via Val Padana.  I residenti attivi lavoravano altrove e tornavano nel quartiere solo la sera: in sostanza il nostro era un quartiere dormitorio.  All’inizio non era attraversato dalle importanti correnti di traffico che ci sono ora: oggi è diventato anche una zona di transito veicolare e di mezzi pubblici, in particolare dopo la realizzazione della stazione Metro a Piazza Conca d’Oro.
  Bonomo ha inserito nel libro molte interviste a gente del quartiere residente dagli inizi. Le parole degli intervistati riflettono bene anche i miei ricordi.
  Un signore, parlando della nostra parrocchia, riferisce che ad un certo punto c’era un gruppo giovani molto numeroso, lui parla di circa 120 persone. Era animato, ricorda, da un giovane prete di tendenze progressiste. I ragazzi di allora facevano in parrocchia tutte le cose che i giovani di allora facevano nelle parrocchie, e che anch’io ho fatto, ma che ai tempi nostri non si fanno più.
  Dei giovani preti dei miei tempi ricordo don Giovanni e don Franco, che poi se ne andò a fare il parroco, mi pare a Ostia. Finché frequentai la parrocchia, prima di trasferirmi nella parrocchia degli Angeli Custodi a fare il lupetto, ricordo veramente molti bambini e molti ragazzi. Quando si faceva cinema nel teatrino (e si era ammessi esibendo un biglietto che ti davano se esibivi il foglietto del catechismo, che attestava che l’avevi frequentato), il locale era pieno zeppo di bambini.
 Mia madre fece a lungo la catechista in parrocchia, reclutando anche altre mamme-catechiste.  Mi raccontava di una situazione corrispondente a quella narrata da quel signore intervistato.
 La situazione credo iniziò a cambiare a cavallo tra gli anni ’70 e ’80.
 Fu allora che, sostanzialmente, si decise di affidare la parrocchia all’organizzazione neocatecumentale, che all’epoca era una grande novità. Ricordo che la mia insegnante di religione del liceo mi parlava entusiasta delle liturgie che si facevano nella parrocchia dei Martiri Canadesi. 
 Negli anni ’80 vissi distrattamente nel quartiere.  Studiavo per i concorsi e mi ero innamorato della mia attuale moglie, che viveva in un’altra zona di Roma. Iniziai a frequentare la sua parrocchia, quella di San Saba all’Aventino. La mia vita religiosa però ruotò intorno a FUCI e Movimento Laureati, ora MEIC.  Poi andai a lavorare fuori Roma e, quando tornai, andai ad abitare a casa di mia moglie. Nel ’91 tornai ad abitare nel quartiere e trovai la situazione attuale. Nella nostra parrocchia fu battezzata la mia secondogenita ed entrambe le mie figlie ebbero l’iniziazione religiosa di primo e di secondo livello. Quando parlo dei problemi che abbiamo con la catechesi non parlo quindi per sentito dire.
  Ai tempi del mio catechismo per la Prima Comunione e la Cresima, che negli anni ’60 si facevano a distanza di pochi giorni, in parrocchia c’era anche un numeroso gruppo dell’AC, ragazzi, giovani e adulti. I ragazzi venivano chiamati aspiranti. C’erano anche agli Angeli Custodi e tra noi scout e loro c’erano un’accesa rivalità: non per questioni importanti, solo erano diversi da noi e allora ci guardavamo in cagnesco e ci facevamo anche un bel po’ di dispetti. Niente di grave.
  Nella nostra  parrocchia l’AC aveva locali dedicati, una piccola biblioteca, se ben ricordo: io ero un bimbetto, passavo davanti alle stanze dell’AC e buttavo un’occhiata dentro.
 Il parroco era don Vincenzo Pezzella, un signore piuttosto autoritario, come forse, in fondo, è condannato ad essere un parroco. A catechismo facevamo sempre confusione, ma sentivamo i suoi passi e ci arrestavamo terrorizzati. Lui però era un burbero buono. Quando leggo nella Genesi che Adamo sente i passi del Signore e teme, ricordo l’esperienza fatta al catechismo con i passi di don Vincenzo che si avvicinavano.
 Come vissi da bambino e da ragazzo la religione nelle parrocchie che frequentai? Serenamente. Non c’era la fissazione del sesso che mi pare che ci sia ora da noi quando si parla ai ragazzi. Di certe cose non si faceva un dramma e tutti noi ragazzi del catechismo crescemmo e le superammo. Essere scout mi piacque molto. Ma mi trovavo bene anche nel contesto parrocchiale degli Angeli Custodi. Ricordo che ci si voleva bene, tra i gruppi che l’animavano. Su tutto vegliavano i padri Caracciolini. Uno di loro, padre Nello, che poi divenne parroco, era l’assistente di noi scout. Così posso dire di aver conosciuto un parroco fin da giovane, da prima che fosse parroco. Mi piaceva seguire le sue Messe, alcuni suoi insegnamenti mi rimasero dentro.
 Perché negli anni ’80, quando tutto iniziò a cambiare da noi, io mi estraniai? Oggi mi dispiace di averlo fatto. Forse il fatto che mia madre fosse inserita in parrocchia ha contribuito a tenermene lontano. I ragazzi sono fatti così. Il passato non può essere cambiato. L’ho scritto diverse volte: è solo nel presente e nel futuro che si può essere diversi.
 IBS mi ha proprio  ora mandato un sms in cui mi si comunica che mi hanno spedito il libro di Bonomo. Quando arriverà forse avrò forse altro da osservare, da ricordare.  
Mario Ardigò - Azione Cattolica  in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli