Un libro sul nostro
quartiere
Anni fa fu pubblicato un libro sul nostro quartiere, fatto di storia e
di sociologia. L’autore è Bruno Bonomo, il titolo è Il quartiere delle Valli - Costruire Roma nel secondo dopoguerra. E’ edito dall’editore Franco Angeli, nella
collana Semi di storia. L’ultima
ristampa è del 2007. Ne ho letto l’anteprima (alcune pagine) su Google libri. Figura come ancora come acquistabile su IBS e
l’ho ordinato.
Narra di cose che sapevo e di altre che non sapevo, accadute prima che nascessi o
quando ero troppo piccolo per conoscerle, o quando vivevo distrattamente nel
quartiere.
Parla anche della nostra parrocchia, che negli
anni ‘60/70, insieme alla locale sezione del PCI, era l’unica agenzia di
socializzazione. Nel quartiere non c’erano cinema, né libreria (la situazione
non è cambiata). Più avanti si costituì un comitato di quartiere molto attivo. Si
racconta anche della genesi della nostra parrocchia, fin dai tempi quanto era
insediata in locali a destinazione commerciale a piazza Capri. Bonomo
ricostruisce la realizzazione edilizia del quartiere e la sua composizione sociale.
All’inizio la gran parte delle famiglie erano di militari o di impiegati
pubblici e si erano trasferite qui da noi provenendo da altre zone di Roma e
del Lazio.
Non c’erano ragioni per cui da altri quartieri si venisse da noi a
passeggiare, per cui le Valli rimasero a lungo un microcosmo a sé, una specie
di borgata, centrata su via Val Padana. I
residenti attivi lavoravano altrove e tornavano nel quartiere solo la sera: in
sostanza il nostro era un quartiere dormitorio. All’inizio non era attraversato dalle
importanti correnti di traffico che ci sono ora: oggi è diventato anche una
zona di transito veicolare e di mezzi pubblici, in particolare dopo la
realizzazione della stazione Metro a Piazza Conca d’Oro.
Bonomo ha inserito nel libro molte interviste a gente del quartiere
residente dagli inizi. Le parole degli intervistati riflettono bene anche i
miei ricordi.
Un signore, parlando della nostra parrocchia, riferisce che ad un certo
punto c’era un gruppo giovani molto numeroso, lui parla di circa 120 persone.
Era animato, ricorda, da un giovane prete di tendenze progressiste. I ragazzi di allora
facevano in parrocchia tutte le cose che i giovani di allora facevano nelle
parrocchie, e che anch’io ho fatto, ma che ai tempi nostri non si fanno più.
Dei giovani preti dei miei tempi ricordo don Giovanni e don Franco, che
poi se ne andò a fare il parroco, mi pare a Ostia. Finché frequentai la
parrocchia, prima di trasferirmi nella parrocchia degli Angeli Custodi a fare
il lupetto, ricordo veramente molti
bambini e molti ragazzi. Quando si faceva cinema nel teatrino (e si era ammessi
esibendo un biglietto che ti davano se esibivi il foglietto del catechismo, che
attestava che l’avevi frequentato), il locale era pieno zeppo di bambini.
Mia madre fece a lungo la catechista in
parrocchia, reclutando anche altre mamme-catechiste.
Mi raccontava di una situazione
corrispondente a quella narrata da quel signore intervistato.
La situazione credo iniziò a cambiare a
cavallo tra gli anni ’70 e ’80.
Fu allora che, sostanzialmente, si decise di
affidare la parrocchia all’organizzazione neocatecumentale, che all’epoca era
una grande novità. Ricordo che la mia insegnante di religione del liceo mi
parlava entusiasta delle liturgie che si facevano nella parrocchia dei Martiri
Canadesi.
Negli anni ’80 vissi distrattamente nel
quartiere. Studiavo per i concorsi e mi
ero innamorato della mia attuale moglie, che viveva in un’altra zona di Roma.
Iniziai a frequentare la sua parrocchia, quella di San Saba all’Aventino. La mia
vita religiosa però ruotò intorno a FUCI e Movimento Laureati, ora MEIC. Poi andai a lavorare fuori Roma e, quando
tornai, andai ad abitare a casa di mia moglie. Nel ’91 tornai ad abitare nel
quartiere e trovai la situazione attuale. Nella nostra parrocchia fu battezzata
la mia secondogenita ed entrambe le mie figlie ebbero l’iniziazione religiosa
di primo e di secondo livello. Quando parlo dei problemi che abbiamo con la
catechesi non parlo quindi per sentito dire.
Ai tempi del mio catechismo per la Prima Comunione e la Cresima, che negli
anni ’60 si facevano a distanza di pochi giorni, in parrocchia c’era anche un
numeroso gruppo dell’AC, ragazzi, giovani e adulti. I ragazzi venivano chiamati
aspiranti. C’erano anche agli Angeli
Custodi e tra noi scout e loro c’erano un’accesa rivalità: non per questioni
importanti, solo erano diversi da noi e allora ci guardavamo in cagnesco e ci
facevamo anche un bel po’ di dispetti. Niente di grave.
Nella nostra parrocchia l’AC
aveva locali dedicati, una piccola biblioteca, se ben ricordo: io ero un
bimbetto, passavo davanti alle stanze dell’AC e buttavo un’occhiata dentro.
Il parroco era don Vincenzo Pezzella, un
signore piuttosto autoritario, come forse, in fondo, è condannato ad essere un
parroco. A catechismo facevamo sempre confusione, ma sentivamo i suoi passi e
ci arrestavamo terrorizzati. Lui però era un burbero buono. Quando leggo nella
Genesi che Adamo sente i passi del Signore
e teme, ricordo l’esperienza fatta al catechismo con i passi di don
Vincenzo che si avvicinavano.
Come vissi da bambino e da ragazzo la
religione nelle parrocchie che frequentai? Serenamente. Non c’era la fissazione
del sesso che mi pare che ci sia ora da noi quando si parla ai ragazzi. Di
certe cose non si faceva un dramma e tutti noi ragazzi del catechismo crescemmo
e le superammo. Essere scout mi piacque molto. Ma mi trovavo bene anche nel
contesto parrocchiale degli Angeli Custodi. Ricordo che ci si voleva bene, tra
i gruppi che l’animavano. Su tutto vegliavano i padri Caracciolini. Uno di
loro, padre Nello, che poi divenne parroco, era l’assistente di noi scout. Così
posso dire di aver conosciuto un parroco fin da giovane, da prima che fosse
parroco. Mi piaceva seguire le sue Messe, alcuni suoi insegnamenti mi rimasero
dentro.
Perché negli anni ’80, quando tutto iniziò a
cambiare da noi, io mi estraniai? Oggi mi dispiace di averlo fatto. Forse il
fatto che mia madre fosse inserita in parrocchia ha contribuito a tenermene
lontano. I ragazzi sono fatti così. Il passato non può essere cambiato. L’ho
scritto diverse volte: è solo nel presente e nel futuro che si può essere
diversi.
IBS mi ha proprio ora mandato un sms in cui mi si comunica che
mi hanno spedito il libro di Bonomo. Quando arriverà forse avrò forse altro da
osservare, da ricordare.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli