Mondo grande, piccolo
e piccolissimo
Lo scrittore emiliano Giovannino Guareschi, che creò i personaggi del
parroco don Camillo e del sindaco Peppone, chiamava Mondo piccolo l’ambiente
umano in cui collocava i suoi racconti. Un piccolo paese di provincia, abitato
da contadini, artigiani e proprietari terrieri e attraversato da molte
passioni, travagliato da rancori,odi e violenza, ma animato anche da forti
buoni sentimenti. Un contesto molto idealizzato, non realmente corrispondente a
quello dell’Emilia degli anni ’50-’60, che costituisce lo scenario delle
narrazioni di Guareschi. La morale dello scrittore era che ci fosse sempre
qualcosa di comune tra la gente che consentiva, alla fine, la coesistenza
pacifica o rappacificata dopo ogni battaglia. Guareschi si occupava, nel suo Mondo piccolo, anche di questioni
minute, come ad esempio un amore contrastato tra giovani e l’infedeltà
coniugale, ma nei suoi racconti passava anche la grande storia, c’erano le
battaglie elettorali, con tutti i partiti che all’epoca erano in lizza, e, più
in generale, la realtà del mondo diviso tra economie di mercato ed economie
socialiste. Quindi, leggendo Guareschi, si era spinti a farsi un’opinione su
tutto, ad approfondire le piccole e le grandi questioni sociali. Spesso in
religione non ne siamo più capaci.
Ecco allora che l’impegno di fede diventa tutto rivolto al micromondo
delle nostre relazioni interpersonali più vicine e alla propria condotta
spicciola: la persona che in un certo momento amiamo, i genitori, il coniuge, i figli, quanti figli
e a che età e come, come facciamo all’amore
e con chi, se siamo fedeli in amore, la fedeltà, costanza e coerenza nel
piccolo gruppo che in religione frequentiamo più spesso e nel quale siamo
inseriti al modo di una famiglia allargata. La religione diventa così un
contenitore che protegge amorevolmente tutto ciò, ovattando i rumori che
vengono dall’esterno. Il micromondo, in fondo, ci basta e avanza. Del resto ci
impegna molto. Attenti al particolare, occupati in un lavoro di limatura e
rifinitura, non siamo mai soddisfatti dei risultati. Il perfezionamento è molto
impegnativo: seguiamo allora metodi, discipline, cammini, guide spirituali,
maestri, catechisti e via dicendo. Tutto però centrato su questa minima
dimensione interpersonale. Il mondo cambia intorno a noi, ma noi non ne abbiamo
reale consapevolezza e, anzi, temiamo questo processo, che potrebbe spiazzarci,
cambiare le coordinate del nostro Mondo
Piccolo, ma veramente piccolo. Che
tutto cambi, ma non il nostro micromondo!
Poi arriva un documento scritto dal nostro
vescovo e padre universale come l’enciclica Laudato
si’, dove ci viene spiegato che, se i popoli della Terra vogliono
sopravvivere, devono cambiare il loro modello di sviluppo su scala planetarie,
e velocemente, e che questo è un impegno
molto importante anche per la gente di fede. Esso ha una valenza religiosa.
Sarà anche su questo che verremo giudicati. Ma noi siamo impreparati. Su queste
cose non sappiamo più ragionare. Non abbiamo più le basi per farlo e certe cose
non si improvvisano. Eppure non è sempre stato così.
Se leggiamo un testo scritto negli anni ’30
come Umanesimo integrale, del
filosofo francese Jaques Maritain, che pose le basi culturali per l’impegno
della nostra gente di fede nella costruzione della nostra nuova Europa, dopo la
disfatta dei totalitarismi fascisti, vi troviamo la ricerca di comprensione del
grande mondo, della grande storia, che prima o poi finiscono per abbattersi
anche su tutti gli altri mondi, piccoli e piccolissimi, che stanno sotto, e la
ricerca di soluzioni per progettare il futuro. In quel testo Maritain tratta
anche di religione e di religiosità. Prende atto del superamento del modo medievale di essere collettività di
fede. Ragionamenti analoghi fa il filosofo tedesco Guardini, citato nella Laudato si’.
Tra il grande mondo e il piccolissimo nostro mondo interpersonale c’è, o
ci dovrebbe essere, il Mondo piccolo,
in cui le grandi questioni della storia sono affrontate anche nella nostra vita
di tutti i giorni, anche ad esempio, in
parrocchia, come accadeva nel paese immaginario presentato da Guareschi nei
suoi racconti. Nel quartiere Valli la
parrocchia è attualmente uno dei pochi spazi sociali dove si può farlo con
continuità e a contatto con la grande cultura. Abbiamo una biblioteca, abbiamo
la possibilità di reclutare esperti per spiegarci le cose e abbiamo anche spazi
per far venire la gente ad ascoltare e discutere. Abbiamo sfruttato negli anni
passati questa opportunità? A mia memoria non lo abbiamo fatto. Non abbiamo
fatto cultura popolare. Ci siamo prevalentemente occupati di costruire e
proteggere micro mondi. E questa può essere una delle ragioni della evidente separatezza
della parrocchia dal quartiere in cui è costituita come segno e strumento di
fede. A certi temi la gente da noi non si appassiona? Non è vero. Perché
il nostro è il quartiere che, in una
grande battaglia di popolo, ideale e politica, è riuscito a salvare il Pratone dall’assalto dell’edilizia
intensiva; il nostro è il popolo che passeggia beato nel parco che con la sua
azione politica ha saputo conquistarsi! Ecco che poi, dopo essersi occupati di
cose più grandi, anche le cose piccole hanno un loro posto: gli anziani hanno
il loro posto per passare il tempo insieme, i bambini il loro posto per
giocare, gli sportivi per allenarsi e via dicendo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli