mercoledì 16 settembre 2015

Mondo grande, piccolo e piccolissimo

Mondo grande, piccolo e piccolissimo

  Lo scrittore emiliano Giovannino Guareschi, che creò i personaggi del parroco don Camillo e del sindaco Peppone, chiamava Mondo  piccolo l’ambiente umano in cui collocava i suoi racconti. Un piccolo paese di provincia, abitato da contadini, artigiani e proprietari terrieri e attraversato da molte passioni, travagliato da rancori,odi e violenza, ma animato anche da forti buoni sentimenti. Un contesto molto idealizzato, non realmente corrispondente a quello dell’Emilia degli anni ’50-’60, che costituisce lo scenario delle narrazioni di Guareschi. La morale dello scrittore era che ci fosse sempre qualcosa di comune tra la gente che consentiva, alla fine, la coesistenza pacifica o rappacificata dopo ogni battaglia. Guareschi si occupava, nel suo Mondo piccolo, anche di questioni minute, come ad esempio un amore contrastato tra giovani e l’infedeltà coniugale, ma nei suoi racconti passava anche la grande storia, c’erano le battaglie elettorali, con tutti i partiti che all’epoca erano in lizza, e, più in generale, la realtà del mondo diviso tra economie di mercato ed economie socialiste. Quindi, leggendo Guareschi, si era spinti a farsi un’opinione su tutto, ad approfondire le piccole e le grandi questioni sociali. Spesso in religione non ne siamo più capaci.
  Ecco allora che l’impegno di fede diventa tutto rivolto al micromondo delle nostre relazioni interpersonali più vicine e alla propria condotta spicciola: la persona che in un certo momento amiamo,  i genitori, il coniuge, i figli, quanti figli e a che età e come,  come facciamo all’amore e con chi, se siamo fedeli in amore, la fedeltà, costanza e coerenza nel piccolo gruppo che in religione frequentiamo più spesso e nel quale siamo inseriti al modo di una famiglia allargata. La religione diventa così un contenitore che protegge amorevolmente tutto ciò, ovattando i rumori che vengono dall’esterno. Il micromondo, in fondo, ci basta e avanza. Del resto ci impegna molto. Attenti al particolare, occupati in un lavoro di limatura e rifinitura, non siamo mai soddisfatti dei risultati. Il perfezionamento è molto impegnativo: seguiamo allora metodi, discipline, cammini, guide spirituali, maestri, catechisti e via dicendo. Tutto però centrato su questa minima dimensione interpersonale. Il mondo cambia intorno a noi, ma noi non ne abbiamo reale consapevolezza e, anzi, temiamo questo processo, che potrebbe spiazzarci, cambiare le coordinate del nostro Mondo Piccolo, ma veramente piccolo. Che tutto cambi, ma non il nostro micromondo!
 Poi arriva un documento scritto dal nostro vescovo e padre universale come l’enciclica Laudato si’, dove ci viene spiegato che, se i popoli della Terra vogliono sopravvivere, devono cambiare il loro modello di sviluppo su scala planetarie, e velocemente,  e che questo è un impegno molto importante anche per la gente di fede. Esso ha una valenza religiosa. Sarà anche su questo che verremo giudicati. Ma noi siamo impreparati. Su queste cose non sappiamo più ragionare. Non abbiamo più le basi per farlo e certe cose non si improvvisano. Eppure non è sempre stato così.
 Se leggiamo un testo scritto negli anni ’30 come Umanesimo integrale, del filosofo francese Jaques Maritain, che pose le basi culturali per l’impegno della nostra gente di fede nella costruzione della nostra nuova Europa, dopo la disfatta dei totalitarismi fascisti, vi troviamo la ricerca di comprensione del grande mondo, della grande storia, che prima o poi finiscono per abbattersi anche su tutti gli altri mondi, piccoli e piccolissimi, che stanno sotto, e la ricerca di soluzioni per progettare il futuro. In quel testo Maritain tratta anche di religione e di religiosità. Prende atto del superamento del  modo medievale di essere collettività di fede. Ragionamenti analoghi fa il filosofo tedesco Guardini, citato nella Laudato si’.
  Tra il grande mondo e il piccolissimo nostro mondo interpersonale c’è, o ci dovrebbe essere, il Mondo piccolo, in cui le grandi questioni della storia sono affrontate anche nella nostra vita di tutti i giorni, anche  ad esempio, in parrocchia, come accadeva nel paese immaginario presentato da Guareschi nei suoi racconti.  Nel quartiere Valli la parrocchia è attualmente uno dei pochi spazi sociali dove si può farlo con continuità e a contatto con la grande cultura. Abbiamo una biblioteca, abbiamo la possibilità di reclutare esperti per spiegarci le cose e abbiamo anche spazi per far venire la gente ad ascoltare e discutere. Abbiamo sfruttato negli anni passati questa opportunità? A mia memoria non lo abbiamo fatto. Non abbiamo fatto cultura popolare. Ci siamo prevalentemente occupati di costruire e proteggere micro mondi. E questa può essere una delle ragioni della evidente separatezza della parrocchia dal quartiere in cui è costituita come segno e strumento di fede. A certi temi la gente da noi non si appassiona? Non è vero. Perché il  nostro è il quartiere che, in una grande battaglia di popolo, ideale e politica, è riuscito a salvare il Pratone dall’assalto dell’edilizia intensiva; il nostro è il popolo che passeggia beato nel parco che con la sua azione politica ha saputo conquistarsi! Ecco che poi, dopo essersi occupati di cose più grandi, anche le cose piccole hanno un loro posto: gli anziani hanno il loro posto per passare il tempo insieme, i bambini il loro posto per giocare, gli sportivi per allenarsi e via dicendo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli