Aprirsi agli altri,
accogliere gli altri, dialogare con altri
Se arrivassimo a convincerci che la parrocchia non può e non deve ruotare solo o prevalentemente intorno al gruppo molto
coeso e impegnato di circa duecento persone, la fraternità neocatecumenale con
i suoi riti e costumanze particolari, che l’abita da circa trent’anni e che finora
ha improntato di sé quasi ogni nostra attività collettiva, allora bisognerebbe cambiare profondamente
molte cose.
L’attività parrocchiale è fatta di:
-liturgia;
-formazione religiosa (di primo e
secondo livello, permanente per gli adulti, per il matrimonio, per la vita
famigliare, per l’iniziazione al
sacerdozio e alla vita religiosa, per i malati gravi, per la vita degli anziani);
-spiritualità (gruppi di
preghiera e di perfezionamento religioso)
-cultura;
-attività caritative.
I settori dove la nostra parrocchia è
particolarmente carente sono quelli della formazione religiosa
(complessivamente, ma forse meno per quella di primo livello) e dell’attività
culturale. Sul primo ho scritto molto e non sto a ripetermi. Occorre istituire
un servizio di formazione religiosa in linea con gli indirizzi dell’Ufficio
catechistico della diocesi e distinto dall’iniziazione al Cammino
Neocatecumenale. Quanto al secondo, esso è inesistente.
Una parrocchia deve fare cultura? Certo, è
così che ci si apre agli altri e si creano le condizioni per veicolare il messaggio
religioso.
Mancano spazi e mancano persone. Ma
soprattutto non ci si è dedicati.
Bisogna individuare luoghi dove incontrare gli
altri e persone in grado di catalizzare i dialogo. Bisogna fare un programma.
Sfruttando a pieno anche le potenzialità che oggi ci sono offerte dalle reti
WEB.
Ai tempi della mia infanzia era attivo il
teatrino che si trova vicino all’ufficio parrocchiale. Lì si facevano
conferenze di argomento religioso e si faceva cinema. E’ uno spazio che può
contenere, credo un centinaio di persone. Ma è praticamente in disuso. Lo si
utilizza saltuariamente per la pesca di beneficienza. Bisognerebbe metterlo a norma.
Creare, in particolare, uscite di sicurezza e via dicendo. Si potrebbe dare
incarico a un geometra per fare uno studio preliminare.
L’altro ambiente più grande che abbiamo a
disposizione mi pare sia la sala rossa, che
contiene una trentina di persone. Per iniziare potrebbe andare bene.
Poi ci sono diverse aule più piccole (ai tempi
della mia infanzia ci si faceva anche scuola materna, con una mensa per i bambini).
Attualmente sono utilizzate parzialmente per il catechismo e poi per le
riunioni serali delle comunità neocatecumenali (per le quali hanno attrezzatura
particolare: tappeti e tronetti secondo il rito seguito da quella gente).
Infine ci sono spazi molto, molto più grandi,
ma totalmente da ristrutturare.
Quando si individuò il luogo dove costruire l’attuale
parrocchia, non si costruì subito la chiesa parrocchiale. Si iniziò dagli gli
edifici che oggi costituiscono il teatrino e la canonica e da un grande locale
sotterraneo, realizzato secondo l’architettura dei cinematografi, dove, fino alla
costruzione dell’attuale chiesa parrocchiale, si celebrarono le liturgie. Era
un ambiente molto più grande dell’attuale chiesa parrocchiale, con diverse
cappelle laterali. Una parte di questo
locale probabilmente è stata occupata dalle fondamenta dell’attuale chiesa
parrocchiale, ma una gran parte mi pare
sia vuota. Lo si può intravvedere dal
lato del perimetro parrocchiale su via Valle Martello. E’ ancora lo spazio
pubblico coperto più vasto del quartiere, credo. Si potrebbe pensare, in
prospettiva, a una sua ristrutturazione proprio per le attività culturali della
parrocchia.
Una volta che si ragioni non più sulla base di un numero di circa
trecento utenti fissi (neocatecumenali e tutti gli altri), ma
di migliaia di persone che potrebbero essere attirate dalle attività
parrocchiali (il nostro è un quartiere popoloso), bisogna pensare in grande. Il
popolo del quartiere si è mostrato molto recettivo e pronto all’impegno nell’interesse
pubblico, quanto si è trattato di
difendere il Pratone.
Sugli spazi la situazione è quella che ho
sintetizzato. Sulle persone il discorso è tutto da avviare.
Il lavoro più urgente è quello relativo alla formazione religiosa. Tra
poco inizieranno le attività catechistiche per i più giovani. La formazione
catechistica va completamente ristrutturata. Probabilmente occorrerebbe
istituire una commissione che, sotto la guida di esperti inviati dall’Ufficio
catechistico della diocesi, tracci le nuove linee guida e gli obiettivi per le
varie età. Il problema è meno grave per la formazione di primo livello,
gravissimo per quella per la Cresima. Se
proponiamo agli adolescenti i metodi e il rito neocatecumenali operiamo una
dura selezione. E non voglio qui girare ulteriormente il coltello nella piaga.
Soprattutto: la formazione religiosa, a qualsiasi livello, deve rimanere
saldamente sotto la supervisione del parroco. Non sono mai stato d’accordo con
la catechesi per i ragazzi che si fa inviandoli nelle famiglie neocatecumenali.
Le mie figlie non ce le ho mandate. Il modello di vita proposto in quelle
famiglie non va bene per tutti, non è obbligatorio per tutti, non deve essere
proposto come obbligatorio per tutti.
Per quanto riguarda le attività culturali, penso che anche in questo
campo si potrebbe istituire una commissione con vari compiti: reclutamento,
creazione di gruppi di contatto per i vari ambienti, programmazione di
attività. Si parte da zero.
Il principale gruppo di contatto di cui
abbiamo bisogno dovrebbe essere costituito da trentenni / quarantenni che
possano poi coinvolgere gente della medesima età: su questa base poi
probabilmente si riuscirebbe a coinvolgere i ventenni che ci servono per
avviare attività per gli adolescenti e i giovani adulti che vadano oltre la
semplice catechesi. Ci vogliono ventenni per star dietro a teen ager e ventenni. E’ una
questione di resistenza fisica. Ho fatto lo scout e lo so bene.
E’ molto importante che tutto ciò che si crea
di nuovo sia ben distinto da tutte le sigle
che operano nella parrocchia. Non vi è alcun diritto di costituire regni
o repubbliche autonome nella
parrocchia. La parrocchia non è una federazione (precaria) di sigle. Occorre
costruire un’organizzazione che sia parrocchiale e basta.
Quale il ruolo del parroco in tutto questo? Per quanto abbia frequentato
preti, monaci e frati fin da bambino, non
li conosco abbastanza bene da dare consigli a un parroco su come essere parroco. Sento che c’è
qualcosa di molto importante che mi sfugge sempre.
Posso dire questo: c’è necessità di un direttore di orchestra sinfonica,
che colga, con orecchio molto fine, i suoni del lavoro comune e corregga le
stonature. Si interpreta in molti insieme uno spartito musicale: lo si può fare
in diversi modi e il risultato di solito viene attribuito non ai singoli
suonatori, ma al direttore dell’orchestra. Che però è uno che non suona. C’è
questo miracolo, che insomma da un lavoro che è puramente interiore, nell’anima
e mente del musicista che dirige il lavoro comune, senza parteciparvi che con
questo, venga l’apporto determinante per
fare di tante anime un’anima sola, rendendo possibile la sinfonia.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa -
Roma, Monte Sacro, Valli