giovedì 17 settembre 2015

Aprirsi agli altri, accogliere gli altri, dialogare con altri

Aprirsi agli altri, accogliere gli altri, dialogare con altri

  Se arrivassimo a convincerci che la parrocchia non può  e non deve ruotare solo o prevalentemente  intorno al gruppo molto coeso e impegnato di circa duecento persone, la fraternità neocatecumenale con i suoi riti e costumanze particolari, che l’abita da circa trent’anni e che finora ha improntato di sé quasi ogni nostra attività collettiva,  allora bisognerebbe cambiare profondamente molte cose.
 L’attività parrocchiale è fatta di:
-liturgia;
-formazione religiosa (di primo e secondo livello, permanente per gli adulti, per il matrimonio, per la vita famigliare,  per l’iniziazione al sacerdozio e alla vita religiosa, per i malati gravi, per la vita degli anziani);
-spiritualità (gruppi di preghiera e di perfezionamento religioso)
-cultura;
-attività caritative.
 I settori dove la nostra parrocchia è particolarmente carente sono quelli della formazione religiosa (complessivamente, ma forse meno per quella di primo livello) e dell’attività culturale. Sul primo ho scritto molto e non sto a ripetermi. Occorre istituire un servizio di formazione religiosa in linea con gli indirizzi dell’Ufficio catechistico della diocesi e distinto dall’iniziazione al Cammino Neocatecumenale. Quanto al secondo, esso è inesistente.
 Una parrocchia deve fare cultura? Certo, è così che ci si apre agli altri e si creano le condizioni per veicolare il messaggio religioso.
 Mancano spazi e mancano persone. Ma soprattutto non  ci si è dedicati.
 Bisogna individuare luoghi dove incontrare gli altri e persone in grado di catalizzare i dialogo. Bisogna fare un programma. Sfruttando a pieno anche le potenzialità che oggi ci sono offerte dalle reti WEB.
 Ai tempi della mia infanzia era attivo il teatrino che si trova vicino all’ufficio parrocchiale. Lì si facevano conferenze di argomento religioso e si faceva cinema. E’ uno spazio che può contenere, credo un centinaio di persone. Ma è praticamente in disuso. Lo si utilizza saltuariamente per la pesca di beneficienza. Bisognerebbe metterlo a norma. Creare, in particolare, uscite di sicurezza e via dicendo. Si potrebbe dare incarico a un geometra per fare uno studio preliminare.
 L’altro ambiente più grande che abbiamo a disposizione mi pare sia la sala rossa, che contiene una trentina di persone. Per iniziare potrebbe andare bene.
 Poi ci sono diverse aule più piccole (ai tempi della mia infanzia ci si faceva anche scuola materna, con una mensa per i bambini). Attualmente sono utilizzate parzialmente per il catechismo e poi per le riunioni serali delle comunità neocatecumenali (per le quali hanno attrezzatura particolare: tappeti e tronetti secondo il rito seguito da quella gente).
 Infine ci sono spazi molto, molto più grandi, ma totalmente da ristrutturare.
 Quando si individuò il luogo dove costruire l’attuale parrocchia, non si costruì subito la chiesa parrocchiale. Si iniziò dagli gli edifici che oggi costituiscono il teatrino e la canonica e da un grande locale sotterraneo, realizzato secondo l’architettura dei cinematografi, dove, fino alla costruzione dell’attuale chiesa parrocchiale, si celebrarono le liturgie. Era un ambiente molto più grande dell’attuale chiesa parrocchiale, con diverse cappelle laterali.  Una parte di questo locale probabilmente è stata occupata dalle fondamenta dell’attuale chiesa parrocchiale, ma  una gran parte mi pare sia vuota.  Lo si può intravvedere dal lato del perimetro parrocchiale su via Valle Martello. E’ ancora lo spazio pubblico coperto più vasto del quartiere, credo. Si potrebbe pensare, in prospettiva, a una sua ristrutturazione proprio per le attività culturali della parrocchia.
  Una volta che si ragioni non più sulla base di un numero di circa trecento utenti  fissi (neocatecumenali e tutti gli altri), ma di migliaia di persone che potrebbero essere attirate dalle attività parrocchiali (il nostro è un quartiere popoloso), bisogna pensare in grande. Il popolo del quartiere si è mostrato molto recettivo e pronto all’impegno nell’interesse pubblico, quanto si  è trattato di difendere il Pratone.
 Sugli spazi la situazione è quella che ho sintetizzato. Sulle persone il discorso è tutto da avviare.
  Il lavoro più urgente è quello relativo alla formazione religiosa. Tra poco inizieranno le attività catechistiche per i più giovani. La formazione catechistica va completamente ristrutturata. Probabilmente occorrerebbe istituire una commissione che, sotto la guida di esperti inviati dall’Ufficio catechistico della diocesi, tracci le nuove linee guida e gli obiettivi per le varie età. Il problema è meno grave per la formazione di primo livello, gravissimo per quella per la Cresima.  Se proponiamo agli adolescenti i metodi e il rito neocatecumenali operiamo una dura selezione. E non voglio qui girare ulteriormente il coltello nella piaga. Soprattutto: la formazione religiosa, a qualsiasi livello, deve rimanere saldamente sotto la supervisione del parroco. Non sono mai stato d’accordo con la catechesi per i ragazzi che si fa inviandoli nelle famiglie neocatecumenali. Le mie figlie non ce le ho mandate. Il modello di vita proposto in quelle famiglie non va bene per tutti, non è obbligatorio per tutti, non deve essere proposto come obbligatorio per tutti.
  Per quanto riguarda le attività culturali, penso che anche in questo campo si potrebbe istituire una commissione con vari compiti: reclutamento, creazione di gruppi di contatto per i vari ambienti, programmazione di attività. Si parte da zero.
 Il principale gruppo di contatto di cui abbiamo bisogno dovrebbe essere costituito da trentenni / quarantenni che possano poi coinvolgere gente della medesima età: su questa base poi probabilmente si riuscirebbe a coinvolgere i ventenni che ci servono per avviare attività per gli adolescenti e i giovani adulti che vadano oltre la semplice catechesi. Ci vogliono ventenni per star dietro a teen ager  e ventenni. E’ una questione di resistenza fisica. Ho fatto lo scout e lo so bene.
 E’ molto importante che tutto ciò che si crea di nuovo sia ben distinto da tutte le sigle che operano nella parrocchia. Non vi è alcun diritto di costituire regni   o repubbliche  autonome nella parrocchia. La parrocchia non è una federazione (precaria) di sigle. Occorre costruire un’organizzazione che sia parrocchiale e basta.
 Quale il ruolo del parroco  in tutto questo? Per quanto abbia frequentato preti, monaci e frati fin da bambino, non  li conosco abbastanza bene da dare consigli a un parroco su come essere parroco. Sento che c’è qualcosa di molto importante che mi sfugge sempre.
  Posso dire questo: c’è necessità di un direttore di orchestra sinfonica, che colga, con orecchio molto fine, i suoni del lavoro comune e corregga le stonature. Si interpreta in molti insieme uno spartito musicale: lo si può fare in diversi modi e il risultato di solito viene attribuito non ai singoli suonatori, ma al direttore dell’orchestra. Che però è uno che non suona. C’è questo miracolo, che insomma da un lavoro che è puramente interiore, nell’anima e mente del musicista che dirige il lavoro comune, senza parteciparvi che con questo,  venga l’apporto determinante per fare di tante anime un’anima sola, rendendo possibile la sinfonia.

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli