domenica 2 agosto 2015

Difesa sociale contro le degenerazioni delle religioni

                                         Difesa sociale contro le degenerazioni delle religioni

  I nostri chierici si illudono di poter contrastare con le loro sole forze, in particolare sulla base della loro sapienza teologica solo molto di recente integrata effettivamente da conoscenze in altre discipline sia umanistiche che scientifiche, i molti effetti negativi della nostra religione che, come quelli di tutte le altre religioni che conosco, si sono storicamente  manifestati e sono ben noti. In realtà essi, in gran parte delle occasioni, hanno manifestato di non avere risorse sufficienti per farlo. E, in particolare,la loro anacronistica, obsoleta, organizzazione feudale impedisce loro di metabolizzare veramente il più potente degli antidoti a quelle degenerazioni, vale a dire l'ideologia democratica contemporanea basata sull'affermazione e protezione giuridica di un vasto sistema di diritti umani fondamentali.
  Tra gli insuccessi più recenti in questo campo possono annoverarsi la blanda e minoritaria resistenza sociale opposta ai fascismi europei dagli anni '20 alla metà degli anni '40, culminata in Italia con il disonorevole cedimento al regime mussoliniano dei Patti Lateranensi nel 1929 che aprirono la strada per almeno un decennio ad una profonda integrazione delle masse dei fedeli con l'ideologia fascista, con conseguenze sensibili tuttora ad esempio nella concezione della famiglia; la latente polemica contro le democrazie avanzate fondate sul diritto umanitario e contro ogni ideologia a sfondo religioso con obiettivi di liberazione sociale; la scarsissima deterrenza contro la religiosità popolare espressa dalle mafie italiane e contro  il controllo delle liturgie paesane rivendicato dal quel tipo di organizzazioni criminali; la continua e pervicace ingerenza politica per ostacolare i progressi giuridici per la rimozione di ingiuste discriminazioni sociali su base sessista, fino a fomentare di recente una aperta ribellione di massa contro i programmi scolastici per l'educazione dei giovani al rispetto delle identità sessuali espresse dalle altre persone. Ma ci sarebbe molto altro.
  La storia ci insegna che non basta sottomettersi a una qualche voce dal Cielo per avere la garanzia di non ricadere nel molto male che le religioni hanno prodotto socialmente. I recenti crimini a sfondo religioso commessi in Israele lo dimostrano chiaramente. Ma è tutto il Vicino Oriente e il Nord Africa che sono travagliati da fatti simili, da efferate crudeltà e dure discriminazioni su base religiosa.
  È necessario, allora, creare a livello delle masse dei fedeli le basi innanzi tutto culturali, e poi la sapienza pratica, per contrastare ogni movimento sociale che, su base religiosa, proponendo sogni cattivi, addormentando le coscienze e il senso di realtà della gente di fede, riproponga il crudele totalitarismo religioso dei secoli passati.
  Questo è appunto un lavoro che si potrebbe, e a mio avviso si dovrebbe, iniziare a fare anche in una collettività di fede di base come la parrocchia, a cui tanti laici fanno ancora riferimento per formarsi un orientamento etico e sociale sui temi caldi della convivenza civile.
  Quel lavoro però, in genere, è ritenuto improprio in religione per i laici per il suo carattere indubbiamente politico e, come tale, fonte di divisioni e di contrasti, anche con la gerarchia del clero, dalla quale storicamente sono derivati i problemi più rilevanti in questo campo e che non si fa alcuno scrupolo di perseguire proprie politiche a livello mondiale. Eppure la difesa sociale dalle degenerazioni malvagie delle religioni esige appunto di opporsi, di dividersi se necessario, comunque di prendere apertamente, esplicitamente e coraggiosamente posizione, ogni volta che, su basi religiose, la dignità degli esseri umani è minacciata, colpita, umiliata, ogni volta che le persone sono manipolate inducendole ad abbandonare una realistica consapevolezza dei fatti e delle dinamiche sociali, illuse e rese prigioniere di mitologie sociali che hanno natura di sogni cattivi e, infine, indotte a confidare nella realizzazione magica e perciò impossibile di promesse e prospettive vane, distogliendole da una positiva azione sociale. 
   Non è indispensabile essere così in religione. Come ho scritto, si può veramente essere diversi, e lo si è realmente stati, come dimostrano grandi figure della nostra fede alle quali possiamo oggi ispirarci. Ma, per esserlo, come ci è stato insegnato da Karol Wojtyla in occasione della preparazione del Grande Giubileo che celebrammo nell'anno 2000, bisogna avere il coraggio del lavoro di purificazione della memoria, che significa avere realistica consapevolezza del male che è stato fatto in religione, del fatto che la gran parte delle accuse mosse dagli ateismi alle religioni sono vere, e proporsi di distaccarsene, non prendendolo a modello e non giustificandolo, ad esempio ripudiando veramente, sinceramente e totalmente gli orrendi stragismi  dei guerrieri Crociati e dei  colonizzatori del Nuovo Mondo.
  Ma dove e quando cominciare, se questo lavoro è precluso lì dove le collettività di fede si fanno più vicine, a due passi da casa nostra? Come farlo, se, appena si inizia, ci viene tolta la parola e, se si persiste, ci viene indicata la porta, come disturbatori della quiete pubblica religiosa o peggio? Se la sola versione della nostra storia che può aver corso nelle nostre collettività di base è di tipo propagandistico e assolutorio, in cui il male religioso viene sempre giustificato in un qualche modo, in particolare collegandolo alla cattiveria altrui o allo spirito dei tempi o ad altro. In questo modo si perde la consapevolezza che in religione si può ancora essere malvagi come nel passato, che anche noi possiamo esserlo e forse già lo siamo, e che l'ubbidienza a un qualche gerarca religioso non è assolutamente antidoto sufficiente, perché la storia dimostra chiaramente che quel male ha riguardato anche gerarchi religiosi ad ogni livello.
  In fondo, le nostre collettività religiose sono malate dello stesso morbo che affligge la democrazia italiana: la carenza di formazione  ad un lavoro collettivo democratico. Quando ciò accade le società possono cadere preda di demagoghi, opportunisti o di affaristi. Questo può avvenire anche in religione. Da masse assuefatte alla docilità verso i voleri dei capi religiosi venne l'acquiescenza verso  il disonorevole cedimento della nostra gerarchia religiosa al fascismo storico, ma da masse formate alla politica dalla dura esperienza del secondo conflitto mondiale e della guerra civile, una scuola crudele ma molto efficace, venne anche il riscatto, anche con la guida e l'esempio di un nostro laicato di fede educato pazientemente alla democrazia negli anni bui del regime totalitario da persone come Giovanni Battista Montini. Non era infatti scontato, date le premesse, che il nostro popolo, per la prima volta con con la partecipazione determinante delle donne, decidesse, nel 1946, la via di una Repubblica democratica.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli