5. Laudato
si’. Felicità
rivoluzionaria
[dall’Enciclica di papa Francesco Laudato si’, 24-5-15, diffusa
il 18-6-15]
112. È possibile, tuttavia, allargare
nuovamente lo sguardo, e la libertà umana è capace di limitare la tecnica, di
orientarla, e di metterla al servizio di un altro tipo di progresso, più sano,
più umano, più sociale e più integrale. La liberazione
dal paradigma tecnocratico imperante avviene di fatto in alcune occasioni.
Per esempio, quando comunità di piccoli produttori optano per sistemi di
produzione meno inquinanti, sostenendo un modello
di vita, di felicità e di convivialità non consumistico. O quando la
tecnica si orienta prioritariamente a risolvere i problemi concreti degli
altri, con l’impegno di aiutarli a vivere con più dignità e meno sofferenze. E
ancora quando la ricerca creatrice del bello e la sua contemplazione riescono a
superare il potere oggettivante in una sorta di salvezza che si realizza nel
bello e nella persona che lo contempla. L’autentica umanità, che invita a una
nuova sintesi, sembra abitare in mezzo alla civiltà tecnologica, quasi impercettibilmente,
come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa.
[…]
114. Ciò che sta accadendo ci pone di fronte
all’urgenza di procedere in una
coraggiosa rivoluzione culturale.
[…]
223. Si può aver bisogno di poco e vivere molto, soprattutto
quando si è capaci di dare spazio ad altri piaceri e si trova soddisfazione
negli incontri fraterni, nel servizio, nel mettere a frutto i propri carismi,
nella musica e nell’arte, nel contatto con la natura, nella preghiera. La felicità richiede di saper limitare
alcune necessità che ci stordiscono, restando così disponibili per le
molteplici possibilità che offre la vita.
Il limite dei
documenti provenienti dai papi è quello di essere prodotti da una singola
persona. Ci si può sempre chiedere fino
a che punto essi manifestino la vita e
la cultura della collettività a cui sono diretti.
Nel caso della Laudato si’, uno degli aspetti rivoluzionari da essa espressi mi pare l’idea
che si debba tener conto, anche in religione, della felicità. Non è una cosa scontata. Se consideriamo le figure
esemplari che sono state proposte ai fedeli come ispirazione spirituale per la
loro vita, è difficile trovarne di quelle che abbiano considerato la propria
felicità, una vera felicità, come un obiettivo. I santi del clero, in
particolare, si distinsero per una vita improntata ad un severa penitenza, per
cui, per loro, se pure si può anche parlare in qualche caso di letizia, come per Francesco d’Assisi,
non si può in genere parlare di vite felici.
La felicità in religione è stata spesso
accostata all’egoismo e al peccato. E' frutto della libertà, contro la quale in religione si hanno da sempre molti pregiudizi, tanto che, a scopo preventivo, qualche volta si viene consigliati di riununciarvi, liberamente. La felicità ci viene poi presentata di solito come effimera.
L’idea che si possa
avere diritto alla ricerca della felicità è rivoluzionaria, tanto che, come ho ricordato l’altro ieri, essa fu inserita
nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America, un atto, appunto, rivoluzionario.
Lo è anche nell’enciclica,
tanto che esplicitamente si parla di rivoluzione
culturale. Si tratta di un obiettivo che richiede un lavoro collettivo e ai
tempi nostri scarseggiano i processi rivoluzionari,
salvo quello che, anch’esso a sfondo religioso ma cupo, totalitario, intollerante, sessista ed estremamente
violento, travaglia il Vicino Oriente e l’Africa.
L’organizzazione
sociale che dirige le nostre vite non ci rende felici. Per questo occorre
cambiarla profondamente. Questa è l’idea del Papa. E noi, che ne pensiamo?
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa- Roma
Monte Sacro, Valli