mercoledì 1 luglio 2015

5. Laudato si’. Felicità rivoluzionaria

5. Laudato si’. Felicità rivoluzionaria

[dall’Enciclica di papa Francesco Laudato si’, 24-5-15, diffusa il 18-6-15] 

112. È possibile, tuttavia, allargare nuovamente lo sguardo, e la libertà umana è capace di limita­re la tecnica, di orientarla, e di metterla al servi­zio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale. La liberazione dal paradigma tecnocratico imperante avviene di fatto in alcune occasioni. Per esempio, quando comunità di piccoli produttori optano per sistemi di produzione meno inquinanti, sostenendo un modello di vita, di felicità e di convivialità non consumistico. O quando la tecnica si orienta pri­oritariamente a risolvere i problemi concreti degli altri, con l’impegno di aiutarli a vivere con più dignità e meno sofferenze. E ancora quando la ricerca creatrice del bello e la sua contemplazione riescono a superare il potere oggettivante in una sorta di salvezza che si realizza nel bello e nella persona che lo contempla. L’autentica umanità, che invita a una nuova sintesi, sembra abitare in mezzo alla civiltà tecnologica, quasi impercet­tibilmente, come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa.
[…]
114. Ciò che sta accadendo ci pone di fronte all’urgenza di procedere in una coraggiosa rivo­luzione culturale.
[…]
223. Si può aver bisogno di poco e vivere molto, soprattutto quando si è capaci di dare spazio ad altri piaceri e si trova soddisfazione negli incontri fraterni, nel servizio, nel mettere a frutto i propri carismi, nella musica e nell’arte, nel contatto con la natura, nella preghiera. La felicità richiede di saper limitare alcune necessità che ci stordiscono, restando così disponibili per le molteplici possi­bilità che offre la vita.


 Il limite dei documenti provenienti dai papi è quello di essere prodotti da una singola persona.  Ci si può sempre chiedere fino a che punto essi manifestino la vita  e la cultura della collettività a cui sono diretti.
 Nel caso della Laudato si’, uno degli aspetti rivoluzionari da essa espressi mi pare l’idea che si debba tener conto, anche in religione, della felicità. Non è una cosa scontata. Se consideriamo le figure esemplari che sono state proposte ai fedeli come ispirazione spirituale per la loro vita, è difficile trovarne di quelle che abbiano considerato la propria felicità, una vera felicità, come un obiettivo. I santi del clero, in particolare, si distinsero per una vita improntata ad un severa penitenza, per cui, per loro, se pure si può anche parlare in qualche caso di letizia, come per Francesco d’Assisi, non si può in genere parlare di vite felici.
 La felicità in religione è stata spesso accostata all’egoismo e al peccato. E' frutto della libertà, contro la quale in religione si hanno da sempre molti pregiudizi, tanto che, a scopo preventivo, qualche volta si viene consigliati di riununciarvi, liberamente.  La felicità ci viene poi  presentata di solito come effimera.   
 L’idea che si possa avere diritto alla ricerca della felicità è rivoluzionaria, tanto che, come ho ricordato l’altro ieri, essa fu inserita nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America,  un atto, appunto, rivoluzionario.
 Lo è anche nell’enciclica, tanto che esplicitamente si parla di rivoluzione culturale. Si tratta di un obiettivo che richiede un lavoro collettivo e ai tempi nostri scarseggiano i processi rivoluzionari, salvo quello che, anch’esso a sfondo  religioso ma cupo, totalitario, intollerante, sessista ed estremamente violento, travaglia il Vicino Oriente e l’Africa.
 L’organizzazione sociale che dirige le nostre vite non ci rende felici. Per questo occorre cambiarla profondamente. Questa è l’idea del Papa. E noi, che ne pensiamo?

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa- Roma Monte Sacro, Valli