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Trattato sulla Tolleranza (1763) di Voltaire, filosofo illuminista francese
(1694-1778) - Traduzione italiana
pubblicata da Editori Riuniti nel 1973
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| Voltaire [immagine da Wikipedia] |
Preghiera
a Dio
Non più dunque agli uomini mi rivolgo; ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i
mondi e di tutti i tempi. Se è permesso a deboli creature, perdute nell’immensità
e impercettibili al resto dell’universo, osar domandare qualcosa a te, a te che
hai dato tutto, a te i cui decreti sono immutabili quanto eterni, degnati di
guardar con misericordia gli errori legati alla nostra natura. Che questi
errori non generino le nostre sventure. Tu non ci hai dato un cuore perché noi
ci odiassimo, né delle mani perché si strozziamo. Fa che ci aiutiamo l’un l’altro
a sopportare il fardello d’una esistenza penosa e passeggera; che le piccole
diversità tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi, tra tutte le nostre
lingue insufficienti, tra tutti i nostri usi ridicoli, tra tutte le nostre
leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate, tra tutte le nostre
condizioni ai nostri occhi così diverse l’un l’altra, e così uguali davanti a
te; che tutte le piccole sfumature che distinguono questi atomi detti uomini, non siano segnale di odio e di
persecuzione; che coloro i quali accendono ceri in pieno mezzogiorno per
celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole; che
coloro che coprono la veste loro d’una tela bianca per dire che bisogna amarti,
non detestino coloro che dicono la stessa cosa portando un mantello di lana
nera; che sia eguale adorarti in gergo proveniente da una lingua morta, o in un
gergo più nuovo; che coloro il cui abito è tinto di rosso o di viola, che
dominano su una piccola parte d’un piccolo mucchio del fango di questo mondo e
che posseggono alcuni frammenti arrotondati di un certo metallo, godano senza
orgoglio di ciò che essi chiamano grandezza
e ricchezza, e che gli altri guardino
a costoro senza invidia; poiché tu sai che nulla vi è in queste cose vane, né
che sia da invidiare né che possa inorgoglire.
Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono
fratelli! Ch’essi abbiano in orrore la tirannide esercitata sugli animi, così
come esecrano il brigantaggio che strappa con la forza il frutto del lavoro e
dell’industria pacifica! Se i flagelli della guerra sono inevitabili, non
odiamoci però, non laceriamoci a vicenda quando regna la pace, e impieghiamo l’istante
della nostra esistenza per benedire ugualmente, in mille lingue diverse, dal
Siam alla California, la tua bontà che questo istante ci ha dato.
