San Saba
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| La facciata della chiesa parrocchiale di San Saba, a piazza Bernini, sul "piccolo Aventino" |
Questa che vedete qui sopra è la facciata
della chiesa parrocchiale di San Saba, nel quartiere di origine di mia moglie.
San Saba è stata la parrocchia del tempo del
mio rapporto d’amore con mia moglie, da quando è iniziato, passando per il
matrimonio, fino ad oltre il Battesimo della mia prima figlia, quando poi sono
rientrato nel territorio della parrocchia di San Clemente papa.
La parrocchia è retta dai padri Gesuiti. Io e mia moglie abbiamo fatto
parte di un gruppo giovani seguito da
uno di loro, un professore della Gregoriana. Se ne iniziava a far parte dopo le
superiori. Io e mia moglie ci siamo rimasti abbastanza a lungo, più o meno fino
a che non abbiamo cominciato ad essere impegnati nel lavoro. Ma, come è
consuetudine dei Gesuiti, il padre che ci seguiva da giovani, e che ha
celebrato il matrimonio tra me e mia moglie, ha continuato a incontrarci per tutta la
nostra vita successiva, almeno due volte all’anno, per Quaresima e Avvento.
Così abbiamo potuto seguire la vita di quelli del gruppo anche dopo che l’avevano
lasciato, dopo che in definitiva non si
consideravano e non venivano considerati più giovani. Ci sono stati matrimoni, sono venuti i figli. Nell’incontro
della scorsa Quaresima abbiamo avuto la prima coppia di nonni e abbiamo
ricordato la prima amica morta. Insomma, l’iniziazione religiosa alla vita
coniugale e da genitori l’avemmo in quel gruppo. Fu molto bello parteciparvi. I
gesuiti sanno affascinarti con la religione e con la cultura. Sono in genere
persone colte, ma sanno presentare argomenti molto difficili in modo semplice,
accessibile, a seconda del livello di comprensione degli interlocutori. Ecco,
direi che sanno far brillare quello che è stato definito in un’enciclica “lo
splendore della verità”. Tutti noi di quell’antico gruppo giovani
siamo rimasti molto legati a quella
verità. L’abbiamo vissuta, cercando di impersonarla come meglio ci è riuscito.
Ora, se mi chiedete quanto tempo in quella lunga catechesi sulla famiglia è
stato speso per inculcarci obblighi e divieti in materia di sesso e
procreazione, un tema che invece è, diciamo così, piuttosto sviluppato dai
formatori della nostra parrocchia, io vi devo rispondere: zero. Non se ne è mai
parlato. Punto. Naturalmente si è
parlato di famiglia. Ma a nessuno è mai stata posta l’alternativa secca di
accettare di fare l’amore in un certo modo o “quella è la porta!”. Eppure
noi che facemmo parte di quel gruppo giovani
sembra che abbiamo realizzato un’etica coniugale che segue abbastanza da vicino
il modello proposto dai nostri pastori. Ma, per quello che ho potuto
constatare, lo si è fatto in un modo naturale, senza drammi, senza fissazioni,
senza rigidità e soprattutto con una sorta di understatement, tenendo
conto insomma che quello del sesso è senza dubbio un aspetto importante nella
vita di una persona, perché ci viene dalla natura e noi dobbiamo accettare di
essere viventi naturali, ma si
inserisce in una realtà personale più ampia che costituisce ciò che, in definitiva,
dà il tono di una esistenza umana. Per quello che ho potuto constatare, nessuno
di quei giovani che ricevettero con me e mia moglie quella formazione religiosa
all’amore si è perso. Possiamo dire lo stesso nella nostra parrocchia, in cui
si segue, per quello che so, un metodo piuttosto diverso? Non è vero che abbiamo l’abitudine,
di fronte a certi problemi, di indicare la porta ai giovani e alle coppie che
riteniamo non regolari e renitenti e
quelli poi quella porta la prendono e non tornano più? Che insomma rigettiamo
ciò che non si lascia assimilare dal gruppo? E che, addirittura, di questo
metodo andiamo orgogliosi, tanto da parlarne esplicitamente nel corso dell’audizione
in parrocchia dell’ausiliare di settore (il quale poi ci ha fatto qualche
obiezione)? Spetta veramente a noi stabilire chi può far parte del gregge e salvarsi? E’ veramente così che dev'essere la nostra forma di
partecipazione laicale alla missione pastorale
della nostra collettività religiosa?
E’ questo che veramente ci viene chiesto
di fare?
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
