martedì 9 giugno 2015

San Saba

San Saba

La facciata della chiesa parrocchiale di San Saba, a piazza Bernini, sul "piccolo Aventino"


 Questa che vedete qui sopra è la facciata della chiesa parrocchiale di San Saba, nel quartiere di origine di mia moglie.
 San Saba è stata la parrocchia del tempo del mio rapporto d’amore con mia moglie, da quando è iniziato, passando per il matrimonio, fino ad oltre il Battesimo della mia prima figlia, quando poi sono rientrato nel territorio della parrocchia di San Clemente papa.
  La parrocchia è retta dai padri Gesuiti. Io e mia moglie abbiamo fatto parte di un gruppo giovani seguito da uno di loro, un professore della Gregoriana. Se ne iniziava a far parte dopo le superiori. Io e mia moglie ci siamo rimasti abbastanza a lungo, più o meno fino a che non abbiamo cominciato ad essere impegnati nel lavoro. Ma, come è consuetudine dei Gesuiti, il padre che ci seguiva da giovani, e che ha celebrato il matrimonio tra me e mia moglie,  ha continuato a incontrarci per tutta la nostra vita successiva, almeno due volte all’anno, per Quaresima e Avvento. Così abbiamo potuto seguire la vita di quelli del gruppo anche dopo che l’avevano lasciato, dopo  che in definitiva non si consideravano e non venivano considerati più giovani. Ci sono stati matrimoni, sono venuti i figli. Nell’incontro della scorsa Quaresima abbiamo avuto la prima coppia di nonni e abbiamo ricordato la prima amica morta. Insomma, l’iniziazione religiosa alla vita coniugale e da genitori l’avemmo in quel gruppo. Fu molto bello parteciparvi. I gesuiti sanno affascinarti con la religione e con la cultura. Sono in genere persone colte, ma sanno presentare argomenti molto difficili in modo semplice, accessibile, a seconda del livello di comprensione degli interlocutori. Ecco, direi che sanno far brillare quello che è stato definito in un’enciclica “lo splendore della verità”. Tutti noi di quell’antico  gruppo giovani  siamo rimasti molto legati a quella verità. L’abbiamo vissuta, cercando di impersonarla come meglio ci è riuscito. Ora, se mi chiedete quanto tempo in quella lunga catechesi sulla famiglia è stato speso per inculcarci obblighi e divieti in materia di sesso e procreazione, un tema che invece è, diciamo così, piuttosto sviluppato dai formatori della nostra parrocchia, io vi devo rispondere: zero. Non se ne è mai parlato. Punto. Naturalmente si  è parlato di famiglia. Ma a nessuno è mai stata posta l’alternativa secca di accettare di fare l’amore in un certo modo o “quella è la porta!”.  Eppure noi che facemmo parte di quel gruppo giovani sembra che abbiamo realizzato un’etica coniugale che segue abbastanza da vicino il modello proposto dai nostri pastori. Ma, per quello che ho potuto constatare, lo si è fatto in un modo naturale, senza drammi, senza fissazioni, senza rigidità e soprattutto con una sorta di understatement,  tenendo conto insomma che quello del sesso è senza dubbio un aspetto importante nella vita di una persona, perché ci viene dalla natura e noi dobbiamo accettare di essere viventi naturali, ma si inserisce in una realtà personale più ampia che costituisce ciò che, in definitiva, dà il tono di una esistenza umana. Per quello che ho potuto constatare, nessuno di quei giovani che ricevettero con me e mia moglie quella formazione religiosa all’amore si è perso. Possiamo dire lo stesso nella nostra parrocchia, in cui si segue, per quello che so, un metodo piuttosto  diverso? Non è vero che abbiamo l’abitudine, di fronte a certi problemi, di indicare la porta ai giovani e alle coppie che riteniamo  non regolari e renitenti e quelli poi quella porta la prendono e non tornano più? Che insomma rigettiamo ciò che non si lascia assimilare dal gruppo? E che, addirittura, di questo metodo andiamo orgogliosi, tanto da parlarne esplicitamente nel corso dell’audizione in parrocchia dell’ausiliare di settore (il quale poi ci ha fatto qualche obiezione)? Spetta veramente a noi stabilire chi può far parte del gregge  e salvarsi? E’ veramente così che dev'essere la nostra forma di partecipazione laicale alla missione pastorale  della nostra collettività religiosa? E’ questo che veramente  ci viene chiesto di fare?

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli