Don
Giovanni Barbareschi su fede e libertà
trascrizione
da intervista andata in onda su Rai TG-R settimanale con il titolo “Don
Giovanni Barbareschi - il prete della libertà”
Mie
osservazioni
![]() |
| Don Giovanni Barbareschi |
Commentatrice:
Un prete della Resistenza don Giovanni
Barbareschi. Nasce a Milano novant’anni fa, è un bambino sotto il regime
fascista.
Barbareschi:
“Questa è la mia fotografia di Balilla, avevo dodici anni e mezzo. Alla
domenica dovevo andare alle adunate … fasciste, evidentemente. Tornavo a casa
tutto contento e dicevo a papà: «Papà, ci hanno portato anche a Messa!». E papà rispondeva: «Quella Messa non vale niente!». «Perché?...». «Perché siete andati obbligati».
Commentatrice:
In famiglia, anche a costo di pagarla
cara, nessuno prende la tessera fascista.
Barbareschi: “E questo mi ha innamorato della libertà, questa educazione di famiglia.”
Commentatrice:
Così l’8 settembre, quando Badoglio
proclama l’armistizio con gli Alleati e nel Centro-Nord d’Italia con la
repubblica di Salò comincia la barbarie dell’occupazione nazi-fascista,
Babareschi non ha dubbi.
Barbareschi:
“Il 9 settembre 1943 sono entrato nella Resistenza.”
Commentatrice:
Barbareschi entra nelle brigate Fiamme
Verdi. E’ tra i fondatori del
giornale clandestino Il Ribelle, con Teresio Olivelli, Carlo Bianchi, David
Maria Turoldo, Mario Apollonio, Dino Del Bo. Olivelli e Bianchi pagheranno con
la vita il loro impegno per la libertà. Il giornale esce come e quando può ha un solo motto:
Barbareschi:
“Non ci sono liberatori, ma solo uomini
che si liberano. Insomma, il primo atto
di fede che un uomo deve fare non è in Dio. Il primo atto di fede che deve fare è
nella sua libertà, cioè nella sua capacità di diventare persona libera. Altrimenti la religione sarebbe
superstizione, se non fosse un atto libero. Sarebbe fanatismo o sarebbe superstizione.
Invece è un atto libero. E questo è un
atto di fede.”
Commentatrice:
Barbareschi è un uomo libero. Il 10 agosto 1944, all’alba, quindici
antifascisti prelevati da San Vittore vengono fucilati per ritorsione da un
plotone fascista della Brigata Muti su ordine del capitano delle SS Saevecke. I
loro cadaveri rimangono sul selciato di piazzale Loreto, guardati a vista dai
fascisti, per un intero giorno.
Barbareschi:
“Io vado dal cardinale Schuster e dico «Eminenza, una processione!
Tutti, tutti a piazzale Loreto in processione! Vada a benedire quelle
salme!». Lui chiede di
riflettere, di pensarci su, chiede consiglio, e il consiglio è stato «Non è prudente». Allora non è andato. Però ha detto a me «Vai tu, vai tu, a nome mio!”. Ero
diacono, non ancora ordinato sacerdote. Io ho chiesto di potermi inginocchiare
davanti a quella gente. E mi sono inginocchiato. Sono stato lì, fermo, un
momento così. Quando mi sono alzato in piedi, ho guardato la piazza: tutti in ginocchio!
Questo ricordo non lo dimenticherò mai! Quella piazza in ginocchio… davanti a
dei martiri! Non mi interessa se pregavano o non pregavano! Erano in
ginocchio!”
Commentatrice:
Tre giorni dopo, il 13 agosto 1944,
Barbareschi viene ordinato sacerdote. Il 15 la prima Messa, la sera stessa
viene arrestato.
Barbareschi:
“San Vittore, cella 102, raggio quinto. Un po’ di botte…”
Commentatrice:
E’ lì che trova suor Enrichetta Alfieri,
l’angelo di San Vittore, già in contatto con la Resistenza.
![]() |
| Suor Enrichetta Alfieri |
Barbareschi:
“Tra noi del raggio quinto, eravamo i politici, eravamo d’accordo che quando
uno tornava da un interrogatorio, e non aveva parlato, alzava il braccio
destro, così gli altri, dagli spioncini delle celle, guardavano: «Non
ha parlato!». Ma quella volta per me
l’interrogatorio era stato un po’ troppo duro e non potevo alzare il braccio,
me l’avevano rotto… Io tentavo… e mi accompagnava suor Enrichetta, mi
accompagnava, e il milite fascista e il milite tedesco. Ad un certo punto la
suora capisce che io non posso muovermi e allora vuole intervenire lei. Vedono
che si muove. Il milite fascista: «Suora,
cosa fa?».
«Perché?», lei tranquilla, [alza il braccio destro per fare un ampio segno della Croce] «Nel nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo, Amen. Fra noi religiosi ci salutiamo sempre così». Enrichetta, grazie ancora!”.
Commentatrice: Ad ottenere la liberazione di Barbareschi è il cardinale Schuster. I
due si incontrano.
Barbareschi: “Lui mi vede. Viene vicino
a me. Si inginocchia davanti a me. Mi bacia le mani e mi dice: «Così, nella Chiesa primitiva, facevano i
vescovi di fronte ai martiri». Poi
aggiunge: «Ti hanno fatto tanto male, gli
alemanni?”. Questo è Schuster.”
Commentatrice: Ma il cardinale non potrà nulla quando, dopo un secondo arresto,
Barbareschi viene deportato nel campo di concentramento di Bolzano. Lui riesce
a fuggire mentre lo stanno portando in un lager in Germania.
Barbareschi: “Eravamo d’accordo in tre,
di cui mi fidavo totalmente: «Noi ci
buttiamo, prima di varcare il confine ci buttiamo». Ci siamo buttati, tutti
e tre. Ma, centro metri in là, il camion si fermò, allora capisco che si sono
accorti. Quelli arrivano, con le pile illuminano i due e li ammazzano, con una
mitragliata. Basta, poi ho sentito il camion che andava. Io sono rimasto lì.
Commentatrice: Barbareschi, tra mille avventure, torna a Milano. Il 25 Aprile,
incredibilmente, salva proprio uno degli aguzzini di San Vittore, il caporale
delle SS Franz Staltmayer.
Barbareschi: “La gente vuole linciarlo.
Io intervengo e dico “Sono un partigiano.
Questa persona mi ha torturato, datelo a me, ci penso io!”.
Commentatrice: Barbareschi consegnerà poi Franz agli Alleati.
Barbareschi: “Il cardinale Schuster mi
aveva detto: «Salva tutti quelli che puoi.
Cerca di sottrarli al linciaggio, al giudizio sommario».
Commentatrice: Così farà con il colonnello Eugen Dollmann, legato ai servizi segreti,
informatore degli Alleati, che il prete partigiano ospita in Valle Spluga,
nella casa alpina Motta di cui è vicerettore.
Barbareschi: “Era ufficialmente il
dott.Ammon. Quello era il suo nome. Io gli avevo fatto il documento falso, «dott.Ammon». Lo stesso documento che
avevo fatto per ebrei, per tanta altra gente, è servito anche a lui.
Commentatrice: Anche Dollmann viene consegnato agli Alleati, in Svizzera, da dove
organizza la resa tedesca.
Barbareschi: “L’importante è capire che
la vita umana è una cosa preziosa e quando
è in pericolo il tuo dovere è
solo salvarla.”
Commentatrice: Chiunque sia, anche il peggiore…
Barbareschi: “Chiunque, qualunque cosa
abbia fatto. Poi posso denunciarlo, fare un processo. Questo va tutto bene…Ma
prima va salvato.
Commentatrice: Un prete ribelle per amore, sempre dalla parte della vita e della
libertà.
Barbareschi: “Ho capito che la libertà è
tutto, per un essere umano, tutto…”
Il video dell’intervista si trova sul
WEB all’indirizzo:
https://www.youtube.com/watch?v=ZEorL35wV-Y
Mie osservazioni
E’ sempre tanto difficile, nei nostri gruppi
religiosi, parlare di libertà. Di solito
si inizia sempre mettendo le mani avanti, dichiarando quello che la libertà non deve essere. Si teme l’anarchia. Ma la libertà
è la libertà, semplicemente: è riconoscersi il diritto di agire in ogni
occasione secondo coscienza e autodeterminazione. A volte, di fronte a poteri
autoritari, dispotici, può esprimersi politicamente anche come anarchia. Ma è
la democrazia la via maestra per la libertà, perché senza la democrazia la
libertà dell’individuo può manifestarsi come dispotica verso quella degli
altri. E’ la democrazia che consente al maggior numero di persone possibile di
essere libere contemporaneamente. In religione invece spesso si diffida
talmente della libertà da consigliare di disfarsene liberamente. Ma questa diserzione dalla libertà non ci è lecita,
perché in religione ci si vuole liberi, anche se tanto spesso nella storia si è
poi realizzato il contrario.
Il dispotismo più insidioso è quello del
gruppo, innanzi tutto della famiglia,
della tribù, di ogni collettività che concepisce sé stessa al modo di famiglia,
di tribù. Lo è perché ci sottopone alla tentazione del ricatto affettivo e alla
ritorsione dell’abbandono. Una delle più rilevanti conquiste dell’era
contemporanea, in Occidente, è un relativa libertà dai legami oppressivi di
gruppo, ad esempio di quelli che storicamente oltraggiarono le donne e ancora
le oltraggiano in tante parti del mondo. Essi vengono addirittura
orgogliosamente rivendicati e riproposti in altre fedi. Noi possiamo
ripudiarli: non siamo obbligati ad essere reazionari, in religione, su questi
temi. A volte invece mi sembra che si tenda a pensare il contrario.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

