Parrocchie e atteggiamento sinodale
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| La chiesa parrocchiale di San Giuseppe a Bologna, in via Bellinzona, di fronte alla mia prima casa |
Ho conosciuto da vicino diverse parrocchie.
Sono nato nel territorio di quella di San
Giuseppe Sposo della Beata Vergine Maria a Bologna, in via Bellinzona, la cui
chiesa si trova nel Convento dei Padri Cappuccini.
Ho ricevuto l’iniziazione cristiana in quella
nostra, San Clemente Papa.
Ho vissuto la mia adolescenza in quella degli
Angeli Custodi, a piazza Sempione, e la mia gioventù in quella di San Saba all’Aventino,
affidata ai Padri Gesuiti, dove mi sono sposato ed è stata battezzata la mia
prima figlia.
Per tre anni sono vissuto nel territorio di
quella di San Pietro apostolo, a Giulianova, sulla costa abruzzese. Poi di
nuovo nel territorio di quella di San Saba e, infine, dal 1991 di nuovo in
quella nostra di San Clemente papa, dove è stata battezzata la mia seconda
figlia.
La parrocchia dei cappuccini di Bologna è sempre stata per me l’archetipo
della parrocchia, il modello ideale di riferimento. La frequentavo
saltuariamente durante i radi soggiorni bolognesi, ma le erano molto legati
affettivamente i miei genitori e, soprattutto, era la parrocchia di mio zio
Achille, una persona molto importante nella mia formazione spirituale e
ideologica.
La parrocchia che ho vissuto più intensamente
è stata quella degli Angeli Custodi. Per diversi anni ho trascorso tutti i miei
pomeriggi lì, nella sede degli scout.
La parrocchia che ha subito la metamorfosi più
evidente è quella nostra, per la presenza di una numerosa collettività di
adulti del Cammino Neocatecumenale, suddivisa in dieci comunità, stimabile in circa duecento persone dalle notizie che ne
ho, non tutte abitanti nel territorio della parrocchia. La parrocchia della mia
iniziazione cristiana era molto diversa, ma, devo riconoscere, anche l’Italia
di allora era molto diversa. Tutta la vita della parrocchia ruota adesso
intorno al Cammino Neocatecumenale, la cui architettura e iconografia permea la
chiesa parrocchiale. Noto che non c’è comunicazione tra i laici che aderiscono
a quelle comunità e gli altri fedeli. E’ possibile conoscere meglio quelle comunità
solo aderendovi e, in particolare accettandone la spiritualità, gli stili di
vita, i metodi e la direzione spirituale loro propri. Ogni anno è possibile
farlo, quando vengono indetti cicli di catechesi di iniziazione. Mi pare che, entrando in una
di quelle comunità, poi si viva la fede prevalentemente in quel gruppo, all’interno
del quale si sviluppano relazioni personali molto intense, al modo di una
famiglia. Coloro che vi partecipano usano infatti chiamarsi fratelli, attributo che non viene di
solito usato per rivolgersi agli altri parrocchiani. All’esterno quelle
comunità appaiono quindi delle fraternità
piuttosto esclusive. Pur essendo parrocchiano da molti anni, non ne so molto di
più in merito.
Le altre parrocchie della mia vita non avevano
al loro interno delle fraternità così esclusive, e ciò anche dai cappuccini, che
hanno un loro Terz’Ordine per laici adulti che adesso si chiama Ordine Francescano Secolare, di cui
faceva parte mio zio Achille, il quale, per inciso, per molti anni, fu uno dei
più apprezzati e ascoltati ideologi del mondo laicale cattolico italiano. Al
suo funerale, concelebrato da tanti preti nella chiesa parrocchiale di San
Giuseppe, il frate cappuccino che ne ha fatto il ricordo ne ha parlato come di un piccolo grande uomo. Mio zio Achille era
infatti, fisicamente, un piccoletto, ma di grande ingegno. La sua stella prese
ad appannarsi verso la metà degli anni Ottanta, con il procedere della riforma polacca delle nostre collettività
religiose. Ci furono incomprensioni con il vescovo dell’epoca. Mio zio Achille
era un uomo libero e da un certo punto in poi questo non fu tanto apprezzato.
I Frati Cappuccini furono molto importanti
nella formazione spirituale e anche politica di mio padre e di mio zio Achille.
Io, attraverso i miei parenti, ho recepito qualcosa della loro spiritualità e
delle loro concezioni di vita. Questo anche se in famiglia non sono mai stato spinto verso di loro. La mia famiglia ha
concepito sempre la religione come una strada
verso la libertà, secondo la bella
espressione usata da Paolo Giuntella. Non ritrovo questo costume in ciò che mi
è arrivato delle concezioni delle comunità neocatecumenali e ciò mi separa
nettamente da loro. Tuttavia, poiché la parrocchia è la casa di tutti i fedeli,
penso che bisognerebbe intendersi meglio e, innanzi tutto, conoscersi meglio.
Mi pare però che ci sia il timore di contaminarsi, in questi contatti. Nella
mia ideologia la contaminazione non è sempre un aspetto negativo. Come laico di
fede ho sempre cercato di contaminare con cose religiose tutte le collettività
in cui sono stato inserito. Mi è difficile però pensarmi come un agente di
contaminazione anti-religiosa. Messa così la cosa i rapporti si guastano
presto.
Nella parrocchia di San Giuseppe a Bologna è in
corso un sinodo parrocchiale.
Di seguito trascrivo il documento del gruppo
sull’annuncio (pubblicato sul WEB):
La Parola di
Dio annunciata dalla Comunità
Resoconto per Assemblea dell’8 marzo 2015
Il Gruppo si è riunito due volte, alla
presenza del Parroco, con la partecipazione di 8 persone (Martina, Patrizia,
Augusta, Pierfrancesco, Francesco S, Marilena, Francesco B., Elisabetta).
E’ indubbio che non si può pensare ad annunciare la
Buona Novella (sia ad intra che
ad extra) se non siamo noi i
primi a sentire l’esigenza di pregare, ricercare, ascoltare, conoscere la
Parola, l’amicizia del Signore, il magistero della Chiesa ed al contempo impegnarci in
azioni/opere che diano il senso della nostra gioia di testimoniare la nostra fede,
speranza, amore in gratuità e nel pieno rispetto della dignità di ogni
fratello/sorella che incontriamo … non solo in chiesa ma in qualunque momento
della nostra vita: a casa, in famiglia, nel lavoro, in strada, etc.
Per questo nel corso dei lavori è stata
sentita l’esigenza di intersecare il lavoro di questo Gruppo con quello degli
altri tre, laddove era implicito che si sarebbe dovuto/voluto parlare di:
Missionarietà: una Comunità deve essere
di per sé missionaria, cioè accogliente, aperta a tutte le possibili
“diversità” che la abitano, che deve conoscere bene, in tutte le sfaccettature
(missioni popolari? “missioni d’ambiente”? Lectio? valorizzare le realtà
missionarie presenti in parrocchia … etc.)
Missionarietà nella Carità: es.
valorizzare: le visite agli anziani/ammalati/persone sole/..: ricercare quanto
già si fa nei diversi “gruppi” (accoliti, S. Vincenzo, Caritas, etc.), metterlo
in rete e valorizzare questo impegno come momento di annuncio/testimonianza; la
presenza di casa S. Chiara nel nostro territorio parrocchiale; partire dai
bisogni espressi dalle persone (anziani? genitori in difficoltà? studenti?
etc.) ed inventare occasioni di incontro (es. sala studio? doposcuola? visite
agli anziani/ammalati? ..)
Famiglia: ricercare quali sono i
momenti in cui suoi diversi componenti entrano in contatto con la Parrocchia
(matrimonio, battesimo, catechismo, malattia, etc.) e farne occasione di
accoglienza, opportunità di annuncio/incontro/animazione. La Famiglia potrebbe
anche diventare il filo conduttore del
programma che il Sinodo andrà ad elaborare, immaginando che nel tempo la Parrocchia
“famiglia di famiglie” rinforzi e dia strumenti alle proprie famiglie abituali
referenti x andare verso le famiglie (o i suoi singoli componenti) in attuale
difficoltà …(anche questo richiederà formazione specifica ed impegno di
pastorale familiare). La stessa preparazione della liturgia potrebbe essere
condivisa ed animata, tesa ad evitare la ripetitività, magari ricercando forme
nuove di valorizzazione x la “messa domenicale dei bambini”
Cultura: si potrebbe provare a
costruire un “progetto culturale” in cui l’arte/cultura/etc.
potrebbero/dovrebbero essere gli strumenti per avvicinare chi non viene in
Parrocchia x altri motivi;
le tematiche di partenza potrebbero
essere laiche, per non intimorire in partenza eventuali interlocutori, quale
occasione di “pre-evangelizzazione /pre-annuncio” x i non praticanti, facendo
anche riferimento al progetto culturale della CEI o ad iniziative simili al
“Cortile dei Gentili”, anche a partire dal patrimonio culturale del convento di
san Giuseppe (v. biblioteca; opere artistiche, etc.). Accettare la sfida della
modernità per parlare all’uomo d’oggi, es.: bioetica, politica, emergenze
sociali, interculturalità, nuova economia, nuovi stili di vita, etc. …
“inoltrarci col lumicino in questa selva”. In sintesi: immaginare un progetto
culturale della parrocchia, non connotato dal voler insegnare ma aprire la mente x “stare in mezzo alla
gente”
Decentramento: si potrebbe anche pensare
a “decentrare”: immaginando di non voler “fare tutto in parrocchia” ma
progettando una suddivisione in aree/quartieri (v. i 4 angoli da cui sono
partite le processioni del Natale), ad esempio progettando la lettura della Parola nelle case.
Gemellaggio: un segno / simbolo di
questo Sinodo e dell’impegno della Parrocchia a favore della missionarietà può
essere la costituzione di un gemellaggio con la parrocchia/santuario di san
Giuseppe a Nazaret.
Formazione: In tutti i casi e x tutti i
possibili progetti che si svilupperanno a seguito del Sinodo, va considerato
che è basilare prevedere un’attività di formazione generale e specifica, sia
per dare ai singoli gli strumenti per operare sia per favorire una uniformità
di intenti, una spiritualità di comunione (v. Novo Millennio Ineunte, 44) che
contraddistingua tutti coloro che si metteranno insieme in cammino ..
Di seguito trascrivo anche il documento che spiega che cos’è un sinodo
parrocchiale.
Parrocchia san Giuseppe Sposo - Bologna, 18 ottobre 2014 -
Consiglio Pastorale Parrocchiale allargato
e aperto
PROPOSTA PASTORALE
DELLA CELEBRAZIONE DI UN (PRIMO) SINODO
PARROCCHIALE 2014/2015
Cosa significa
“sinodo”?
o Il termine “sinodo” deriva dal greco “synodos”, composto
dalla particella “syn” (che
significa: insieme) e dal sostantivo “odòs” (che significa strada, cammino...); quindi in
un’accezione più ampia può significare: camminare insieme.
Perche un
sinodo?
o Perché ogni tanto la comunità cristiana sente il bisogno
di fare un po’ il punto della
situazione. Camminando... camminando... si sente l’esigenza
di capire dove si sta
andando, qual è la meta finale, se stiamo percorrendo le
strade giuste... con chi si sta
camminando e come stiamo camminando... Ogni tanto bisogna
aggiustarsi lo zaino...
riposare... progettare le tappe... cercare strade nuove...
riorientare il cammino...
o Tempo quindi di ascolto... di riflessione... di ricerca...
di studio... di proposte... ma anche
di preghiera... di revisione di vita... di conversione...
della nostra comunità
parrocchiale... Tutti siamo chiamati a metterci in gioco...
per la vita di fede e
testimonianza della nostra comunità....
Finalità
concreta
o La stesura di un “progetto pastorale parrocchiale”
pluriennale (2015-2018 e oltre?) da
verificarsi periodicamente...
Altre
parrocchie hanno vissuto l’esperienza di un sinodo parrocchiale (basta digitare
su
Google “sinodo
parrocchiale”... anche per scoprire altre stimolanti esperienze pastorali...)
o Parrocchia di Valgendo (Biella)
o Parrocchia “Gesù Crocifisso” Vajont (Pordenone)
o Parrocchia di san Clemente (Caserta)
o Parrocchia Quirico e Giulitta di Capannori (Lucca)
o Parrocchia SS. Redentore di Ruvo di Puglia (Bari)
o Parrocchia di san Zenone di Caino (Brescia)
o Parrocchia Regina Pacis (Forlì)
Tempo sinodale
o Inizio “liturgico” prima domenica di Avvento: celebrazione
solenne possibilmente di
ogni celebrazione eucaristica
o A settembre 2015: momento finale e di sintesi (tenendo
conto anche del Festival
Francescano che si terrà a fine settembre proprio a Bologna)
o Chiusura del Sinodo per San Francesco 2015 (chiamando il
vescovo?)
o Può seguire ad ottobre 2015 l’elezione del nuovo Consiglio
Pastorale
E qualche iniziativa per la “decennale eucaristica”...?
Da questo
consiglio pastorale alla convocazione della prima “assemblea sinodale”...
o Questo consiglio dovrebbe esprimersi su questa proposta
pastorale...
o e fissare la data della prima convocazione dell’assemblea
sinodale...
o Nel frattempo si dovrebbe procedere alla composizione
dell’assemblea sinodale (tutti ne
possono far parte... o fissiamo dei limiti?), previa
iscrizione e sottoscrizione
dell’impegno a seguire con continuità i lavori del sinodo...
[questi li potremmo chiamare
membri
effettivi dell’assemblea
sinodale] (l’Augusta potrebbe essere il riferimento per
la raccolta delle adesioni).
Modalità di
svolgimento del sinodo
o Periodiche convocazioni di “assemblee sinodali” (3? 4? 5?
nell’”anno sinodale”...):
momento di ascolto di “periti” su determinate tematiche che
toccano la vita
parrocchiale. Ma anche momento di dibattito, di confronto,
di proposta, di
progettazione, raccogliendo e confrontandosi sui lavori dei
gruppi di studio o
approfondimento.
o L’”assemblea sinodale” poi si potrà suddividere in gruppi
di approfondimento e di
studio, luoghi anche di proposta e di graduale contributo al
progetto pastorale...
o Ogni assemblea sinodale sarà aperta a tutti coloro che
desiderano parteciparvi [anche
senza essere iscritti formalmente come membri effettivi; si
può partecipare anche
semplicemente come “uditori” occasionali]. Nel caso di
eventuali votazioni, però, solo i
membri effettivi potrebbero votare.
o Questa libera partecipazione la si può prevedere anche per
i gruppi di
approfondimento...
Sarà compito
dell’assemblea sinodale...
o costituire un piccolissimo gruppo di supporto logistico,
organizzativo, ma anche di
“conduzione” e “guida” di tutto il sinodo;
o stilare il calendario e determinare la modalità dei lavori
del
sinodo parrocchiale...
o scegliere le tematiche pastorali sulle quali confrontarsi
attraverso
i “gruppi di studio”... (quindi determinare numero e
argomenti
dei gruppi di studio...);
o fissare gli argomenti e scegliere le persone che
potrebbero dare
un contributo (come esperti e “periti”...) per affrontare
alcuni
aspetti della pastorale parrocchiale...
o approvare il logo e la preghiera del Sinodo...
o scegliere il “motto”/Parola di riferimento...
proposta: “Venire
alla fede... per vivere la comunione”
(cfr. Atti 2,42-47; 4,32-37)
Qualche
riferimento...
o Ogni comunità parrocchiale è chiamata a farsi un proprio progetto pastorale che
includa gli itinerari di catechesi dentro un più vasto e
articolato impegno educativo
globale verso i fanciulli e ragazzi, soprattutto in quel
periodo decisivo per la loro crescita
umana, cristiana ed ecclesiale che è l'iniziazione cristiana
(cfr. Nota dell'Ufficio
Catechistico
Nazionale per l’accoglienza e l’utilizzazione del Catechismo CEI,
1991).
o Forme specifiche di corresponsabilità nella parrocchia
sono, infine, quelle che si
configurano negli organismi
di partecipazione, specialmente i consigli pastorali
parrocchiali. La loro identità di luogo deputato al
discernimento comunitario manifesta
la natura della Chiesa come comunione. Essi possono
diventare progressivamente lo
spazio in cui far maturare la capacità di progettazione e verifica pastorale (cfr. Il volto
missionario
delle parrocchie in un mondo che cambia, Nota
pastorale dei vescovi
italiani, 2004).
(cfr.
Pintor, L’uomo via della chiesa.
Elementi di teologia pastorale, Bologna, 1992.)
Nello statuto delle parrocchie
della nostra Diocesi è prevista un’assemblea parrocchiale per la nomina del
Consiglio pastorale e per la formulazione di pareri su questioni parrocchiali,
alla quale, a mia memoria, non sono mai stato chiamato a partecipare. In alcune parrocchie di Roma questo
organo ha svolto attività simili a quelle del sinodo parrocchiale bolognese. Un
sinodo parrocchiale ha una durata più lunga, serve anche per conoscersi più
intensamente. Mi piacerebbe vedere che
cosa succederebbe se fosse convocato anche da noi qualcosa di simile. A volte
la diffidenza reciproca deriva dalla mancata conoscenza reciproca. Per la
verità, altre volte può derivare proprio da una migliore conoscenza reciproca.
Ma c’è poi, a soccorrere, quell’atteggiamento
sinodale a cui ci si
è riferiti nel sinodo diocesano di Orestano, di cui ho scritto in un
precedente post, e che consiste nella buona volontà
di fare in modo di coesistere e collaborare nonostante le differenze, non
cedendo alla volontà di silenziare o di assimilare gli altri. Insomma per farsi
più prossimi gli uni agli altri, senza distinguere una fraternità più intensa
riservata solo ad alcuni e una parentela spirituale più alla larga, diciamo per via di Adamo, riservata alla
generalità.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa, Roma, Monte Sacro, Valli
