Oggi
la diffusione della nuova enciclica papale
Oggi verrà diffusa in modo aperto la nuova
enciclica di Papa Francesco.
In precedenza era stata diffusa sotto embargo, vale a dire a un numero
selezionato di lettori, come si usa fare con le opere scientifiche per vagliare
precocemente obiezioni e reazioni e per apportare, se necessario, le ultime
modifiche.
Ho letto il testo dell’enciclica pubblicato da
L’Espresso in violazione dell’embargo. Ma, per rispetto
verso il suo autore, ne attendo la diffusione aperta per cominciare a
riassumerlo e commentarlo.
Le reazioni negative, soprattutto dalla
politica Occidentale, sono venute prima della diffusione aperta del testo. E’
un fatto che, a mia memoria, non si è mai verificato prima d’ora. Penso che
dipenda dal rilevante impatto politico del documento.
Benché infatti ci si richiami al santo
medievale tanto amato da tutti i fedeli del mondo della nostra religione, la
prospettiva dell’enciclica è molto diversa da quella dei testi francescani. La differenza può essere
vista nel considerare anzitutto l’ambiente
piuttosto che la natura. La natura ce
la siamo trovata già fatta e noi stessi, nella nostra dimensione corporea,
organica, ne facciamo parte. L’ambiente è invece sempre più opera nostra. Gli
esseri umani si sono sforzati, collettivamente, di costruire un ambiente che
correggesse i molti pericoli della natura. Ai tempi di Francesco d’Assisi un
lupo poteva ancora terrorizzare una cittadina. Tuttavia, ai tempi nostri, l’impatto
rilevantissimo che la presenza degli umani nella natura ha espresso ha
trasferito nell’ambiente molti problemi che caratterizzano la loro convivenza
sociale. Ci combattiamo, cerchiamo di prevalere gli uni a spese degli altri: una
volta che queste dinamiche si manifestano a livello globale, l’ambiente ne è
seriamente minacciato. Creare un ambiente adatto all’umanità dei tempi nostri
richiede scelte politiche adeguate a
livello mondiale. In un certo senso una rivoluzione sociale. E’ questo che è sentito
come una minaccia da settori della politica dell’Occidente.
Non si sa quale impatto politico avrà l’enciclica.
In Italia, le nostre collettività religiose sono oggettivamente un soggetto
politico e, anzi, il maggiore sulla scena, quello più organizzato, più colto,
con la struttura più capillare, capace e desideroso di incidere sulle scelte
pubbliche, ad esempio secondo i propositi del Comitato Difendiamo
i nostri figli che vuole contrastare addirittura l’iter di leggi dello
stato ritenute dannose per la società e la religione, ma anche l’azione dell’ONU
e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
In democrazia la traduzione politica di indirizzi diffusi dal magistero
richiede una mediazione specifica, un’assunzione di responsabilità da parte dei
cittadini che sono anche fedeli. Non è
scontato che essi recepiscano gli indirizzi politici dei loro capi religiosi e
non sono neppure obbligati a farlo, in coscienza. Ecco perché bisognerà leggere
con attenzione il documento papale, capirlo bene e ragionarci sopra. E’ un testo piuttosto
lungo, un vero e proprio libro. Ci vorrà tempo. Vedremo se avrà la forza di
provocare una rivoluzione culturale in religione.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli