Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Contributo sul gender
Il “pericolo” gender è nella cancellazione della
differenza. Questo è quanto ho percepito dal mio Parroco, Ottantenne ma già
segretario di Lercaro negli anni del Concilio.
D’altra parte, qualunque strada comprenda l’amore
interpersonale è una via verso il Signore e la verità. E’ un processo che
punta verso il bene. Di che cosa, quindi, avere paura? Occorre, però, che su
questo cammino di perfezione personale, che tutti hanno diritto di
percorrere, la famiglia naturale trovi i riconoscimenti che merita.
Propongo una riflessione personale, laica e politica, cioè volta
a mediare tra i valori etici e religiosi e la pratica sociale e che quale arte
del possibile liberi il laico credente dalla totale osservanza ai
dettami religiosi e relative guide, una via per riconoscere e mediare tra
le diverse modalità di svolgere il lavoro familiare, non di essere famiglia.
Concentriamoci, indipendentemente dalla forma
familiare (non c’è nemmeno necessità di darne una definizione in termini di
famiglia), nel riconoscimento e valorizzazione degli specifici contributi
in termini di lavoro familiare effettivamente svolto e di impegni
futuri effettivamente presi. Chi più si fa carico di doveri
familiari, anche come doveri proiettati nel futuro e sanciti da
vincoli/contratti a carattere sociale (pubblici), più dovrebbe trarre benefici
e riconoscimenti in termini di supporti materiali e sociali indipendentemente
dalla forma associativa e sesso dei contraenti.
In conseguenza, perché impedire di dare risposta positiva ad una
richiesta di assunzione di responsabilità, e non solo di diritti, a quanti,
vivendo in comunità (anche affettiva), intendono percorrere ed impegnarsi su
questa strada? E’ questa la domanda che anch’io oggi mi pongo.
Me la pongo come Cattolico praticante non solo per le coppie
omossessuali ma anche verso quanti vivono situazioni familiari in crisi
(separati e divorziati) e per definizione eterologhe.
Forse perché oggi vi è maggiore enfasi sul tema dei diritti e un
velo su quello dei doveri?
Completiamo le proposte pubbliche di revisione delle politiche
familiari ribadendo che la famiglia naturale è l’orizzonte di comune
riferimento (mi sembra già previsto dalla costituzione italiana) , l’esempio
“ideale” al quale ispirarsi in quanto si tratta del soggetto pubblico che più si può fare carico dei
doveri familiari, tra questi la continuità della specie (eterologa, non
assistita), laddove effettivamente praticata.
Decliniamo il lavoro familiare che svolge o dovrebbe svolgere in
modo tale che la somma di questi doveri rappresenti la totalità dei lavori
familiari e che questa somma sia depositaria del massimo dei supporti e dei
riconoscimenti, in tal senso anche dei diritti, che possono essere riconosciuti
ma
quando effettivamente
svolti e/o oggetto di impegno pubblico per il futuro.
Non neghiamo a nessuno la possibilità di assunzione di tali
compiti e doveri familiari laddove assoggettati alla medesima responsabilità
pubblica e privata e, in conseguenza, la partecipazione ai medesimi benefici
conseguenti al lavori familiari effettivamente svolti (nel
rispetto dei diritti dei beneficiari quando si tratta di minori o di embrioni).
Domando: occorre che queste altre modalità di associazione e
comunità necessitino del bollino “Famiglia”?
La famiglia ha una connotazione derivata da un processo storico
che nei secoli l’ha definita e connotata quale quella oggi conosciuta. Perché
ritenere che debba oggi essere un’altra cosa quando, in quanto tale, è ancora
diffusa ed esistente oltre che essere un modello di riferimento?
Diamo a questi nuovi soggetti una nomenclatura derivata
dall’essere una novità e nel rispetto di un’entità alla quale possono pur
essere assimilati all’ideale assoluto della famiglia naturale ma sempre
parzialmente per somma dei lavori familiari svolti e di impegni pubblici e
privati presi.
Sono però, lo ammetto, un osservatore ancora in ricerca e
ignorante della materia e perdonate l’eventuale superficialità del contributo a
partire dall’assunto di base si sopra citato:
“la famiglia naturale è ancora diffusa ed esistente oltre che essere un
modello di riferimento”?
T.C.