mercoledì 17 giugno 2015

Contributo sul gender

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Contributo sul gender

Il “pericolo” gender è nella cancellazione della differenza. Questo è quanto ho percepito dal mio Parroco, Ottantenne ma già segretario di Lercaro negli anni del Concilio.

D’altra parte, qualunque strada comprenda l’amore interpersonale è una via verso il Signore e la verità. E’ un processo che punta verso il bene. Di che cosa, quindi, avere paura? Occorre, però, che su questo cammino di perfezione personale,  che tutti hanno diritto di percorrere, la famiglia naturale trovi i riconoscimenti che merita.

Propongo una riflessione personale, laica e politica, cioè volta a mediare tra i valori etici e religiosi e la pratica sociale e che quale arte del possibile liberi il laico credente dalla totale osservanza ai dettami religiosi e relative guide,  una via per riconoscere e mediare tra le diverse modalità di svolgere il lavoro familiare, non di essere famiglia.

Concentriamoci, indipendentemente dalla forma familiare (non c’è nemmeno necessità di darne una definizione in termini di famiglia),  nel riconoscimento e valorizzazione degli specifici contributi in termini di lavoro familiare effettivamente svolto e di impegni futuri effettivamente presi. Chi più si fa carico di doveri familiari, anche come doveri proiettati nel futuro e sanciti da vincoli/contratti a carattere sociale (pubblici), più dovrebbe trarre benefici e riconoscimenti in termini di supporti materiali e sociali indipendentemente dalla forma associativa e sesso dei contraenti.

In conseguenza, perché impedire di dare risposta positiva ad una richiesta di assunzione di responsabilità, e non solo di diritti, a quanti, vivendo in comunità (anche affettiva), intendono percorrere ed impegnarsi su questa strada? E’ questa la domanda che anch’io oggi mi pongo.

Me la pongo come Cattolico praticante non solo per le coppie omossessuali ma anche verso quanti vivono situazioni familiari in crisi (separati e divorziati) e per definizione eterologhe.

Forse perché oggi vi è maggiore enfasi sul tema dei diritti e un velo su quello dei doveri?

Completiamo le proposte pubbliche di revisione delle politiche familiari ribadendo che la famiglia naturale è l’orizzonte di comune riferimento (mi sembra già previsto dalla costituzione italiana) , l’esempio “ideale” al quale ispirarsi in quanto si tratta del soggetto pubblico che più si può fare carico dei doveri familiari, tra questi la continuità della specie (eterologa, non assistita), laddove effettivamente praticata.

Decliniamo il lavoro familiare che svolge o dovrebbe svolgere in modo tale che la somma di questi doveri rappresenti la totalità dei lavori familiari e che questa somma sia depositaria del massimo dei supporti e dei riconoscimenti, in tal senso anche dei diritti, che possono essere riconosciuti ma quando effettivamente svolti e/o oggetto di impegno pubblico per il futuro.  

Non neghiamo a nessuno la possibilità di assunzione di tali compiti e doveri familiari laddove assoggettati alla medesima responsabilità pubblica e privata e, in conseguenza, la partecipazione ai medesimi benefici conseguenti al lavori familiari effettivamente svolti (nel rispetto dei diritti dei beneficiari quando si tratta di minori o di embrioni).

Domando: occorre che queste altre modalità di associazione e comunità necessitino del bollino “Famiglia”?

La famiglia ha una connotazione derivata da un processo storico che nei secoli l’ha definita e connotata quale quella oggi conosciuta. Perché ritenere che debba oggi essere un’altra cosa quando, in quanto tale, è ancora diffusa ed esistente oltre che essere un modello di riferimento?

Diamo a questi nuovi soggetti una nomenclatura derivata dall’essere una novità e nel rispetto di un’entità alla quale possono pur essere assimilati all’ideale assoluto della famiglia naturale ma sempre parzialmente per somma dei lavori familiari svolti e di impegni pubblici e privati presi.

Sono però, lo ammetto, un osservatore ancora in ricerca e ignorante della materia e perdonate l’eventuale superficialità del contributo a partire dall’assunto di base si sopra citato:
“la famiglia naturale è ancora diffusa ed esistente oltre che essere un modello di riferimento”? 

T.C.