sabato 27 giugno 2015

Gestire il cambiamento - da articolo di Ignazio Sanna pubblicato su L'Arborense

Gestire il cambiamento



Immagine tratta da L'Arborense  n.22/2015, pag.2


Una immagine del Sinodo diocesano di Oristano, quest'anno [dal WEB]



[da: Occorre gestire il cambiamento, di Ignazio Sanna, pubblicato in L’Arborense -  settimanale della diocesi di Orestano - n.22/2015 - 21-6-15]

 L’esito del referendum in Irlanda, alcune proposte legislative in Italia, le norme già entrate in vigore in diversi Paesi d’Europa mettono in chiara evidenza che siamo nel pieno di una rivoluzione sociale. Tutto è in continua evoluzione; tutto è in continuo cambiamento. La legge naturale viene sostituita dalla legge dell’evoluzione. Natura, verità, umanità sono tutte categorie declinate al plurale. Non c’è un’unica verità, un’unica natura, un’unica umanità, e neppure un’unica appartenenza religiosa. Ormai il pluralismo filosofico, etico, culturale, religioso è la nuova divinità cui ci si inchina e sottomette.
 Sorge, allora, il problema, per i cristiani, su come gestire il cambiamento, in modo da non essere vittime ma protagonisti dello stesso. In altre parole, sorge il problema su come vogliamo essere uomini e donne di speranza, e affrontare con fantasia e coraggio le tante crisi e contraddizioni del nostro mondo.
 Una cosa è certa, al riguardo. La Chiesa non può rimanere alla finestra e guardare dall’alto della sua istituzione il flusso continuo di costumi, delle convinzioni, degli orientamenti sociali. Non ci si può ritirare sul monte, come cittadella dei puri, ma si deve scendere nelle vicende della storia umana per erigere tende d’ospedale da campo e gettare ancore di salvezza. La “differenza” cristiana deve trovare forme di dialogo con la cultura e l’antropologia attuali; declinare la grammatica della fede con quella della cultura secolarizzata.
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 Per gestire il cambiamento, il papa ci esorta a cambiare il gioco. I prìncipi, le regole, la dottrina rimangono immutati. I concili di Calcedonia, Efeso, Trento Vaticano II sono gli stessi. Ma va cambiato il gioco. Come nel calcio, le regole sono le stesse, il pallone e lo stesso, ma l’allenatore cambia la strategia e la regia del gioco, così è con lo stile di Francesco. Egli fa leva più sui gesti e i simboli che sul ragionamento. Per lui, la Chiesa è di tutti e non solo dei puri e degli eroi, ossia di quelli che occupano le prime file dei banchi delle liturgie d’occasione. Egli propone la legge della gradualità, secondo la quale tutti possono arrivare alla meta. Come il navigatore riformula il percorso quando si sbaglia strada, così la Chiesa deve riformulare  il percorso della salvezza a chi sbaglia strada e vuole comunque arrivare alla mete […]