![]() |
| Una immagine del Sinodo diocesano di Oristano, quest'anno [dal WEB] |
[da:
Occorre gestire il cambiamento, di
Ignazio Sanna, pubblicato in L’Arborense -
settimanale della diocesi di
Orestano - n.22/2015 - 21-6-15]
L’esito del referendum in Irlanda, alcune
proposte legislative in Italia, le norme già entrate in vigore in diversi Paesi
d’Europa mettono in chiara evidenza che siamo nel pieno di una rivoluzione
sociale. Tutto è in continua evoluzione; tutto è in continuo cambiamento. La
legge naturale viene sostituita dalla legge dell’evoluzione. Natura, verità,
umanità sono tutte categorie declinate al plurale. Non c’è un’unica verità, un’unica
natura, un’unica umanità, e neppure un’unica appartenenza religiosa. Ormai il
pluralismo filosofico, etico, culturale, religioso è la nuova divinità cui ci
si inchina e sottomette.
Sorge, allora, il problema, per i cristiani,
su come gestire il cambiamento, in modo da non essere vittime ma protagonisti
dello stesso. In altre parole, sorge il problema su come vogliamo essere uomini
e donne di speranza, e affrontare con fantasia e coraggio le tante crisi e
contraddizioni del nostro mondo.
Una cosa è certa, al riguardo. La Chiesa non
può rimanere alla finestra e guardare dall’alto della sua istituzione il flusso
continuo di costumi, delle convinzioni, degli orientamenti sociali. Non ci si
può ritirare sul monte, come cittadella dei puri, ma si deve scendere nelle
vicende della storia umana per erigere tende d’ospedale da campo e gettare
ancore di salvezza. La “differenza” cristiana deve trovare forme di dialogo con
la cultura e l’antropologia attuali; declinare la grammatica della fede con
quella della cultura secolarizzata.
***
Per gestire il cambiamento, il papa ci esorta a
cambiare il gioco. I prìncipi, le regole, la dottrina rimangono immutati. I
concili di Calcedonia, Efeso, Trento Vaticano II sono gli stessi. Ma va
cambiato il gioco. Come nel calcio, le regole sono le stesse, il pallone e lo
stesso, ma l’allenatore cambia la strategia e la regia del gioco, così è con lo
stile di Francesco. Egli fa leva più sui gesti e i simboli che sul
ragionamento. Per lui, la Chiesa è di tutti e non solo dei puri e degli eroi,
ossia di quelli che occupano le prime file dei banchi delle liturgie d’occasione.
Egli propone la legge della gradualità, secondo la quale tutti possono arrivare
alla meta. Come il navigatore riformula il percorso quando si sbaglia strada,
così la Chiesa deve riformulare il
percorso della salvezza a chi sbaglia strada e vuole comunque arrivare alla
mete […]

