Cordigeri
Qui sopra ho in incollato il santino fatto stampare dai Cappuccini di Modena quando la famiglia di mio padre si trasferì a Bologna, negli anni '30 del secolo scorso. Mio padre e i suoi fratelli avevano fatto parte dei Cordigeri, i giovani della fraternità laicale francescana, i Terziari Francescani, ora chiamata Ordine Francescano Secolare. Poi erano entrati tra i terziari.
Qui sopra vedete, da sinistra, mio zio Aristide, che fu ingegnere, mio zio Achille, che fu giornalista, sociologo, politico e ideologo, e mio padre Annibale, che per tutta la vita lavorò nel servizio di Stato.
Attraverso mio padre, mio zio Achille e la mia nonna paterna, Adelaide, la spiritualità dei Cappuccini ebbe parte importante nell'educazione mia e di mio fratello.
Per inciso, lo storico convento dei Cappuccini di via Ganageto, a Modena, vera chiesa madre per mio padre e i suoi fratelli, non esiste più: è stato venduto a privati e trasformato in una residenza di lusso all'insegna "I Cappuccini". Nella chiesa del convento c'era un grande dipinto (ritraeva un fanciullo a grandezza naturale) del cappuccino padre Angelico da Villarotta, pittore serafico, intitolato Divin Pensiero, per il quale mio padre, da bambino, aveva posato per mesi, per diverse ore al giorno, tanto che, quando, ventenne, visitai la cella di padre Angelico (morto nel 1958), sul pavimento c'era ancora l'impronta dei piedi di mio padre, impressa, credo, per il sudore. Chissà dove sarà finito quel dipinto? All'inizio i frati lo avevano messo sulla destra della chiesa, appena dopo l'entrata. Poi lo avevano trasferito in sagrestia.
Ecco quel dipinto (l'immagine è una fotografia della riproduzione in scala minore che ho in casa):
Posare per quel dipinto fu per mio padre una straordinaria e indimenticabile esperienza spirituale. Per lunghissimo tempo egli impersonò Gesù fanciullo nella laboratorio del padre. La scena immaginata nel dipinto era questa: Gesù, da bambino, trovatosi tra le mani due assi di legno, le aveva poste in croce e si era soffermato a contemplarle, prefigurandosi la sua missione. Al termine della lunga posa, a mio padre fu donato un piccolo crocifisso ligneo che ho appeso accanto al mio letto.
Mio padre e i suoi fratelli furono formati dai Cappuccini di Modena negli anni '30, al tempo del cedimento delle nostre collettività religiose al regime fascista, di cui oggi in genere ci si vergogna. Eppure quella fu anche scuola di democrazia, tanto che quei cordigeri di un tempo non rinnegarono nella lotta antifascista, e anche dopo, la spiritualità francescana. In particolare la vidi sempre coltivare assiduamente dallo zio Achille, che in famiglia viene considerato una sorta di capo spirituale.
L'estrema unzione a mio padre fu data, qui a Roma, al Policlinico Umberto I da un frate Cappuccino. E anche mio zio Achille fu accompagnato alla fine della vita dai frati Cappuccini del convento di via Bellinzona, a Bologna.
Per inciso, lo storico convento dei Cappuccini di via Ganageto, a Modena, vera chiesa madre per mio padre e i suoi fratelli, non esiste più: è stato venduto a privati e trasformato in una residenza di lusso all'insegna "I Cappuccini". Nella chiesa del convento c'era un grande dipinto (ritraeva un fanciullo a grandezza naturale) del cappuccino padre Angelico da Villarotta, pittore serafico, intitolato Divin Pensiero, per il quale mio padre, da bambino, aveva posato per mesi, per diverse ore al giorno, tanto che, quando, ventenne, visitai la cella di padre Angelico (morto nel 1958), sul pavimento c'era ancora l'impronta dei piedi di mio padre, impressa, credo, per il sudore. Chissà dove sarà finito quel dipinto? All'inizio i frati lo avevano messo sulla destra della chiesa, appena dopo l'entrata. Poi lo avevano trasferito in sagrestia.
Ecco quel dipinto (l'immagine è una fotografia della riproduzione in scala minore che ho in casa):
Posare per quel dipinto fu per mio padre una straordinaria e indimenticabile esperienza spirituale. Per lunghissimo tempo egli impersonò Gesù fanciullo nella laboratorio del padre. La scena immaginata nel dipinto era questa: Gesù, da bambino, trovatosi tra le mani due assi di legno, le aveva poste in croce e si era soffermato a contemplarle, prefigurandosi la sua missione. Al termine della lunga posa, a mio padre fu donato un piccolo crocifisso ligneo che ho appeso accanto al mio letto.
Mio padre e i suoi fratelli furono formati dai Cappuccini di Modena negli anni '30, al tempo del cedimento delle nostre collettività religiose al regime fascista, di cui oggi in genere ci si vergogna. Eppure quella fu anche scuola di democrazia, tanto che quei cordigeri di un tempo non rinnegarono nella lotta antifascista, e anche dopo, la spiritualità francescana. In particolare la vidi sempre coltivare assiduamente dallo zio Achille, che in famiglia viene considerato una sorta di capo spirituale.
L'estrema unzione a mio padre fu data, qui a Roma, al Policlinico Umberto I da un frate Cappuccino. E anche mio zio Achille fu accompagnato alla fine della vita dai frati Cappuccini del convento di via Bellinzona, a Bologna.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

