sabato 20 giugno 2015

2.Laudato si’. Riforma sociale

2.Laudato si’. Riforma sociale

Manifestazione di piazza di aderenti all'Action Francaise, movimento antidemocratico francese a sfondo religioso - Parigi 1927 - Papa Pio 11° vietò agli aderenti i sacramenti, ma papa  Pio 12° revocò la sanzione - Le tendenze reazionarie hanno storicamente goduto di una certa comprensione da parte della gerarchia che è stata invece in genere negata a quelle riformiste



[dall’Enciclica di papa Francesco Laudato si’, 24-5-15, diffusa il 18-6-15]
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 La continua accelerazione dei cambiamenti dell’umanità e del pianeta si unisce oggi all’inten­sificazione dei ritmi di vita e di lavoro, in quel­la che in spagnolo alcuni chiamano “rapidación” (rapidizzazione) [rapidizzazione: neologismo usato nella traduzione in italiano dell’enciclica. Non attestato prima d’ora nella lingua italiana]. Benché il cambiamento faccia parte della dinamica dei sistemi complessi, la ve­locità che le azioni umane gli impongono oggi contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica. A ciò si aggiunge il problema che gli obiettivi di questo cambiamento veloce e costan­te non necessariamente sono orientati al bene comune e a uno sviluppo umano, sostenibile e integrale. Il cambiamento è qualcosa di auspica­bile, ma diventa preoccupante quando si muta in deterioramento del mondo e della qualità della vita di gran parte dell’umanità (n.18)
[…]
 La cura degli ecosistemi richiede uno sguar­do che vada aldilà dell’immediato, perché quando si cerca solo un profitto economico rapido e faci­le, a nessuno interessa veramente la loro preserva­zione. Ma il costo dei danni provocati dall’incuria egoistica è di gran lunga più elevato del beneficio economico che si può ottenere. Nel caso della perdita o del serio danneggiamento di alcune specie, stiamo parlando di valori che eccedono qualunque calcolo. Per questo, possiamo essere testimoni muti di gravissime inequità (v.nota n.1) quando si pretende di ottenere importanti benefici facendo pagare al resto dell’umanità, presente e futura, gli altissimi costi del degrado ambientale. (n.36)
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 Se teniamo conto del fatto che anche l’es­sere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignità, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone. (n.43)
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 L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affronta­re adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno atti­nenza con il degrado umano e sociale. Di fatto, il deterioramento dell’ambiente e quello della so­cietà colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta (n.48)
[…]
 Queste situazioni provocano i gemiti di so­rella terra, che si uniscono ai gemiti degli abban­donati del mondo, con un lamento che reclama da noi un’altra rotta. Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli. Siamo invece chiamati a diventare gli strumenti di Dio Padre perché il nostro pianeta sia quello che Egli ha sognato nel crearlo e ri­sponda al suo progetto di pace, bellezza e pie­nezza. Il problema è che non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di costruire leadership che indichi­no strade, cercando di rispondere alle necessità delle generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future. Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia. (n.53)

Nota:
(1) inequità [così nel testo italiano dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium diffuso da Libreria Editrice Vaticana. Neologismo dallo spagnolo. Nel testo inglese è reso con inequality (=ineguaglianza - nell'inglese il termine è spesso implicitamente associato all'idea di ingiustizia). Nel testo spagnolo, lingua nella quale il documento è stato verosimilmente pensato, si legge inequidad, da cui verosimilmente il neologismo italiano: in un dizionario spagnolo si definisce "El concepto de inequidad se ha considerado sinónimo del concepto de desigualdad. Es fundamental diferenciar estos dos conceptos. Mientras desigualdad implica diferencia entre individuos o grupos de población, inequidad representa la calificación de esta diferencia como injusta…"; quindi "disuguaglianza ingiusta".]


  L’enciclica Laudato si’  è presentata come un documento del magistero sociale. Essa è espressione del pensiero sociale delle nostre collettività religiose, ma, a differenza delle altre fonti che un fedele può anche ignorare, pretende di essere presa in considerazione per l’autorità che compete al nostro massimo capo religioso.
  In passato il magistero sociale si è presentato in genere  sotto forma di autorizzazioni. C’erano collettività di fedeli che recepivano innovazioni culturali e sociali del mondo in cui erano immerse e, ad un certo punto, l’autorità religiosa, in genere attestata su posizioni reazionarie, consentiva alle nuove tendenze manifestate dalla gente. In particolare questa dinamica si è manifestata sui temi del lavoro, della democrazia e della libertà di coscienza e di altre libertà civili. Quindi, semplificando: una società che spingeva in avanti e capi religiosi che, ad un certo punto, dopo molti tentennamenti e non senza molte riserve e cautele, l’autorizzavano a farlo, rimanendo però sempre in retroguardia. Questo è stato vero anche per la più spettacolare manifestazione dell’apertura  al nuovo delle nostre gerarchie religiose, quella prodottasi nel corso del Concilio Vaticano 2° (1962-1965). Anche in quel caso si trattò di riconoscere  e autorizzare un moto di riforma che da almeno vent’anni si era prodotto nelle collettività dei fedeli.
 Nel caso dell’enciclica Laudato si’  la situazione è diversa.
 Riferendoci alla specifica situazione italiana, le collettività dei fedeli si manifestano in prevalenza su posizioni reazionarie, in quasi tutti i campi in cui un orientamento religioso può incidere sulla vita sociale. E’ il prodotto di una lunga stagione in cui la gerarchia religiosa ha duramente represso, e comunque scoraggiato, ogni forma di innovazione, federandosi sostanzialmente con la destra politica nazionale. Le ragioni per cui lo si è fatto sono molte, ma principalmente, ad un certo punto, alla fine degli anni ’70, si è temuta la dispersione del gregge. Lo si è compattato intorno alla figura di un Papa come il Woytyla, il quale impersonava un tipo di capo religioso fortemente innovativo e dotato di grande carisma, instaurando una sorta di culto della personalità, un’adesione emotiva e immediata che rendeva sconveniente il dissenso, in quanto presentato come offesa personale a una persona amica e buona (“non vuoi bene al Papa”?). Con l’autorità papale si è poi prodotta una immane letteratura normativa, intesa a chiudere autorevolmente e definitivamente ogni questione aperta e controversa, imponendo ai teologi che tenessero al riconoscimento della gerarchia di attenersi a quella linea dettata con forza di legge, in particolare con il Catechismo della Chiesa Cattolica.
 L’enciclica Laudato si’ si pone, in questa situazione italiana, all’avanguardia rispetto alle collettività religiose. Vuole stimolare un gregge in genere riottoso e desideroso di rimanere ben chiuso nei propri ovili,  ad uscire e andare avanti. Svolge quindi quell’attività di impulso all’innovazione che in passato è stato espressa dal mondo dei fedeli. In particolare, essa vuole produrre qualcosa, nello specifico una riforma sociale, che supera le nostre attuali capacità come società di fedeli. Aderire all’ordine di idee proposto dall’enciclica richiederà uno sforzo culturale innanzi tutto tra noi gente di fede. Tenendo conto anche che la riforma sociale è cosa che compete primariamente ai fedeli laici.
 “…non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di costruire leadership che indichi­no strade, cercando di rispondere alle necessità delle generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future.”, è scritto nell’enciclica. Eppure una cultura su tante altre cose l’abbiamo, ad esempio sulla supposta ideologia gender, contro la quale (in realtà contro riforme civili invocate dalla gran parte degli italiani e la cui mancanza genera tanta sofferenza sociale e ci pone alla retroguardia nella nostra nuova Europa) oggi insorgeranno tanti di noi (non io), in piazza San Giovanni. Ma non abbiamo quella che servirebbe per contrastare quella che nell’enciclica è chiamata, con neologismo apparso per la prima volta nel 2013 nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium (=la gioia del Vangelo), inequità e che può essere definita come diseguaglianza ingiusta. Essa sta portando alla rovina il mondo ed è la causa del degrado, insieme, ambientale e sociale.
 E’ questione “dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone.” L’ecologia integrale proposta dall’enciclica comprende la natura non umana e quella umana e volendo creare un mondo in cui ogni essere umano abbia diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre con una speciale dignità,  e per questo intendendo contrastare il degrado ambientale, perché tutti i viventi sono connessi e sono inseriti in una medesima natura e gli esseri umani non possono essere felici al di fuori di essa, esige la riforma sociale, che comprende anche quella politica: “Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia.”
  Libertà  e Giustizia: a queste parole, che in Italia furono la bandiera di uno dei movimenti antifascisti più attivi e culturalmente fecondi, propugnatore di una vera e propria rivoluzione liberal-socialista, anche se politicamente emarginato nel secondo dopoguerra nel clima della guerra fredda tra blocco occidentale e sovietico, troppo a lungo è stato vietato, da noi e altrove nel mondo, di dare seguito nella nostra confessione religiosa. Troppo a lungo ogni anelito di liberazione di ispirazione religiosa è stato represso, silenziato o, comunque, scoraggiato.  E’ ora di ripartire?


Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli