2.Laudato si’. Riforma sociale
[dall’Enciclica di papa Francesco Laudato
si’, 24-5-15, diffusa il 18-6-15]
[…]
La
continua accelerazione dei cambiamenti dell’umanità e del pianeta si unisce
oggi all’intensificazione dei ritmi di
vita e di lavoro, in quella che in spagnolo alcuni chiamano “rapidación”
(rapidizzazione) [rapidizzazione:
neologismo usato nella traduzione in italiano dell’enciclica. Non attestato prima
d’ora nella lingua italiana]. Benché il cambiamento faccia parte della dinamica
dei sistemi complessi, la velocità che
le azioni umane gli impongono oggi contrasta con la naturale lentezza
dell’evoluzione biologica. A ciò si aggiunge il problema che gli obiettivi di questo cambiamento veloce
e costante non necessariamente sono orientati al bene comune e a uno sviluppo
umano, sostenibile e integrale. Il cambiamento è qualcosa di auspicabile,
ma diventa preoccupante quando si muta in deterioramento del mondo e della
qualità della vita di gran parte dell’umanità (n.18)
[…]
La cura degli ecosistemi richiede uno sguardo
che vada aldilà dell’immediato, perché
quando si cerca solo un profitto economico rapido e facile, a nessuno
interessa veramente la loro preservazione. Ma il costo dei danni provocati dall’incuria egoistica è di gran lunga più
elevato del beneficio economico che si può ottenere. Nel caso della perdita
o del serio danneggiamento di alcune specie, stiamo parlando di valori che
eccedono qualunque calcolo. Per questo, possiamo essere testimoni muti di
gravissime inequità (v.nota n.1)
quando si pretende di ottenere
importanti benefici facendo pagare al resto dell’umanità, presente e futura,
gli altissimi costi del degrado ambientale. (n.36)
[…]
Se
teniamo conto del fatto che anche l’essere umano è una creatura di questo
mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale
dignità, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado
ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla
vita delle persone. (n.43)
[…]
L’ambiente
umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare
adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che
hanno attinenza con il degrado umano e sociale. Di fatto, il deterioramento dell’ambiente e quello della società
colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta (n.48)
[…]
Queste situazioni provocano i gemiti
di sorella terra, che si uniscono ai gemiti degli abbandonati del mondo, con
un lamento che reclama da noi un’altra rotta. Mai abbiamo maltrattato e offeso
la nostra casa comune come negli ultimi due secoli. Siamo invece chiamati a diventare gli strumenti di Dio Padre perché il
nostro pianeta sia quello che Egli ha sognato nel crearlo e risponda al suo
progetto di pace, bellezza e pienezza. Il problema è che non disponiamo ancora della cultura
necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di costruire leadership
che indichino strade, cercando di rispondere alle necessità delle
generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future.
Si rende indispensabile creare un
sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli
ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma
tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la
libertà e la giustizia. (n.53)
Nota:
(1) inequità [così nel testo italiano dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium diffuso da Libreria Editrice Vaticana. Neologismo
dallo spagnolo. Nel testo inglese è reso con inequality (=ineguaglianza - nell'inglese il termine è spesso implicitamente
associato all'idea di ingiustizia). Nel testo spagnolo, lingua nella quale il
documento è stato verosimilmente pensato,
si legge inequidad, da cui verosimilmente
il neologismo italiano: in un dizionario spagnolo si definisce "El concepto de inequidad se ha considerado sinónimo
del concepto de desigualdad. Es fundamental diferenciar estos dos conceptos.
Mientras desigualdad implica diferencia entre individuos o grupos de población,
inequidad representa la calificación de esta diferencia como injusta…";
quindi "disuguaglianza
ingiusta".]
L’enciclica
Laudato si’ è presentata come un documento del magistero
sociale. Essa è espressione del pensiero sociale delle nostre collettività
religiose, ma, a differenza delle altre fonti che un fedele può anche ignorare,
pretende di essere presa in considerazione per l’autorità che compete al nostro
massimo capo religioso.
In passato il magistero sociale si è
presentato in genere sotto forma di autorizzazioni. C’erano collettività di
fedeli che recepivano innovazioni culturali e sociali del mondo in cui erano
immerse e, ad un certo punto, l’autorità religiosa, in genere attestata su
posizioni reazionarie, consentiva
alle nuove tendenze manifestate dalla gente. In particolare questa dinamica si
è manifestata sui temi del lavoro, della democrazia e della libertà di
coscienza e di altre libertà civili. Quindi, semplificando: una società che
spingeva in avanti e capi religiosi
che, ad un certo punto, dopo molti tentennamenti e non senza molte riserve e
cautele, l’autorizzavano a farlo, rimanendo però sempre in retroguardia. Questo
è stato vero anche per la più spettacolare manifestazione dell’apertura al nuovo delle nostre gerarchie religiose,
quella prodottasi nel corso del Concilio Vaticano 2° (1962-1965). Anche in quel
caso si trattò di riconoscere e autorizzare
un moto di riforma che da almeno vent’anni si era prodotto nelle collettività
dei fedeli.
Nel caso dell’enciclica Laudato si’ la situazione è
diversa.
Riferendoci alla specifica situazione
italiana, le collettività dei fedeli si manifestano in prevalenza su posizioni
reazionarie, in quasi tutti i campi in cui un orientamento religioso può
incidere sulla vita sociale. E’ il prodotto di una lunga stagione in cui la
gerarchia religiosa ha duramente represso, e comunque scoraggiato, ogni forma
di innovazione, federandosi sostanzialmente con la destra politica nazionale.
Le ragioni per cui lo si è fatto sono molte, ma principalmente, ad un certo
punto, alla fine degli anni ’70, si è temuta la dispersione del gregge. Lo si è compattato intorno alla
figura di un Papa come il Woytyla, il quale impersonava un tipo di capo
religioso fortemente innovativo e dotato di grande carisma, instaurando una
sorta di culto della personalità, un’adesione
emotiva e immediata che rendeva sconveniente il dissenso, in quanto presentato
come offesa personale a una persona amica e buona (“non vuoi bene al Papa”?). Con l’autorità papale si è poi prodotta
una immane letteratura normativa, intesa a chiudere autorevolmente e
definitivamente ogni questione aperta e controversa, imponendo ai teologi che
tenessero al riconoscimento della gerarchia di attenersi a quella linea dettata
con forza di legge, in particolare con il Catechismo
della Chiesa Cattolica.
L’enciclica Laudato si’ si pone, in questa situazione italiana, all’avanguardia
rispetto alle collettività religiose. Vuole stimolare un gregge in genere riottoso e desideroso di rimanere ben chiuso nei
propri ovili, ad uscire e andare avanti. Svolge quindi quell’attività
di impulso all’innovazione che in passato è stato espressa dal mondo dei
fedeli. In particolare, essa vuole produrre qualcosa, nello specifico una
riforma sociale, che supera le nostre attuali capacità come società di fedeli.
Aderire all’ordine di idee proposto dall’enciclica richiederà uno sforzo
culturale innanzi tutto tra noi gente di fede. Tenendo conto anche che la
riforma sociale è cosa che compete primariamente ai fedeli laici.
“…non disponiamo ancora della cultura
necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di costruire leadership che indichino strade,
cercando di rispondere alle necessità delle generazioni attuali includendo
tutti, senza compromettere le generazioni future.”, è scritto nell’enciclica. Eppure una cultura su tante altre cose l’abbiamo,
ad esempio sulla supposta ideologia
gender, contro la quale (in realtà contro riforme civili invocate dalla
gran parte degli italiani e la cui mancanza genera tanta sofferenza sociale e
ci pone alla retroguardia nella nostra nuova Europa) oggi insorgeranno tanti di
noi (non io), in piazza San Giovanni. Ma non abbiamo quella che servirebbe per
contrastare quella che nell’enciclica è chiamata, con neologismo apparso per la
prima volta nel 2013 nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium (=la gioia del Vangelo), inequità e che può essere
definita come diseguaglianza ingiusta.
Essa sta portando alla rovina il mondo ed è la causa del degrado, insieme,
ambientale e sociale.
E’ questione
“dell’attuale modello di sviluppo e della
cultura dello scarto sulla vita delle persone.” L’ecologia integrale proposta dall’enciclica comprende la natura non umana e quella umana e volendo creare un mondo in cui ogni essere umano abbia diritto a vivere e ad essere felice, e
inoltre con una speciale dignità, e per questo intendendo contrastare il degrado
ambientale, perché tutti i viventi sono connessi e sono inseriti in una medesima
natura e gli esseri umani non possono essere felici al di fuori di essa, esige la riforma sociale, che comprende anche quella politica: “Si rende indispensabile creare un sistema
normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli
ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma
tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la
libertà e la giustizia.”
Libertà e Giustizia:
a queste parole, che in Italia furono la bandiera di uno dei movimenti
antifascisti più attivi e culturalmente fecondi, propugnatore di una vera e
propria rivoluzione liberal-socialista, anche se politicamente emarginato nel
secondo dopoguerra nel clima della guerra fredda tra blocco occidentale e
sovietico, troppo a lungo è stato vietato, da noi e altrove nel mondo, di dare
seguito nella nostra confessione religiosa. Troppo a lungo ogni anelito di liberazione di ispirazione religiosa è
stato represso, silenziato o, comunque, scoraggiato. E’ ora di ripartire?
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
