martedì 23 giugno 2015

Combattere l’umiliazione e l’emarginazione delle donne

Combattere l’umiliazione e l’emarginazione delle donne



12 marzo 2000
PREGHIERA UNIVERSALE
CONFESSIONE DELLE COLPE E RICHIESTA DI PERDONO 
dalla solenne liturgia celebrata dal Papa Giovanni Paolo 2° durante il Grande Giubileo dell’Anno 2000

VI. CONFESSIONE DEI PECCATI CHE HANNO FERITO LA DIGNITÀ DELLA DONNA E L'UNITÀ DEL GENERE UMANO 
Un Rappresentante della Curia Romana: 
Preghiamo per tutti quelli che sono stati offesi
nella loro dignità umana e i cui diritti sono stati conculcati;
preghiamo per le donne troppo spesso umiliate ed emarginate,
e riconosciamo le forme di acquiescenza
di cui anche cristiani si sono resi colpevoli. 
Preghiera in silenzio. 
II Santo Padre: 
Signore Dio, nostro Padre,
tu hai creato l'essere umano, l'uomo e la donna,
a tua immagine e somiglianza
e hai voluto la diversità dei popoli
nell'unità della famiglia umana;
a volte, tuttavia, l'uguaglianza dei tuoi figli non è stata riconosciuta,
ed i cristiani si sono resi colpevoli di atteggiamenti
di emarginazione e di esclusione,
acconsentendo a discriminazioni
a motivo della razza e dell'etnia diversa.
Perdonaci e accordaci la grazia di guarire le ferite
ancora presenti nella tua comunità a causa del peccato,
in modo che tutti ci sentiamo tuoi figli.
Per Cristo nostro Signore. 
R. Amen. 
R. Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison. 
Viene accesa una lampada davanti al Crocifisso. 


  Non avevo bisogno che fosse il Papa a riconoscerlo solennemente, per convincermi che la nostra confessione religiosa aveva oppresso e  ancora opprimeva duramente le donne. Avevo ripudiato la misoginia  su base religiosa fin da quando avevo iniziato a frequentare le donne. E nessuno, neanche i preti,  era  mai riuscito a convincermi che l’umiliazione delle donne e la loro esclusione dal mondo del lavoro fosse la condizione per mantenere salde e unite le famiglie. Ho cercato di crescere le mie figlie con altri principi. Non me ne pento. La penso sempre così. Combatterò sempre apertamente chiunque, da qualsiasi cattedra, da qualsiasi pulpito, da qualsiasi scranno, con qualsiasi pretesto, anche facendosi scudo delle nostre scritture sacre, si proponga di colpire la dignità delle donne, come di ogni altra persona umana, in particolare su base sessista.
  Sono fermamente convinto che non sia indispensabile, per chi voglia essere sinceramente religioso, seguire le tendenze reazionarie in materia, che ciclicamente si manifestano.
  Mi sono fatto un punto d’onore di dimostrare con la mia vita che una famiglia può serenamente essere fondata sulla assoluta parità dei coniugi e sul rispetto della dignità di tutti i suoi membri. Ripudio l’idea di impersonare in famiglia il ruolo del maschio dominatore e despota, capo per destino biologico, fisiologico.
 E di fronte a certe terrificanti affermazioni in materia di morale familiare e di rapporti tra i sessi che ancora circolano in religione, sento di dover dire che io sono un’altra cosa, appartengo ad un’altra realtà, e che con quelli che la pensano in quel modo non ci può essere alcun compromesso, alcuna conciliazione, alcun commercio ideale, alcuna transazione: rimane solo l’opposizione netta, dura.   
 Noi, cari amici, dobbiamo costruire un mondo migliore. Che è servito chiedere perdono dell’umiliazione ed emarginazione delle donne, se poi ricadiamo sempre nello stesso peccato? Se, di fronte a un mondo che sembra non capirci, ci rivolgiamo all’indietro, prendiamo congedo da tutti i grandi principi di civiltà che ci hanno liberato dal molto male, dalla molta violenza, che c’era nel nostro modo di essere persone di fede, e ripercorriamo le tragedie del passato?
  Dobbiamo educarci ad essere diversi dal passato. Dobbiamo imparare anche a contestare a viva voce i cattivi maestri. La libertà di parola non può mai risolversi in un’arma per l’oppressione sociale. Si ha diritto a insorgere, a resistere.
 L’idea di una nuova educazione per porre le basi di una nuova società, migliore, meno violenta, fu alla base del femminismo storico:
Virginia Woolf

[da Le Tre Ghinee, trattato della scrittrice inglese Virgina Wolf, 1882-1941].
"Analizziamo quindi più brevemente il tipo di istruzione che occorre. Dato che la storia e le biografie sembrano dimostrare che la vecchia istruzione impartita nei vecchi colleges non genera né particolare rispetto per la libertà, né particolare odio per la guerra, è chiaro che il Suo college [scrive immaginando di rispondere a una richiesta di denaro di una tesoriera di un college femminile] va ricostruito su base diverse. E' un college giovane e povero: che tragga dunque vantaggio da queste qualità e sia fondato sulla povertà e sulla gioventù. Di conseguenza dovrà essere un college sperimentale, un college avventuroso, diverso da tutti. Dovrà essere costruito non di pietra scolpita e di vetri istoriati, bensì di un materiale economico, infiammabile, che non sia ricettacolo di polvere e culla di tradizioni. Non metteteci cappelle. Non metteteci musei e biblioteche con libri alla catena e prime edizioni in bacheche di vetro. Che libri e quadri siano sempre nuovi e diversi. Che sia affrescato di bel nuovo dalle nuove generazioni, con le loro stesse mani, con poca spesa. Il lavoro dei vivi costa poco; spesso essi non chiedono altro in cambio di poterlo fare. E poi, che cosa si dovrà insegnare nel college nuovo,  nel college povero? Certo non l'arte di dominare sugli altri, non l'arte di governare, di uccidere, di accumulare terre e capitali. Queste arti richiedono spese generali troppo elevate: stipendi, uniformi, cerimonie. Nel college povero si dovranno insegnare solo le arti che si possono insegnare con poca spesa e che possono essere esercitate da gente povera: la medicina, la matematica, la musica, la pittura, la letteratura. E l'arte dei rapporti umani, l'arte di comprendere la vita e la mente degli altri, insieme con le arti minori che la completano: l'arte di conversare, di vestire, di cucinare. Lo scopo del nuovo college, del college povero, dovrebbe essere non di segregare, di specializzare, ma di integrare. Dovrà inventare dei modi per far lavorare insieme la mente e il corpo; scoprire da quali nuove combinazioni possano nascere unità che rendano buona la vita umana. E gli insegnante saranno scelti tra coloro che sono bravi a vivere oltre che a pensare." [da Le Tre Ghinee, trattato].
  Ed è proprio contro un nuovo tipo di educazione dei giovani, per formare un mondo migliore, per far sì che ognuno sia trattato come desidera (J.F.Kennedy, discorso dell’11-6-63), che nessuno debba essere costretto ad assumere un’identità sessuale diversa da quella che sente di dover esprimere, è contro questi propositi della nostra Ministra dell’Istruzione che tanti di noi (non io, certamente!) sono insorti qualche giorno fa, in piazza.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli