giovedì 28 maggio 2015

Una rivoluzione culturale che riguarda tutti Osservazioni in merito ai temi trattati nell’intervista concessa dal card. Angelo Bagnasco a Repubblica e pubblicata il 27-5-15

Una rivoluzione culturale che riguarda tutti
Osservazioni in merito ai temi trattati nell’intervista concessa dal card. Angelo Bagnasco a Repubblica e pubblicata il 27-5-15

 Nell’intervista su La Repubblica del 27 maggio 2015, Angelo Bagnasco ha convenuto con l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, il quale aveva sostenuto che l’esito del referendum irlandese sui matrimoni tra omosessuali “fotografa una rivoluzione culturale che riguarda tutti”.
 I cittadini della Repubblica d’Irlanda sono stati chiamati a decidere se inserire nella costituzione dello stato questa norma: "Il matrimonio può essere contratto per legge da due persone, senza distinzione di sesso”. La modifica è stata approvata con una maggioranza del 62% di voti favorevoli. Si tratta di una legge che riguarda il diritto civile, che si applica a cattolici e non cattolici, ma la norma va contro la teologia, e la conseguente ideologia politica sostenuta dalla gerarchia cattolica, in Irlanda ma anche in tutto il mondo, secondo la quale il matrimonio è l’unione stabile tra un uomo e una donna. Sullo sfondo c’è la questione dell’omosessualità, in particolare di quella maschile, che è un tema piuttosto critico per il clero.
 Che esito avrebbe in Italia un referendum sul tema proposto in Irlanda? Probabilmente la gerarchia cattolica imporrebbe ai fedeli sotto il vincolo dell’obbedienza canonica, come già fece nel 2005 per i referendum sulla fecondazione assistita, l’astensionismo, per far fallire la consultazione referendaria. Ma se nel referendum si riuscisse a raggiungere il numero minimo dei votanti previsto dalla  Costituzione, quale sarebbe l’esito?
 In Irlanda il risultato del referendum era largamente previsto. Penso che gli irlandesi abbiano vissuto la consultazione come una forma di emancipazione da vincoli gerarchici in materia di religione che in Italia abbiamo raggiunto molto prima. E tuttavia nel nostro paese ogni tentativo di normare le unioni civili tra persone dello stesso o di diverso sesso al di fuori del modello tradizionale del matrimonio, sia pure temperato da modifiche in materia di separazione personale di divorzio, è fallito per la potente opera di interdizione della gerarchia cattolica, che su questo tema ha ottenuto senza dubbio, in Italia, il suo successo più eclatante. Ma questo risultato è stato raggiunto essenzialmente con azione di lobbismo parlamentare. Che cosa accadrebbe se i cittadini fossero chiamati a pronunciarsi, come accaduto in Irlanda?
  Di fatto in Italia il matrimonio non è più l’unica forma praticata di unione personale. Dalla società viene quindi un’esigenza di normazione che lo stato finora non è riuscito a soddisfare. Probabilmente sarebbe necessaria anche una modifica costituzionale, che in Italia non può farsi per referendum, come in Irlanda. Ma se la svolta culturale è già maturata nei costumi della gente, non così è nella riflessione sociale, politica, ideologica: ci sono i fatti sociali, ma non ci sono ancora parole adeguate per ragionarci sopra. E’ inadeguata innanzi tutto la teologia, in particolare quella normativa dettata dalla gerarchia cattolica. Nel clima di maggiore apertura che stiamo vivendo, probabilmente ci saranno delle novità. Ma, in generale, è tutto l’impianto dei ragionamenti che in genere si fanno su questi temi a risentire molto della polemica anticlericale, sorta essenzialmente come reazione a quella che viene sentita come una prevaricazione ingiusta di gerarchi religiosi, innanzi tutto verso gli stessi loro fedeli. E, comunque, come prevaricazione di una minoranza verso una maggioranza.
  L’omosessualità crea problemi in un ambito sociale, come quello del clero, dove l’interdetto a relazioni sessuali è attuato mediante segregazione, separazione, dei sessi. Ammettere come lecita la pratica sessuale tra persone dello stesso sesso renderebbe molto meno efficace quel sistema coercitivo, fatto di persone dello stesso sesso che convivono. Inoltre l’idea autoritaria che l’ideologia normativa della gerarchia collega al sesso maschile, attribuendogli di conseguenza il carisma dell’autorità in religione, uscirebbe seriamente colpita dall’ammettere l’esistenza, in natura, di diverse identità maschili. Ed è infine l’idea stessa di natura che è coinvolta in questi temi, natura che si sa fondamentalmente crudele, violenta, imperfetta, ma in cui, al contempo, si vuole vedere la mano divina.
 In generale risulta difficile nella teologia normativa cattolica fare i conti con la realtà così com’è, preferendosi in genere di  cercare di farla rientrare a forza negli schemi concettuali che ci si è costruiti, a volte partendo da tradizioni culturali molto antiche e ritenute solo per questo più affidabili. Questo è molto sensibile sui temi riproduttivi, in cui quelli sulle unioni civili possono essere inquadrati. Si attribuiscono, ad esempio, agli antecedenti molto precoci degli esseri umani, come lo zigote, la cellula uovo fecondata, e l’embrione, attributi personali che non corrispondono alla realtà naturale. Di modo che una via praticabile per fare i conti utilmente con una svolta culturale che probabilmente riguarda anche l’Italia può passare per il cercare di rimanere più aderenti alla realtà sia con riguardo ai fatti sociali che a quelli della natura.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli