La
Repubblica, 27-5-15 - articolo
Bagnasco:
"In Irlanda una rivoluzione, la Chiesa dialoghi con i gay, ma resta il no
alle unioni civili"
Intervista. Il presidente dei
vescovi italiani e la svolta di Dublino: "La dottrina ci insegna a
rispettare la dignità di ciascuno"
27 maggio 2015
CITTA' DEL VATICANO - Cardinale Bagnasco,
l'Irlanda ha detto sì alle nozze gay. Se l'aspettava un simile risultato?
"L'incertezza
del risultato era nell'aria, per cui non si poteva escludere quello che poi è
maturato, se non forse nelle sue proporzioni con un 62% degli irlandesi che ha
detto sì alle nozze gay. Tale esito ci pone interrogativi sulla nostra capacità
di trasmettere alle nuove generazioni i valori in cui crediamo, capaci di un
dialogo cordiale che tenga conto della concreta situazione delle persone.
Viene, quindi, da chiedersi se ciò dipenda dall'averli insegnati male o dal
fatto che ci siamo limitati a enunciarli, o se invece nella loro essenza siano
talmente controcorrente rispetto alla mentalità diffusa da essere sentiti come
estranei".
L'arcivescovo di Dublino ha detto che adesso la Chiesa deve fare i conti con la realtà. Ciò vale anche per la Chiesa italiana?
L'arcivescovo di Dublino ha detto che adesso la Chiesa deve fare i conti con la realtà. Ciò vale anche per la Chiesa italiana?
"Indubbiamente,
quando monsignor Martin afferma che ciò che è accaduto non è soltanto l'esito
di una campagna referendaria, fotografa una rivoluzione culturale che riguarda
tutti. Come tale, non può non interrogare anche la nostra Chiesa: cosa dobbiamo
correggere e migliorare nel dialogo con la cultura occidentale? Ogni dialogo
dev'essere sereno, senza ideologie, innervato di sentimenti ma anche di
ragioni. In questo quadro, noi crediamo nella famiglia che nasce dall'unione
stabile tra un uomo e una donna, potenzialmente aperta alla vita; un'unione che
costituisce un bene essenziale per la stessa società e che - come
tale - non è equiparabile ad altre forme di convivenza".
Francesco ha aperto un importante confronto verso il Sinodo sulla famiglia. Ritiene che la Chiesa sia in ritardo sugli omosessuali e sui loro diritti?
"Il coraggio, la chiarezza e la passione
per l'uomo con cui Papa Francesco sta affrontando queste sfide suscitano
apprezzamento e coinvolgimento, basta osservare come le nostre comunità abbiano
preso a cuore i questionari del Sinodo. Quanto alla posizione della Chiesa nei
confronti delle persone omosessuali, nel Magistero viene costantemente
riaffermato il pieno rispetto per la dignità di ciascuno, quale che sia il suo
orientamento: c'è come principio - e ci dovrebbe essere anche nei
fatti - quell'accoglienza che favorisce la partecipazione alla vita
della comunità ecclesiale. Questa posizione non ci esime dalla fatica di
distinguere, evitando semplificazioni che non giovano".
Cosa pensa della proposta di legge sulle unioni civili. Ritiene sia il tempo perché si arrivi almeno al riconoscimento? "La proposta di legge mi sembra eccessivamente schiacciata su una disciplina di stampo para-matrimoniale: al di là dei nominalismi, di fatto equipara la condizione giuridica delle unioni omosessuali a quelle della famiglia fondata sull'unione tra un uomo e una donna. Chiedere che si evitino indebite omologazioni non intacca il riconoscimento dei diritti individuali di ciascuno".
Nel 2007 il Forum delle associazioni familiari scese in piazza contro le coppie di fatto. Oggi la Chiesa italiana appoggerebbe una manifestazione analoga?
"Eviterei una
lettura riduttiva della manifestazione del 2007, che non era anzitutto contro
qualcuno o qualcosa, ma intendeva affermare la visione di matrimonio e di
famiglia sancita dalla nostra Costituzione. È stata una manifestazione corale
di partecipazione laicale che, in una società effettivamente pluralista,
costituisce già in sé un valore da salvaguardare. Naturalmente, le forme con
cui i laici assicurano il loro contributo devono essere valutate di volta in
volta, alla luce del contesto sociale, culturale e politico".
Cosa pensa
dell’introduzione dell’insegnamento della parità di genere a scuola?
"Costituirebbe
l’ennesimo esempio di quella che Papa Francesco ha definito 'colonizzazione
ideologica' e che lui stesso ha spiegato, alla luce della sua esperienza:
“Entrano in un popolo con un’idea che non ha niente a che fare col popolo; con
gruppi del popolo sì, ma non col popolo, e colonizzano il popolo con un’idea
che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura”. Educare al rispetto
di tutti, alla non discriminazione e al superamento di ogni forma di omofobia,
è doveroso e rientra nei compiti della scuola; ma l’educazione alla parità di
genere mira in realtà ad introdurre nelle scuole l’idea in base alla quale la
femminilità e la mascolinità non sarebbero determinate fondamentalmente dal
sesso, ma dalla cultura".
Lei ha detto che il
magistero di Francesco è oscurato quando non è in linea col pensiero unico. Non
ritiene tuttavia che il Papa abbia introdotto uno stile nuovo, che cerca di
trovare una modalità non conflittuale di presentazione dei principi, lasciando
nel contempo che siano le istituzioni civili ad agire nel nome del popolo? E
che i media in fondo seguano questo stile senza esacerbare le prese di
posizione più dure?
"Sicuramente
il Santo Padre ha introdotto uno stile nuovo, che va valorizzato: sono convinto
che non lo fa chi pretende di selezionare soltanto alcune sue dichiarazioni,
più gradite alle idee dominanti o meno innocue. L’insegnamento del Papa non può
essere smembrato rispetto a una visione completa dell’uomo e del suo posto nel
mondo, pena il ridursi a citare quello che serve a rafforzare le proprie
opinioni".