Corpo estraneo
Nel nostro quartiere sono arrivate molte nuove
famiglie con bambini piccoli. Lo constato nel mio condominio e girando per le
strade della parrocchia. Ma sembra che siano diminuite in misura impressionante
le iscrizioni alla formazione catechistica di base, quella per la Prima
Comunione. In questo mese di maggio non abbiamo assistito ancora a nessun turno
di Prime Comunioni (quando la ricevettero le mie figlie ce n’erano tre). Mi
giungono voci di un doppio fenomeno migratorio: di famiglie del quartiere che
portano i bambini al catechismo nelle vicine parrocchie di San Frumenzio e del Redentore e di altre, aderenti al
Movimento Neocatecumenale, che da altri quartieri portano i loro bambini nella
nostra parrocchia. Il saldo sembra però sbilanciato a favore dei primi: c’è più
emigrazione che immigrazione. Se questo fenomeno fosse confermato, si potrebbe
individuarne le cause, oltre che in una verosimile progressiva secolarizzazione
delle famiglie del quartiere, in insufficienze della formazione catechistica di
base, già emerse platealmente due anni fa nel corso dell’audizione che fece il
Vescovo ausiliare di settore. E inoltre nell’impostazione rigidamente attestata
sulla teologia, e sulla conseguente ideologia anche politica, propugnata dal
Movimento Neocatecumenale, che molti, me compreso, non possono in coscienza
accettare. Essa si fa più sensibile nella formazione catechistica di secondo
livello, per la Cresima, e poi diviene totalizzante in quella permanente, per
gli adulti. Tutto ciò che rimane, compresa la nostra Azione Cattolica, sembra
sia tollerato solo come fenomeno residuale e ad esaurimento. Al punto in cui
siamo e tenuto conto della struttura gerarchica della nostra organizzazione
religiosa si richiederebbe un intervento d’autorità della Diocesi, che però non
viene.
La nostra parrocchia tende sempre più a
diventare un’articolazione del Movimento Neocatecumenale. E più questo fenomeno
procede, più essa mi appare come un corpo estraneo nel quartiere, una
cittadella fortificata come in un certo senso è oggi la Città del Vaticano, in
cui, Basilica di San Pietro e Musei Vaticani a parte, si può entrare nelle
parti più intime, meno “commerciali”, ad esempio per fare una passeggiata nei
bei giardini frequentati dai papi, solo se attentamente selezionati e valendosi
di appoggi particolari.
Il primo intervento che mi appare urgente è
quello di ripristinare canali di formazione primaria che consentano una reale
pluralità di opzioni religiose, riportando l’impostazione del Movimento
Neocatecumenale al suo giusto ambito, vale a dire di scelta lecita, legittima,
ma particolare, non obbligatoria per tutti i fedeli. Si potrebbe farlo
richiedendo l’ausilio dell’organizzazione dell’Azione Cattolica diocesana, che
ha fatto di questo lavoro il suo campo principale di impegno.
Che cosa deve essere la parrocchia, oggi? Come
può svolgere un lavoro di diffusione delle idee e delle prassi religiose?
L’ex assistente ecclesiastico del gruppo della
FUCI - gli universitari cattolici che io e mia moglie frequentammo da giovani è
andato a lavorare in Sardegna, sua terra di origine, a Oristano. Lì si sta
concludendo un importante sinodo diocesano, con ampia partecipazione dei laici.
Recentemente è stato approvato un documento dal titolo Natura e missione della parrocchia, che si apre con il paragrafo La parrocchia come comunità missionaria.
E’ scritto in ecclesialese, il particolare gergo, in parte tratto dalla
teologia e in parte dalla sociologia, che si usa nelle aggregazioni della
nostra confessione religiosa e necessita di essere tradotto in lingua corrente
in alcune parti. Nei prossimi interventi lo trascriverò, lo tradurrò dove
serve, e lo userò come base per alcune riflessioni sul tema della parrocchia.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in san
Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli