Vi trascrivo di seguito il testo di una email che ho inviato ai miei colleghi dopo gli omicidi di Milano di qualche giorno fa.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa, Roma, Monte Sacro, Valli
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Gomorra è l'immagine del mondo perduto, quello
in cui non hai più un amico, un parente da salvare e che preferiresti,
tutto sommato, lasciato alle fiamme. E' la civiltà devastata di cui ha scritto
Saviano. Che si fa, se ci si trova in mezzo?
Fin da piccolo mi hanno insegnato che si
deve resistere senza perdersi d'animo. La disperazione è un peccato molto
grave, senza perdono perché senza speranza, mi hanno detto, e ancor più
se ci si trascina gli altri dietro. E' una malattia dell'anima che
bisogna combattere con tutte le forze. Vincolandosi a una disciplina interiore
molto forte. Perché? Perché vivere è bello, dà gioia. Vivere bisogna, dunque.
Ma per vivere con gioia bisogna avere una speranza in cuore e soprattutto
generare alla speranza, diffonderla. E' questa la legge della vita. Non ho mai
sentito così forte la voglia di essere padre, di generare alla vita, che dopo
la morte di mio padre.
Diventando anziani, allontanandosi
l'esperienza vitale della paternità, le cose si fanno più difficili. Le
strategie che vanno bene da giovani, cercarsi un maestro, cercarsi dei
compagni, diventano meno praticabili. Da un anziano ci si aspetta che sia lui
il maestro, ma spesso non lo si vuole più per compagno. Ci si sente rifiutati,
respinti. Lo scrittore Conrad descrisse questa esperienza come quella di una
linea d'ombra che scende sulla vita.
Perché dieci giusti che resistono possono
ancora salvare Gomorra, la città in cui non si ha nessuno da amare? E' una
legge della vita, che non si sa bene come spiegare. Se ne è scritto l'altro
giorno commentando i fatti di Milano. In una massa di persone disperate, c'è
chi ci tiene in piedi. Sono quei pochi che decidono di resistere e a cui gli
altri finiscono per appoggiarsi, per fare riferimento.
E' una cosa che ho letto in un libro di
spiritualità che sto usando per le mie meditazioni, di Pierangelo Sequeri [L’ombra di Pietro, Vita e Pensiero,
2006, €14,00]: "bisogna anzitutto che impariamo a vivere seriamente, senza
ingenuità. [...] non ci sono state età dell'oro in cui c’erano società
perfettamente efficienti, in cui tutti erano bravi, si volevano bene, si
aiutavano l'un l'altro per niente. Ci sono sempre state delle città -e ci sono
ancora oggi- in cui cercare col lanternino, almeno all'apparenza, persone di
questa trasparenza, persone semplicemente giuste. Non super-uomini, non
super-donne, ma esseri umani fermi nella loro rettitudine [...] succedono cose
terribili, e tuttavia c'è qualcosa che ci tiene sospesi sull'orlo del
precipizio ... Non arrendersi si può. Anzi, dare man forte. Non basta però
scrivere regole buone, bisogna anche che ci sia qualcuno che si impunti a
reggerne lo spirito, che non è mai scritto. [...] Qualcuno disposto a resistere
agli altri e persino a se stesso. Qualcuno che si metta in mezzo, a favore di
altri, perché ciò che è ingiusto non accada, proprio e soltanto perché è
ingiusto. [...] Uno che non fa il male, semplicemente perché il male è
ingiusto, non perché non conviene o procura danni. [...] un essere umano,
impostando la vita così, si riconcilia e si rasserena con se stesso, letteralmente
si ritrova [...] La memoria dei giusti è una benedizione per tutti [....]
onorare la giustizia delle cose, anche quando non è conveniente fa risplendere
l'umano di pura bellezza. Ne viene anche la forza di sperare ... anche se non
siamo proprio del tutto giusti. [...] continuano a esistere persone
semplicemente giuste perché è giusto. Così possiamo resistere anche noi. [...]
In ogni società accade quel miracolo: c'è chi ci tiene in piedi.
Ai nostri figli spieghiamo le due cose insieme.
La prima è che c'è questo miracolo dei giusti che ci tiene in vita -cerchiamo
di averlo sempre presente: ci sono uomini e donne giusti nella nostra vita
grazie ai quali noi riusciamo a resistere. E l'altra parola che dobbiamo dire
ai nostri figli è che il mondo è pieno di migliaia e migliaia di persone che
sono state ferite, umiliate, rese orfane, avvilite, mortificate, e che, quando
sono diventate grandi, non hanno inflitto nessuna di queste cose ai loro
simili. Non c'è niente di automatico in questo, bensì pura grazia. Ecce
Homo."