Da:
Enzo Bianchi, “L’ostilità verso l’altro è la notte delle coscienze”, in La Stampa, 26-4-15
Vediamo espandersi come un contagio in tutta l’Europa questo clima di ostilità verso l’altro,
soprattutto se povero, di gretto egoismo tribale, in un continente di cui solo
pochi anni fa si decantavano le profonde radici cristiane e la cultura
solidaristica dei ceti operai e lo “stato sociale”. Che amarezza constatare che
tra la “nostra gente” molti -ormai dimentichi del loro passato di migranti,
della loro antica miseria, della loro fuga verso terre dove c’era speranza di
pane- hanno bevuto questo veleno della negazione dello straniero. E’ l’amarezza
del cardinal Parolin che confessa: “Personalmente mi dispiace molto che ci sia
questo atteggiamento di chiusura che può diventare addirittura di disprezzo e
di intolleranza nei confronti degli altri. E che succeda nella regione in cui
sono nato e con cui conservo un rapporto di amore, appesantisce ancor di più…”.
Una regione, come altre in Nord Italia, un tempo definite “cattoliche”: ma “si
può essere cattolici e dire di no all’accoglienza?
La risposta ovvia è no! -ribadisce con forza il segretario di Stato- Non si può
essere un buon cristiano se c’è una chiusura totale!”. E invece vediamo
crescere l’odio razzista, anche grazie alla propaganda martellante di impresari
della paura che accomunano innocenti e criminali con perfida menzogna, la
menzogna che vede in ogni immigrato, in ogni povero, in ogni straniero un
attentato alla nostra sicurezza e al nostro benessere.
[…]
Ipotizzare di distruggere o bombardare i
barconi nei paesi di partenza è un “atto di guerra”, come ha affermato mons.
Vegliò in una nota del Pontificio Consiglio per i Migranti: proclamarsi “pronti
a combattere”, predisporsi a “passare all’azione” significa accettare la logica
dell’intervento militare, della guerra: s no fossero parole pronunciate da chi
non sa quello che dice sarebbe un’autentica follia. Se non si vuole che i
barconi affondino, è soluzione deleteria e ignobile colarli a picco in anticipo
a colpi di bombe, magari ignorando se non sono già stati riempiti di scudi
umani. Se si vuole che i disperati smettano di fuggire da zone di guerra, di
violenza, di carestie è disumano lasciare che vengano sballottati e rivenduti
più volte in una camera di tortura grande come un immenso deserto. Ma noi, con
l’insana convinzione di poter creare barriere impenetrabili all’anelito di vita
di intere popolazioni, cancelliamo ogni obbligo al rispetto dei diritti da
riconoscere a ogni essere umano: così non si attivano corridoi umanitari ma si
lascia che ogni pista nel deserto diventi terreno fertile per i trafficanti, i
campi profughi si trasformino in bersagli indifesi o in incubatori di epidemie.
Le parole di mons. Perego, direttore di Migrante, ben esprimono il sentimento
di molti di fronte a piani strategici che prevedono solo il respingimento di
esseri umani come fossero rifiuti da tenere al largo della battigia: “Noi
proviamo vergogna per una simile proposta!”.