giovedì 12 marzo 2015

Osservazioni sull'articolo di Paolo Flores D'Arcais dal titolo "L'esilio di Dio"

 Nell’articolo di Paolo Flores D’Arcais dal titolo “L’esilio di Dio”, pubblicato su La Repubblica del 9 marzo 2015, si coglie la particolarità dell’ideologia a base religiosa islamica dei moti armati che stanno infiammando varie parti del Terzo mondo, in particolare nel Vicino Oriente. Essi infatti hanno mosso guerra innanzi tutto alla civiltà altamente secolarizzata e libertaria dell’Occidente più che ad altre religioni, quella ebraica e cristiana in particolare. Si tratta infatti di una ideologia rivoluzionaria internazionale che si è formata a partire dalla guerriglia  in Afghanistan contro il regime filosovietico e l’esercito sovietico che lo sosteneva, quindi in definitiva contro l’ideologia sovietica di tipo europeo e altamente secolarizzata.Aggiungo che, nonostante che i rivoluzionari di oggi si richiamino all’idea di un califfato, per quanto ne so la loro esperienza politico-bellica non ha precedenti nella storia dell’Islam, nella sua tradizione religiosa, sociale e politica.
  Flores D’Arcais inizia scrivendo di quel fenomeno, ma tratta essenzialmente di problemi europei e in particolare italiani. E’, anzi, fondamentalmente alla situazione italiana che fa riferimento. Parla di esilio di Dio, ma non si può esiliare colui che, per definizione religiosa, “nessuno ha mai visto”. In realtà in questione sono le persone religiose e, in particolare, i cristiani, ma direi di più, i cattolici, che tanta parte hanno avuto e hanno nelle vicende politiche italiane.
 Che i cristiani siano gente pericolosa per la democrazia non è sempre vero. Infatti le prime e più durature democrazie moderne, quella inglese e quella statunitense, sono fortemente permeate da principi religiosi. La Dichiarazione di indipendenza statunitense inizia affermando che “tutti gli uomini sono creati uguali” e in Inghilterra il sovrano è anche capo della Chiesa nazionale.  Questo dimostra che storicamente la religione non è stata sempre un virus, una malattia, per la democrazia.
  In Italia i cattolici democratici, a partire dagli inizi del Novecento e particolarmente nel primo dopoguerra prima dell’avvento del regime fascista e poi dal secondo dopoguerra fino ad oggi, sono stati protagonisti della vita democratica della nazione. La Costituzione repubblicana vigente è anche opera loro.
  E’ vero invece che la struttura clericale che regge la Chiesa cattolica italiana è fondamentalmente antidemocratica, lo è fin dagli inizi dei moti democratici moderni, a fine Settecento, e fondamentalmente  lo è ancora, almeno negli affari ecclesiastici, ma spesso anche oltre. E’ qui che si pone effettivamente un problema di laicità dello stato, di preservare la vita pubblica da influssi indebiti di un’autorità non democratica. E’ una questione che però sta a cuore alle stesse persone democratiche religiose.
  Non è indispensabile, per essere cristiano, essere eterodiretto. Si è legati a certi valori che si pretendono essere tanto importanti da non poter essere messi in discussione per nessuna ragione contingente. Questo sì. E’ una situazione in cui però si trovano anche quelli che non si affidano a una fede religiosa. Ad esempio quando si afferma che tutti gli uomini sono stati creati uguali, vale a dire che devono essere considerati uguali in dignità, a prescindere da qualsiasi caratterizzazione storica, etnica o di altra natura. Anche per le persone religiose questa accettazione di determinati valori dipende da una scelta personale  e libera.  Il fatto di non rendersene conto, da parte degli ambienti non religiosi, segnala una profonda incomprensione dei fatti religiosi, almeno per ciò che concerne i cristiani. Probabilmente questo dipende anche da una insufficiente formazione di base nelle questioni religiose. L’ostracismo alle religioni nelle scuole pubbliche, invocato dall’autore dell’articolo, aggraverebbe la situazione.
 Nel momento in cui invoca libertà Flores D’Arcais in realtà richiede il divieto di parlare di valori religiosi nello spazio pubblico. Vuole esiliare Dio, ma se si seguisse la sua ricetta temo che si finirebbero per esiliare le persone religiose nella società. Sarebbe un bene? Sono loro, infatti, che si vorrebbero più docili.
 Questo invito alla docilità, che tanto spesso ci viene dai nostri vescovi, mi trova piuttosto dissenziente, sia quando mi viene in religione sia quando mi viene da Flores D’Arcais. Proprio perché in certi valori credo per una scelta consapevole e libera non sono tanto propenso alla docilità quando mi si chiede di abbandonarli o di venire a compromessi su di essi, ma anche quando si pretende che li accolga o li segua secondo ideologie particolari sulle quali non posso dare il mio contributo attivo o addirittura non sono d'accordo.
 Bisogna accettare che gli altri pecchino? Lo si pretende nell'articolo dalle persone religiose. Ad esempio, ripercorrendo il Decalogo, che rubino, mentano in giudizio, uccidano? Alcuni valori affermati in religione sono semplicemente valori umani. E, anzi, per la gran parte dei principi di libertà che vengono affermati oggi in Occidente come fondamento della vita pubblica si può trovare un fondamento umanitario religioso. Essi, inoltre, sono affermati religiosamente, nel senso che non si accetta di transigere su di essi. Ad esempio, sul principio di uguaglianza. Su di essi la società non può accettare che gli altri pecchino.
 Ma bisogna anche rispettare la libertà di coscienza, le scelte che ciascuno fa nella propria vita e che non ledono i valori essenziali fondanti delle nostre democrazie, quindi innanzi tutto bisogna accettare la libertà religiosa. Su questo c'è il pieno consenso dei cattolici democratici come di altre correnti della cristianità. Questa idea è indubbiamente una conquista culturale recente per la Chiesa cattolica, che va meglio sviluppata. Ma si tratta di una conquista che è stata fatta per il ruolo attivo che i cattolici democratici, e in genere i cristiani democratici, hanno avuto nella loro Chiesa e  nelle società del loro tempo.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli