Nell’articolo di Paolo Flores D’Arcais dal
titolo “L’esilio di Dio”, pubblicato su La Repubblica del 9 marzo 2015, si
coglie la particolarità dell’ideologia a base religiosa islamica dei moti
armati che stanno infiammando varie parti del Terzo mondo, in particolare nel
Vicino Oriente. Essi infatti hanno mosso guerra innanzi tutto alla civiltà
altamente secolarizzata e libertaria dell’Occidente più che ad altre religioni,
quella ebraica e cristiana in particolare. Si tratta infatti di una ideologia
rivoluzionaria internazionale che si è formata a partire dalla guerriglia in Afghanistan contro il regime filosovietico
e l’esercito sovietico che lo sosteneva, quindi in definitiva contro l’ideologia
sovietica di tipo europeo e altamente secolarizzata. Aggiungo che, nonostante che i
rivoluzionari di oggi si richiamino all’idea di un califfato, per quanto ne so la loro esperienza politico-bellica non
ha precedenti nella storia dell’Islam, nella sua tradizione religiosa, sociale
e politica.
Flores D’Arcais inizia scrivendo di quel
fenomeno, ma tratta essenzialmente di problemi europei e in particolare
italiani. E’, anzi, fondamentalmente alla situazione italiana che fa
riferimento. Parla di esilio di Dio, ma non si può esiliare colui che, per
definizione religiosa, “nessuno ha mai visto”. In realtà in questione sono le
persone religiose e, in particolare, i cristiani, ma direi di più, i cattolici,
che tanta parte hanno avuto e hanno nelle vicende politiche italiane.
Che i cristiani siano gente pericolosa per la
democrazia non è sempre vero. Infatti le prime e più durature democrazie moderne, quella inglese e quella statunitense, sono fortemente permeate da
principi religiosi. La Dichiarazione di indipendenza statunitense inizia affermando
che “tutti gli uomini sono creati
uguali” e in Inghilterra il sovrano è anche capo della Chiesa nazionale. Questo dimostra che storicamente la religione
non è stata sempre un virus, una
malattia, per la democrazia.
In Italia i cattolici democratici, a partire dagli inizi del Novecento e
particolarmente nel primo dopoguerra prima dell’avvento del regime fascista e
poi dal secondo dopoguerra fino ad oggi, sono stati protagonisti della vita
democratica della nazione. La Costituzione repubblicana vigente è anche opera
loro.
E’ vero invece che la struttura clericale che regge la Chiesa cattolica
italiana è fondamentalmente antidemocratica, lo è fin dagli inizi dei moti
democratici moderni, a fine Settecento, e fondamentalmente lo è ancora, almeno negli affari
ecclesiastici, ma spesso anche oltre. E’ qui che si pone effettivamente un
problema di laicità dello stato, di preservare la vita pubblica da influssi
indebiti di un’autorità non democratica. E’ una questione che però sta a cuore
alle stesse persone democratiche religiose.
Non è indispensabile, per essere cristiano, essere eterodiretto. Si è
legati a certi valori che si pretendono essere tanto importanti da non poter
essere messi in discussione per nessuna ragione contingente. Questo sì. E’ una
situazione in cui però si trovano anche quelli che non si affidano a una fede
religiosa. Ad esempio quando si afferma che tutti
gli uomini sono stati creati uguali, vale a dire che devono essere considerati uguali in dignità, a prescindere da qualsiasi caratterizzazione storica,
etnica o di altra natura. Anche per le persone religiose questa accettazione di
determinati valori dipende da una scelta personale e libera.
Il fatto di non rendersene conto, da parte degli ambienti non religiosi,
segnala una profonda incomprensione dei fatti religiosi, almeno per ciò che concerne i
cristiani. Probabilmente questo dipende anche da una insufficiente formazione
di base nelle questioni religiose. L’ostracismo alle religioni nelle scuole
pubbliche, invocato dall’autore dell’articolo, aggraverebbe la situazione.
Nel momento in cui invoca libertà Flores D’Arcais
in realtà richiede il divieto di parlare di valori religiosi nello spazio
pubblico. Vuole esiliare Dio, ma se si seguisse la sua ricetta temo che si
finirebbero per esiliare le persone religiose nella società. Sarebbe un bene?
Sono loro, infatti, che si vorrebbero più docili.
Questo invito alla docilità, che tanto spesso ci viene dai nostri vescovi, mi trova
piuttosto dissenziente, sia quando mi viene in religione sia quando mi viene da
Flores D’Arcais. Proprio perché in certi valori credo per una scelta
consapevole e libera non sono tanto propenso alla docilità quando mi si chiede
di abbandonarli o di venire a compromessi su di essi, ma anche quando si pretende che li accolga o li segua secondo ideologie particolari sulle quali non posso dare il mio contributo attivo o addirittura non sono d'accordo.
Bisogna accettare che gli altri pecchino? Lo si pretende nell'articolo dalle persone religiose. Ad esempio, ripercorrendo il
Decalogo, che rubino, mentano in giudizio, uccidano? Alcuni valori affermati in
religione sono semplicemente valori umani. E, anzi, per la gran parte dei
principi di libertà che vengono affermati oggi in Occidente come fondamento
della vita pubblica si può trovare un fondamento umanitario religioso. Essi,
inoltre, sono affermati religiosamente, nel senso che non si accetta di
transigere su di essi. Ad esempio, sul principio di uguaglianza. Su di essi la società non può accettare che gli altri pecchino.
Ma bisogna anche rispettare la libertà di coscienza,
le scelte che ciascuno fa nella propria vita e che non ledono i valori
essenziali fondanti delle nostre democrazie, quindi innanzi tutto bisogna accettare la libertà
religiosa. Su questo c'è il pieno consenso dei cattolici democratici come di altre correnti della cristianità. Questa idea è indubbiamente una conquista culturale recente per la
Chiesa cattolica, che va meglio sviluppata. Ma si tratta di una conquista che è
stata fatta per il ruolo attivo che i cattolici democratici, e in genere i cristiani democratici, hanno avuto nella
loro Chiesa e nelle società del loro
tempo.
Mario Ardigò – Azione Cattolica
in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli