[Dall'articolo di Paolo Flores D'Arcais "La democrazia deve chiedere l'esilio di Dio", pubblicato su "La Repubblica" del 9 marzo 2015]
La laicità è diventata una questione di vita o di morte, alla lettera. Costituisce, non a caso la questione cruciale della democrazia. [...] Il 17 gennaio il terrorismo islamico ha riportato le democrazie alla realtà: la strage della redazione di Charlie Hebdo è una dichiarazione di guerra alla libertà di espressione, alla laicità, al disincanto, alla modernità, cioè alle stratificazioni logiche e storiche via via più e più profonde che fanno le fondamenta della democrazia [...] i terroristi hanno voluto minare al cuore delle libertà "occidentali" in quanto libertà tout court: la coerenza del disincanto. [...] Non la guerra santa tra religioni [...] ma la guerra del Sacro contro l'autosnomos, "il darsi legge da sè", la sovranità di Homo sapiens su sè stesso, che sostituisce su questa terra l'eterosnomos, la sovranità di Dio, come fonte di legittimità nel dettare gli ordinamenti, i valori, i diritti e i doveri di ciascuno.
Una guerra che divide il laico intransigente dal laico accomodante assai più che il credente dal non credente, ed evidenzia i due grandi "partiti" storici che percorrono l'Occidente, quello della coerenza o dell'ipocrisia rispetto al disincanto e alla sua logica. La laicità è un corollario del disincanto, e la libertà fino all'irrisione di ogni potere è il corollario di entrambi, lo svolgimento pieno dell'autosnomos, il cui culmine è dunque quello libertario (e libertino) che proclama: mi Dieu ni maître. [...]
La sfera pubblica è una e indivisibile, anche e proprio per la ricchezza e la pluralità delle sue articolazioni, che la rendono una complessità circolare di ambiti comunicanti. Se il nome di Dio è ammissibile in uno di essi non può essere escluso dagli altri. L'alternativa è perciò secca. O l'esilio di Dio dall'intera sfera pubblica o l'irruzione del Suo volere sovrano -dettato come sharia o altrimenti decifrato- in ogni fibra della vita associata. Aut aut.
Ecco perché è inerente alla democrazia l'ostracismo di Dio, della sua parola e dei suoi simboli, da ogni luogo dove protagonista sia il cittadino: scuola compresa, e anzi scuola innanzi tutto, poiché ambito della sua formazione. Al fedele restano chiese, moschee, sinagoghe, e la sfera privata "in interiore homine".[...]
Dopo che i monoteismi hanno soppiantato i tolleranti pantheon "pagani", ibridabili e interscambiabili, la volontà di Dio, per funzionare da ordinatore sociale, deve essere Una. Il Nomos a cui si deve obbedienza, per essere da tutti riconosciuto quale fonte tranquillizzante di senso e sicurezza, deve essere necessariamente incontrovertibile, dunque necessariamente Uno. L'eresia, se non viene cancellata sul nascere dal rogo e si afferma come interpretazione alternativa, lo elimina irrimediabilmente. L'Altro è Alto, se non resta Uno, se ormai scisso, diventa polemos, consegnato a un'ordalia interminabile. [...]
Per non distruggere nelle guerre di religione le società che deve governare, la sovranità del Nomos divino deve dunque essere neutralizzata. L'istinto di sopravvivenza ha forzato l'Europa dei sovrani ad accogliere l'invasione della laicità, che vedrà infine i barbari -terzo stato e sanculotti- impadronirsi della sovranità tagliando la testa ai Sovrani.
Una volta istituita la sfera pubblica in forma democratica, rilegittimarvi Dio vuole dire inocularvi un virus che rende incombente e in agguato l'intero percorso a ritroso, fino alla guerra civile di religione, potenziale e permanente.
Perciò la religione è compatibile con la democrazia solo se disponibile all'esilio di Dio dalle vicende e dai conflitti della cittadinanza, solo se pronta a praticare il primo comandamento della sovranità repubblicana: non pronunciare il nome di Dio in luogo pubblico.
La religione è compatibile con la democrazia solo se addomesticata, cioè convertita all'autonomia assoluta della norma civile rispetto a quella religiosa. [...]
Di più, la religione deve accettare la libertà del peccato come diritto di ogni cittadino: il peccato mortale garantito e protetto dalla legge, se così ha deciso la sovranità dell'autosnomos. Accettare e interiorizzare.
Le religioni compatibili con la democrazia sono dunque religioni docili, che hanno rinunciato a ogni fede militante (di sharia e martiri e di Legionari di Cristo e altre comunioni e liberazioni) che intenda far valere nel secolo la morale religiosa. Sono religioni sottomesse, che hanno interiorizzato l'inferiorità della "legge di Dio" rispetto alla volontà sovrana degli uomini su questa terra. Sono religioni riformate, perché avvezzano il fedele a una vita serenamente scissa tra l'ordinamento della salvezza e l'ordinamento della convivenza, tra l'obbedienza personale ai comandamenti divini e la doverosa promozione della libertà di ciascun altro di violarli.
[Nota: in un successivo intervento esprimerò il mio pensiero sull'articolo che ho sopra parzialmente trascritto. Mario Ardigò]