mercoledì 4 febbraio 2015

Vie nuove: “scala della misericordia” basata sulla gradualità della perfezione

Vie nuove: “scala della misericordia” basata sulla gradualità della perfezione



 Nel Consiglio pastorale di domenica, per ciò che mi è stato riferito, sono emerse due posizioni inconciliabili in materia di formazione matrimoniale, quella espressa dalla comunità del Cammino Neocatecumenale e quella espressa, tra l’altro, dal gruppo di Azione Cattolica.
 Nella nostra parrocchia la formazione al matrimonio è affidata esclusivamente, per quanto mi risulta, a coppie appartenenti alle comunità del Cammino Neocatecumenale. Essa risente quindi delle particolari concezioni di quel movimento, che consiglia, per quanto so, un tipo di rapporto matrimoniale che, a confronto con quello che viviamo io e mia moglie, appare fondamentalmente patriarcale e autoritario e molto concentrato sulla generazione di figli. Questo modello, per come è stato ammesso durante il Consiglio pastorale (ma è cosa che era già emersa durante l’audizione di qualche mese fa con il vescovo  ausiliare di settore), fa presa sostanzialmente solo su coloro che hanno accettato il cammino  di spiritualità proposto da quel movimento.
 Si è provato ad accostare i genitori dei bambini del catechismo, ma si sono dimostrati refrattari.
 Molte coppie che chiedono di essere formate al matrimonio e che non appartengono alle comunità neocatecumenali convivono già da molto tempo, hanno formato già famiglie stabili e vorrebbero cominciare a vivere il loro rapporto matrimoniale in un’ottica di fede. Questa esperienza è generalizzata a Roma e di essa ci ha parlato il vescovo nell’audizione in parrocchia. Di fronte a queste coppie irregolari l’atteggiamento è fondamentalmente quello di chiedersi “Ma che ci vengono a fare?”. Le concezioni del movimento neocatecumenale e il suo metodo catechistico non fanno presa su queste coppie e rischiano di allontanarle dal percorso di fede. In particolare esse sono sentite come intollerabilmente intrusive in campo sessuale e come ossessionate da questo aspetto. Questo tema è già particolarmente critico nella formazione degli adolescenti, ma è decisivo nel campo della formazione matrimoniale.
 La situazione mi pare piuttosto seria e richiede un intervento del Vescovo. Essa, del resto gli è già nota, perché platealmente emersa durante l’audizione del vescovo ausiliare di settore, che, in merito, ha espresso alcune sconfortate obiezioni. A fronte di chi presentava come un successo che alcune coppie ritenute non sufficientemente motivate abbandonassero l’idea di sposarsi, egli ha infatti ricordato che situazioni irregolari  secondo la dottrina corrente sono molto frequenti nella Roma di oggi e che occorrerebbe trattenere, non espellere, coloro che le vivono.
 Una parrocchia, in particolare,  ha un compito di evangelizzazione che va molto oltre quello di espandere il movimento di spiritualità al quale la si è voluta affidare in tempi molto difficili.
 Il documento uscito dal Consiglio pastorale di domenica e che sarà inviato al Vescovo esprime quasi esclusivamente il punto di vista degli appartenenti al Cammino Neocatecumentale, sacerdoti e laici.
  Io e mia moglie e molte altre coppie esperte della parrocchia, nel senso definito dal documento conclusivo dell’ultima assemblea del sinodo sulla famiglia,  abbiamo costruito un modello di matrimonio molto diverso da quello proposto dalle comunità neocatecumenali, sulla scorta di una tradizione di santità antica che il nostro rappresentante nel Consiglio pastorale ha voluto ricordare. Questo modello potrebbe essere utile nell’entrare in contatto con coppie che già convivono da tempo e che chiedono di accedere al sacramento del matrimonio.
  La posizione mia e di mia moglie coincide con quella proposta nel documento conclusivo della recente assemblea del sinodo dei vescovi  sulla famiglia. Le componenti maggioritarie del Consiglio pastorale si esprimono invece in modo critico su di essa. Credo, tuttavia, che esse non siano maggioritarie nel quartiere, ma forse nemmeno tra i fedeli del quartiere assidui alla vita di chiesa. Va rilevato, inoltre, che nelle comunità neocatecumenali si assiste ad un fenomeno di immigrazione dal territorio di altre parrocchie, per cui una parte dei loro associati non risiedono nel quartiere e non hanno stabili collegamenti con esso.
 Di seguito trascrivo il documento che il nostro rappresentante in Consiglio pastorale ha proposto domenica, centrato sulla proposta di una “scala della misericordia” basata sulla gradualità della perfezione. In Consiglio pastorale è invece prevalsa la linea che nel documento è definita come quella della “china scivolosa”.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli

Sinodo dei Vescovi sulla famiglia – Consultazione sulla Relatio Synodi
Contributo dell’Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente papa (1-2-15)

1.   Un’indicazione di metodo: la scelta di campo tra la “china scivolosa” e la “scala della misericordia”
 Il dilemma del Sinodo è la scelta di campo tra la “china scivolosa” e la “scala della misericordia”. I  sostenitori della “china scivolosa”, per dimostrare la inaccettabilità di una tesi, prefigurano che ad essa seguiranno necessariamente conseguenze gravissime e inarrestabili: “di questo passo dove andremo a finire?”. Chi presume di blindare l’ordine morale come un unicum (“prendere o lasciare”), corre due rischi mortali. Anzitutto, allontana la morale dalla vita, precludendosi la possibilità di accompagnare nel cammino verso il bene le persone più fragili e scoraggiate; in secondo luogo, spesso carica il paniere degli assoluti morali di norme consuetudinarie e irrigidite, che nulla hanno a che fare con tali assoluti.
 L’alternativa ci è offerta dall’appello alla misericordia, al centro del magistero di papa Francesco. All’immagine intimidatoria della “china scivolosa” si potrebbe anteporre  l’immagine misericordiosa della scala: c’è una scala della vita, che trasforma la vita in una scalata. Nessuno,  in qualunque gradino si trovi, deve sentirsi –ed essere!- abbandonato. La scala della misericordia dice che può sempre esserci una catena umana dalla quale nessuno dovrebbe sentirsi troppo lontano, ma che soprattutto non può esserci per nessuno un vicolo cieco irraggiungibile per la grazia divina.

2.   Un’indicazione di stile: ascolto e misericordia

 Siamo consapevoli che alcune questioni spinose –come l’accesso ai sacramenti delle persone divorziate e risposate- catalizzano l’attenzione dei media. Ma crediamo sia molto più importante e decisivo che dal Sinodo emerga un’indicazione di stile che va oltre quella specifica e pure importante questione. E’ l’indicazione di uno stile di accoglienza incondizionata, nello stile di papa Francesco. Nessuno deve sentirsi escluso o ai margini della vita della Chiesa. Ed è ancor più l’indicazione di uno stile di ascolto e di misericordia, quella misericordia che fascia le ferite perché il cammino riprenda e non ci si accasci sotto il peso della sofferenza, quella misericordia che si fa attenzione alla storia di ciascuno e che fa avvertire la Chiesa come madre, comunità di fratelli che sostiene il passo di ognuno quando si fa incerto. Se questa capacità di accoglienza, di ascolto, di attenzione diventerà nelle nostre comunità stile quotidiano e diffuso si apriranno sicuramente spazi nuovi di riflessione e di ricerca.

3.   L’impegno dell’Azione Cattolica: proporre modelli di santità familiare

 Se la proposta di una “scala della misericordia” basata sulla gradualità della perfezione può risultare utile in campo familiare, è ovvio che la comunità cristiana non possa però rinunciare a presentare modelli “alti” di vita familiare cristiana. Lo stesso Instrumentum laboris dice che la proposta di nuovi modelli di santità coniugale potrebbe favorire la crescita delle persone all’interno di un tessuto familiare valido, nelle sue trame di protezione , di educazione e di amore.
 Su questi “gradini alti” della scala l’Azione Cattolica propone nella nostra parrocchia:
-      la proposta di modelli di santità familiare ufficialmente dichiarati dalla Chiesa, a partire dai anti (santi, beati, venerabili, servi di Dio) proveniente dall’esperienza di Azione Cattolica;

-      la promozione di modelli di santità familiare ordinaria, le storie di santi nel quotidiano e di famiglie sante di cui la nostra parrocchia è ricca.