Vie nuove: “scala della misericordia” basata sulla gradualità della
perfezione
Nel Consiglio pastorale di domenica, per ciò
che mi è stato riferito, sono emerse due posizioni inconciliabili in materia di
formazione matrimoniale, quella espressa dalla comunità del Cammino
Neocatecumenale e quella espressa, tra l’altro, dal gruppo di Azione Cattolica.
Nella nostra parrocchia la formazione al
matrimonio è affidata esclusivamente, per quanto mi risulta, a coppie
appartenenti alle comunità del Cammino Neocatecumenale. Essa risente quindi
delle particolari concezioni di quel movimento, che consiglia, per quanto so,
un tipo di rapporto matrimoniale che, a confronto con quello che viviamo io e
mia moglie, appare fondamentalmente patriarcale e autoritario e molto
concentrato sulla generazione di figli. Questo modello, per come è stato
ammesso durante il Consiglio pastorale (ma è cosa che era già emersa durante
l’audizione di qualche mese fa con il vescovo
ausiliare di settore), fa presa sostanzialmente solo su coloro che hanno
accettato il cammino di spiritualità proposto da quel movimento.
Si è provato ad accostare i genitori dei
bambini del catechismo, ma si sono dimostrati refrattari.
Molte coppie che chiedono di essere formate al
matrimonio e che non appartengono alle comunità neocatecumenali convivono già
da molto tempo, hanno formato già famiglie stabili e vorrebbero cominciare a
vivere il loro rapporto matrimoniale in un’ottica di fede. Questa esperienza è
generalizzata a Roma e di essa ci ha parlato il vescovo nell’audizione in
parrocchia. Di fronte a queste coppie irregolari
l’atteggiamento è fondamentalmente quello di chiedersi “Ma che ci vengono a fare?”. Le concezioni del movimento
neocatecumenale e il suo metodo catechistico non fanno presa su queste coppie e
rischiano di allontanarle dal percorso di fede. In particolare esse sono
sentite come intollerabilmente intrusive in campo sessuale e come ossessionate
da questo aspetto. Questo tema è già particolarmente critico nella formazione
degli adolescenti, ma è decisivo nel campo della formazione matrimoniale.
La
situazione mi pare piuttosto seria e richiede un intervento del Vescovo. Essa,
del resto gli è già nota, perché platealmente emersa durante l’audizione del
vescovo ausiliare di settore, che, in merito, ha espresso alcune sconfortate
obiezioni. A fronte di chi presentava come un successo che alcune coppie
ritenute non sufficientemente motivate
abbandonassero l’idea di sposarsi, egli ha infatti ricordato che situazioni irregolari secondo la dottrina corrente sono molto
frequenti nella Roma di oggi e che occorrerebbe trattenere, non espellere,
coloro che le vivono.
Una parrocchia, in particolare, ha un compito di evangelizzazione che va molto
oltre quello di espandere il movimento di spiritualità al quale la si è voluta
affidare in tempi molto difficili.
Il documento uscito dal Consiglio pastorale di
domenica e che sarà inviato al Vescovo esprime quasi esclusivamente il punto di
vista degli appartenenti al Cammino Neocatecumentale, sacerdoti e laici.
Io e mia moglie e molte altre coppie esperte
della parrocchia, nel senso definito dal documento conclusivo dell’ultima
assemblea del sinodo sulla famiglia, abbiamo costruito un modello di matrimonio
molto diverso da quello proposto dalle comunità neocatecumenali, sulla scorta
di una tradizione di santità antica che il nostro rappresentante nel Consiglio
pastorale ha voluto ricordare. Questo modello potrebbe essere utile
nell’entrare in contatto con coppie che già convivono da tempo e che chiedono
di accedere al sacramento del matrimonio.
La
posizione mia e di mia moglie coincide con quella proposta nel documento
conclusivo della recente assemblea del sinodo dei vescovi sulla famiglia. Le componenti maggioritarie
del Consiglio pastorale si esprimono invece in modo critico su di essa. Credo,
tuttavia, che esse non siano maggioritarie nel quartiere, ma forse nemmeno tra
i fedeli del quartiere assidui alla vita di chiesa. Va rilevato, inoltre, che
nelle comunità neocatecumenali si assiste ad un fenomeno di immigrazione dal
territorio di altre parrocchie, per cui una parte dei loro associati non
risiedono nel quartiere e non hanno stabili collegamenti con esso.
Di seguito trascrivo il documento che il
nostro rappresentante in Consiglio pastorale ha proposto domenica, centrato
sulla proposta di una “scala della misericordia” basata sulla gradualità della
perfezione. In Consiglio pastorale è invece prevalsa la linea che nel documento
è definita come quella della “china scivolosa”.
Mario Ardigò – Azione Cattolica
in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli
Sinodo dei Vescovi sulla famiglia – Consultazione sulla Relatio Synodi
Contributo dell’Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente papa
(1-2-15)
1.
Un’indicazione
di metodo: la scelta di campo tra la “china scivolosa” e la “scala della
misericordia”
Il dilemma del Sinodo è la scelta di campo tra
la “china scivolosa” e la “scala della misericordia”. I sostenitori della “china scivolosa”, per
dimostrare la inaccettabilità di una tesi, prefigurano che ad essa seguiranno
necessariamente conseguenze gravissime e inarrestabili: “di questo passo dove andremo a finire?”. Chi presume di blindare
l’ordine morale come un unicum
(“prendere o lasciare”), corre due rischi mortali. Anzitutto, allontana la morale
dalla vita, precludendosi la possibilità di accompagnare nel cammino verso il
bene le persone più fragili e scoraggiate; in secondo luogo, spesso carica il
paniere degli assoluti morali di norme consuetudinarie e irrigidite, che nulla
hanno a che fare con tali assoluti.
L’alternativa ci è offerta dall’appello alla
misericordia, al centro del magistero di papa Francesco. All’immagine
intimidatoria della “china scivolosa” si potrebbe anteporre l’immagine misericordiosa della scala: c’è
una scala della vita, che trasforma la vita in una scalata. Nessuno, in qualunque gradino si trovi, deve sentirsi
–ed essere!- abbandonato. La scala della misericordia dice che può sempre
esserci una catena umana dalla quale nessuno dovrebbe sentirsi troppo lontano,
ma che soprattutto non può esserci per nessuno un vicolo cieco irraggiungibile
per la grazia divina.
2.
Un’indicazione
di stile: ascolto e misericordia
Siamo consapevoli che alcune questioni spinose
–come l’accesso ai sacramenti delle persone divorziate e risposate- catalizzano
l’attenzione dei media. Ma crediamo
sia molto più importante e decisivo che dal Sinodo emerga un’indicazione di
stile che va oltre quella specifica e pure importante questione. E’
l’indicazione di uno stile di accoglienza incondizionata, nello stile di papa
Francesco. Nessuno deve sentirsi escluso o ai margini della vita della Chiesa.
Ed è ancor più l’indicazione di uno stile di ascolto e di misericordia, quella
misericordia che fascia le ferite perché il cammino riprenda e non ci si accasci
sotto il peso della sofferenza, quella misericordia che si fa attenzione alla
storia di ciascuno e che fa avvertire la Chiesa come madre, comunità di
fratelli che sostiene il passo di ognuno quando si fa incerto. Se questa
capacità di accoglienza, di ascolto, di attenzione diventerà nelle nostre
comunità stile quotidiano e diffuso si apriranno sicuramente spazi nuovi di
riflessione e di ricerca.
3.
L’impegno
dell’Azione Cattolica: proporre modelli di santità familiare
Se la proposta di una “scala della
misericordia” basata sulla gradualità della perfezione può risultare utile in
campo familiare, è ovvio che la comunità cristiana non possa però rinunciare a
presentare modelli “alti” di vita familiare cristiana. Lo stesso Instrumentum laboris dice che la
proposta di nuovi modelli di santità coniugale potrebbe favorire la crescita
delle persone all’interno di un tessuto familiare valido, nelle sue trame di
protezione , di educazione e di amore.
Su questi “gradini alti” della scala l’Azione
Cattolica propone nella nostra parrocchia:
- la
proposta di modelli di santità familiare ufficialmente dichiarati dalla Chiesa,
a partire dai anti (santi, beati, venerabili, servi di Dio) proveniente
dall’esperienza di Azione Cattolica;
- la
promozione di modelli di santità familiare ordinaria, le storie di santi nel
quotidiano e di famiglie sante di cui la nostra parrocchia è ricca.