Magistero laico - spunti per un corso per l'iniziazione all'impegno politico dei laici di fede
Uno dei compiti più importanti dei laici di fede è quello dell'impegno politico per il rinnovamento della società secondo certi valori. Constato che in genere si trova difficoltà a parlarne nella formazione religiosa, a tutti i livelli. E allora non se ne parla. In questo modo, però, si viene meno a un preciso dovere formativo. Eppure sussidi non mancherebbero.
Ora ci viene dal nuovo Presidente della Repubblica, il quale proviene dal nostro mondo di fede, un'alto magistero sociale e politico, che potrebbe essere efficacemente impiegato nella formazione religiosa a tutti i livelli. Esso è contenuto nel discorso di insediamento che ha oggi pronunciato a palazzo Montecitorio e che di seguito trascrivo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
Messaggio del Presidente della
Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento
Palazzo Montecitorio, 03/02/2015
Signora Presidente della Camera dei Deputati, Signora Vice
Presidente del Senato, Signori Parlamentari e Delegati regionali,
Rivolgo un saluto
rispettoso a questa assemblea, ai parlamentari che interpretano la sovranità
del nostro popolo e le danno voce e alle Regioni qui rappresentate.
Ringrazio la Presidente Laura Boldrini e la
Vice Presidente Valeria Fedeli.
Ringrazio
tutti coloro che hanno preso parte al voto.
Un
pensiero deferente ai miei predecessori, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio
Napolitano, che hanno svolto la loro funzione con impegno e dedizione
esemplari.
A loro va l'affettuosa riconoscenza degli
italiani.
Al Presidente Napolitano che, in un
momento difficile, ha accettato l'onere di un secondo mandato, un
ringraziamento particolarmente intenso.
Rendo omaggio alla Corte
Costituzionale organo di alta garanzia a tutela della nostra Carta
fondamentale, al Consiglio Superiore della magistratura presidio
dell'indipendenza e a tutte le magistrature.
Avverto pienamente la responsabilità del compito che mi è stato
affidato.
La responsabilità di rappresentare l'unità nazionale innanzitutto. L'unità che
lega indissolubilmente i nostri territori, dal Nord al Mezzogiorno.
Ma anche l'unità costituita dall'insieme delle attese e delle aspirazioni dei
nostri concittadini.
Questa unità, rischia di essere
difficile, fragile, lontana.
L'impegno di tutti deve
essere rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro
speranze.
La lunga crisi,
prolungatasi oltre ogni limite, ha inferto ferite al tessuto sociale del nostro
Paese e ha messo a dura prova la tenuta del suo sistema produttivo.
Ha aumentato le
ingiustizie.
Ha generato nuove povertà.
Ha prodotto emarginazione e
solitudine.
Le angosce si annidano in
tante famiglie per le difficoltà che sottraggono il futuro alle ragazze e ai
ragazzi.
Il lavoro che manca per
tanti giovani, specialmente nel Mezzogiorno, la perdita di occupazione,
l'esclusione, le difficoltà che si incontrano nel garantire diritti e servizi
sociali fondamentali.
Sono questi i punti
dell'agenda esigente su cui sarà misurata la vicinanza delle istituzioni al
popolo.
Dobbiamo saper scongiurare
il rischio che la crisi economica intacchi il rispetto di principi e valori su
cui si fonda il patto sociale sancito dalla Costituzione.
Per uscire dalla crisi, che
ha fiaccato in modo grave l'economia nazionale e quella europea, va alimentata
l'inversione del ciclo economico, da lungo tempo attesa.
E' indispensabile che al
consolidamento finanziario si accompagni una robusta iniziativa di crescita, da
articolare innanzitutto a livello europeo.
Nel corso del semestre di
Presidenza dell'Unione Europea appena conclusosi, il Governo - cui rivolgo un
saluto e un augurio di buon lavoro - ha opportunamente perseguito questa
strategia.
Sussiste oggi l'esigenza di
confermare il patto costituzionale che mantiene unito il Paese e che riconosce
a tutti i cittadini i diritti fondamentali e pari dignità sociale e impegna la
Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l'eguaglianza.
L'urgenza di riforme istituzionali,
economiche e sociali deriva dal dovere di dare risposte efficaci alla nostra
comunità, risposte adeguate alle sfide che abbiamo di fronte.
Esistono nel nostro Paese energie che
attendono soltanto di trovare modo di esprimersi compiutamente.
Penso ai giovani che
coltivano i propri talenti e che vorrebbero vedere riconosciuto il merito.
Penso alle imprese, piccole
medie e grandi che, tra rilevanti difficoltà, trovano il coraggio di continuare
a innovare e a competere sui mercati internazionali.
Penso alla Pubblica
Amministrazione che possiede competenze di valore ma che deve declinare i
principi costituzionali, adeguandosi alle possibilità offerte dalle nuove
tecnologie e alle sensibilità dei cittadini, che chiedono partecipazione,
trasparenza, semplicità degli adempimenti, coerenza nelle decisioni.
Non servono generiche
esortazioni a guardare al futuro ma piuttosto la tenace mobilitazione di tutte
le risorse della società italiana.
Parlare di unità nazionale
significa, allora, ridare al Paese un orizzonte di speranza.
Perché questa speranza non
rimanga un'evocazione astratta, occorre ricostruire quei legami che tengono
insieme la società.
A questa azione sono
chiamate tutte le forze vive delle nostre comunità in Patria come all'estero.
Ai connazionali nel mondo
va il mio saluto affettuoso.
Un pensiero di amicizia
rivolgo alle numerose comunità straniere presenti nel nostro Paese.
La strada maestra di un
Paese unito è quella che indica la nostra Costituzione, quando sottolinea il
ruolo delle formazioni sociali, corollario di una piena partecipazione alla
vita pubblica.
La crisi di rappresentanza
ha reso deboli o inefficaci gli strumenti tradizionali della partecipazione,
mentre dalla società emergono, con forza, nuove modalità di espressione che
hanno già prodotto risultati avvertibili nella politica e nei suoi soggetti.
Questo stesso Parlamento presenta
elementi di novità e di cambiamento.
La più alta percentuale di
donne e tanti giovani parlamentari. Un risultato prezioso che troppe volte la
politica stessa finisce per oscurare dietro polemiche e conflitti.
I giovani parlamentari
portano in queste aule le speranze e le attese dei propri coetanei.
Rappresentano anche, con la capacità di critica, e persino di indignazione, la
voglia di cambiare.
A loro, in particolare,
chiedo di dare un contributo positivo al nostro essere davvero comunità
nazionale, non dimenticando mai l'essenza del mandato parlamentare.
L'idea, cioè, che in queste
aule non si è espressione di un segmento della società o di interessi
particolari, ma si è rappresentanti dell'intero popolo italiano e, tutti
insieme, al servizio del Paese.
Tutti sono chiamati ad
assumere per intero questa responsabilità.
Condizione primaria per
riaccostare gli italiani alle istituzioni è intendere la politica come servizio
al bene comune, patrimonio di ognuno e di tutti.
E' necessario ricollegare a
esse quei tanti nostri concittadini che le avvertono lontane ed estranee.
La democrazia non è una
conquista definitiva ma va inverata continuamente, individuando le formule più
adeguate al mutamento dei tempi.
E' significativo che il mio
giuramento sia avvenuto mentre sta per completarsi il percorso di un'ampia e
incisiva riforma della seconda parte della Costituzione.
Senza entrare nel merito
delle singole soluzioni, che competono al Parlamento, nella sua sovranità,
desidero esprimere l'auspicio che questo percorso sia portato a compimento con
l'obiettivo di rendere più adeguata la nostra democrazia.
Riformare la Costituzione
per rafforzare il processo democratico.
Vi è anche la necessità di
superare la logica della deroga costante alle forme ordinarie del processo
legislativo, bilanciando l'esigenza di governo con il rispetto delle garanzie
procedurali di una corretta dialettica parlamentare.
Come è stato più volte sollecitato dal Presidente Napolitano, un'altra priorità
è costituita dall'approvazione di una nuova legge elettorale, tema sul quale è
impegnato il Parlamento.
Nel linguaggio corrente si
è soliti tradurre il compito del capo dello Stato nel ruolo di un arbitro, del
garante della Costituzione.
E' una immagine efficace.
All'arbitro compete la
puntuale applicazione delle regole. L'arbitro deve essere - e sarà -
imparziale.
I giocatori lo aiutino con
la loro correttezza.
Il Presidente della
Repubblica è garante della Costituzione.
La garanzia più forte della
nostra Costituzione consiste, peraltro, nella sua applicazione. Nel viverla
giorno per giorno.
Garantire la Costituzione
significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola
moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro.
Significa riconoscere e
rendere effettivo il diritto al lavoro.
Significa promuovere la
cultura diffusa e la ricerca di eccellenza, anche utilizzando le nuove
tecnologie e superando il divario digitale.
Significa amare i nostri
tesori ambientali e artistici.
Significa ripudiare la
guerra e promuovere la pace.
Significa garantire i
diritti dei malati.
Significa che ciascuno
concorra, con lealtà, alle spese della comunità nazionale.
Significa che si possa
ottenere giustizia in tempi rapidi.
Significa fare in modo che
le donne non debbano avere paura di violenze e discriminazioni.
Significa rimuovere ogni barriera che
limiti i diritti delle persone con disabilità.
Significa sostenere la
famiglia, risorsa della società.
Significa garantire
l'autonomia ed il pluralismo dell'informazione, presidio di democrazia.
Significa ricordare la
Resistenza e il sacrificio di tanti che settanta anni fa liberarono l'Italia
dal nazifascismo.
Significa libertà. Libertà
come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella
economica, nella sfera personale e affettiva.
Garantire la Costituzione
significa affermare e diffondere un senso forte della legalità.
La lotta alla mafia e quella alla
corruzione sono priorità assolute.
La corruzione ha raggiunto
un livello inaccettabile.
Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini.
Impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato.
Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci.
L'attuale Pontefice, Francesco, che ringrazio per il messaggio di
auguri che ha voluto inviarmi, ha usato parole severe contro i corrotti:
«Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini».
E' allarmante la diffusione
delle mafie, antiche e nuove, anche in aree geografiche storicamente immuni. Un
cancro pervasivo, che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni,
calpesta diritti.
Dobbiamo incoraggiare
l'azione determinata della magistratura e delle forze dell'ordine che, spesso a
rischio della vita, si battono per contrastare la criminalità organizzata.
Nella lotta alle mafie
abbiamo avuto molti eroi. Penso tra gli altri a Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino.
Per sconfiggere la mafia
occorre una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci. E una dirigenza
politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere.
Altri rischi minacciano la nostra convivenza.
Il terrorismo
internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie
in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti.
Siamo inorriditi dalle barbare decapitazioni di ostaggi, dalle guerre e dagli
eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi.
Il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il
prezzo dell'odio e dell'intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano
Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma
nell'ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino
italiano.
La pratica della violenza in nome della
religione sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia. Va condannato e
combattuto chi strumentalizza a fini di dominio il proprio credo, violando il
diritto fondamentale alla libertà religiosa.
Considerare la sfida
terribile del terrorismo fondamentalista nell'ottica dello scontro tra
religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore.
La minaccia è molto più
profonda e più vasta. L'attacco è ai fondamenti di libertà, di democrazia, di
tolleranza e di convivenza.
Per minacce globali servono
risposte globali.
Un fenomeno così grave non si può combattere rinchiudendosi nel fortino degli
Stati nazionali.
I predicatori d'odio e coloro che reclutano assassini utilizzano internet e i
mezzi di comunicazione più sofisticati, che sfuggono, per la loro stessa
natura, a una dimensione territoriale.
La comunità internazionale
deve mettere in campo tutte le sue risorse.
Nel salutare il Corpo
Diplomatico accreditato presso la Repubblica, esprimo un auspicio di intensa
collaborazione anche in questa direzione.
La lotta al terrorismo va
condotta con fermezza, intelligenza, capacità di discernimento. Una lotta
impegnativa che non può prescindere dalla sicurezza: lo Stato deve assicurare
il diritto dei cittadini a una vita serena e libera dalla paura.
Il sentimento della
speranza ha caratterizzato l'Europa nel dopoguerra e alla caduta del muro di
Berlino. Speranza di libertà e di ripresa dopo la guerra, speranza di
affermazione di valori di democrazia dopo il 1989.
Nella nuova Europa l'Italia
ha trovato l'affermazione della sua sovranità; un approdo sicuro ma soprattutto
un luogo da cui ripartire per vincere le sfide globali. L'Unione Europea
rappresenta oggi, ancora una volta, una frontiera di speranza e la prospettiva
di una vera Unione politica va rilanciata, senza indugio.
L'affermazione dei diritti
di cittadinanza rappresenta il consolidamento del grande spazio europeo di
libertà, sicurezza e giustizia.
Le guerre, gli attentati,
le persecuzioni politiche, etniche e religiose, la miseria e le carestie
generano ingenti masse di profughi.
Milioni di individui e
famiglie in fuga dalle proprie case che cercano salvezza e futuro proprio
nell'Europa del diritto e della democrazia.
E' questa un'emergenza
umanitaria, grave e dolorosa, che deve vedere l'Unione Europea più attenta,
impegnata e solidale.
L'Italia ha fatto e sta
facendo bene la sua parte e siamo grati a tutti i nostri operatori, ai vari
livelli, per l'impegno generoso con cui fronteggiano questo drammatico esodo.
A livello internazionale la
meritoria e indispensabile azione di mantenimento della pace, che vede
impegnati i nostri militari in tante missioni, deve essere consolidata con un'azione di
ricostruzione politica, economica, sociale e culturale, senza la quale ogni
sforzo è destinato a vanificarsi.
Alle Forze Armate, sempre
più strumento di pace ed elemento essenziale della nostra politica estera e di
sicurezza, rivolgo un sincero ringraziamento, ricordando quanti hanno perduto
la loro vita nell'assolvimento del proprio dovere.
Occorre continuare a dispiegare il massimo impegno affinché la
delicata vicenda dei due nostri fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e
Salvatore Girone, trovi al più presto una conclusione positiva, con il loro
definitivo ritorno in Patria.
Desidero rivolgere un
pensiero ai civili impegnati, in zone spesso rischiose, nella preziosa opera di
cooperazione e di aiuto allo sviluppo.
Di tre italiani, padre
Paolo Dall'Oglio, Giovanni Lo Porto e Ignazio Scaravilli non si hanno notizie
in terre difficili e martoriate. A loro e ai loro familiari va la solidarietà e
la vicinanza di tutto il popolo italiano, insieme all'augurio di fare presto
ritorno nelle loro case.
Onorevoli Parlamentari,
Signori Delegati,
Per la nostra gente, il
volto della Repubblica è quello che si presenta nella vita di tutti i giorni:
l' ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo.
Mi auguro che negli uffici
pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli
italiani: il volto spensierato dei bambini, quello curioso dei ragazzi; i volti preoccupati degli anziani soli e in difficoltà il volto di chi soffre,
dei malati, e delle loro famiglie, che portano sulle spalle carichi pesanti.
Il volto dei giovani che cercano lavoro e quello di chi il lavoro lo ha
perduto.
Il volto di chi ha dovuto chiudere l'impresa a causa della congiuntura
economica e quello di chi continua a investire nonostante la crisi.
Il volto di chi dona con
generosità il proprio tempo agli altri.
Il volto di chi non si
arrende alla sopraffazione, di chi lotta contro le ingiustizie e quello di chi
cerca una via di riscatto.
Storie di donne e di
uomini, di piccoli e di anziani, con differenti convinzioni politiche,
culturali e religiose.
Questi volti e queste
storie raccontano di un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e
solidale. Un popolo che si senta davvero comunità e che cammini con una nuova
speranza verso un futuro di serenità e di pace.
Viva la Repubblica, viva l'Italia!