Sinodi
[da
Cristian Carboni, “Sinodo
diocesano:partecipazione e corresponsabilità”, pubblicato su L’Arborense,
giornale locale della diocesi di Oristano, n.2/2015 del 25-1-15]
Il nuovo anno della diocesi di Oristano inizia
con un evento importante. Domenica scorsa in Cattedrale si è tenuta infatti l’Assemblea
plenaria del 4° Sinodo Diocesano sul tema “Parrocchia, Chiesa tra la gente”.
Quasi duecento fedeli arrivati da tutte le parrocchie della diocesi hanno
partecipato all’incontro discutendo e votando le proposte della 4° Commissione
sinodale sulla “Gestione e la conservazione di beni immobili e dei beni
culturali della parrocchia”.
Una missione importante quella a cui sono
stati chiamati i membri effettivi con diritto di voto, un compito delicato come
quello svolto ogni giorno da parroci, catechisti e collaboratori che portano
avanti le attività delle parrocchie. Nell’omelia proclamata nel corso della
liturgia della Parola che ha preceduto la discussione e la votazione delle tre
proposizioni sinodali, l’Arcivescovo ha paragonato la chiamata nella vita
cristiana di tutti i membri di una comunità parrocchiale alla chiamata dei
primi discepoli. “Ogni cristiano deve acquisire la certezza di essere chiamato
da Dio, qualsiasi professione egli svolga”, ha spiegato mons. Sanna, tutti i
cristiani hanno dunque una vocazione, “si è sempre chiamati per svolgere un
servizio. Ogni servizio ecclesiale è nobile e meritorio, ed è paragonabile a
una missione – ha proseguito il vescovo-. La nobiltà del servizio assunto non
sta tanto nel tipo di laovoro che si esegue, ma nel fatto che ci si pone a
servizio della causa del Regno, che cioè, si risponde della propria opera a Dio
stesso”. E mettersi al servizio della causa del Regno porsi al servizio della
comunità, perché si è cristiani all’interno
di una comunità di Chiesa, si essa la parrocchia, la diocesi, un’associazione o
un movimento. “Nella comunità ecclesiale non c’è posto per chi cerca solo
visibilità e successo personale, tutti siamo partecipi e corresponsabili
della comunità –ha detto ancora il
vescovo Sanna-, nessuno si deva tirare indietro pensando che il suo servizio
sia meno importate degli altri servizi. Nella vigna del Signore si è tutti
operai; il padrone è uno solo. Conta solo essere chiamati dal padrone della vigna
e lavorare con gratitudine e passione”
[…]
Prima di concludere l’incontro, sono state
presentate le bozze delle proposizioni
relative alla vita sacramentale delle parrocchie e all’evangelizzazione che verranno messe in votazioni nell’assemblea
plenaria di febbraio.
Nella riunione di ieri ci siamo chiesti che
cosa diremmo alla gente, se ci fosse chiesto di fare, come gli amici del Cammino Neocatecumenale, un annuncio su di noi ai fedeli delle Messe
domenicali. Io, in occasione del genere,
direi che nella nostra parrocchia noi, oggi, vorremmo essere il piccolo resto
della Chiesa del Concilio, di quella
Chiesa vivamente partecipata dai fedeli che splende in un sinodo diocesano come
quello celebrato a Oristano, in Sardegna, dove da tempo è andato a lavorare il
sacerdote che fu l’assistente ecclesiastico del gruppo FUCI (organizzazione di
universitari cattolici) che io e mia moglie frequentammo da giovani. Un piccolo
resto che è tollerato, ma non veramente apprezzato. Lo si concepisce, in fondo,
come un gruppo ad esaurimento, destinato ad anziani irriducibili. Ed in effetti, avrebbe bisogno di forze
nuove, che, però, temo che prendano la via dell’emigrazione parrocchiale, a
causa di una certa rigidità dell’ideologia prevalente da noi, e mi riferisco in
particolare ai giovani adolescenti e alle giovani coppie di sposi. Con il tempo
si è creata una separazione evidente tra la vita del quartiere e quella di
chiesa. La gente, a parte coloro che sono più coinvolti in alcune particolari esperienze
collettive, tende a non sentirsi a casa propria entrando nei nostri spazi
liturgici. Non siamo solo noi dell’AC a sentirci solo tollerati, ma non amati.
E’ possibile correggere questa tendenza,
questa impostazione? Penso di sì. Ma, come accade ad Oristano, è necessario l’intervento della Diocesi. La
parrocchia non ha più le forze sufficienti per cambiare, dopo tanti anni. E’
necessario farci aiutare. Del resto proprio a questo serve un’istituzione come
la Diocesi.
Un buon inizio potrebbe essere cominciare a
programmare un’esperienza di assemblea plenaria parrocchiale sul modello di
quella sinodale vissuta a Oristano e in altre Diocesi italiane, in cui tutti,
ma veramente tutti, comincino ad avere voce.
Mario
Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli
