sabato 14 febbraio 2015

Affrontare i mali sociali

Affrontare i mali sociali



[da: Cataldo Zuccaro, “Beatitudini e politica. Le periferie ignorate”, in Coscienza, rivista del M.E.I.C. – Movimento ecclesiale di impegno culturale, n.4/5 2014]

 Non si deve dimenticare che la dimensione strutturale del male o il cosiddetto peccato sociale recano sempre l’impronta della libertà e della responsabilità delle persone. Nascono da decisioni di coscienza che non sono giuste e di conseguenza tendono a rafforzare la rete di ingiustizia che condiziona in modo negativo le successive decisioni, facilitando la persona al male, piuttosto che al bene. Pertanto, immersa in una situazione strutturale di ingiustizia, la persona è inclinata a subire l’ambiente in cui si trova, ma così facendo di fatto sta rafforzando quelle cause che hanno ostacolato la sua volontà di bene. Più si agisce in modo ingiusto, più le strutture diventano ingiuste. Più le strutture diventano ingiuste e più facilmente si agisce in modo ingiusto. Questa spirale, poi, si crea storicamente delle istituzioni e delle strutture politiche, economiche e sociali che sono oggettivamente contro il bene della stessa persona che le ha prodotte.

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 La riflessione sulla dimensione sociale  del male, cioè di ciò che fa soffrire gli esseri umani, è molto antica, ma ha assunto un particolare aspetto con l’affermarsi delle civiltà di democrazia contemporanea, caratterizzate dall’effettiva possibilità delle masse di determinare gli sviluppi storici con un’azione collettiva consapevole e volontaria. E’ quello che chiamiamo sovranità popolare.  Prima dell’era delle democrazie, i popoli, semplificando molto, erano sotto il dominio dei loro sovrani, delle dinastie monarchiche che, sole, o federate a vari tipi di oligarchie, determinavano i fatti storici, ad esempio muovendo guerra, all’interno delle nazioni o tra di esse. La possibilità di grandi moltitudini di incidere sugli sviluppi storici ha fatto emergere anche una loro responsabilità sociale. Il dibattito su quest’ultimo tema si è acceso dopo l’ultimo conflitto mondiale, in particolare per valutare la responsabilità collettiva del popolo tedesco per quanto accaduto negli anni trenta e quaranta del secolo scorso. Più di recente questa riflessione ha riguardata anche le nostre stesse collettività religiose, che, nella loro dimensione soprannaturale costruita dalla teologia, si ritenevano immuni dal male sociale, a meno di non voler coinvolgere in quest’ultimo le potenze divine al quale esse si ritenevano strettamente legate, in un’unione che veniva presentata come quella esistente in un organismo.  La discussione ha travagliato il regno del papa Giovanni Paolo 2° negli ultimi anni del secolo scorso e ha portato, il 12 marzo 2000, a una solenne liturgia di richiesta collettiva di perdono, voluta fortemente e presieduta dal quel papa.
 In religione solitamente il tema del male sociale viene presentato prevalentemente sotto il profilo morale e viene collegato a quello della libertà. E’ ciò che si nota nella riflessione, che ho sopra riportato, dello Zuccaro. Il male sociale, come quello individuale, sarebbe una conseguenza del cattivo uso della libertà, ma sostanzialmente della libertà puramente e semplicemente. Si coglie in questo una antica polemica antidemocratica che ostacola molto il progresso nel decidere come agire collettivamente, con metodo democratico, per affrontare il male sociale. Si suggerisce infatti l’idea che la soluzione al male sociale sia nell’obbedienza ai comandi divini, rinunciando alla libertà dalla quale quel male è scaturita. Tuttavia, a ben vedere, noi non troviamo, in religione, negli scritti sacri e nelle loro interpretazioni e attualizzazioni fornite dal magistero, valide soluzioni ai mali sociali, anzi storicamente le religioni, e anche la  nostra, sono state all’origine dei mali sociali. In particolare, i fedeli, obbedendo alle nostre gerarchie religiose si sono resi protagonisti di fatti storici nei quali, oggi, riconosciamo mali sociali. Ai tempi nostri, infatti, si comincia ad avvertire, tra i fedeli, una responsabilità per come le nostre collettività religiose sono strutturate e, conseguentemente, l’esigenza di un’azione collettiva per la loro riforma. Si comincia a pensare che questo compito non possa essere lasciato solo alla gerarchia che, sul modello feudale, le domina. Una riforma di questo genere ha impegnato l’Azione Cattolica nella seconda metà degli scorsi anni ’60, con quella che viene definita scelta religiosa, che ha comportato un marcato cambiamento di impostazione nell’azione dell’associazione in cui è stata fondamentale l’azione degli stessi associati, guidati da Vittorio Bachelet.
  E’ molto importante, in particolare nella formazione dei laici di fede, un tirocinio ad affrontare da vicino le questioni sociali, in modo da acquisire una realistica consapevolezza su di esse e di valutare le opportunità che storicamente si hanno per incidere su di esse. Infatti ogni persona vive in un particolare momento storico e si trova inserita in strutture sociali che non ha contribuito a creare e nelle quali, crescendo nella società, ha varie possibilità di intervento, maggiori o minori a seconda del posto sociale che riesce ad occupare e delle sue capacità individuali. La prima tappa è quindi quella di capire la società in cui si vive, la seconda è quella di rendersi conto di ciò che si può concretamente fare collettivamente. Le possibilità di intervento collettivo nelle questioni sociali non sono mai illimitate e non tutto ciò che astrattamente è concepibile come obiettivo di un’azione sociale è storicamente ottenibile. Inoltre, individuati alcuni mali sociali, sono possibili più soluzioni, spesso alternative tra loro. In questo il solo senso morale non  è sufficiente. Occorre qualcosa di più. Ed è proprio questo qualcosa di più che, in genere, non si insegna nella formazione religiosa, che quindi è molto carente sotto questo profilo.  Questo qualcosa di più è al centro del lavoro che si fa in Azione Cattolica: la formazione di laici di fede in grado di interloquire validamente nella società democratica per trasformarla secondo i principi religiosi, innanzi tutto inserendosi sempre meglio in essa.


 Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli