Affrontare i mali
sociali
[da: Cataldo Zuccaro, “Beatitudini e politica. Le periferie
ignorate”, in Coscienza, rivista
del M.E.I.C. – Movimento ecclesiale di
impegno culturale, n.4/5 2014]
Non si deve dimenticare che la dimensione
strutturale del male o il cosiddetto peccato sociale recano sempre l’impronta
della libertà e della responsabilità delle persone. Nascono da decisioni di
coscienza che non sono giuste e di conseguenza tendono a rafforzare la rete di
ingiustizia che condiziona in modo negativo le successive decisioni,
facilitando la persona al male, piuttosto che al bene. Pertanto, immersa in una
situazione strutturale di ingiustizia, la persona è inclinata a subire l’ambiente
in cui si trova, ma così facendo di fatto sta rafforzando quelle cause che
hanno ostacolato la sua volontà di bene. Più si agisce in modo ingiusto, più le
strutture diventano ingiuste. Più le strutture diventano ingiuste e più
facilmente si agisce in modo ingiusto. Questa spirale, poi, si crea
storicamente delle istituzioni e delle strutture politiche, economiche e
sociali che sono oggettivamente contro il bene della stessa persona che le ha
prodotte.
La riflessione sulla dimensione sociale del male, cioè di ciò che fa soffrire gli
esseri umani, è molto antica, ma ha assunto un particolare aspetto con l’affermarsi
delle civiltà di democrazia contemporanea, caratterizzate dall’effettiva
possibilità delle masse di determinare gli sviluppi storici con un’azione
collettiva consapevole e volontaria. E’ quello che chiamiamo sovranità popolare. Prima dell’era delle democrazie, i popoli,
semplificando molto, erano sotto il dominio dei loro sovrani, delle dinastie
monarchiche che, sole, o federate a vari tipi di oligarchie, determinavano i
fatti storici, ad esempio muovendo guerra, all’interno delle nazioni o tra di
esse. La possibilità di grandi moltitudini di incidere sugli sviluppi storici
ha fatto emergere anche una loro responsabilità sociale. Il dibattito su quest’ultimo
tema si è acceso dopo l’ultimo conflitto mondiale, in particolare per valutare
la responsabilità collettiva del popolo tedesco per quanto accaduto negli anni
trenta e quaranta del secolo scorso. Più di recente questa riflessione ha
riguardata anche le nostre stesse collettività religiose, che, nella loro
dimensione soprannaturale costruita dalla teologia, si ritenevano immuni dal
male sociale, a meno di non voler coinvolgere in quest’ultimo le potenze divine
al quale esse si ritenevano strettamente legate, in un’unione che veniva
presentata come quella esistente in un organismo. La discussione ha travagliato il regno del
papa Giovanni Paolo 2° negli ultimi anni del secolo scorso e ha portato, il 12
marzo 2000, a una solenne liturgia di richiesta collettiva di perdono, voluta
fortemente e presieduta dal quel papa.
In religione solitamente il tema del male
sociale viene presentato prevalentemente sotto il profilo morale e viene
collegato a quello della libertà. E’ ciò che si nota nella riflessione, che ho
sopra riportato, dello Zuccaro. Il male sociale, come quello individuale,
sarebbe una conseguenza del cattivo uso della libertà, ma sostanzialmente della
libertà puramente e semplicemente. Si coglie in questo una antica polemica
antidemocratica che ostacola molto il progresso nel decidere come agire
collettivamente, con metodo democratico, per affrontare il male sociale. Si
suggerisce infatti l’idea che la soluzione al male sociale sia nell’obbedienza
ai comandi divini, rinunciando alla libertà dalla quale quel male è scaturita.
Tuttavia, a ben vedere, noi non troviamo, in religione, negli scritti sacri e
nelle loro interpretazioni e attualizzazioni fornite dal magistero, valide
soluzioni ai mali sociali, anzi storicamente le religioni, e anche la nostra, sono state all’origine dei mali
sociali. In particolare, i fedeli, obbedendo
alle nostre gerarchie religiose si sono resi protagonisti di fatti storici nei
quali, oggi, riconosciamo mali sociali. Ai tempi nostri, infatti, si comincia ad
avvertire, tra i fedeli, una responsabilità per come le nostre collettività
religiose sono strutturate e, conseguentemente, l’esigenza di un’azione
collettiva per la loro riforma. Si comincia a pensare che questo compito non
possa essere lasciato solo alla gerarchia che, sul modello feudale, le domina.
Una riforma di questo genere ha impegnato l’Azione Cattolica nella seconda metà
degli scorsi anni ’60, con quella che viene definita scelta religiosa, che ha comportato un marcato cambiamento di
impostazione nell’azione dell’associazione in cui è stata fondamentale l’azione
degli stessi associati, guidati da Vittorio Bachelet.
E’ molto importante, in particolare nella formazione dei laici di fede,
un tirocinio ad affrontare da vicino le questioni sociali, in modo da acquisire
una realistica consapevolezza su di esse e di valutare le opportunità che
storicamente si hanno per incidere su di esse. Infatti ogni persona vive in un
particolare momento storico e si trova inserita in strutture sociali che non ha
contribuito a creare e nelle quali, crescendo nella società, ha varie
possibilità di intervento, maggiori o minori a seconda del posto sociale che
riesce ad occupare e delle sue capacità individuali. La prima tappa è quindi
quella di capire la società in cui si
vive, la seconda è quella di rendersi conto di ciò che si può concretamente
fare collettivamente. Le possibilità di intervento collettivo nelle questioni
sociali non sono mai illimitate e non tutto ciò che astrattamente è concepibile
come obiettivo di un’azione sociale è storicamente ottenibile. Inoltre,
individuati alcuni mali sociali, sono possibili più soluzioni, spesso
alternative tra loro. In questo il solo senso morale non è sufficiente. Occorre qualcosa di più. Ed è
proprio questo qualcosa di più che, in genere, non si insegna nella formazione
religiosa, che quindi è molto carente sotto questo profilo. Questo qualcosa di più è al centro del lavoro
che si fa in Azione Cattolica: la formazione di laici di fede in grado di
interloquire validamente nella società democratica per trasformarla secondo i
principi religiosi, innanzi tutto inserendosi sempre meglio in essa.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San
Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli