lunedì 19 gennaio 2015

La questione femminile

La questione femminile


 E’ utile forse ripercorrere, per i giovani e meno giovani, le tappe del percorso di emancipazione della donna in Italia negli ultimi quarant’anni:
1963: abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici ed altresì abolito il divieto per le donne di accedere alla carriera di magistrato;
1968: l’adulterio non è più reato;
1971: approvato il divieto di licenziamento delle madri durante il periodo della gestazione e fino al compimento di un anno del bambino;
1975: il nuovo diritto di famiglia stabilisce la parità tra i coniugi: stessi diritti e stessi doveri;
1981: abolito il delitto d’onore;
1991: realizzazione della pari opportunità tra il lavoratori e le lavoratrici (legge 10 aprile 1991 n.125);
1996: la violenza sessuale ha cessato di essere considerata un reato contro la morale pubblica e il buon costume per diventare un reato contro la persona (legge 10 aprile 1991, n. 125);
2003: Modifica dell’art.51 della Costituzione: “La Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini” (legge costituzionale n.1 del 30 maggio del 2003);
2009: la legge 29 gennaio 2009 n. 38  ha introdotto il reato di stalking, inserendo l’art.612 bis nel codice penale, anche se in sensibile ritardo rispetto agli altri paesi europei, che nel prevedere la pena della reclusione da sei mesi a 4 anni, contempla una circostanza aggravante (con conseguente aumento della pena) “se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa”.
[…]
 Torna dunque il tema della leadership delle donne, ieri e oggi. Declinato nel tempo attuale, di una fede in crisi, di generazioni di donne sempre più estranee alle dinamiche ecclesiali, il tema del ruolo della donna nella Chiesa tra novità ed esigenze di cambiamento si esplicita in alcune questioni che proverò a rappresentare.
 E’ possibile prendere le mosse da un paradosso, quotidianamente vissuto nelle comunità ecclesiali, per cui alle molteplici responsabilità affidate alle donne (dai servizi materiali a quelli legati alla catechesi, solo per fare alcuni esempi) non corrisponde alcun potere decisionale effettivo che rimane appannaggio esclusivo della componente maschile clericale. A questa è connessa l’ulteriore questione legata al volto pubblico, istituzionale della Chiesa, anch’esso prettamente maschile se non addirittura episcopale, cui si accompagna il misconoscimento o sottovalutazione  da parte del clero, anche nella omiletica, del salto culturale compiuto negli ultimi decenni dalle donne: il 60% dei laureati in Italia è donna.


[da: Marinella V. Sciuto, “La speranza rosa”, in Coscienza, bimestrale del M.E.I.C. – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, n.4/5 2014]