La questione
femminile
E’ utile forse ripercorrere, per i giovani e
meno giovani, le tappe del percorso di emancipazione della donna in Italia
negli ultimi quarant’anni:
1963:
abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici ed altresì
abolito il divieto per le donne di accedere alla carriera di magistrato;
1968:
l’adulterio non è più reato;
1971:
approvato il divieto di licenziamento delle madri durante il periodo della
gestazione e fino al compimento di un anno del bambino;
1975:
il nuovo diritto di famiglia stabilisce la parità tra i coniugi: stessi diritti
e stessi doveri;
1981:
abolito il delitto d’onore;
1991:
realizzazione della pari opportunità tra il lavoratori e le lavoratrici (legge
10 aprile 1991 n.125);
1996:
la violenza sessuale ha cessato di essere considerata un reato contro la morale
pubblica e il buon costume per diventare un reato contro la persona (legge 10
aprile 1991, n. 125);
2003:
Modifica dell’art.51 della Costituzione: “La Repubblica promuove con appositi
provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini” (legge costituzionale n.1
del 30 maggio del 2003);
2009:
la legge 29 gennaio 2009 n. 38 ha
introdotto il reato di stalking, inserendo l’art.612 bis nel codice penale,
anche se in sensibile ritardo rispetto agli altri paesi europei, che nel
prevedere la pena della reclusione da sei mesi a 4 anni, contempla una
circostanza aggravante (con conseguente aumento della pena) “se il fatto è
commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia
stata legata da relazione affettiva alla persona offesa”.
[…]
Torna dunque il tema della leadership delle
donne, ieri e oggi. Declinato nel tempo attuale, di una fede in crisi, di
generazioni di donne sempre più estranee alle dinamiche ecclesiali, il tema del
ruolo della donna nella Chiesa tra novità ed esigenze di cambiamento si
esplicita in alcune questioni che proverò a rappresentare.
E’ possibile prendere le mosse da un
paradosso, quotidianamente vissuto nelle comunità ecclesiali, per cui alle
molteplici responsabilità affidate alle donne (dai servizi materiali a quelli
legati alla catechesi, solo per fare alcuni esempi) non corrisponde alcun
potere decisionale effettivo che rimane appannaggio esclusivo della componente
maschile clericale. A questa è connessa l’ulteriore questione legata al volto
pubblico, istituzionale della Chiesa, anch’esso prettamente maschile se non
addirittura episcopale, cui si accompagna il misconoscimento o sottovalutazione da parte del clero, anche nella omiletica,
del salto culturale compiuto negli ultimi decenni dalle donne: il 60% dei
laureati in Italia è donna.
[da:
Marinella V. Sciuto, “La speranza rosa”,
in Coscienza, bimestrale del M.E.I.C. – Movimento Ecclesiale di Impegno
Culturale, n.4/5 2014]