Innamorarsi
della libertà
L’esperienza del costituirsi di una
collettività è vissuta spesso secondo due modalità: quella del ritrovare un
padre e quella del trovare una persona da amare. Nelle nostre scritture sacre
esse sono entrambe presenti, ma di solito la seconda è più difficile da vivere,
e innanzi tutto da accettare, nelle nostre collettività di fede, secondo i modi
religiosi che ci siamo costruiti. Questo accade fondamentalmente perché la
nostra ideologia religiosa è prodotta da un ceto di maschi celibi che ambiscono
al ruolo di padri e tendono a organizzare collettività paternalistiche.
Nel tirocinio della democrazia occorre
riscoprire e rivivere quell’altra
modalità, dell’amore.
L’esperienza dello stato nascente è stata
paragonata all’innamoramento, all’esperienza emotiva dell’innamoramento. E c’è
molta emotività amorevole nell’esperienza della democrazia. Innanzi tutto ci si
innamora dell’anelito di libertà, quindi della libertà, non vivendola più come peccato
e fonte di disobbedienza. In democrazia, libertà significa libertà di pensare e
costruire un mondo nuovo, in cui tutti vengano liberati dal bisogno,
dall’ignoranza, dalla malattia, dalle discriminazioni su basi sociali ed
economiche, dalla solitudine. E di farlo come lavoro collettivo, in cui sono
coinvolte le moltitudini. Democrazia significa anche trovare e, innanzi tutto,
accettare, moltissimi amici. Uscire da una condizione di schiavitù, di
servaggio, esistenziale per entrare in una condizione amicale. “Vi ho chiamato amici”: riflettere a
fondo sul senso di questo detto evangelico (Gv 15,15) può essere molto utile in
un ragionamento sulla democrazia e le sue finalità. Esso è inserito in un
brano che tratta dall’agàpe, la forma di benevolenza sociale
che è caratteristica delle nostre concezioni di fede e che ha il senso di
accogliere gli altri in una piacevole convito. Gli amici non ce li troviamo
imposti per natura, come i fratelli, ma ce li scegliamo. Le democrazie
contemporanee si propongono di realizzare un’amicizia universale, di scegliersi come amica l'intera umanità, secondo una
particolare concezione di pace che ha
fatto breccia anche nel pensiero religioso, il quale finalmente è giunto a riconoscervi le radici
di fede.
In democrazia si sogna innanzi tutto di essere
liberi di avere tanti amici, di farsi tanti amici, di farsi amiche popolazioni
di tutta la terra, senza discriminazioni. Un lavoro molto bello e
appassionante, di cui ci si può e ci si deve innamorare. In democrazia ci si
innamora di questa libertà: le catene che vengono simbolicamente infrante sono
quelle della divisione e del pregiudizio verso gli altri.
Mario
Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli
