Abolire
l’Azione Cattolica?
Nella
Chiesa italiana, attualmente, non disponiamo di alternative alla Azione
Cattolica in quanto istituzione che afferma due elementi ecclesiologicamente
cruciali: in primo luogo, la partecipazione alla vita della Chiesa non avviene
solo nella forma della collaborazione ai servizi intraecclesiali (e quando
questo avviene, deve avvenire da parte dei laici in spirito laicale e non
clericale); in secondo luogo, la partecipazione alla Chiesa non può mai avere
forma indiretta ovvero stabilmente mediata dalla appartenenza a gruppi
caratterizzati da una qualche omogeneità di spiritualità. Una delle forme con
cui si manifesta la pressione alla de-ecclesializzazione del cattolicesimo
religioso è l’impulso non a sostituire l’Azione Cattolica con un equivalente
funzionale, a sic et simpliciter [=puramente e semplicemente] ad abolire questa istituzione.
Per questa
ragione mi pare sia grave e avanzatissimo il rischio che corrono le istituzioni
ecclesiastiche italiane nel trascurare la questione di cosa si perda nella Chiesa
trascurando, quando non esplicitamente delegittimando l’Azione Cattolica … che
il Concilio presentava come qualcosa di libero per i singoli laici, ma d’obbligo
per i pastori e per la Chiesa.
[…]
Se si assume come criterio l’intenzione
di cogliere il finire di un mondo come occasione (anche) per incrementare o per
lo meno conservare la qualità ecclesiale delle istituzioni ecclesiastiche ereditate
e non già per disperderla, non è difficile convenire che […] il
discernimento deve saper cogliere le differenze e deve saper scegliere con
coraggio e realismo la variante a più elevata qualità ecclesiale.
[…]
…finora sono stati messi in evidenza
alcuni nodi: a)il processo di frammentazione religiosa del cattolicesimo
italiano; b) la subalternità ad una cultura di marginalizzazione o
privatizzazione della esperienza cristiana, c)la trasformazione in senso
impiegatizio o in senso leaderistico imprenditoriale degli stili di esercizio
dell’autorità della Chiesa; d) la nuova riduzione del laicato a mero
consumatore di beni religiosi perseguita innanzi tutto attraverso la perdita
del significato e del valore specifici della Azione Cattolica.
[da:
Luca Diotallevi, I laici e la Chiesa –
Caduti i bastioni, pag.142-145, Morcelliana, 2013, €16,00]
Nella nostra parrocchia abbiamo modo di
sperimentare praticamente tutti i processi collettivi descritti da Diotallevi
nel brano che ho sopra citato. C’è chi vi vede un progresso nella spiritualità
della gente, che poi comporterebbe a marcare molto le differenze rispetto a
coloro che sono integrati nel mondo di fuori, ostile alla religione. Ma c’è
anche chi, come in genere avviene nel nostro gruppo di Azione Cattolica, vive
con molta sofferenza questa condizione di emarginazione, di separatezza in
parte subita e in parte voluta, della
nostra parrocchia rispetto alla gente del quartiere, che è segnalata da diversi
indicatori, in particolare, per quello che sento dire, dal sensibile calo della
richiesta di accesso alla formazione religiosa di base. Questa condizione è
particolarmente accentuata da un fenomeno di immigrazione religiosa di gente proveniente
da altri quartieri e che essenzialmente cerca nella nostra parrocchia non un’esperienza
collettiva religiosa pluralistica, ma un determinato, specifico, percorso di
fede, un certo quale cammino.
Tutto questo è stato francamente ammesso nell’incontro
che la parrocchia ha avuto qualche mese fa, nella chiesa parrocchiale, con l’ausiliare
di settore, il quale è parso perplesso di fronte a certe affermazioni, proposte
come risultati positivi, quali quelle, fatte da laici (!), che si era riusciti
a scoraggiare alcune coppie dal matrimonio religioso perché ritenute ancora non
pronte dal punto di vista spirituale
e che, talvolta, si dovevano ammettere al sacramento della Cresima alcuni
candidati solo per carità, perché, anche loro, troppo
indietro dal punto di vista spirituale. In quella sede sono emerse alcune serie
carenze nella formazione religiosa di base, che non è apparsa in linea con il
programma seguito nella diocesi.
Si tratta di un clima, in cui si inquadra bene
la sostanziale liquidazione dell’esperienza laicale dell’Azione Cattolica,
attuata nel giro di molti anni riducendola sostanzialmente a esperienza
residuale, destinata a un pubblico di anziani e irriducibili affezionati, ma
sostanzialmente sconsigliata nei cammini di spiritualità consigliati e programmati.
Ma ciò che fa più impressione è l’abbandono della
riflessione su ogni grande tema proposto a tutti i fedeli dal Concilio Vaticano
2° e, soprattutto, della pratica su tali temi. Particolarmente critica è la
situazione per ciò che riguarda quello della libertà religiosa, vissuta
prevalentemente come istanza di libertà della
nostra collettività di fede nella
società in cui opera, quindi come istanza di autonomia rispetto ad essa, e non
come riconoscimento di una dignità della personalità del singolo fedele, sia
nella società sia nella stessa collettività religiosa, sin da bambino, che deve
limitare ogni forma di coartazione a sfondo religioso. Estremamente critico mi
pare il vissuto collettivo in materia di questione femminile: sono infatti
correnti espressioni reazionarie ormai chiaramente condannate non solo dal mondo di fuori, ma dalle stesse nostre
autorità religiose, pur portatrici di una radicatissima cultura maschilista. E infine
i giovani: prevale nei loro confronti un atteggiamento paternalistico che
nasconde una profonda sfiducia e insoddisfazione nei loro confronti, in genere
francamente ricambiate, a parte quelli tra i giovani che, cresciuti in un
contesto familiare con forti caratteri di esclusività religiosa, sono in
qualche modo riusciti a sopravvivervi dal punto di vista della fede.
Cari amici del gruppo e cari lettori che siete
sensibili alle tematiche trattate in questo blog, l’appello che vi giunge da me
non è quello a partecipare attivamente a un qualche gruppo di spiritualità, per
stare meglio dal punto di vista della
coscienza religiosa, anzi, per la verità, aderendo al nostro gruppo
parrocchiale di Ac vi mettente in una situazione di obiettiva difficoltà a
questo riguardo, ma di cercare di impersonare nella nostra parrocchia e nella
società civile in cui siamo immersi la collettività di fede secondo i disegni
del Concilio Vaticano 2°, niente di meno. Si tratta, sostanzialmente, di ripartire, non aspettatevi che la
forma-gruppo che attualmente stiamo vivendo sia quella che serve o che vi siano
preconfezionate delle soluzioni valide. Esse vanno ricercate e sperimentate nel
discernimento collettivo. Questo appello è diretto innanzi tutto ai più giovani
e, in particolare, alla fascia 20-40, nella quale siamo particolarmente
carenti. Che cosa vorrei dire a queste persone? Vorrei dire: venite a
riprendervi ciò che è vostro! Venendo in Azione Cattolica, che è stata finora
preservata come istituzione da un
gruppo di indomiti anziani, vi ritroverete al
centro e nel cuore della nostra
collettività religiosa, non in una qualche periferia emarginata, con piena
legittimazione istituzionale a dire la vostra e a formulare proposte, secondo
il metodo democratico che l’Ac si è data. Tenete presente questa importante
caratteristica dell’Ac: è la più grande esperienza istituzionale di
democrazia religiosa in Italia, una esperienza di popolo, di massa, che ha
ancora una forza incomparabile con quella di altri gruppi di analoga
ispirazione e in grado di contrastare efficacemente le tendenze anticonciliari
che ancora sono fortissime nelle nostra collettività religiose. Essa ha una
precisa collocazione istituzionale nella collettività religiosa italiana, uno
statuto approvato dalle nostre autorità religiose, in forza del quale è
radicata nel ruolo di collaborazione all’attività propria di queste ultime con
una relazione molto forte con la nostra gerarchia religiosa, e una posizione espressamente riconosciuta e
menzionata anche nei documenti del Concilio Vaticano 2°. L’Ac non è quindi uno dei tanti gruppetti che
operano in parrocchia con finalità limitate, settoriali. Il gruppo parrocchiale
di Ac vorrebbe idealmente radunare tutti i laici di fede del quartiere, nelle loro
diverse opzioni culturali e connotazioni di spiritualità, senza alcuna
discriminazione tra loro, sentendosi anzi arricchita dalle diversità e ciò
nello spirito del Concilio Vaticano 2°.
Mario
Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli