Ultrauomini?
“Si narra che Diogene, in pieno giorno, con la lucerna accesa girasse per
le strade della città dicendo «Cerco l’uomo! Cerco l’uomo!”, un
uomo, secondo lui corrotto dalla vita sociale di allora.
Anche il folle di Nietzsche
[Friedrich Wilhelm Nietzsche –
pronuncia “niːtʃə” – filosofo tedesco, 1844-1900] in pieno mattino con la lanterna
accesa si aggira al mercato gridando «Cerco
Dio! Cerco Dio!». E aggiunge: «Da quando abbiamo ucciso Dio, non è sempre
notte, sempre più notte? Non occorrono lanterne in peno giorno lanterne in pieno
giorno?». Vedendo che nessuno lo capiva, gettò a terra la sua lanterna, che
andò in frantumi spegnendosi e disse: «Vengo troppo presto! Non è ancora il mio
tempo.»
Per certi versi la lanterna continua ad essere
accesa come quella di Diogene: l’uomo continua a fare domande di senso,
convinto di essere ancora colui che dà senso alla storia. Per altri versi, invece, la lampada si è rotta ed è spenta,
come quella del folle di Nietzsche al mercato: tutto è divenuto sfumato,
incerto. La società è diventata liquida (Zigmunt Bauman [filosofo contemporaneo di origine polacca,
che ha insegnato e vive in Gran Bretagna]
Dall’articolo Il Concilio davanti
a noi, di Cataldo Zuccaro, pubblicato sul numero 1-2/2014 di Coscienza, la rivista del M.E.I.C. – Movimento ecclesiale di impegno culturale.
Qualche volta sembra che si debba
trovare un posto per la nostra religione nel mondo in cui viviamo. Una volta la
vita sociale si reggeva su di essa, mentre ai tempi nostri è in qualche modo
ridotta (o per lo meno la si vorrebbe ridurre)
a un’innocua fissazione individuale, una specie di hobby personale. Ed in effetti essa ha pretese sociali che oggi non
vengono più accolte e questo accade proprio perché la si è voluta rendere,
appunto, “innocua”, dopo che essa si era più volte nella storia rivelata
particolarmente mortifera. E’ un processo che sta riguardano anche altre
religioni che hanno dato analoghi problemi, ma in questi altri ambiti ha avuto
meno successo. Infatti la sua efficacia è strettamente legata alle culture di
tipo europeo-occidentale, che hanno sviluppato ideologie, e una connessa etica,
che della nostra religione sono in qualche modo una metamorfosi, non una negazione.
E questo nonostante che quelle ideologie appaiano talvolta, e vengano
presentate, come una negazione della nostra fede, in particolare quella dei
diritti umani.
Allora, nei contesti europei
occidentali, come in Italia, si apre una specie di concorrenza tra la nostra
religione, intesa come il complesso dei costumi collettivi che caratterizzano
le nostre collettività di fede, e le società in cui essa vive. Per dimostrare
che ha ancora diritto di sopravvivenza si cerca di presentare le persone di fede
come degli ultra-esseri umani, resi
tali, potenziati al modo di super-eroi, dalla nostra fede. Questa strategia ha
qualche affinità con le tecniche di marketing,
quelle che tendono a fascinare il consumatore presentandogli appunto una realtà potenziata e in quanto tale
particolarmente desiderabile. Il marketing
talvolta coinvolge il consumatore in un sogno irrealistico. Comprato l’oggetto
o il servizio promosso dalle tecniche di marketing,
si ritorna sulla terra, se ne apprezzano le reali qualità. E’ quello che, come
ho potuto constatare, accade molto spesso a chi si lascia coinvolgere in certe
collettività apparentemente superpotenziate, ad esempio su base
miracolistica.
Ma perché non ci basta l’essere
umano come esso realmente è? Non ha
sufficiente grandezza?
In particolare, l’altruismo, la
dedizione di sé, il sacrificio disinteressato sono caratteristiche che troviamo
in tutti gli esseri umani, nei credenti della nostra fede, nei credenti in
altre fedi e nei non credenti. Non è
così?
Vi propongo di ragionarci su. E’
giusto proporsi di impersonare collettività potenziate
a fini di marketing religioso? Non è che così seguiamo una
strategia ingannevole per i consumatori di beni religiosi? O, in
definitiva, la nostra fede, in questo in modo non diverso da altre fedi anche
se non da tutte le altre fedi (la
nostra fede non è perfettamente fungibile con altre, non tutte le fedi
religiose sono equivalenti), ci aiuta fondamentalmente a riscoprire e a mantenere qualità umane che sono, come
dire, innate e che talvolta vengono oscurate o corrotte da patologie sociali, e
in questo mantiene una sua utilità sociale?
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte
Sacro, Valli