Tolleranza
Nel Settecento gli illuministi francesi
scoprirono il valore della tolleranza, che significa proporsi una certa
moderazione nel voler influire sugli altri. E, innanzi tutto, usare due pesi e
due misure in ciò che imponiamo a noi stessi come dovere morale e in quello che
invece pretendiamo dagli altri. Il che equivale a dire non pretendere che gli
altri siano sempre all’altezza dei nostri ideali morali. Questa virtù della
tolleranza, che non troviamo classificata in quelle tipizzate dalla dottrina
religiosa (virtù teologali: fede, speranza, carità; virtù cardinali: prudenza,
giustizia, fortezza , temperanza; doni dello Spirito Santo: sapienza,
intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio; opere di
misericordi spirituali: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti,
ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare
pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti; opere
di misericordia corporale: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli
assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli inermi,
visitare i carcerati, seppellire i morti; beatitudini evangeliche: povertà in
spirito, mitezza, giustizia, misericordia, purezza di cuore, pacificazione), è
fondamentale per il funzionamento delle democrazie contemporanee, basate sull’idea
di pari dignità delle persone umane, a prescindere da differenze di lingua,
sesso, religione, etnia, condizione personale economica e sociale, opinioni. In
effetti la tolleranza è stata in genere assai poco praticata dalle genti della
nostra fede, le quali nei loro impeti missionari hanno spesso disinvoltamente
prevaricato coloro che volevano evangelizzare. Possiamo considerare la
tolleranza come una faticosa e recente conquista culturale in religione: essa
oggi è visto come una manifestazione di quell’universale afflato benevolente in
cui si fa consistere la carità/agàpe, l’idea di proporsi di poter radunare
tutte le genti della terra in un convito festoso.
Se cerchiamo il termine tolleranza nell’indice analitico che troviamo alla fine del Catechismo della Chiesa cattolica, non
la troviamo. Pur non nominata essa viene menzionata nel n.1933 trattando del dovere di farsi
prossimi anche a coloro che pensano ed operano diversamente a noi. Viene vista
come una manifestazione dell’amore per i nemici, di misericordia universale,
per la quale, fra l’altro perdoniamo le offese ricevute. Ed anche nel n.1937
dove si propone di considerare come fonte di mutui arricchimenti culturali le
differenze tra gli esseri umani, dalle quali vengono distinte le diseguaglianze inique, viste invece come
male sociale. Così come nel n.1907, dove viene citato un brano della
Costituzione dogmatica Gaudium et spes
[=la gioia e la speranza], del Concilio Vaticano 2° (1962-1965), in merito alla
libertà di coscienza. Lo sviluppo
della riflessione sul tema della tolleranza è andata di pari passo con quello
sul tema da ultimo citato quello della libertà
di coscienza: entrambi risalgono alla metà del Novecento. L’accettazione
della democrazia come metodo politico risale nella nostra confessione religiosa
più o meno alla stessa epoca e agli anni ’90 e al magistero di Karol Wojtyla
risale l’insegnamento che la democrazia in senso contemporaneo, fortemente
caratterizzata dall’ideologia dei diritti fondamentali dell’essere umano, sia il regime politico preferibile anche da un
punto di vista religioso. Ma è solo nel 2000, regnante il Wojtyla, che la
nostra collettività religiosa fu condotta a riconoscere, non senza travagli
dottrinali, l’intolleranza come peccato sociale di cui pentirsi. Ecco il
testo, sul punto, della preghiera proclamata dal papa Giovanni Paolo 2° - Wojtyla
nella solenne liturgia della Giornata del
Perdono, celebrata il 12 marzo 2000:
II. CONFESSIONE DELLE
COLPE NEL SERVIZIO DELLA VERITÀ
Un Rappresentante della
Curia Romana:
Preghiamo perché ciascuno di
noi,
riconoscendo che anche uomini di Chiesa,
in nome della fede e della morale,
hanno talora fatto ricorso a metodi non evangelici
nel pur doveroso impegno di difesa della verità,
sappia imitare il Signore Gesù,
mite e umile di cuore.
Preghiera in silenzio.
II Santo Padre:
Signore, Dio di tutti gli
uomini,
in certe epoche della storia
i cristiani hanno talvolta accondisceso a metodi di intolleranza
e non hanno seguito il grande comandamento dell'amore,
deturpando così il volto della Chiesa, tua Sposa.
Abbi misericordia dei tuoi figli peccatori
e accogli il nostro proposito
di cercare e promuovere la verità nella dolcezza della carità,
ben sapendo che la verità
non si impone che in virtù della stessa verità.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.
R. Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie,
eleison.
In definitiva il magistero sulla tolleranza/intolleranza è più recente
del Catechismo della Chiesa cattolica,
che risale agli anni 1992 (1° versione) / 1997 (2° versione riveduta) e
necessita ancora di essere in esso integrato.
Ma i problemi più seri si notano nella prassi
delle nostre collettività religiose, che talvolta non si distinguono per la virtù
della tolleranza. Eppure esempi importanti da prendere come riferimento non
mancano e non solo tra i santi più recenti, innanzi tutto proprio il Wojtyla.
Un santo molto amato in Italia, Francesco d’Assisi, pur integrato nella cultura
medievale tanto lontana dai costumi democratici contemporanei, usava grande
tolleranza verso gli altri, mentre con sé stesso era di una rigidità, di una
severità, di una durezza che travalicano sicuramente la nostra capacità di
comprensione e di imitazione, pur nella grande simpatia che quel grande
personaggio ispira.
I nuovi compiti che in religione sono stati
delineati per i laici cristiani richiedono un efficace apprendistato nella
virtù della tolleranza. Essa ci è indispensabile per interloquire efficacemente
nei contesti democratici contemporanei e per poter conseguentemente concorrere
a influire su di essi, per la promozione dei valori umani che hanno anche
valenza religiosa. Rientra negli esercizio
di laicità che ci proponiamo di fare in Azione Cattolica.
Mario Ardigò – Azione Cattolica
in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli