mercoledì 19 novembre 2014

Tolleranza

Tolleranza


 Nel Settecento gli illuministi francesi scoprirono il valore della tolleranza, che significa proporsi una certa moderazione nel voler influire sugli altri. E, innanzi tutto, usare due pesi e due misure in ciò che imponiamo a noi stessi come dovere morale e in quello che invece pretendiamo dagli altri. Il che equivale a dire non pretendere che gli altri siano sempre all’altezza dei nostri ideali morali. Questa virtù della tolleranza, che non troviamo classificata in quelle tipizzate dalla dottrina religiosa (virtù teologali: fede, speranza, carità; virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza , temperanza; doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio; opere di misericordi spirituali: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti; opere di misericordia corporale: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli inermi, visitare i carcerati, seppellire i morti; beatitudini evangeliche: povertà in spirito, mitezza, giustizia, misericordia, purezza di cuore, pacificazione), è fondamentale per il funzionamento delle democrazie contemporanee, basate sull’idea di pari dignità delle persone umane, a prescindere da differenze di lingua, sesso, religione, etnia, condizione personale economica e sociale, opinioni. In effetti la tolleranza è stata in genere assai poco praticata dalle genti della nostra fede, le quali nei loro impeti missionari hanno spesso disinvoltamente prevaricato coloro che volevano evangelizzare. Possiamo considerare la tolleranza come una faticosa e recente conquista culturale in religione: essa oggi è visto come una manifestazione di quell’universale afflato benevolente in cui si fa consistere la carità/agàpe, l’idea di proporsi di poter radunare tutte le genti della terra in un convito festoso.
 Se cerchiamo il termine tolleranza nell’indice analitico che troviamo alla fine del Catechismo della Chiesa cattolica, non la troviamo. Pur non nominata essa viene menzionata  nel n.1933 trattando del dovere di farsi prossimi anche a coloro che pensano ed operano diversamente a noi. Viene vista come una manifestazione dell’amore per i nemici, di misericordia universale, per la quale, fra l’altro perdoniamo le offese ricevute. Ed anche nel n.1937 dove si propone di considerare come fonte di mutui arricchimenti culturali le differenze tra gli esseri umani, dalle quali vengono distinte le diseguaglianze inique, viste invece come male sociale. Così come nel n.1907, dove viene citato un brano della Costituzione dogmatica Gaudium et spes [=la gioia e la speranza], del Concilio Vaticano 2° (1962-1965), in merito alla libertà di coscienza. Lo sviluppo della riflessione sul tema della tolleranza è andata di pari passo con quello sul tema da ultimo citato quello della libertà di coscienza: entrambi risalgono alla metà del Novecento. L’accettazione della democrazia come metodo politico risale nella nostra confessione religiosa più o meno alla stessa epoca e agli anni ’90 e al magistero di Karol Wojtyla risale l’insegnamento che la democrazia in senso contemporaneo, fortemente caratterizzata dall’ideologia dei diritti fondamentali dell’essere umano,  sia il regime politico preferibile anche da un punto di vista religioso. Ma è solo nel 2000, regnante il Wojtyla, che la nostra collettività religiosa fu condotta a riconoscere, non senza travagli dottrinali, l’intolleranza  come peccato sociale di cui pentirsi. Ecco il testo, sul punto, della preghiera proclamata dal papa Giovanni Paolo 2° - Wojtyla nella solenne liturgia della Giornata del Perdono, celebrata il 12 marzo 2000:
II. CONFESSIONE DELLE COLPE NEL SERVIZIO DELLA VERITÀ 
Un Rappresentante della Curia Romana: 

Preghiamo perché ciascuno di noi, 
riconoscendo che anche uomini di Chiesa,
in nome della fede e della morale, 
hanno talora fatto ricorso a metodi non evangelici 
nel pur doveroso impegno di difesa della verità, 
sappia imitare il Signore Gesù, 
mite e umile di cuore. 

Preghiera in silenzio. 
II Santo Padre: 

Signore, Dio di tutti gli uomini, 
in certe epoche della storia 
i cristiani hanno talvolta accondisceso a metodi di intolleranza 
e non hanno seguito il grande comandamento dell'amore, 
deturpando così il volto della Chiesa, tua Sposa. 
Abbi misericordia dei tuoi figli peccatori 
e accogli il nostro proposito 
di cercare e promuovere la verità nella dolcezza della carità, 
ben sapendo che la verità 
non si impone che in virtù della stessa verità. 
Per Cristo nostro Signore. 

R. Amen. 
R. Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison. 
 In definitiva il magistero sulla tolleranza/intolleranza è più recente del Catechismo della Chiesa cattolica, che risale agli anni 1992 (1° versione) / 1997 (2° versione riveduta) e necessita ancora di essere in esso integrato.
 Ma i problemi più seri si notano nella prassi delle nostre collettività religiose, che talvolta non si distinguono per la virtù della tolleranza. Eppure esempi importanti da prendere come riferimento non mancano e non solo tra i santi più recenti, innanzi tutto proprio il Wojtyla. Un santo molto amato in Italia, Francesco d’Assisi, pur integrato nella cultura medievale tanto lontana dai costumi democratici contemporanei, usava grande tolleranza verso gli altri, mentre con sé stesso era di una rigidità, di una severità, di una durezza che travalicano sicuramente la nostra capacità di comprensione e di imitazione, pur nella grande simpatia che quel grande personaggio ispira.
 I nuovi compiti che in religione sono stati delineati per i laici cristiani richiedono un efficace apprendistato nella virtù della tolleranza. Essa ci è indispensabile per interloquire efficacemente nei contesti democratici contemporanei e per poter conseguentemente concorrere a influire su di essi, per la promozione dei valori umani che hanno anche valenza religiosa. Rientra negli esercizio di laicità che ci proponiamo di fare in Azione Cattolica.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli