Riforma sociale e
riforma delle collettività religiose
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| Achille Ardigò |
Quel che è certo è che, specie sotto il pontificato di Leone 13° [dal
1878 al 1903], in un periodo dominato
dalla borghesia laicista sullo Stato italiano (e però dalle prime avvisaglie
dell’insorgenza socialista e
marxista in nome della classe operaia),
la Gerarchia ecclesiastica, forte della cultura ultramontana per il ripristino
dell’unità della Chiesa intorno al Papa, propone una restaurazione sociale […].
Nasce il progetto a lunga portata di un
nuovo ordine sociale e politico che sottragga il popolo allo sfruttamento del
capitalismo e all’influenza socialista, facendo del Papa il supremo
moderatore dei rapporti sociali
nazionali e internazionali. Il teorico più compiuto e fedele di questo modello
restauratore è –in Italia […]- Giuseppe
Toniolo [1845-1918, proclamato beato nel 2012], non insensibile ad alcuni
fondamentali motivi delle concezioni di Joseph De Maistre [1753-1821 – si
veda precedente post “storico” del
13-7-14] e F.R. Lammenais [Hugues-Félicité
Robert de Lamennais:prete e
teologo - 1782-1854, per certi versi, in particolare per la sua attività
giornalistica, modello di un nuovo attivismo religioso . Si veda post del 20-7-14]sul papato garante dell’universalità nella storia e sulla religione
cattolica come unico presidio di un ordine sociale e politico secondo natura,
contro tutti i rischi individualistici e panteistici dello stato liberale.
Il grande progetto leonino
teorizzato da Giuseppe Toniolo, di restaurazione di una posizione di supremazia
civile della Chiesa, anche come «potestas indirecta»,
per ripristinare uno stato cristiano, ma democratico e popolare , è un progetto
che si muove in una società che ha visto le conquiste della rivoluzione
borghese, il suffragio elettorale anche se ristretto –fino al 1913 in Italia- e
la libertà di opinione e di associazione pubblica. Perciò, per questa
società il progetto restauratore e riformatore di Leone XIII ha bisogno del
concorso volontario dei laici, che entrino nello Stato ostile alla Chiesa e
operino per la Chiesa accanto alle tradizionali relazioni tra Chiesa istituzionale e Stati nazionali.
[…]
Ma la riforma della società ad
opera della Chiesa, voluta dagli intransigenti assertori della prima posizione
[quella di chi considera il papato come detentore della soluzione dei problemi
sociali, senza alcuna autonomia dei laici nell’affermazione dei principi di
azione sociale], presto o tardi non
poteva apparire difficile senza, prima, un adeguamento della Chiesa al nuovo compito sacrale profano. Di qui
la tentazione di «riformare la Chiesa»
in senso omogeneo alla società profana, cioè razionalista e illuminista; di qui
il modernismo [composito movimento di riforma religiosa sviluppatosi a
cavallo tra Ottocento e Novecento e duramente represso dal papato dagli inizi
del Novecento] [si riferisce a uno
scritto di Franco Rodano, Questione
democristiana e compromesso storico, Roma 1977]. L’interpretazione rodaniana, sebbene infondata con riferimento al
Toniolo che ben comprese la novità e rilevanza della struttura delle classi
sociali, ha una sua parte di verità, come vedremo più avanti, se riferita a R.
Murri [prete e politico – 1870-1944 – ideologo della democrazia cristiana]. Non
può applicarsi invece al Toniolo, anche perché il Nostro considerò sempre
il «partito cristiano» come sottoposto alle direttive
pontificie.
[da: Achille Ardigò, Toniolo: il primato della riforma
sociale - per ripartire dalla società
civile, Bologna 1978]
Quando ci si propone di cambiare la società in
senso più conforme agli ideali evangelici, prima o poi si finisce con doversi
porsi il problema della riforma dell’organizzazione delle stesse collettività
religiose. Queste ultime, infatti, sono parte della società. In questa proposizione possono, in un certo senso, vedersi riassunte
le dinamiche che hanno arricchito e travagliato le collettività religiose
italiane dal secondo dopoguerra.
Dopo le sperimentazione degli anni ’70, nel
successivo trentennio si è prodotta in Italia quella ricomposizione del nostro mondo religioso che venne auspicata
nel 1979 dal padre Bartolomeo Sorge, in un suo saggio dal titolo La ricomposizione dell’area cattolica.
Ciò ha però sostanzialmente congelato il movimento di riforma
sociale e religiosa innescato negli anni ’60 dal Concilio Vaticano 2°, semplicemente togliendo certe questioni dall'agenda delle genti di fede italiane.
Mario Ardigò – Azione Cattolica
in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli
