Coscienza storica
“Mentre, dunque, nel movimento operaio che si raccoglieva nelle società di mutuo soccorso a direzione
democratica e moderata, si formavano nuovi gruppi operaisti assertori del
principio che i lavoratori dovessero fare da sé e adottare il criterio della resistenza nei
confronti con il padronato, tra i cattolici si continuava a ritenere che la
questione operaia potesse risolversi con
le società miste [riunendo datori di lavoro e lavoratori dipendenti]
a
direzione confessionale.
[…]
…Paganuzzi [Giovan Battista Paganuzzi – 1841/1923 – fondatore,
esponente e, dal 1889, presidente dell’Opera
dei Congressi], proponendo nel 1890
un congresso operaio, ribadiva che le associazioni operaie cattoliche “possibilmente”
dovevano essere costituite da padroni e operai. Il principio della resistenza non era
ancora ammesso tra i cattolici intransigenti: incominciò a farsi strada dopo la
Rerum Novarum [sulle “novita”, promulgata dal papa Leone 13° nel 1891], con l’elaborazione dottrinale del Toniolo,
anche se tra un’infinità di cautele.
[…]
Il cattolico intransigente era
refrattario ad ammettere la resistenza, non perché gli mancasse la sensibilità
per i problemi della miseria operaia, ma perché culturalmente egli era portato a ritenere che quella
miseria fosse non tanto il prodotto di una condizione economica nuova, quanto
la conseguenza della perdita, causata dalla rivoluzione liberale, del principio
corporativo cristiano, che avrebbe avuto ancora una sua vitalità […] il padrone può “salvarsi” dalla ferrea legge
capitalistica con uno sforzo morale e religioso, tornando al senso della
solidarietà e fraternità cristiana.
[…]
La resistenza e i sindacati
presuppongono una rottura dell’unità culturale città-campagna che l’intransigente
non accetta: per Paganuzzi e i suoi amici l’operaio ha bisogno della terra e
della parrocchia, la sua condizione in regime capitalistico è una distorsione,
un fatto innaturale, contro la legge umana e divina.
[da: Gabriele De Rosa, Il movimento cattolico in Italia – dalla Restaurazione
all’età giolittiana, Laterza, 1979]
Dopo la violenta epopea risorgimentale, che
produsse il dominio sull’intera Italia di una classe politica informata ai
principi del liberalismo, si aprì nell’Italia degli ultimi trent’anni dell’Ottocento
una vivace stagione di moti sociali centrata sull’idea di tutelare e
risollevare i ceti che in quella nuova società erano svantaggiati, in
particolare quello dei lavoratori dell’industria concentrati nelle città
industriali. Si trattò di un movimento
che coinvolse l’intera Europa di allora e anche la gente di fede italiana.
Comportò un profondo mutamento culturale delle concezioni religiose in materia
di organizzazione della società, che produsse un’ideologia che nel corso del
Novecento fu definita di democrazia
cristiana, la quale affermava la possibilità di pensare a una ordinamento
sociale più giusto in base a valori affermati in religione. In questo sviluppo
interferirono pesantemente le pretese temporalistiche dal papato, che voleva coinvolgere
la base sociale delle genti di fede in un azione di pressione per recuperargli
il soppresso dominio statale, in particolare sulla città di Roma, e solo in quei limiti e con quella finalità,
in fondo, ammetteva l’impegno sociale di laici e preti. La questione, in
quest’ottica, veniva ad essere essenzialmente di potere, mentre la prospettiva
degli democratici cristiani era molto
più ampia.
Che serve fare memoria di queste cose, lontane
nel tempo? Serve, perché la gran parte dei problemi che oggi, in Italia,
incontriamo nelle cose religiose ha radici lontane, proprio in quell’epoca. La
carenza di una coscienza storica è la più grave carenza nell’istruzione
religiosa di base dei tempi nostri. Di solito ai nostri catecumeni viene
infatti somministrata una pappa ideologica in cui la memoria storica viene
abbastanza manipolata, in particolare per legittimare l’azione politica e
sociale della nostra gerarchia del clero, nell’organizzazione molto accentrata
e autoritaria che abbiamo ricevuto dal secondo millennio della nostra era.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa –
Roma, Monte Sacro, Valli