Problemi
nell’azione sociale
“Dopo la caduta del dominio temporale
dei papi e la legge delle guarentigie, che fu rifiutata da
Pio 9° con l’enciclica «Ubi
nos» …
nel marzo 1871, alla domanda «se
nelle circostanze attuali ed in vista di tutto ciò che si sta consumando in
Italia a danno della Chiesa sia espediente ricorrere alle elezioni politiche», la Penitenzieria
Romana rispose: «non
expedire» [latino = non conviene].
L’astensionismo da questo momento divenne un fatto qualificante del cattolicesimo
militante: i cattolici che non lo seguivano furono sempre più criticati.
…
Con il 1874 non vi fu più possibilità di
equivoci. La Penitenzieria Romana, alla
domanda dei vescovi se fosse da permettersi ai cattolici di recarsi alla urne,
rispose: «Attentis
omnibus circostantiis, non expedit» [latino = valutate tutte le circostanze non conviene».
…
Le tappe successive dell’evoluzione del «non expedit» furono: il 24-4-81,
dichiarazione di Leone 13° che il «non expedit» suonava come vero e
proprio divieto. Nel maggio del 1889 Leone 13° consegnò a mons.Bonomelli di
propria mano alcuni quesiti sul «non
expedit» …
Nel 1883 la Sacra Penitenzieria in una
lettera ai vescovi sulla gravità della colpa in caso di violazione della norma
astensionistica, rispose che nei casi particolari avrebbe giudicato secondo i
principi teologici. Il 30 giugno 1886 un decreto del Santo Uffizio stabilì che «non expedit
prohibitionem importat» [latino= quando si dice “non conviene”
si vuole intendere che “è vietato”].
…
E’ difficile stabilire sino a che punto
il «non
expedit»
sia stato rispettato dai cattolici militanti, ancor più difficile stabilire se abbia influito nel comportamento
genereale del corpo elettorale. Secondo il Candeloro, tenuto conto del fatto
che le forze clericali organizzate erano consistenti soprattutto nell’Italia
settentrionale e centrale, il «non expedit» «esercitò una
notevole influenza e contribuì a stimolare l’astensionismo spontaneo di una
parte dell’elettorato e a renderlo, per così dire, permanente, rallentando l’aumento
della percentuale dei votanti, che forse senza il «non expedit» sarebbe stato più
rapido”.
[da
Gabriele De Rosa, Il movimento cattolico
in Italia – Dalla Restaurazione all’età giolittiana, pag.61-63, Laterza,
1979]
Le ricostruzioni della storia del movimento
cattolico in Italia edite da enti religiosi o da questi controllate e destinate
al grande pubblico presentano in genere una realtà pacificata, cercando di
sorvolare sulle dure divisioni e aspre controversie che invece in modo pressoché
continuo la caratterizzarono.
Una delle decisioni più storicamente più
gravida di conseguenze fu quella che va sotto il nome di “non expedit”, di cui tratta il brano del libro dello storico
cattolico De Rosa che ho sopra citato, adottata da un’articolazione della Curia
Vaticana, la Penitenzieria romana, ma
riconducibile direttamente ai Papi regnanti Pio 9° e Leone 13°. Essa volle spingere i cattolici italiani su
una linea di intransigenza verso il nuovo stato unitario, il Regno d’Italia,
nel tentativo, irrealistico e anacronistico, di recuperare il piccolo stato
papale nel Lazio. Intransigenza, in
questo caso, significò il rifiuto
insieme dell’ideologia politica del nuovo stato e delle sue istituzioni
rappresentative. Ma questa linea si
innestava sulla precedente ideologia antidemocratica sviluppata dalla gerarchia
clericale italiana dalla fine del Settecento. Questo contesto rese più facile,
nel secolo successivo, la conciliazione
con il fascismo storico del Mussolini e l’asservimento dei cattolici al disegno
autoritario di quest’ultimo. Quella conciliazione
ci costò anche l’istituzione a Roma,
della Città del Vaticano, il simulacro di stato in cui ogni cattolico, salvo le
poche centinaia di suoi cittadini, è straniero.
La vita di Giovanni Battista Montini, prima e
dopo il suo mandato papale, fu un esempio delle difficoltà incontrate dai
cattolici nell’azione sociale e politica e, al tempo stesso, delle strategie
per il loro superamento. Un processo che
si presenta anche nella storia dell’Azione
Cattolica.
La prima, drammatica ed eclatante manifestazione
di quei problemi si ebbe alla fine dell’Ottocento con le discussioni che
animarono l’Opera dei Congressi, l’organizzazione che costituiva il coordinamento
delle aggregazioni di ispirazione cattolica impegnate nel sociale. L’oggetto
del contendere era l’impegno politico. Era possibile immaginare una democrazia cristiana, intesa come
ideologia di ispirazione religiosa? Non si lasciò che il popolo cattolico lo
decidesse da sé. L’Opera dei Congressi fu sciolta e l’idea di una democrazia cristiana condannata dal papa
Leone 13° con l’enciclica Graves de
communi re (= le serie di discussioni
[sulle questioni economiche]).
La nostra attuale Azione Cattolica nacque dopo
qualche anno per ricompattare il laicato cattolico intorno alla linea, ancora a
quell’epoca intransigente, del papato. Tuttavia la
nuova organizzazione, per merito dell’opera paziente di Giuseppe Toniolo,
riuscì ad avere anche un’altra impostazione, vale a dire quella di ricerca di strategie per superare l’isolamento
e anche la discriminazione dei cattolici italiani provocate da quella linea intransigente, innanzi tutto promuovendo
un progresso culturale delle masse cattoliche che le mettesse in grado di
reggere le sfide della modernità.
Mario
Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli