Azione
Cattolica: una lunga storia
Di solito parlando della storia dell’Azione
Cattolica la si fa iniziare nel 1867 con la costituzione, a Bologna, della
Società della Gioventù Cattolica di Mario Fani e Giovanni Acquaderni. In realtà
questo non è del tutto vero, anche se certamente in quella prima organizzazione
di laicato cattolico si ritrovano idee che sono alla base dell’esperienza
associativa dell’attuale Azione Cattolica.
La nostra Azione Cattolica nacque all’inizio
del Novecento in una delle epoche più difficili della nostra confessione
religiosa, nel clima della durissima e tragica repressione di ciò che venne
chiamato modernismo, della quale fu
protagonista il papa Pio 10°. La pretesa del laicato cattolico di svolgere un
ruolo politico nel Regno d’Italia aveva portato, nel 1904, allo scioglimento,
per disposizione di quel Papa, dell’Opera dei Congressi, il coordinamento
nazionale delle iniziative sociali dei laici cattolici. Nel 1906 nacque la
nostra attuale Azione Cattolica, in esecuzione di disposizioni date dal
medesimo Papa l’anno precedente con l’enciclica Il fermo proposito. La condanna del modernismo è del 1907, con l’enciclica Pascendi [=Di pascere (la funzione, affidataci da Dio, di pascere il gregge del Signore)]. Ciò che venne definito modernismo è il movimento culturale che intendeva adattare le concezioni di fede ai tempi moderni,
colmando un’arretratezza che condannava specialmente i cattolici
all’emarginazione sociale. Fu considerato modernista
anche il proposito di costruire
un’ideologia di democrazia cristiana,
per vivere la democrazia secondo gli ideali di fede. Romolo Murri, prete, uno
dei principali esponenti di questa corrente politica, l’ideatore della formula democrazia cristiana, fu scomunicato nel
1910. La nostra Azione Cattolica nacque dunque in tempi di accesi contrasti in
religione e di dura repressione gerarchica e, in un certo senso, fu espressione
del tentativo di raddrizzare
autoritariamente il laicato cattolico di quel tempo. Di quegli inizi fu
protagonista Giuseppe Toniolo, luminosa figura di intellettuale e di attivista sociale, il quale anche nel travagliato rapporto con un
papato sempre tentato da impeti reazionari, retrogradi, antipopolari,
antidemocratici si conquistò, per le sue infinite pazienza, mitezza, costanza e
tenacia, il titolo di beato, anche se questo aspetto della sua vita non è in
genere ricordato nelle sue biografie agiografiche.
La nuova Azione Cattolica di inizio Novecento
vide l’imponente sviluppo della componente femminile, nel quale, dal primo dopoguerra, ebbe un
ruolo fondamentale Armida Barelli. Bisogna ricordare che lo sviluppo
dell’impegno sociale laicato cattolico era stato, fino alla Prima Guerra
Mondiale, un fatto essenzialmente maschile. La condizione delle donne nel Regno
d’Italia era in quell’epoca fortemente deteriore rispetto a quella dei sudditi maschi e lo sarebbe rimasta a lungo,
fino all’avvento della Repubblica democratica. Tuttavia l’impegno civico
manifestato nell'economia di guerra fece emergere il ceto femminile
nella società italiana e certe sue istanze, in quanto provenienti da gruppi
considerati in genere più remissivi in materia di fede e più controllabili dal
clero, vennero accolte, non senza resistenze soprattutto nel Meridione d’Italia,
dalla gerarchia cattolica. Bisogna ricordare che le donne all’epoca non avevano
il diritto di voto e quindi il loro mondo non era scosso dal desiderio di
partecipazione alla politica del nuovo stato unitario, vivamente contrastato
dalla gerarchia del clero. Lo sviluppo di un’organizzazione sociale delle
laiche di fede in Azione Cattolica avrebbe avuto un ruolo centrale nello
sviluppo e affermazione della democrazia postfascista, quando alle donne fu
concesso il diritto di voto politico. Bisogna anche ricordare che proprio in
Azione Cattolica si formò larga parte della classe di governo della nuova
democrazia italiana, composta in larghissima maggioranza da uomini. Quest’ultimo lavoro, nel quale si spese moltissimo
e con grande efficacia Giovanni Battista Montini, si svolse però sostanzialmente in controtendenza
rispetto a quello che l’Azione Cattolica era diventata dal primo dopoguerra e
soprattutto negli anni ’30, seguendo i capi religiosi italiani e lo stesso
papato nel progressivo cedimento al regime fascista. In effetti la dura
repressione antidemocratica che caratterizzò la polemica antimodernista spinse
i cattolici italiani verso il fascismo mussoliniano, il quale, originariamente
fortemente anticlericale e antireligioso per le sue radici culturali nel
massimalismo socialista, colse l’occasione storica che gli si presentava. Fu
quindi il clericofascismo, dal quale i cattolici italiani poterono affrancarsi,
non del tutto perché rimase un movimento politico sottotraccia nella società
italiana, solamente a seguito dell’enorme discredito per il papato che seguì
alla caduta dei regimi nazifascisti europei, con i quali le istituzioni del
clero erano state pesantemente coinvolte, in particolare in Italia, e al ruolo invece di primo piano che i
democratici cristiani ebbero nella lotta a quei regimi e soprattutto nella
costruzione della nuova Europa.
L’ultima metamorfosi dell’Azione Cattolica si
ebbe negli anni ’60, dopo il Concilio Vaticano 2°. Possiamo quindi inquadrare la
storia dell’Azione Cattolica italiana in tre fasi: dalla fondazione, all’inizio
del Novecento, al crollo del regime fascista, dal crollo del regime fascista al
Concilio Vaticano 2° e dal Concilio Vaticano 2° ad oggi. Negli anni ’70 il
mondo cattolico italiana, e in esso l’Azione Cattolica, visse un periodo di
contrasti in qualche modo paragonabile con la crisi che si era prodotta negli
stessi ambienti a cavallo tra Ottocento e Novecento. Ad essa seguì quello che
sotto certi aspetti può essere considerato il tentativo del Wojtyla di indurre
un ritorno dell’organizzazione sociale del laicato italiano alla seconda delle
fasi storiche dell’Azione Cattolica che ho ricordato. Protagonista di esso non fu però la nostra
Azione Cattolica, che sempre più si venne legando al proposito della più piena
attuazione dei principi del Concilio Vaticano 2° in particolare quanto ad autonomia
e responsabilità del laicato, ma un altro movimento, Comunione e Liberazione,
con il quale l’Azione Cattolica entrò in forte dialettica a partire dagli anni ’80.
Mario
Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.