sabato 15 novembre 2014

Azione Cattolica: una lunga storia

Azione Cattolica: una lunga storia


 Di solito parlando della storia dell’Azione Cattolica la si fa iniziare nel 1867 con la costituzione, a Bologna, della Società della Gioventù Cattolica di Mario Fani e Giovanni Acquaderni. In realtà questo non è del tutto vero, anche se certamente in quella prima organizzazione di laicato cattolico si ritrovano idee che sono alla base dell’esperienza associativa dell’attuale Azione Cattolica.
 La nostra Azione Cattolica nacque all’inizio del Novecento in una delle epoche più difficili della nostra confessione religiosa, nel clima della durissima e tragica repressione di ciò che venne chiamato modernismo, della quale fu protagonista il papa Pio 10°. La pretesa del laicato cattolico di svolgere un ruolo politico nel Regno d’Italia aveva portato, nel 1904, allo scioglimento, per disposizione di quel Papa, dell’Opera dei Congressi, il coordinamento nazionale delle iniziative sociali dei laici cattolici. Nel 1906 nacque la nostra attuale Azione Cattolica, in esecuzione di disposizioni date dal medesimo Papa l’anno precedente con l’enciclica Il fermo proposito. La condanna del modernismo è del 1907, con l’enciclica Pascendi [=Di pascere (la funzione, affidataci da Dio, di pascere il gregge del Signore)].  Ciò che venne definito modernismo è il movimento culturale che intendeva adattare  le concezioni di fede ai tempi moderni, colmando un’arretratezza che condannava specialmente i cattolici all’emarginazione sociale. Fu considerato modernista  anche il proposito di costruire un’ideologia di democrazia cristiana, per vivere la democrazia secondo gli ideali di fede. Romolo Murri, prete, uno dei principali esponenti di questa corrente politica, l’ideatore della formula democrazia cristiana, fu scomunicato nel 1910. La nostra Azione Cattolica nacque dunque in tempi di accesi contrasti in religione e di dura repressione gerarchica e, in un certo senso, fu espressione del tentativo di raddrizzare autoritariamente il laicato cattolico di quel tempo. Di quegli inizi fu protagonista Giuseppe Toniolo, luminosa figura di intellettuale e di attivista sociale, il quale anche nel travagliato rapporto con un papato sempre tentato da impeti reazionari, retrogradi, antipopolari, antidemocratici si conquistò, per le sue infinite pazienza, mitezza, costanza e tenacia, il titolo di beato, anche se questo aspetto della sua vita non è in genere ricordato nelle sue biografie agiografiche.
 La nuova Azione Cattolica di inizio Novecento vide l’imponente sviluppo della componente femminile,  nel quale, dal primo dopoguerra, ebbe un ruolo fondamentale Armida Barelli. Bisogna ricordare che lo sviluppo dell’impegno sociale laicato cattolico era stato, fino alla Prima Guerra Mondiale, un fatto essenzialmente maschile. La condizione delle donne nel Regno d’Italia era in quell’epoca fortemente deteriore rispetto a quella dei  sudditi maschi e lo sarebbe rimasta a lungo, fino all’avvento della Repubblica democratica. Tuttavia l’impegno civico manifestato nell'economia di guerra fece emergere il ceto femminile nella società italiana e certe sue istanze, in quanto provenienti da gruppi considerati in genere più remissivi in materia di fede e più controllabili dal clero, vennero accolte, non senza resistenze soprattutto nel Meridione d’Italia, dalla gerarchia cattolica. Bisogna ricordare che le donne all’epoca non avevano il diritto di voto e quindi il loro mondo non era scosso dal desiderio di partecipazione alla politica del nuovo stato unitario, vivamente contrastato dalla gerarchia del clero. Lo sviluppo di un’organizzazione sociale delle laiche di fede in Azione Cattolica avrebbe avuto un ruolo centrale nello sviluppo e affermazione della democrazia postfascista, quando alle donne fu concesso il diritto di voto politico. Bisogna anche ricordare che proprio in Azione Cattolica si formò larga parte della classe di governo della nuova democrazia italiana, composta in larghissima maggioranza da uomini.  Quest’ultimo lavoro, nel quale si spese moltissimo e con grande efficacia Giovanni Battista Montini,  si svolse però sostanzialmente in controtendenza rispetto a quello che l’Azione Cattolica era diventata dal primo dopoguerra e soprattutto negli anni ’30, seguendo i capi religiosi italiani e lo stesso papato nel progressivo cedimento al regime fascista. In effetti la dura repressione antidemocratica che caratterizzò la polemica antimodernista spinse i cattolici italiani verso il fascismo mussoliniano, il quale, originariamente fortemente anticlericale e antireligioso per le sue radici culturali nel massimalismo socialista, colse l’occasione storica che gli si presentava. Fu quindi il clericofascismo, dal quale i cattolici italiani poterono affrancarsi, non del tutto perché rimase un movimento politico sottotraccia nella società italiana, solamente a seguito dell’enorme discredito per il papato che seguì alla caduta dei regimi nazifascisti europei, con i quali le istituzioni del clero erano state pesantemente coinvolte, in particolare in Italia,  e al ruolo invece di primo piano che i democratici cristiani ebbero nella lotta a quei regimi e soprattutto nella costruzione della nuova Europa.
  L’ultima metamorfosi dell’Azione Cattolica si ebbe negli anni ’60, dopo il Concilio Vaticano 2°. Possiamo quindi inquadrare la storia dell’Azione Cattolica italiana in tre fasi: dalla fondazione, all’inizio del Novecento, al crollo del regime fascista, dal crollo del regime fascista al Concilio Vaticano 2° e dal Concilio Vaticano 2° ad oggi. Negli anni ’70 il mondo cattolico italiana, e in esso l’Azione Cattolica, visse un periodo di contrasti in qualche modo paragonabile con la crisi che si era prodotta negli stessi ambienti a cavallo tra Ottocento e Novecento. Ad essa seguì quello che sotto certi aspetti può essere considerato il tentativo del Wojtyla di indurre un ritorno dell’organizzazione sociale del laicato italiano alla seconda delle fasi storiche dell’Azione Cattolica che ho ricordato.  Protagonista di esso non fu però la nostra Azione Cattolica, che sempre più si venne legando al proposito della più piena attuazione dei principi del Concilio Vaticano 2° in particolare quanto ad autonomia e responsabilità del laicato, ma un altro movimento, Comunione e Liberazione, con il quale l’Azione Cattolica entrò in forte dialettica a partire dagli anni ’80.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.